giovedì 29 dicembre 2016

La fonte non è l'altro ...

La fonte non è l'altro,
la sorgente è dentro di te.
L'altro la colpisce ma, se all'interno non
ci fosse rabbia, non potrebbe uscire:
se colpisci un buddha, affiorerà solo compassione, perché dentro c'è solo quello; la rabbia non verrà fuori, perché in lui non ce n'è. Se getti un secchio in un pozzo secco non ne verrà fuori nulla, se lo getti in un pozzo colmo d'acqua, tirerai fuori acqua, ma quell'acqua viene dal pozzo: il secchio serve solo a tirarla fuori.
Quindi, se qualcuno ti insulta, sta solo gettando un secchio dentro di te, e quel secchio verrà su pieno di rabbia o di odio, o del fuoco che avevi dentro; ma la fonte sei tu, ricordalo. Per questa tecnica ricorda che tu sei la fonte di tutto ciò che di
solito proietti sugli altri. E ogni volta che senti piacere o avversione, immediatamente va' all'interno e arriva alla fonte da cui sorge quel sentimento: rimani centrato lì, non muoverti verso l'oggetto.
Qualcuno ti ha dato l'occasione per diventare consapevole della tua rabbia; ringrazialo subito e dimenticalo. Chiudi gli occhi, entra in te e osserva la fonte da cui sorgono amore e rabbia: da dove vengono? Va' dentro, scava in te; laggiù troverai la fonte, perché la rabbia viene da te.
Odio o amore, o qualunque altra cosa, viene dalla tua fonte. Ed è facilissimo andare dentro di sé quando si è in collera, innamorati o quando si odia, perché si sta ribollendo: in quei momenti è molto facile; quel filo è caldo e ti può portare all'interno, con quel calore puoi muoverti facilmente. E quando raggiungi un punto interiore che non è caldo, d'un tratto ti renderai conto dell'esistenza di una dimensione diversa, ti si schiude davanti un mondo nuovo.
Usa l'odio, usa la rabbia, usa l'amore per andare dentro di te.


-OSHO

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lunedì 26 dicembre 2016

LO SCHERZO E' ...

"Lo scherzo è che avete tutto dentro di voi e continuate a cercare dappertutto. Se questo non è uno scherzo…!!!Avete dentro di voi la sorgente di ogni conoscenza e continuate a fare domande. Avete il Sé che conosce e pensate di essere ignoranti. Avete ciò che è immortale dentro di voi e avete paura, vi lasciate spaventare dalla morte e dalla malattia. Se questo non è uno scherzo: è come se il divino stesse giocando a nascondino con voi!"


Osho


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sabato 24 dicembre 2016

APRITE IL CENTRO DEL CUORE CON IL CANTO SCIAMANICO




Purtroppo, la gente ha perduto la forza del verbo vivo... Per la prima volta l'avevo sentito al concerto del famoso sciamano di Tuva e maestro del canto di gola, Nikolay Oorzhak
Eravamo in una sala, in semioscurità. Ci hanno chiesto di chiudere gli occhi. E poi lo sciamano ha iniziato a cantare accompagnando il canto con i colpi sul tamburo. La prima cosa che avevo avvertito era un'onda di una generale accettazione, di gioia. Ho sentito un'espansione nella parte superiore del torace, e poi qualcosa ha iniziato ad aprirsi in su: sembrava che la testa si fosse allargata fino all'infinito.
Il flusso abituale dei pensieri si è fermato. E ho sentito, e poi sono diventato consapevole della connessione globale di tutte le cose.- Ho capito che nessuno è solo, anche se lo pensiamo.
Tutto è interconnesso, e siamo degli stupidi, perché viviamo come se fossimo soli.
Di sicuro, un momento simile lo vivono tutti coloro che cercano la Via.
... Per coloro che non cantano, o cantano poco, svelerò un piccolo segreto.
La nostra voce, il nostro canto, può influenzarci molto più forte di quanto lo possa fare una voce esterna. E' naturale: vibra il vostro corpo!
Potete verificarlo.
Scegliete un posto e un momento da poter essere indisturbati. Sentitevi assolutamente liberi. In un appartamento di città potete mettere una musica, come sfondo: in tal caso di sicuro nessuno vi sentirà! Oppure (in ideale) andate in un bosco.
Sedetevi con la schiena dritta e il corpo senza blocchi muscolari. Concentratevi sulle sensazioni del corpo. Non fate degli sforzi, sentite semplicemente.
Iniziate a cantare, con la bocca chiusa: ......mmmmmmmmmm.....
Poi, con la bocca aperta, cantate: "aaaaaaa...." , "oooooooo...."
Osservate e notate dei cambiamenti nel corpo, nelle emozioni, nei pensieri. Se lo fate per diversi minuti, inizierete a sentire alcuni cambiamenti. Potrebbe trattarsi di un miglioramento di tono generale... potreste sentire una freschezza, delle emozioni positive.
Il suono "Aaaaaa...." favorisce il rilassamento dei muscoli nell'area del torace, allarga i canali energetici e permette di condurre una grande quantità di energia. Come risultato, il centro del cuore riceve un nutrimento complementare e si apre...
Naturalmente, questo semplice esercizio permette dare solo un assaggio del canto sciamanico; per avere dei validi risultati servono mesi e anni di pratica. Ma la forza di tale pratica sta nel piacere che ne ricaverete!
Le emozioni, i sentimenti sono una grande forza. Quando iniziamo a cantare apriamo i nostri sentimenti profondi. Senza dubbio, dobbiamo cancellare la paura; la paura e l'imbarazzo di apparire ridicoli, stonati.
Ma quando lo farete, lasciate che ci sia ciò che accade.
Ricordate che quando aprite la porta di una certa realtà e guardate dentro, qualcuno da lì, guarderà voi. Siate pronti e tenete il cuore aperto.
(A.Samotey)

Advanced Mind Institute
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ACCETTAZIONE

ACCETTA. SARAI FELICE. Io voglio essere felice. Come lo vuole essere la maggioranza delle persone su questo pianeta. Voglio gioire ogni momento della vita, non sono poi tanti. Che cos'è la nostra vita rispetto all'eternità? Un breve lampo. Vorrei essere un felice lampo...
Anche nella mia vita ci sono dei momenti di una felicità spontanea: il sorriso di un bambino, le parole d'amore, il raggio di sole. E ci sono dei momenti di incertezza, rabbia, gelosia, rancore. Ed io non vedo ciò che può portarmi la felicità.
Ma si può vivere diversamente. Qualsiasi avvenimento della vita potrebbe portare gioia, ogni persona sarà preziosa. E dentro sentirai una felicità senza fine. Pensi che questo sia riservato ai guru? No, è accessibile a chiunque. A te e a me.
COME? La risposta è una parola sola. ACCETTAZIONE.

Per prima cosa, devi accettare te stesso. E' la base. Senza averlo fatto non potrai accettare pienamente gli altri e ogni momento della tua vita.
Per me ho elaborato alcune regole.

PRIMO: OCCORRE ACCETTARE IL PROPRIO PASSATO. Esamina le situazioni del passato quando avevi provato delle emozioni negative, e fai una domanda: "Perché mi serviva questa esperienza? Che cosa mi ha insegnato?" Quando troverai una risposta, proverai un sollievo.
Oggi sono grata al destino per quelle lezioni importanti.

SECONDO: ACCETTA IL TUO PRESENTE. Tutto ciò che ho nella vita è il risultato delle mie scelte nel passato. Ho solo ciò che avevo scelto. Di giorno in giorno,io avevo scelto di stare seduta senza fare movimenti, e ora ho un corpo debole che non è abituato al movimento. E' il mio presente. Lo accetto. Voglio un corpo forte e agile? Si. Ma oggi devo fare un'altra scelta, trovare il tempo per una palestra, per delle camminate...
Attraverso l'accettazione delle mie esperienze passate accetto il mio futuro, con gratitudine per ciò che ho nella vita.

TERZO: ACCETTA IL TUO FUTURO. Ora capisco che qualsiasi evento nella vita mi procurerà una certa esperienza. Impariamo dagli errori. Cosa sarà se questo mio articolo, il primo nella mia vita, non piacerà a nessuno? Avrò la possibilità di crescere, lavorerò sui miei errori. Accetto il fatto di poter fare degli errori scrivendo l'articolo, lo accetto. E questo mi permette di provare la felicità.

QUARTO: ACCETTA L'ALTRO. Quando ho accettato me stessa, mi è venuto in mente che un'altra persona ha il diritto di essere se stessa, di fare degli errori, di fare come a me non piace. Anche lui ha bisogno delle sue esperienze. Lui prende delle decisioni che servono a lui, lui impara. Se queste decisioni mi fanno male, lui diventa il mio maestro. Una parte ancora non guarita della mia anima entrerà in risonanza, e sono grata all'altro perché aver avuto questa lezione. Questo è il pregio del comunicare.

QUINTO: ACCETTA IL MONDO. In questo mondo non ci sono cose belle né brutte. Gli eventi del passato, presente o futuro sono le mie lezioni. E sono grata a questo mondo, grata per tutto ciò che accade e accadrà nella mia vita. Divento sempre un pochino meglio, imparo a vivere senza le maschere, ad amare permettendo all'altra persona di essere se stessa e di andare per la sua strada. Imparo a provare la compassione e a sentirla come me stessa. Imparo a perdonare...

(Ulyana Zubairova)

Advanced Mind Institute Italia

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venerdì 23 dicembre 2016

LO STATO MIGLIORE DELLA VITA NON è ESSERE INNAMORATI,MA STARE TRANQUILLI


Con il tempo, ci rendiamo conto che lo stato migliore della vita non è essere innamorati, ma stare tranquilli. Solo quando raggiungiamo questo equilibrio interiore in cui niente è di troppo e non sentiamo la mancanza di nulla, siamo davvero pieni. Certo, l’amore può arrivare, ma non è una necessità obbligatoria.

È curioso che l’obiettivo principale della maggior parte della gente sia trovare il partner perfetto. Ogni giorno i nostri cellulari si arricchiscono sempre più con applicazioni per facilitare questa ricerca. Siamo esposti a programmi televisivi, trasmessi agli orari tendenzialmente più gettonati, che hanno la stessa impronta, lo stesso scopo. Cerchiamo e ricerchiamo in un vasto oceano senza prima aver compiuto un viaggio irrinunciabile: quello dell’auto-conoscenza.
“Sarà impossibile raggiungere la pace nel mondo esterno fino a che non facciamo pace con noi stessi”.
(Dalai Lama)

Non aver compiuto questo pellegrinaggio indispensabile lungo la nostra interiorità, scalando vuoti e necessità, ci porta a scegliere compagni di viaggio poco indicati. Relazioni effimere che rimangono incise nella solitudine dei nostri cuscini, già stracolmi di sogni spezzati e lacrime soffocate. Ci sono moltissime persone che passano la maggior parte del loro ciclo vitale saltando di palo in frasca, da un cuore all’altro, accumulando delusioni, amarezze e tristi disincanti.

In questo scenario, abbiamo solo due possibilità, proprio come disse Graham Greene nel suo romanzo “Fine di una storia”: guardare indietro oppure guardare avanti. Se lo facciamo ricchi di esperienza e saggezza, prenderemo il cammino giusto, quello dell’interiorità. È lì che potremo mettere in ordine il labirinto delle nostre emozioni per trovare il prezioso equilibrio di cui necessitiamo.
Lo stato migliore della vita è stare tranquilli

La tranquillità non è assolutamente assenza di emozioni. Non implica nemmeno una rinuncia all’amore o alla passione che ci rendoono umani, che ci danno ali e radici. Le persone tranquille non evitano nessuna di queste dimensioni, ma le vedono da una prospettiva in cui conoscono molto bene i limiti, in cui la temperanza è un faro nella notte che illumina la loro pace interiore.

lunedì 19 dicembre 2016

Ne abbiamo attraversate di tempeste ...





Ne abbiamo attraversate di tempeste
e quante prove antiche e dure
ed un aiuto chiaro da un'invisibile carezza
di un custode.

Degna é la vita di colui che é sveglio
ma ancor di più di chi diventa saggio
e alla Sua gioia poi si ricongiunge
sia Lode, Lode all'Inviolato.

E quanti personaggi inutili ho indossato
io e la mia persona quanti ne ha subiti
arido é l'inferno
sterile la sua via.

Quanti miracoli, disegni e ispirazioni...
E poi la sofferenza che ti rende cieco
nelle cadute c'é il perché della Sua Assenza
le nuvole non possono annientare il Sole
e lo sapeva bene Paganini
che il diavolo é mancino e subdolo
e suona il violino.


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domenica 18 dicembre 2016

LA MEDITAZIONE CAMMINATA

Meditazione Camminata all'Aperto

“La meditazione camminata può essere molto piacevole. Camminiamo lentamente, da soli o in compagnia, possibilmente in un bel posto. Meditazione camminata significa gustare la camminata, camminare non per arrivare, ma semplicemente per camminare. Lo scopo è radicarsi nel presente e, consapevoli di respirare e di camminare, gustare ogni passo. Perciò dobbiamo scrollarci di dosso ansie e preoccupazioni, non pensare al futuro, non pensare al passato, ma solo gustare l’attimo presente. Possiamo farlo tenendo per mano un bambino, Camminiamo un passo dopo l’altro, come se fossimo le persone più felici del mondo. Noi camminiamo continuamente, ma di solito lo facciamo correndo, e in questo modo lasciamo sulla Terra impronte di ansie e di dolore. Quando camminiamo, dovremmo farlo in modo da lasciare solo impronte di pace e di serenità. Tutti possiamo farlo, a patto di volerlo davvero. Ogni bambino può farlo. Se ci è possibile fare un passo così, potremo farne due, e poi tre, quattro, cinque. Con un solo passo di pace e di felicità contribuiamo alla pace e alla felicità di tutto il genere umano. La meditazione camminata è una pratica meravigliosa. Quando pratichiamo all’aperto, camminiamo un po’ più lentamente del solito e coordiniamo la respirazione con i passi. Per esempio, facciamo tre passi inspirando e tre passi espirando. Possiamo aggiungere le parole: “In, in, in. Out, out, out”. “In” ci aiuta a identificare l’inspirazione. Chiamare una cosa con il suo nome la rende più vera, è come dire il nome di un amico. Se i vostri polmoni richiedono quattro passi invece di tre, dategliene pure quattro. Se ne bastano due, dategliene due. La durata dell’inspirazione non deve necessariamente essere identica a quella dell’espirazione. Per esempio, potete fare tre passi a ogni inspirazione e quattro a ogni espirazione. Se camminando vi sentite felici, tranquilli e gioiosi la vostra pratica è corretta. Siate consapevoli del contatto fra i vostri piedi e la Terra. Camminate come se baciaste la Terra con i piedi. Le abbiamo fatto tanto male. E’ venuto il momento di prendercene cura. Portiamo la nostra pace e la nostra calma sulla superficie della Terra, e impariamo ad amare con lei. Camminiamo con questo spirito. Di tanto in tanto, quando vediamo una cosa bella, possiamo fermarci a guardarla: può essere un albero, un fiore, bambini che giocano. Mentre guardiamo continuiamo a seguire il respiro, per non perdere il bel fiore e non farci risucchiare dai nostri pensieri. Quando vogliamo riprendere a camminare, ricominciamo da capo. Ogni passo farà nascere una brezza, che ci ristora nel corpo e nella mente. Ogni passo fa sbocciare un fiore sotto i nostri piedi. Possiamo farlo solo se non pensiamo al futuro o al passato, se sappiamo che la vita va cercata solo nell’attimo presente”. (Thich Nhat Hanh, La pace è ogni passo. Ubaldini Editore)

La meditazione camminata

“Ovunque camminiamo, possiamo praticare la meditazione camminata. Ciò significa semplicemente sapere che stiamo camminando: lo scopo della meditazione camminata è solo camminare, essere nel momento presente, consapevoli del nostro respiro e del nostro camminare. Non c'è bisogno di arrivare da nessuna parte. Camminiamo liberi e stabili, senza fretta. Siamo presenti ad ogni passo. E quando desideriamo parlare, ci fermiamo e diamo piena attenzione all'altra persona, alle nostre parole e all'ascolto.

Camminare in questo modo non dovrebbe essere un privilegio. Dovremmo poterlo fare in qualsiasi momento. Ci guardiamo attorno e vediamo quanto vasta sia la vita, vediamo gli alberi, le nuvole bianche e il cielo senza limiti. Ascoltiamo il canto degli uccelli. Sentiamo la freschezza della brezza. La vita ci circonda e noi siamo vivi, in buona salute e in grado di camminare in pace. Camminiamo come persone libere e sentiamo i nostri passi farsi più leggeri. Godiamo di ogni passo che facciamo. Ogni passo ci nutre e ci guarisce. Facciamo due o tre passi per ogni inspirazione ed espirazione:

Sono arrivato (inspirando); Sono a casa (espirando)

Nel qui (inspirando); E ora (espirando)

Se camminiamo in salita è probabile che i polmoni richiedano di fare due passi a ogni inspirazione e due passi a ogni espirazione. Adattiamo dolcemente la pratica alla richiesta dei nostri polmoni, in qualunque momento, qualunque essa sia. Scrolliamoci di dosso ogni preoccupazione e ansia.

Camminando potresti voler stringere la mano di un amico e sentire così tutta la felicità per la sua presenza accanto a te. Di quando in quando, vedendo qualcosa di bello - un albero, un fiore, un farfalla - vorrai fermarti ad osservare meglio. Nel guardare, continua a seguire il respiro, in modo da non essere catturato dai tuoi pensieri e perdere così la vista di quel bel fiore.

Meditazione Camminata all'Interno

Tra una sessione di meditazione seduta e l'altra, per sciogliere un po’ il corpo e per praticare la consapevolezza in movimento, pratichiamo una meditazione camminata lenta. Camminiamo insieme, in senso orario, facendo un passo a ogni inspirazione e uno a ogni espirazione. Prova a portare l'attenzione al contatto dei piedi con il pavimento. Puoi iniziare a camminare con il piede sinistro, inspirando e dicendo in silenzio “inspiro”. Poi, quando il piede destro avanza e tocca il pavimento, puoi dire dentro di tè “espiro”.” (dal sito www.esserepace.org)

“Abbiamo tutti la tendenza a fare la lotta con il tempo, nel nostro corpo e nella nostra mente. Crediamo che la felicità esista soltanto nel futuro. Perché non toccarla nel momento presente? Sappiamo quale è la destinazione finale di tutti noi. Perché affrettarci? Perché non fare un passo nella direzione della vita, che è già nel momento presente? La pace è ogni passo. Siamo arrivati. Siamo in contatto con le meraviglie dell’universo”

(Thich Nhat Hanh)

“Meditazione camminata significa praticare la meditazione mentre cammino. E’ una pratica che dà gioia e pace e fa riscoprire il piacere di camminare. Faccio passi brevi, procedo lentamente, in totale rilassamento, con il cuore aperto all’esperienza della pace. Non devo sbrigarmi, perché non sto andando da nessuna parte. La meta è ogni passo. Cammino in modo tale da lasciare sulla terra orme di pace e di libertà. Con ogni passo genero l’energia della calma e della presenza mentale, e questa energia risana e trasforma il mio essere. E tutto intorno a me.

Per camminare così devo imparare a lasciar andare, a deporre le ansie, le preoccupazioni. E’ possibile. Tutti siamo in grado di farlo. Basta un po’ di consapevolezza e il sincero proposito di essere in pace. Se sapete fare un passo in completa pace, saprete farne due. Potete fare cento, mille passi in completa pace. E il mondo avrà pace”. (Thich Nhat Hanh)

“La pratica della meditazione camminata apre i vostri occhi agli splendori dell’universo, trasforma la vostra rabbia e la vostra sofferenza in comprensione e amorevolezza, porta pace e gioia. Dà la capacità di vedere con chiarezza quello che accade nella vostra vita. E se non siete capaci di vedere in voi e intorno a voi, come potete vedere la vostra vera natura? Teniamo gli occhi bene aperti per risvegliarci alla reale situazione del mondo per vedere il tesoro nascosto nella nostra natura profonda che è Pace, è amore, è libertà, è gioia!” (Thich Nhat Hanh)

sabato 17 dicembre 2016

giovedì 15 dicembre 2016

Camminare con il Buddha – Thich Nhat Hanh


Nel Sutra del Loto il Buddha è descritto come la più amata e rispettata «fra le creature che camminano su due piedi»; gli volevano tanto bene perché sapeva godersi una bella passeggiata. Nel buddhismo, camminare è una forma importante di meditazione. In effetti può essere una pratica spirituale molto profonda.

Quando camminava, il Buddha lo faceva senza sforzo, semplicemente godere di camminare; non aveva bisogno di sforzarsi perché quando si cammina in presenza mentale si è in contatto con tutte le meraviglie della vita che si hanno dentro di sé e intorno a sé. È questo il modo migliore di praticare: praticare senza far vedere che stiamo praticando. Non si fa nessuno sforzo, non si lotta, semplicemente si gode di camminare – ma è qualcosa di molto profondo. «La mia pratica,» diceva il Buddha «è la pratica della non-pratica, la realizzazione della non-realizzazione».

A molti di noi riesce difficilissimo immaginare una pratica priva di sforzo, nel piacere rilassato della consapevolezza. Succede perché non camminiamo con i piedi: certo, fisicamente sono i nostri piedi a camminare, ma la mente è altrove, dunque non stiamo camminando con l’intero corpo e con l’intera coscienza. Consideriamo mente e corpo due cose separate: il corpo sta camminando in una direzione, la coscienza ci trascina in una direzione diversa.

Per il Buddha la mente e il corpo sono due aspetti della stessa entità. Camminare è semplice come mettere un piede davanti all’altro, eppure spesso lo troviamo difficile o noioso; invece di camminare prendiamo la macchina per percorrere pochi isolati, “per risparmiare tempo”. Quando capiamo quanto corpo e mente siano interconnessi, la semplice azione di camminare come faceva il Buddha può essere estremamente facile e piacevole.

Puoi fare un passo ed entrare in contatto con la terra in modo da stabilirti nel momento presente: così arrivi nel “qui e ora”. Non occorre fare alcuno sforzo: i piedi toccano la terra in consapevolezza, portandoti subito nel qui e ora. Sei libero, all’improvviso – libero da tutti i progetti, da tutte le preoccupazioni, da tutte le aspettative – sei pienamente presente, pienamente vivo, in contatto con la terra.

Quando pratichi da solo la lenta meditazione camminata puoi provare a fare così: inspira e fai un passo, concentrando tutta l’attenzione sulla pianta del piede; non fare il passo successivo finché non sei pienamente arrivato, finché non sei nel qui e ora al cento per cento, puoi concederti il lusso di fare così. Poi, quando sei certo di essere arrivato al cento per cento nel qui e ora, in contatto profondo con la realtà, sorridi e fai il passo successivo. Quando cammini in questo modo, imprimi sul terreno la tua stabilità, la tua solidità, la tua libertà, la tua gioia. Il piede che posi è come un sigillo, il sigillo dell’imperatore. Il sigillo imprime un segno su un foglio di carta. Che cosa vediamo, osservando la nostra impronta? Vediamo il marchio della libertà, il marchio della solidità, il marchio della felicità, il marchio della vita. Sono sicuro che sei capace di fare un passo di questo genere, perché in te c’è un buddha; è quella che si chiama “natura di buddha”, ossia la capacità di essere consapevoli di quello che sta accadendo. «Ciò che accade ora è che sono vivo e sto facendo un passo.» Una persona, un essere umano, un homo sapiens dovrebbe esserne in grado: in ognuno di noi c’è un buddha, dovremmo lasciare che sia lui a camminare.

Anche nella situazione puoi camminare come un Buddha. L’anno scorso, a marzo, durante il viaggio in Corea ci fu un momento in cui ci ritrovammo circondati e bloccati da centinaia di persone, ognuna con in mano una macchina fotografica, che ci chiudevano la strada. Non c’era spazio per camminare, tutti ci puntavano addosso l’obiettivo, una situazione difficilissima in cui fare una meditazione camminata! Allora dissi: «Caro Buddha, mi arrendo. Cammina tu per me!»; e subito arrivò il Buddha e si mise a camminare in totale libertà; la folla si aprì a fare spazio al Buddha che camminava senza alcuno sforzo.

Se vi trovate in una situazione difficile fate un passo di lato e lasciate che il Buddha prenda il vostro posto. Il Buddha è dentro di voi. Funziona in tutte le situazioni; l’ho sperimentato. È come al computer, quando ci si imbatte in un problema: sei lì che cerchi di uscirne senza riuscirci; arriva tuo fratello maggiore, che è molto bravo col computer, e dice: «Spostati un po’, ci penso io» e appena si siede va tutto a posto. È proprio così: quando ti trovi in difficoltà, ritirati e lascia che il Buddha prenda il tuo posto. È facilissimo e per me funziona sempre. Devi avere fede nel tuo buddha interiore e lasciare che sia lui a camminare, e lasciare anche che le persone che ti sono care camminino per te.

Per chi cammini, quando cammini? Certo, puoi camminare per arrivare da qualche parte; ma puoi anche camminare come una sorta di offerta meditativa. È una gran bella cosa camminare per i tuoi genitori o per i nonni che forse non conoscevano la pratica di camminare in presenza mentale. In vita loro, i tuoi antenati potrebbero non aver mai avuto l’occasione di fare passi felici, in pace, e di stabilirsi pienamente nel momento presente. È davvero un peccato; non è il caso di lasciare che accada anche a noi.

Puoi camminare con i piedi di tua madre; povera mamma, lei forse non ha avuto molte opportunità di camminare in questo modo. Puoi dire: «Mamma, ti va di venire a camminare con me?» e poi cammini con lei e ti si riempe il cuore d’amore. Ti liberi, e allo stesso tempo liberi anche lei. Perché tua madre è davvero dentro di te, in ogni cellula del tuo corpo. Anche tuo padre è presente in ogni cellula del tuo corpo; puoi dire: «Papà, ti va di venire con me?», ed ecco che all’improvviso ti ritroverai a camminare con i piedi di tuo padre. È una gioia, è una pratica che dà molto, e vi assicuro che non è difficile, che non occorre lottare o combattere: basta attivare la consapevolezza e tutto andrà bene.

Una volta imparato a camminare per le persone care, puoi camminare per le persone che ti hanno reso infelice la vita: puoi camminare per coloro che ti hanno attaccato, che hanno distrutto la tua casa, il tuo paese, la tua gente. Quelle persone non erano felici, non avevano abbastanza amore per se stesse né per gli altri, e hanno reso infelice la tua vita e quella della tua famiglia e della tua gente. Verrà il momento in cui sarai in grado di camminare anche per loro. Camminando in questo modo diventi un buddha, diventi un bodhisattva pieno d’amore, di comprensione e di compassione.


In questo libro Thich Nhat Hanh, celebre maestro zen, insegna ai lettori come creare l’abitudine alla felicità. Spiega come funziona la mente e come possiamo allenarla realizzando le condizioni per essere felici attraverso la creatività, le visualizzazioni, la meditazione.

Thich Nhat Hanh illustra inoltre alcuni esercizi pratici per migliorare la lucidità mentale e ripristinare l’armonia tra corpo e spirito, prendendo anche alcuni esempi dalla vita del Buddha o dalla propria esperienza diretta. Il risultato è un libro pieno di ispirazione, la cui lettura invita a raddoppiare gli sforzi a beneficio di tutti gli esseri senzienti, sapendo che questi sforzi sono l’unica via possibile per raggiungere la felicità personale.

http://www.meditare.net/wp/buddhismo/camminare-come-un-buddha-thich-nhat-hanh/

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Camminando con il Buddha
Zen e Felicità
Voto medio su 1 recensioni: Buono
€ 10

Il potere spirituale del camminare

“Non perdere la voglia di camminare: io, camminando ogni giorno, raggiungo uno stato di benessere e mi lascio alle spalle ogni malanno; i pensieri migliori li ho avuti mentre camminavo, e non conosco pensiero così gravoso da non poter essere lasciato alle spalle con una camminata… ma stando fermi si arriva sempre più vicini a sentirsi malati… Perciò basta continuare a camminare, e andrà tutto bene”
(Bruce Chatwin)
Camminare. Il mio corpo ultimamente ne sente un bisogno impellente. E’ l’attività fisica più naturale, soddisfacente e ricca di significati per l’uomo.
Bisognerebbe camminare a lungo tutti i giorni non solo per il benessere fisico ma anche e soprattutto per quello mentale e dell’anima.
camminare (1)
Spesso mi ritrovo, mentre cammino, ad osservare le auto sulla strada e il pensiero che sempre mi tocca è “siamo pazzi!”. La maggior parte delle automobili è abitata da una persona sola e spesso il tratto che ogni auto percorre è davvero corto. Per la strada in cammino sono poche, pochissime le persone. In inverno sembra di vivere in un deserto di cemento. Mi ritornano alla mente le scene dei film di fantascienza con molteplici navicelle che sfrecciano di qua e di là come impazzite… non siamo purtroppo lontani da questo modo di vivere.
Sarebbe meglio farlo in mezzo alla natura ma anche nelle città il camminare è terapeutico da tutti i punti di vista.
“Il camminare presuppone che a ogni passo il mondo cambi in qualche suo aspetto e pure che qualcosa cambi in noi”
(Italo Calvino)
Ad ogni passo il nostro piede viene a contatto con la terra, per poi distaccarsene e ritornare poco dopo, il ritmo che viene creato ci culla, corpo e mente. Mentre il corpo è in azione armonica, anche la nostra mente viaggia e si libera, ma lo fa in un modo completamente diverso da quando il corpo è fermo. E proprio perché la mente è libera, le idee nascono.
“Se cercate idee creative andate a piedi. Gli angeli sussurrano a uomo quando va a fare una passeggiata”
(Raymond I. Myers)



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domenica 11 dicembre 2016

SIAMO AMICI ...

“Siamo amici.
Io non desidero niente da te,
tu non vuoi nulla da me.
Io e te... dividiamo la vita.”


(Khalil Gibran)

Jusy Joss FB

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giovedì 8 dicembre 2016

UN MECCANISMO MERAVIGLIOSO

"Nell'essere testimone la mente rimane solo come un biocomputer, un meccanismo, ma separato da te. Non sei più identificato con essa: quando ne hai bisogno puoi usarla, esattamente come usi un registratore. La mente è un registratore, ma non ha bisogno di essere accesa continuamente, non per ventiquattr'ore al giorno.
Quando occorre la mente, il testimone, l'uomo di meditazione, l'uomo di consapevolezza, è in grado di accenderla e spegnerla: quando vi parlo ho bisogno di accendere la mente, altrimenti il linguaggio non è possibile, la nonmente è silenziosa, non ha linguaggio. Solo la mente può fornire il linguaggio: devo usare la mente per relazionarmi con le vostre menti, è l'unico modo, quindi l'accendo.
Quando torno nella mia stanza la spengo, perché non ne ho bisogno.
Quando sei un testimone la mente permane, ma non lavora in continuazione. La tua identità con essa è spezzata: tu sei colui che osserva e la mente viene osservata. È un meccanismo meraviglioso che la natura ti ha donato, quindi puoi usarlo quando serve, come memoria, per i numeri di telefono, gli indirizzi, i nomi, i visi… è un ottimo strumento, ma niente di più."


Osho

Osho Zero FB


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mercoledì 7 dicembre 2016

Come evitare di perdere energia nelle situazioni e nelle relazioni negative

Senza energia non si raggiunge nessun obiettivo, senza energia non si risolve nessun problema. E con poca energia tutto procede molto più lentamente. Dobbiamo quindi chiederci: dove e quando perdo e/o blocco inutilmente la mia energia?


Per questi motivi, l’obiettivo dovrebbe essere sempre quello di non perdere o di non bloccare inutilmente la propria energia. Considerando la situazione energetica di una persona da un punto di vista molto pratico, non si fa alcuna differenza tra perdita e blocco di energia: in entrambi i casi, infatti, ciò che si verifica è che viene a mancare semplicemente una certa quantità di energia.

Quindi il nostro potenziale resta limitato. Dove blocchiamo o perdiamo energia?


1. Perdiamo/blocchiamo energia se non accettiamo lo stato di ciò che è. Se non sappiamo accettare persone, situazioni, i nostri sentimenti o il nostro passato… tutto questo ci costa inutilmente molta dispersione. Con ciò creiamo conflitti e questi bloccano l’energia.

2. Perdiamo/blocchiamo energia se giudichiamo. Se separiamo, creiamo un conflitto e quindi una perdita di energia. La situazione è analoga a quella del punto 1. Ciò che giudichiamo, non lo sappiamo accettare. Il lasciar andare ha a che fare con la vita. Giudicare (separare) ha a che fare con la morte; ciò che è separato, non è intero. Ciò che non è intero, non può dispiegarsi. Non giudicare, invece, ha a che fare con l’unità, e l’unità ha a che fare con la vita. Tutti noi conosciamo un bell’esempio a questo proposito: l’uomo e la donna. Che cosa accade quando l’uomo e la donna si fondono in un’unità, quando la dualità maschile-femminile è superata? Nasce la “vita”! L’essere umano è in grado di creare una nuova vita, unendo e non dividendo!


3. Perdiamo/blocchiamo energia se abbiamo paura dell’insuccesso. La paura può paralizzare completamente l’essere umano. Aver paura significa trattenere; la vita non può più scorrere. Quanto più giudichiamo noi stessi, tanta più paura creiamo. E’ la paura di non corrispondere alle pretese (che noi stessi creiamo). E ancora una volta questo significa conflitto. Si tratta sempre di conflitto o di non-conflitto; di opposizione o di non-opposizione.

4. Perdiamo/blocchiamo energia quando facciamo paragoni. Chi paragona, normalmente giudica anche. La medicina ha constatato che i malati di cancro sono spesso persone che amano molto paragonare. Si paragonano costantemente con il loro ambiente e cercano di inserirsi in esso senza dare nell’occhio. Sono persone che cercano di non urtare nessuno. E questo li porta ad essere tanto normali da costituire un caso patologico. La medicina definisce questo normopatia. Cioè normalità patologica. Queste persone si paragonano talmente spesso agli altri, che la loro energia viene completamente bloccata. Quando il corpo non vede più altre vie d’uscita si fa sentire con il cancro e comincia a rompere il blocco. Ed eccoci di nuovo al tema vita (lasciar andare) e morte (trattenere). Non paragoniamoci mai ad altre persone, nemmeno ai nostri concorrenti. Noi siamo noi, e nessun altro!


5. Perdiamo/blocchiamo energia quando abbiamo sentimenti negativi. Quando ci arrabbiamo con un’altra persona, non solo diamo a quella persona un potere su di noi, ma perdiamo anche energia. Quindi non è un atteggiamento molto vantaggioso per noi. Arrabbiarsi con un’altra persona, vuol dire non saper accettare quella persona così com’è. Le conseguenze dei sentimenti negativi, sono perciò esattamente uguali alle conseguenze del non-accettare e del condannare.

6. Perdiamo/blocchiamo energia quando lottiamo inutilmente. Sia che lottiamo per un obiettivo, sia che lottiamo contro lo stato di ciò che è, la lotta significa sempre irrigidimento; e costa inutilmente energia.

7. Perdiamo/blocchiamo energia quando abbiamo dei sensi di colpa. Quando pensiamo di aver sbagliato questo o quello nel passato, abbiamo dei sensi di colpa che possono diventare così forti da creare enormi blocchi di energia. Un individuo in questa situazione, non sarà mai in grado di risolvere rapidamente e in modo ottimale i suoi problemi e raggiungere velocemente e con poco sforzo gli obiettivi prefissati. E questo succede perché è fortemente bloccato interiormente. I sensi di colpa, inoltre, causano in molte persone mal di schiena. E’ facile immaginarsi perché: la persona in questione porta sulla schiena un peso enorme. E con questo peso si trascina faticosamente nella vita. Tutta la posizione piegata del corpo esprime questa situazione. Ma tutto ciò non ha alcun senso: è come se caricassimo intenzionalmente alcuni quintali di pietre sulla nostra macchina, per procedere poi il più lentamente possibile. Quindi, liberiamoci il più presto possibile del peso inutile dei nostri sensi di colpa… se ne abbiamo. Immaginiamo di toglierci un enorme sacco dalle spalle e di gettarlo in un abisso. Si hanno sensi di colpa solo se si giudica il proprio passato.

Dobbiamo capire che non abbiamo mai peccato, abbiamo solo commesso degli errori di percezione e di valutazione… e questo perché stavamo semplicemente imparando.

Fonte: http://www.crescitaspirituale.it



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lunedì 5 dicembre 2016

Non-dualità vs Lavoro su di sé

Nella filosofia non-duale più integrale, portata avanti da personaggi come Nisargadatta Maharaji, Ramana Maharshi, Tony Parsons, Bodhi Avasa, Jean Klein, Gangaji, Bernie Prior, Jim Newman, Rupert Spira, Papaji, Mooji e tanti altri, si parla della realizzazione del Sé come di qualcosa di immediato, a disposizione in maniera completa in ogni momento, indipendentemente dal livello di coscienza e dalla preparazione dell’aspirante.

La filosofia che sottende questo modo di pensare è:
“Se dite che la realtà che vi circonda è falsa, allora anche le porte che servono per passare a uno stato di verità, non possono che essere false, perché fanno parte di questa stessa realtà. Se sulle pareti della vostra stanza fate disegnare un trompe-l'oeil molto realistico, che raffigura un bel paesaggio, e poi una porta per uscire dalla stanza ed entrare nel paesaggio, la porta sarà falsa come il resto del disegno e non vi consentirà di andare da nessuna parte.In pratica non potete trovare nell’illusione una tecnica per accedere alla verità. La porta di uscita dalla prigione è la realtà stessa, proprio quella che voi considerate falsa e rifiutate... nella speranza di trovare un giorno qualcosa di più vero.”

Ma dopo aver ascoltato queste parole, vi ritrovate in una situazione di impasse, o meglio, come dico in Come la pioggia prima di cadere, in una aporia, termine greco che indica una strada senza uscita, un passaggio impraticabile. Ossia, non siete illuminati, aspirate ad esserlo, ma essendo la realtà che vivete un’illusione, anche la vostra sensazione di non essere illuminati è falsa; e falso risulta anche ogni vostro tentativo di trovare una via per l’illuminazione attraverso una tecnica.
Ogni pratica si muove infatti dal falso assunto di base: “Io non sono l’Uno e voglio diventarlo”.

Dall’altra parte esiste un percorso iniziatico costituito di sette principali tappe, che porta il discepolo a un’acquisizione progressiva di stati di coscienza sempre più elevati.


1 Iniziazione – Nascita
2 Iniziazione – Battesimo
3 Iniziazione – Trasfigurazione o Rivelazione – uomo numero cinque della Quarta Via
4 Iniziazione – Crocifissione – uomo numero sei della Quarta Via
5 Iniziazione – Resurrezione – maestro sulla Terra (numero sette della Quarta Via)
6 Iniziazione – Pentecoste (discesa dello Spirito Santo su Maria e gli apostoli)
7 Iniziazione – Ascensione

La Cerimonia Iniziatica indica un dato conseguimento, che è avvenuto precedentemente, ma non lo conferisce, come invece è stato erroneamente ritenuto per tanto tempo. Inoltre, ogni iniziazione ha valore unicamente in quanto conferma una maggiore capacità di collocarsi al Servizio dell’umanità. Più saliamo nella scala delle iniziazioni, più diveniamo servitori perfetti. (In un importante seminario che stiamo organizzando a Milano per il 9 Aprile 2017, approfondirò proprio il tema delle iniziazioni)

A partire dalla quinta iniziazione – la Resurrezione secondo la cristianità; uomo numero sette secondo la classificazione divulgata da Gurdjieff – in realtà un essere umano può già dirsi maestro e ha realizzato il Sé. Secondo i succitati guru della non-dualità, invece, la realizzazione del Sé rappresenta il conseguimento ultimo, il quale si manifesterebbe con la medesima profondità in ciascuno. In punto è che nella realtà, molte persone sul pianeta stanno realizzando l’Uno, ma ognuno secondo una profondità differente, tanto che le differenze saltano all’occhio in maniera evidente.


E non si creda che tali differenze siano solo di ordine orizzontale (aspetti derivanti dalle caratteristiche della macchina biologica), in quanto è piuttosto indubitabile che fra la realizzazione di un Gesù, un Poonja o un Brendan Smith (nessuno sa chi è, vero?) le differenze siano di ordine verticale (espansioni di coscienza e capacità derivanti dall’aver attraversato o meno le singole iniziazioni). Pur avendo tutti e tre realizzato il Sé, ognuno dei tre è in grado di influenzare l’umanità in maniera ben diversa.

Ci sono moderni guru della non-dualità che non sono in grado di gestire la loro sessualità, altri che possiedono una padronanza minima del corpo mentale, tanto che quando parlano non si riesce a seguire il filo del loro discorso, altri ancora che non hanno risolto il loro rapporto col denaro. Nessuno di loro percepisce tutto ciò come un problema, poiché, appunto, hanno realizzato il Sé. E il loro pubblico li giustifica sostenendo che ogni comportamento, per quanto immorale, in fondo “è una manifestazione dell’Uno”! Ma l’abissale differenza fra la realizzazione di un Buddha e quella di un Tony Parsons è chiara a chiunque abbia un minimo di discernimento. Perché vi viene istintivo chiamare maestri il Buddha, Osho o Gurdjieff, mentre percepite una stonatura nel definire maestri Tony Parsons, Lisa Cairns o Ella May? È evidente che siamo di fronte a una differente capacità di manifestare il Sé, derivante dall’avere o meno acquisito delle iniziazioni, in questa incarnazione o nelle precedenti, che hanno condotto la personalità sotto il completo dominio dell’anima.

Poiché è una peculiarità del Sé essere disponibile sempre e a chiunque, può accadere (e sta accadendo sempre di più) che individui di ogni livello di coscienza si ritrovino improvvisamente a manifestare il Sé. Questo, ve ne sarete accorti, non fa di loro dei maestri, anzi, talvolta sono personaggi che, per quanto concerne la gestione della personalità, rivelano più problemi irrisolti d’un uomo comune. E di norma hanno anche una scarsa capacità di “vedere” gli altri e aiutarli nel loro cammino.


In quest’epoca stiamo vivendo una deriva spirituale: in un certo ambiente new age ci si sta pericolosamente abituando a dividere il mondo in due: coloro che hanno realizzato il Sé e coloro che non lo hanno realizzato. In pratica, o sei in o sei out. Al contempo serpeggia un pernicioso rifiuto verso concetti come “cammino iniziatico”, “gerarchia spirituale”, “piano evolutivo” e “disciplina della personalità”. Nell’epoca della dissoluzione, gli ashram somigliano sempre di più a centri sociali di sinistra, anziché a monasteri.

Il punto è che un cretino illuminato resta sempre un cretino, per quanto adesso emani l’energia dell’Uno, il quale utilizza comunque le caratteristiche di quella macchina biologica per i Suoi scopi. Insomma, non si butta via nulla. Non fraintendetemi, stare accanto a questi individui non può fare che bene e consiglio a tutti di partecipare ai loro satsang e leggere i loro libri. COSTITUISCONO UN AIUTO IMPORTANTE NEL CAMMINO DI RISVEGLIO, in quanto è il Sé che parla attraverso di loro. Ciò che sto cercando di farvi capire è che l’esistenza di questi realizzati non può però sostituire in alcun modo il cammino iniziatico di ciascuno.

Un iniziato di primo, secondo e in particolare di terzo grado (dominio dei tre corpi e identificazione con l’anima), è capace di servire l’evoluzione dell’umanità in maniera mille volte più efficace di un qualunque “illuminato” che non ha mai attraversato un’iniziazione. Alla terza iniziazione il discepolo sa come agire, dove agire e perché, in quanto ha una chiara visione del Piano la cui realizzazione è venuto a sostenere. E sa che solo quando avrà raggiunto la quinta iniziazione, potrà dirsi un vero maestro, come Gesù o Buddha.

Iniziati di primo e secondo grado, inconsapevoli di esserlo – talvolta senza nemmeno parlare in maniera esplicita di spiritualità e senza sapere cos’è l’esoterismo – nel corso della storia hanno cambiato l’umanità, distinguendosi nella politica, nell’arte, nella letteratura, nell’imprenditoria... Voi vi sentite di dire che Gorbaciov, Kennedy, Henry Ford, Beethoven, Leonardo, Einstein o Picasso sono stati meno utili all’evoluzione dell’umanità rispetto a Jeff Foster, solo perché lui ha realizzato il Sé e loro no?
Ecco, questo era il senso del mio articolo.
E adesso, buon Lavoro a tutti.

domenica 4 dicembre 2016

SEI UN EROE, UN EROE VERO

 LETTERA A ME STESSO


Caro (scrivi qui il tuo nome),

non ti preoccupare, ora ti senti disorientato, fallito, ti sembra che tutto quello che hai fatto non sia servito a niente, che ti sei solo illuso.

Ma non è così!

È solo la mente che ti sta ingannando!

Sapevi che sarebbe successo ed eccola qui.

È già successo in passato ed ogni volta hai visto che era un inganno, lo è anche questa volta.

Non farti prendere dallo sconforto, se vuoi piangi, se vuoi sfogati, ma non dimenticare chi sei e dove vuoi arrivare.

Niente di quello che stai vivendo è reale.

Le emozioni negative che provi sono solo reazioni chimiche unite a forme pensiero che probabilmente non sono nemmeno tue.

Se ti viene da piangere vuol dire che ti senti in colpa per qualcosa che hai fatto o che non hai fatto.

Ricorda, il senso di colpa non è reale, anche lui è un inganno.

Se hai l’ansia o attacchi di panico, significa che hai paura di quello che gli altri potrebbero pensare di te, del loro giudizio, oppure di quello che potrebbero farti.

Il tuo bambino interiore non ne può più, non ha più voglia di pretese, responsabilità o aspettative. Ha bisogno di essere tranquillizzato, sapendo che ognuno è responsabile solo per se stesso.

Tu sei responsabile solo della tua vita e della tua felicità, solo della tua, e basta.

Quindi non c’è niente che tu debba fare, niente che tu debba dimostrare, non c’è nessuno con cui ti devi giustificare. E se sei genitore e sai di avere in realtà la responsabilità dei tuoi figli, ricorda che a loro non importa chi sei o quello che fai, non gli importa quello che puoi comprare o il tipo di vita che puoi dargli, ai tuoi figli importa solo sentire che li ami, che sei li per loro.

Credi di essere fragile, non capisci perché ti capitino così tante situazioni brutte, temi di aver sbagliato tutto, di aver creduto in cose che non esistono. Allora caro (tuo nome), lascia che ti ricordi questo:

Prima di nascere hai guardato le cose che hai fatto.

Hai provato rimorso per molte di quelle.

Forse hai visto quello che ha fatto la tua famiglia, che hanno fatto i tuoi antenati e a cui mai hanno riparato.

Hai provato rimorso anche per quello.

Hai scelto di incarnarti.

Hai scelto tu quali sfide vivere, quali limiti, quali malattie, per espiare le colpe in base al tuo giudizio.

E per evolvere in base ai desideri evolutivi della tua anima.

Tu hai scelto, hai avuto il coraggio di scegliere le tue punizioni, forse troppo dure, ma sapevi di essere in grado di superare tutto.

Pensi sia stato facile prendere una decisione del genere? Scegliere questa vita nonostante tutto?

Credi di essere un fallito, invece (tuo nome) lasciatelo dire, sei un eroe, un eroe vero.

Non sentirti una vittima, nessuno ha potere su di te, solo tu, solo tu hai scelto il tuo destino e solo tu hai il potere di portarlo a compimento. Nessuno, nessuno, ha potere su di te.

Ricordati chi sei.

Tu sei un guerriero e lo sei ogni giorno, anche quando ti sembra di non farcela più… eppure… ogni volta ce la fai.

Credi in te. Sempre.

Fonte: http://www.iosonoilmiobuddha.it/2015/03/lettera-me-stesso.html



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sabato 3 dicembre 2016

LEVITAZIONE




In levitazione, ballerina jura chulkov sfida la gravità con splendide proiezioni 3 d da coreografa Anna Abalikhina e specialisti SILA SVETA. Tutte le immagini proiettate durante l'esibizione sono stati resi al volo in tempo reale, senza post-produzione.

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venerdì 2 dicembre 2016

MENTE, CUORE, SILENZIO

"Contro la società, usa la mente. La mente è il mezzo perfetto per rimanere indipendenti, per rimanere vigili, all’erta. Va bene per combattere ma non per amare. Quindi, quando serve combattere, quando serve affermare la propria libertà, usa la mente; il cuore in questo caso non servirà. Il cuore non sa come combattere.
Ma il contesto è completamente diverso, e io chiamo consapevole quella persona che sa usare le sue capacità nel giusto contesto e non confonde una cosa con l’altra. Gli occhi servono per vedere – non puoi sentire attraverso di essi. E le orecchie servono per sentire – non puoi vedere attraverso di esse. Quindi usali quando servono, ma non lasciare che si ostacolino a vicenda.
La mente è uno strumento splendido. Dev’essere ben affilato, ricordandosi però delle sue limitazioni. Dovrebbe rimanere un servitore del cuore. Nel momento in cui diventa il padrone, il cuore muore. Il cuore non può esistere in schiavitù.
Quindi non c’è nessuna contraddizione in ciò che ho affermato – sono solo due contesti diversi. E la tua consapevolezza è diversa da entrambi, quindi una persona consapevole può usare il cuore quando serve, può usare la mente quando serve, può far tacere entrambi quando vuol essere in un assoluto stato di nirvana, in cui non servono né la mente né il cuore. Quando vuol essere semplicemente se stessa, nessuno dei due è necessario.
Se sei tu a governare i tuoi strumenti, non esiste alcun problema. Se hai un flauto e io ti chiedo: “Puoi smettere di suonare per qualche istante – voglio parlarti” e tu rispondi: “No, non posso farlo; il flauto non vuole fermarsi”, cosa potrò pensare di te? Che sei matto. Il flauto non vuole fermarsi? Allora non sei tu che suoni il flauto, è il flauto che suona te. Quando vuoi fermare la mente, devi solo dire: “Stop” – e si dovrebbe fermare. Se si muove anche solo un po’, vuol dire che occorre urgentemente fare qualcosa. È una situazione pericolosa: il servo sta cercando di essere il padrone. Il servo dovrebbe essere servo e il padrone padrone. Al di là di entrambi c’è il tuo essre che non è né servo né padrone… semplicemente esiste. L'obiettivo di ogni meditazione è arrivare a quell'essenza."


-- The Path of the Mystic --


Osho Zero FB

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mercoledì 30 novembre 2016

APPARTENERE ALLA REALTA’- John de Ruiter


E’ così incredibile che non lo scoprirai mai,
non l’otterrai mai, non l’avrai mai
perché non è per te.
Tu sei lo spazio per essa.
Tu le appartieni, non appartiene a te.
Questo è la ragione per cui non puoi averla.
E’ destinata a possedere te
invece che tu vivere per possederla.
E’ destinata a possederti totalmente
invece che tu a vivere per possederla totalmente.


E’ solo un semplice malinteso
ma ora tu sai che non ci sono più scuse.
Non c’è più nulla a cui dare la colpa,
non c’è più nulla da tentare.
Finalmente è finita.


Puoi solo arrenderti
e lasciare che quello che è reale
ti possegga e ti domini e ti controlli.
Puoi finalmente rinunciare a tutti i tuoi sciocchi poteri
per qualcosa che è reale.


Puoi finalmente lasciare che quello che è reale sia onnipotente,
che a quello che è reale venga conferito il potere che è
e che tu non hai più bisogno di attribuirti del potere.


Finalmente è finita.
Il peso di tutti i tuoi sogni è finalmente andato.
non devi più trascinare in giro i tuoi sogni.
Finalmente vieni controllato totalmente
da quello di cui si sempre stato più innamorato.
Quel piccolo minuscolo tocco che non puoi cogliere
questa è la realtà che parla e la realtà che ascolta.


Ora tutto quello di cui c’è bisogno è un semplice accordo
e allora tutto quello che rimarrà è la realtà.
E’ facile.
Tutto quello che ci vuole è la realtà che sente
e che dice teneramente:
“O.K., l’ho sempre saputo, l’ho davvero sempre saputo, O.K.”
e molto teneramente rimanere con quell’O.K.
anche se ti uccide,
perché lo farà.


Ricevi quello che è reale
e lascia che sostituisca tutto quello che hai avuto.
La realtà, nel modo più tenero possibile, ti sta chiedendo:
“posso essere io invece di te?”
e se c’è un qualunque guardarsi indietro
o un chiedersi ‘devo davvero?’
allora la realtà, nel modo più dolce,
si sdraia di fronte a te e aspetta.


Non deve fare nulla di grande
perché tu già sai, tu già vedi.
Semplicemente appoggia giù la testa di fronte a te
e aspetta un tuo sì.
Così non c’è un vero cercare.


Tutto quello che è mai esistito in te come coscienza
è un sì molto dolce o un no ombroso.
Non appena c’è un no ombroso cominciamo a fare promesse alla realtà
‘vieni da me a modo mio e io vivrò per te,
vieni da me a modo mio e ti parlerò’.
Quando c’è un no ombroso esistiamo per rubare,
per imbrogliare, per corrompere, per mentire, per prendere con la forza,
lottando, tentando continuamente qualcosa
per ingannare la realtà,
per imbrogliarla e convincerla ad entrare
per essere ‘mia’.
E’ solo con l’onestà, il vero vedere
e il completo arrendersi a quello che siamo sempre stati,
che tu e la bugia e tutto il loro peso
avranno fine.
Non hai più bisogno di te,
non ne hai mai avuto bisogno,
questa è la notizia più sconvolgente che mai hai potuto sentire.
E’ quello che hai sempre desiderato sentirti dire
e desiderato di non sentirti mai dire.
Chi potrebbe essere in disaccordo con qualcosa di così meraviglioso?
Chi potrebbe lamentarsi?
Chi potrebbe dire: “ma io….?”
Chi potrebbe dire nulla se non il ‘va bene’ più gentile?
La verità, quando la sentiamo, è così irresistibile, così amabile,
che ci chiediamo dove abbiamo mai potuto essere,
come abbiamo potuto non vederla.
Possiamo vedere la Coscienza con gli occhi aperti,
questa è la bellezza reale.
Una volta che l’assaggi non potrai più rinunciarci.
Una volta che vedi e capisci quello che vedi
è finita.

Traduzione di Marifa dicembre 2009

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sabato 26 novembre 2016

UN MAESTRO ITINERANTE

"Ho girato l''India per anni, e come compenso mi venivano lanciate pietre, scarpe, coltelli. Inoltre, non conosci le ferrovie indiane, le sale d'attesa; non sai come vivono gli indiani. E' qualcosa di disgustoso, privo di qualsiasi igiene, ma tutti ci hanno fatto l'abitudine. Ho sofferto molto in quegli anni, forse più di quanto Gesù abbia sofferto sulla croce. Essere sulla croce è una questione di poche ore; venire assassinati è qualcosa di ancora più veloce. Ma essere un Maestro itinerante in India non è uno scherzo!"


Osho

Osho Zero FB

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I GIOCHI DELL’EGO


1. SAREI PIU’ FELICE SE POTESSI LAVORARE DI MENO. Ci immaginiamo una vita piena di divertimenti e ci inganniamo credendo che potremmo essere così più felici. Non fare niente è una delle cause principali della noia e della depressione.- Siamo delle creature creative e laboriose, per essere felici dovremmo risolvere dei problemi e perfezionarci. Se ci metti l’anima in qualcosa di importante per te, vedrai come aumenterà la tua soddisfazione della vita.

2. NON SONO IO, SONO “LORO”. La mente ci fa credere che la causa delle sventure siano gli altri: i genitori, i coniugi, i conoscenti. Ma quel momento quando ci prendiamo la responsabilità della nostra vita diventerà un fondamento per una vera felicità.


3. PER ESSERE FELICE DEVO SCOPRIRE IL SEGRETO DELLA FELICITA’. Il fatto è che questi segreti non esistono, siete voi che create il quadro del vostro futuro, formate una strategia e poi cercate di realizzarlo.

4. SE SOLO AVESSI... Desiderare le cose o le circostanze migliori non ci rende felici automaticamente. Colui che vuole una vera felicità deve capire che il pozzo dei desideri non ha fondo. La vera felicità viene da dentro.

5. SE NON OGGI, MAI. Non permettete alla vostra mente di ingannarvi accettando una sconfitta; non sapete cosa vi porterà il domani. Probabilmente, un solo giorno potrà cambiare tutto.

6. PRENDERO’ UNA DECISIONE QUANDO SAPRO’ COSA ESATTAMENTE DOVRO’ FARE. Più penserete e più entrerete in un vicolo cieco: molto raramente abbiamo tutta l’informazione per prendere una decisione: stop ai dubbi, serve una decisione, un’azione. Un insuccesso non è la fine del mondo. Non permettere alla mente di metterti in trappola.

7. SO CHE NON DEVO, MA... La mente ci inganna negando le conseguenze delle cattive abitudini, specialmente se riguardano la salute. “So che non devo fumare. Ma mi aiuta a dimagrire”. “So che non lo devo mangiare, ma se non posso godere la vita, perché mai devo vivere.” I problemi con la salute sono una sfida alla felicità.

8. I SOGNI SI AVVERANO SE SEI FORTUNATO. La mente ci racconta che siamo dei giocattoli nelle mani del destino, e che nulla di buono può accadere in una tale vita. Ciò che la mente crede una pura fortuna di qualcuno, è, in realtà, un risultato di un lungo lavoro.

Advanced Mind Institute Italia

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SOLO CIELO


Ti stancherai.
Anche di danzare
anche degli attori e dei treni
di parlare e...
di avere paura.

Dove vedevi un rischio
di perdere te
vedrai un volo
di libertà.

Senza più abisso,
cielo solo.






Fonte Mario Quaranta FB

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mercoledì 23 novembre 2016

Nessuna immagine di voi è vera













Se non ti sei risvegliato alla verità,
tutti hanno problemi di salute mentale.
[risata]
Il peggio è che credono di non averceli!
Come lo chiameresti questo,
che te ne vai camminando in giro credendo di essere qualcuno che non sei,
cercando di convincere tutti che sei migliore
o perfino la migliore versione di quel delirio,
continuamente in lotta con la gente per difendere le idee che hai appena coniato.
Quando finalmente sono a bordo,
le cambi completamente senza porgere nemmeno una scusa.
Come vorresti chiamare questo se non 'stupidaggine'?
La persona che prendiamo davvero come fossimo noi stessi ...
... In realtà non esiste e no è mai realmente esistita.
Posso davvero dirti cose come queste?
E’ stato tutto immaginato e sostenuto a lungo nel tempo.
So che non tutti possono accettare quello che sto dicendo.
E le mie parole non si aspettano di essere credute.
Sono solo un invito a guardare, ad informarsi,
a riflettere, e forse a confermare.
Nessuna immagine di voi è vera.
Questo dovrebbe costituire un così enorme sollievo e liberazione,
che nessuna versione è completa, nessuna immagine è vera,
nessuna personalità è perfetta – nemmeno quella spirituale.
Ma chi è pronto a sentire questo?


~ Mooji



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martedì 22 novembre 2016

RICONOSCERE LA GUIDA INTERIORE

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Polarità energetica nell’uomo e nella donna

Secondo un particolare studio dei centri sottili dell’uomo, che troviamo in molte tradizioni orientali come i sistemi tantrici ma anche in ambiti della tradizione occidentale (come alcune dottrine ermetiche) è possibile interpretare la complementarità della coppia uomo-donna. In questa chiave – che vedremo viene ripresa da molti autori anche recenti, alcuni dei quali in ambito medico e psicosomatico- l’uomo è visto come doppio polo “magnetico” (espressione da prendersi in senso puramente analogico). Del resto è noto che parlare di magnetismo o polarità fra i sessi è un fatto del tutto abituale e perfettamente assimilato persino nel linguaggio comune.

Questo polarità bio-energetica nell’uomo e nella donna si presenta invertita – fatto peraltro del tutto naturale per garantire la complementarità e quindi la reciproca attrazione. La legge è che qualsiasi cosa sia positiva nel maschile, sarà negativa in quello femminile; e qualsiasi cosa sia positiva nel corpo femminile, sarà negativa nel maschile. Ecco perché, quando si incontrano in un orgasmo profondo, è come se si fondessero in un unico organismo.

Ora se nell’uomo il centro attivo-positivo è nell’area genitale, sarà invece nel centro superiore che l’uomo sarà recettivo (alcuni autori pongono questo centro recettivo nella testa, ma è più proprio collocarlo nel petto). Viceversa la donna sarà recettiva nel centro genitale ed avrà invece polarità attiva nel centro superiore. Questa opposta modalità relazionale non ha solo a che fare con aspetti energetici o sottili, ma ha evidenti riflessi anche nella sfera psicologica del rapporto uomo-donna, tanto è profonda la portata di questo modello.



Secondo Nader Butto, medico e studioso di bioenergetica: “una donna innamorata sente che il suo petto è pieno di emozione. Un uomo innamorato sente invece emozione sessuale. Questa dinamica è legata alla posizione inversa dei poli nell’uomo rispetto alla donna. Il passaggio energetico fluisce dal polo positivo a quello negativo e quindi dal bacino dell’uomo a quello della donna, e dal petto della donna a quello dell’uomo.”

Si potrebbe dire che la donna ama attivamente e gode passivamente; mentre l’uomo è attivo nella sfera del polo inferiore e gode ricevendo l’amore che la donna gli offre. Questo doppio livello di azione permette peraltro la chiusura di un “circuito”. Alcune simbologie di vasi alchemici in realtà alludono a questa specifica dinamica.



Non diverse sono le parole di un importante Maestro spirituale come Osho Rajneesh:

“Quando dico che un uomo e una donna sono due controparti di un unico insieme, intendo dire che sono complementari. E la complementarietà è possibile solo quando i loro poli opposti si incontrano. Osservate la questione in questo modo: nel corpo femminile la vagina è il polo negativo e il seno quello positivo. Questa è la linea magnetica: il polo positivo vicino al seno, il polo negativo vicino alla vagina. Per l’uomo il polo negativo è al petto e quello positivo al pene. Così, quando il petto maschile e il seno femminile si incontrano, il negativo e il positivo si incontrano; e quando i centri sessuali si incontrano nel coito, il negativo e il positivo si incontrano. Ora entrambe le linee magnetiche si incontrano ai poli opposti, ora si crea un cerchio – l’energia può fluire, l’energia si può muovere. Ma questo cerchio si verificherà solo quando un uomo e una donna sono in amore. Se non lo sono, allora saranno soltanto i loro centri sessuali ad incontrarsi – si incontreranno solo un polo positivo e un polo negativo. Ci sarà scambio di energia, ma lineare. Non si può creare un cerchio.” (cfr. “Il Libro dei Segreti” – commentario al Vijnana-Bahirava Tantra).

Anche secondo una lettura simbolica delle forme archetipiche del corpo umano il petto (centro cardiaco, in relazione anche col chakra del cuore) esprime questa differenza secondo il sesso. Scrive il noto studioso di simbolismo e religioni F. Schuon: ” […] il petto, simbolo solare per eccellenza assume connotazioni diverse secondo il sesso; irradiamento nobile e glorioso in entrambi i casi, ma manifestanti la potenza nel primo caso, la generosità nel secondo” ( Dal Divino all’Umano,ed. mediterranee, pag.97).

Del resto aggiungerei che questa complementarità e polarità si ravvisa nelle stesse forme anche nel bacino: cosicchè noterei che il corpo dell’uomo (trapezio rovesciato) mostra un’espansione, simbolo in questo contesto di accoglienza e ricettività allo stesso modo che nel corpo della donna questa caratteristica si evidenzia invece nell’area del bacino.

La possibilità di creare questo tetrapolo magnetico -laddove l’atto sia completo e coinvolga tutte le funzioni e gli aspetti relazionali, non solo sessuale ma anche emozionale nel senso più ampio e complessivo- giustifica l’idea che l’atto sessuale stesso metta in circolo potenti energie (la stessa energia che lo psichiatra W. Reich chiamava orgonica, la quale riteneva anche suscettibile di applicazioni radioniche e radioestesiche). In queste condizioni il sesso – che pure in molti sistemi medici tradizionali come la Medicina cinese è visto come fonte di consunzione per la base delle energie vitali, il Jing- d’altro canto può essere concepito e attuato come un grande catalizzatore energetico in grado di far andare in risonanza ed amplificare energie profonde del sistema umano, aumentando o almeno ottimizzando lo stato di salute (almeno su questo livello ci si limita a considerare l’aspetto salutistico).

Viceversa l’analisi bioenergetica del dott. Butto si spinge persino a considerare gli aspetti piscopatologici dei blocchi energetici dei centri o chakra, e quindi ad avanzare possibili spunti terapeutici, ampliando quindi la portata medica di questa teoria alla psicopatologia sessuale.

Del resto anche la medicina cinese contempla l’idea che l’unione dell’uomo e della donna metta in “cortocircuito” le correnti dei meridiani Du mai (yang) e Ren mai (yin) di entrambi i partner, come evidenziato dalla seguente immagine.

Il tutto svolge il ruolo di benefica mobilitazione energetica lungo questi due importantissimi canali. Più oltre vi sono gli aspetti tecnici legati a specifiche pratiche taoiste (che esulano dall’ambito strettamente medico) essendo rivolte a specifiche e diverse finalità.

Va notato che le prescrizioni normative di molte religioni, rivolte contro forme “altre” di sessualità avevano per scopo non quello di incentivare alla procreazione come ignorantemente supposto da molti -in buona o malafede. Del resto il dovere a procreare, esplicito in alcune religioni, poteva essere comunque adempiuto. Tuttavia anticamente vi era un continuum di dottrine mediche, energetiche, spirituali, alle quali l’Uomo delle civiltà tradizionali attingeva. Le prescrizioni etiche attingevano a questo patrimonio di conoscenze. Perciò, anche nelle relazioni sessuali fra l’uomo e la donna era vista (oltre a una funzione eventualmente elevativa) anche una componente di saggia e salubre gestione delle energie sessuali. L’impiego corretto di queste energie è una fonte di salute bio-psico-fisica e suscettibile di aprirsi anche a livelli superiori del complesso umano.

Nota bibliografica

Oltre al testo citato di Osho, di cui sono presenti diverse edizioni, segnalo “La Medicina Universale e il Settimo Senso” di Nader Butto, ed. mediterranee. L’immagine dei due meridiani Ren mai e Du mai della coppia durante l’amplesso è tratta da “I fondamenti della medicina cinese” di G. Maciocia.

Per il lettore desideroso di altri approfondimenti segnalo anche le opere di F. Bardon e Randolph sul sesso, che però non essendo autorità in campo medico, preferisco non citare in questo contesto. Chi volesse ha già spunti sufficienti per integrare autonomamente questa ricerca.

https://asclepiosalus.wordpress.com/2013/10/06/polarita-energetica-nelluomo-e-nella-donna/


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domenica 20 novembre 2016

NON IMPORTA SE RICORDATE O NO LE VOSTRE VITE PASSATE...

...Lo Spirito le ricorda. E lui che che vi conduce per la vita in quei momenti quando è difficile spiegarsi le coincidenze, le casualità ed altra "mistica". La vostra mente non sa di che si tratta, ma lo Spirito sorride, e si "rotola" dolcemente nella magia di questi particolari momenti.
Quando sentite di essere convogliati in una catena degli eventi, fidatevi della sorte, non vi resta nient'altro. Qualsiasi resistenza rafforzerà la pressione e la mente confusa renderà più difficile apprendere le novità.
L'unica bussola capace di determinare la direzione per correggere questo movimento è il vostro cuore. Anche quando il vostro corpo (come il fedele servo del Matrix che segue ed accompagna lo spirito) mostra la resistenza, nel profondo del cuore sentite il magnetismo: non ne vale la pena di affidarsi a questa forza gravitazionale? Ne vale la pena.
Tutto inizia dallo Spirito, e concretamente, dal suo desiderio di incontrarsi con quell'altro Spirito con il quale nelle incarnazioni passate c'era un forte legame. Un legame spirituale.
Avrebbe potuto trattarsi di una "grandissima amicizia della durata di una vita", di un "amore e famiglia", di una "forte rivalità", o di una "vendetta"...
Nelle nuove incarnazioni entrambi gli Spiriti si cercano. E nonostante le distanze, le età, le limitazioni fisiche... le entità legate l'una all'altra cercheranno di incontrarsi, per ricreare una tempesta di sentimenti, una relazione intrigante...o solamente per toccarsi, anche con le punte delle dita, per un attimo, almeno una volta...
La forza della gravità, l'unica legge dell'Universo.
La forza del magnetismo gravitazionale è più potente più è sottile il piano dell'essere che lo genera. Più è sottile questo piano e meno la mente se ne rende conto. E' così che le vere cause degli eventi e delle circostanze non si vedono e sembrano casuali. E' alla mente che lo sembra.


E la mente è colui che non vive.
La mente sembra.
Sembra a se stessa...
Cercate di acquistare il controllo della vostra mente, solamente così potrete capire di più chi siete. E ricordarvi, antico. E capire il vostro cammino...

(Sergej Rostovskij)
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LIBERIAMOCI DAL BUIO

Dalla magia nera alla forma pensiero del negativo.

Miriadi di credenze popolari sembrano essere così lontane dal nostro mondo, eppure riscontriamo in molti gesti nella quotidianità qualcosa misto a superstizione e paura. La paura dell’uomo nero che ci viene instillata sin da bambini, è paura al tempo stesso esorcizzata da qualche mantra che mira a distruggere la componente magico esoterica del nero, del buio, attraverso la logica e il raziocinio siamo costretti a fermarci e riflettere. Ma nemmeno la logica più rigorosa toglie verità a quella che comunemente chiamiamo magia nera, perché solo nominarla incute paura.

Cosa significa magia nera se non il collettivo di paure miste a credenze di ogni popolo presente nella terra? Tutti gli uomini rifuggono la negatività, nessuno vuole cenare a fianco di chi percepisce negativo, pur non credendo a niente finiamo per constatare che le cose nel mondo non sono cambiate, e che le paure, insieme all’ignoranza, sono rimaste vigili, in attesa di qualche caccia alle streghe e di un neo puritanesimo. Sembra così decadente nominare la magia nera, ma tant’è che nel 2016, ancora oggi, molte giovani donne nigeriane per paura di questa magia rimangono in strada a prostituirsi.

Trovare sensata una paura è pressoché impossibile, non possiamo definirla, perché la mente è pronta a sostenere antitesi forti e schiaccianti, ma tant’è che la magia nera africana spaventa loro, e sinceramente spaventa anche noi. Un piccolo approfondimento varrebbe la pena farlo, perché ogni credo ed ogni fede ha il suo “uomo nero”, e se i marabutti nel deserto lo identificano come un mostro a tre teste, gli sciamani siberiani come visioni orribili, è altrettanto vero che l’Occidente, come nostra casa, più neutrale e laico, visualizza l’uomo nero identificandolo come una massa di energia, scura, densa e sporca.

Definire ciò che ci opprime non è semplice né compito da poche parole, ma in effetti se volessimo parlare apertamente tra spiriti liberi e atei, di negatività, di persone negative, finiremmo per concordare molti punti. Ciascuno di noi ha dei piccoli rituali personali, possiamo non chiamarli “magia” ma poco cambia. Se vi è mai successo di entrare in un periodo fortemente negativo della vostra vita, saprete come piova sempre sul bagnato. Potremmo interpellare i transiti astrali, le influenze di Sarturno e quant’altro, ma di base il negativo non rispetta la regola matematica, bensì da negatività deriva sempre altra negatività. Individuare persone negative è un compito molto semplice, sono solitamente persone vicino le quali la nostra forza vitale tende a disperdersi, e di norma soffrono di un vittimismo costante e pesante. Tutte le cose peggiori capitano a loro, e sono talmente immersi all’interno di tale dinamica, che non c’è modo di tirarli fuori, vi tireranno dentro questo buco nero. Non si parla di jettatori o di formule magiche, ma della cosa di cui tutti noi siamo costituiti, ovvero l’energia.

La negatività dovrebbe essere trattata al pari di una malattia infettiva, poichè non riguarda solo l’individuo, ma anche chi cerca di aiutarlo. Esistono numerose tecniche atte a isolare e proteggere la propria energia vitale, anche gli psicologi utilizzano degli esercizi per non incanalare tutte le sofferenze, a volte pesanti, dei loro clienti, ma per chi ha poca affinità con concetti quali meditazione e preghiera, risulta difficile difendersi. 

La migliore regola da ritenersi universale, è quella che dice la scrittrice Frances Burnett con un suo pensiero che condivido pienamente : “ Se lasciamo che il pensiero negativo alberghi e metta radici in noi, rischieremo di non liberarcene per tutta la vita..”. Sicchè, liberiamoci dal buio, l’autoguarigione parte dal nostro stesso sorriso.


Firma : Daria di Directoryrex.com

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