lunedì 30 maggio 2016

NON AVETE ANCORA SCOPERTO L'ACQUA CALDA ?!?!

Secondo Avicenna, uno dei più importanti fattori dell'invecchiamento è il "PROSCIUGAMENTO" dell'organismo. Con l'Avicenna è d'accordo anche la scienza moderna: con gli anni la quantità dell'acqua nell'organismo si riduce.
Significa che il sangue e la linfa diventano più densi, i muscoli diventano meno elastici, le articolazioni scricchiolano, ecc. Che fare? la risposta è semplice: bere l'acqua. Quale acqua?


L'acqua registra qualsiasi informazione, buona e cattiva. Se bisticciate accanto ad una fonte dell'acqua, registrerà la negatività; se le fate ascoltate la buona musica e le dite le parole d'amore, le registrerà.
(NB: L'acqua la si può strutturare con il suono: https://it.advanced-mind-institute.org/…/l_aqua-strutturata….)

Alla nostra salute è utile l'acqua "positiva", bevuta al mattino. L'acqua va bevuta tiepida, quasi calda. Questa acqua la chiamano anche "veloce": va velocemente nell'intestino tenue.
Ci va direttamente, non richieda nessuna digestione, a differenza di tè, caffè, tisane...
Perché ci serve l'acqua tiepida?
Perché l'acqua fredda non passerà direttamente, lo stomaco dovrà scaldarla. I cinesi poi, credono che il riscaldamento dell'acqua e del cibo nello stomaco avvenga con l'uso dell'energia dei reni che va salvaguardata e conservata. E' meglio non mangiare il cibo freddo!
Un'altra cosa importante: quando bevete, nello stomaco non deve svolgersi nessun processo digestivo, altrimenti l'acqua andrà usata per i fermenti digestivi e non andrà nell'intestino.
Quindi: solo acqua, l'acqua tiepida, e a digiuno.
E non dimenticate di dirle le parole d'amore, di ringraziarla.
Quest'acqua lava via le tossine, i resti del cibo non digerito, aiuta lo svuotamento dell'intestino crasso. Fate la colazione dopo una mezz'ora!
Chi beve al mattino l'acqua calda, ha POCHE RUGHE. E molte persone, quando se ne accorgono, iniziano a bere non un bicchiere solo, ma due o tre; e l'effetto si rafforza.

Quando bere? Dalle 5 alle 7 di mattina, e alla sera prima di dormire (se non temete di dover correre al bagno di notte); vedete voi. Ma bevetela al mattino! Potete aggiungere qualche goccia di succo di limone.

Riassunto e tradotto dagli scritti di Grigori Kanovich.

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domenica 29 maggio 2016

COME TRASFORMARE LA SOFFERENZA



OSHO HEART MEDITATION (MEDITAZIONE DI ATISHA)
Una efficace tecnica di meditazione che fa uso del respiro e del potere di trasformazione del cuore, tratta dalla serie dei discorsi di Osho "The Book of Wisdom" sul messaggio di Atisha:


Atisha è un grande Maestro vissuto nell'XI secolo e intorno a lui fiorì una scuola che diede frutti fecondi, in termini di realizzazione della coscienza, al punto che oggi è pressoché universalmente riconosciuto il suo ruolo di cardine della spiritualità tibetana.

Grazie alla pratica di questa tecnica è possibile trasformare l'energia negativa e la sofferenza in positività e compassione, non solo percependole dentro noi stessi, ma anche proiettandole verso il mondo e gli altri.


Preparazione alla meditazione.

Trova del tempo (almeno un’ora) ed un luogo in cui seguire questa tecnica di meditazione senza essere disturbato. Indossa abiti sciolti e comodi. Tieni a portata di mano un cuscino e una coperta nel caso dovesse servirti. Non praticare questa tecnica durante la guida!

Nota: puoi fare questa meditazione così come va bene a te.

Contrariamente alle meditazioni attive di Osho che hanno una struttura precisa, questa particolare meditazione è come un libero fluire. A questo riguardo Osho dice “Ogni individuo è così unico che non può essere data nessuna mappa assoluta, solo suggerimenti, vaghi suggerimenti, indicazioni. Non sei obbligato a seguire queste istruzioni. Comprendile, assorbile... e non seguirle in modo fanatico. Non dire ’Questo deve essere così. Se non è così, allora non la seguirò, allora qualcosa è sbagliato.’ Sarà qualcosa del genere... Avrà una fragranza simile, ma non sarà esattamente lo stesso; simile, sì, ma non lo stesso. Uno deve esserne consapevole.”

La meditazione può essere fatta in diversi modi. Questa versione di 50 minuti è una possibilità. Segui questi suggerimenti all’inizio. Puoi continuare a seguirli oppure adattarli a tuo piacere più avanti, all’interno della struttura delineata da Osho.


Durante i primi tre stadi puoi stare in piedi, muoverti, sederti oppure stenderti a terra così come ti viene naturale; gli occhi possono essere aperti o chiusi.

Primo stadio: Nel cuore (5 minuti).

Per prima cosa porta la tua consapevolezza al corpo – sentendolo dall’esterno e dall’interno, da sinistra a destra, di fronte e dietro, dalla testa ai piedi. Poi porta consapevolezza al respiro – nota come il respiro va e viene da solo. Nota come, mentre lo osservi, il tuo respiro diventa più profondo e più rilassato. Ora porta l’attenzione al chakra del cuore, il centro energetico situato al centro del petto. Se può aiutarti, appoggia una o tutte e due le mani sul centro del tuo cuore. Assorbi ogni inspirazione nel cuore, e riversa ogni espirazione fuori dal cuore.

Secondo stadio: Comincia con te stesso (15 minuti).

Devi cominciare con la tua sofferenza; sentila il più intensamente possibile. Senti il dolore, le ferite profonde e gli insulti che ti hanno fatto soffrire nella tua vita – raggiungi la totale consapevolezza di essere stato rifiutato. Lascia che le persone che ti hanno insultato e ferito emergano nei tuoi ricordi. Senti la tua sofferenza, la tua pena. Sperimentala, poi comincia ad assorbirla. Accettala, dalle il benvenuto. Lascia che questa sofferenza entri insieme all’inspirazione e venga assorbita dal cuore. Il tuo piccolo cuore è più grande dell’intero universo, può far miracoli. Appena l’energia attraversa il cuore, diventa beatitudine, diventa una benedizione. Quindi permetti a queste benedizioni di fuoriuscire con l’espirazione, e di diffondersi in ogni angolo dell’esistenza. Inspira la tua sofferenza... assorbila nel cuore... lascia che là si trasformi in gioia, in beatitudine. Espira tutta quella gioia, quella beatitudine; riversa te stesso nell’esistenza. Tutto ciò che ti accade dentro, puoi esprimerlo in suoni, parole, gesti e movimenti, oppure puoi lasciarlo accadere in silenzio – così come ti viene più naturale.

Terzo stadio: Includi tutta la gente del mondo (15 minuti).

Ora espandi questo processo. Ognuno di noi è carico di miserie, sofferenza, di dolore nel proprio cuore. Includi la sofferenza e le miserie degli altri nel tuo cuore – tutto il buio, tutta la negatività. Prendi tutto il dolore del mondo, dell’intera esistenza e assorbilo nel tuo cuore – amici e nemici, familiari e persone sconosciute, esseri umani e animali. Sentilo, sperimentalo, poi comincia ad assorbirlo. Accettalo, dagli il benvenuto. Lascia che l’inferno che esiste ovunque entri con l’inspirazione e venga assorbito nel tuo cuore. Continua il processo fino a quando la sofferenza di tutti gli esseri viventi, presenti e futuri venga inclusa incondizionatamente. E quando l’energia attraversa il tuo cuore, viene trasformata, diventa gioia, beatitudine, una benedizione. Allora permetti a queste benedizioni di fuoriuscire con l’espirazione, verso tutti gli angoli dell’esistenza. Riversa te stesso nell’esistenza. Come nel secondo stadio, tutto ciò che ti accade dentro, puoi esprimerlo in suoni, parole, gesti e movimenti, oppure puoi lasciarlo accadere in silenzio – così come ti viene più naturale.


Quarto stadio: Ritorna a te (15 minuti).

Ora distogli completamente l’attenzione dal mondo, dagli altri e persino da te stesso. Sdraiati, chiudi gli occhi, resta in silenzio e immobile.

Applicazione della tecnica nella vita quotidiana.

Praticando questa tecnica di meditazione, puoi portare amore, gioia e compassione con te nelle tue attività quotidiane. E una volta che hai sperimentato come la pena e la sofferenza possono essere trasformate in gioia attraverso il respiro e il cuore, potrà piacerti cominciare ad usare questo metodo in silenzio, ogni qualvolta le persone e gli eventi intorno a te innescheranno il processo. fonte link

Osho "The Book of Wisdom"

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Ciò che resterà, ..... sarà una scia nel mare



Per raggiungere la felicità, a volte bisogna cambiare strada

Non si può sperare di intraprendere il cammino verso la felicità se non si impara ad affrontare e superare le pietre che si trovano lungo il percorso. Gli ostacoli sono sempre in mezzo alla traiettoria e più e più volte inciampiamo su di essi, anche quando cerchiamo una via di fuga voltandoci dal lato opposto.

Tutto questo succede perché siamo ossessionati dall’idea di tornare indietro; anziché scegliere una nuova strada e proseguire, i nostri piedi rimangono ancorati alla via che in passato ci ha fatto soffrire. Tuttavia, scegliere di andare avanti spesso è difficile, poiché persino la pioggia più leggera lascia un segno.
Guardare indietro solo per non ripetere

Fare in modo che il passato diventi un semplice riflesso di qualcosa che ormai non siamo più implica un grande sforzo. È più che faticoso fermarsi a riflettere e comprendere che non è possibile guardare al passato con gli occhi di oggi. Il mondo va avanti e noi dobbiamo avanzare con esso.

Non temeva le difficoltà: piuttosto la spaventava l’obbligo di dover scegliere un cammino. Scegliere un cammino significava abbandonare gli altri.

-Paulo Coelho-


Sul piano teorico è facile dire agli altri non devi fare altro che dimenticare e voltare pagina. Ma ripetere queste stesse parole a se stessi è molto più difficile. Perché siamo noi a provare in prima persona cosa significa lasciare nel cassetto i ricordi di ciò che ancora brucia.

La cosa migliore da fare quando sul nostro cammino si ripresentano i soliti ostacoli è lasciare i ricordi alla memoria per non farli raddoppiare o triplicare. In questo modo, quello che ci ha feriti non si ripete, e se accade, si è in grado di uscire da quel doloroso circolo.



Cortometraggio: lasciate che i bambini scelgano la loro strada!

Questo cortometraggio pixar ci aiuta a capire che dobbiamo lasciare liberi i bambini di scegliere la propria strada Ver más »
Il nuovo cammino verso la felicità non si crea in un giorno

Lasciare che il cammino si crei camminando o cercare una nuova strada. Il concetto è diverso, ma il messaggio è lo stesso: è opportuno farsi coraggio e andare avanti. Il tempo che impiegheremo sarà direttamente proporzionale alla durezza delle vicende che abbiamo dovuto affrontare.

Lasciare il passato da parte significa permettere alle ferite di guarire, ma ciascuna di esse richiede del tempo per cicatrizzarsi. Ciascuna ferita comporta un blocco emotivo che ci costringerà a fermarci bruscamente per riscoprire chi siamo, è l’unico modo per riuscire a trovare la felicità in quello che facciamo e a ricominciare a relazionarci con gli altri.


In questo senso, ci sentiamo indifesi quando scopriamo che il mondo non è fatto di solide certezze, e che prima o poi tutti siamo costretti a perdere per poter proseguire per la nostra strada: con il tempo, con costanza, poco a poco.


“Camminando si traccia il cammino
e volgendo lo sguardo alle spalle
si vede il sentiero che mai
si deve tornare a calcare”


-Antonio Machado-



La decisione spetta a voi

L’unica cosa certa è che la decisione di cambiare strada è nelle nostre mani, anche se può apparire come una vera e propria sfida. Nessuno può decidere per noi. Soltanto dopo grandi sacrifici potremo sentirci liberi e completi: nuovi inizi sorgeranno per noi e saremo pronti a dedicarci ad essi.


Naturalmente chi è preparato al cambiamento è già a metà strada, ma arriverà il giorno in cui cambiare rotta ci porterà dritti all’obiettivo: scoprire nuove emozioni, e quando ci sbaglieremo, ci torneranno alla mente tutte le volte in cui abbiamo superato quegli ostacoli.

Ciò che resterà, infine, sarà una scia nel mare, il vissuto cesserà di essere un ostacolo e diventerà piuttosto parte di quello che siamo. Il nuovo cammino sarà la prova del fatto che il benessere emotivo ha un prezzo e che esso può assumere la forma di brusche curve o di buche che bisogna imparare a schivare.



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sabato 28 maggio 2016

Lasciate andare e siate felici



L'attaccamento è la causa di ogni male. Attaccamento a un'idea, a un'opinione, attaccamento a una posizione, a un periodo della propria vita, a un ruolo. Attaccamento alle cose o alle persone. E così cerchi di fermare il flusso, che di esser fermo non ne vuole sapere. Cerchi di congelare il tempo e la vita in forme pensiero statiche e senza alcuna vitalità, in credenze senza alcun valore. Cerchi di avere ragione e di dire che l'hai subita troppo grossa per lasciarla andare, che sono stati troppo cattivi per perdonarli e che la vita è stata troppo dura con te.

Ti attacchi alla tua sofferenza con la quale ti rappresenti, ne parli, ti lamenti, la esibisci continuamente come un trofeo. L'attaccamento accresce la stasi, la cementificazione, e in generale l'inerzia di quelle vite che sembrano non andare da nessuna parte. Incontro tutte queste persone con problemi fisici, economici, psicologici, nella maggior parte delle quali il solo vero intoppo è la loro incapacità di lasciar andare qualcosa o qualcuno. L'attaccamento è il male più acuto e l'unico vero male a mio avviso. Se vado a scavare nella vita delle persone trovo sempre che tutto il loro malessere nasce da una opinione sulla realtà, una decisione presa chissà quanto tempo fa, di considerare la vita in un certo modo, congelandola così in convinzioni folli. E allora cerco di capire come questa decisione sia stata presa, chi ne erano gli attori protagonisti, chi le comparse, quali le atmosfere. Scavo alla ricerca di quella sfocatura che rende le persone tristi, affrante, ammalate. E quasi sempre trovo una o più decisioni che non sono state mai più messe in discussione, trovo giudizi, opinioni, prese di posizione che hanno cristallizzato una vita in direzione del dolore. 

Trovo che le persone si attacchino a queste convinzioni dolorose con le unghie e con i denti. E ho scoperto che l'arte di lasciar andare è veramente ciò che salva la vita. La capacità di rinunciare al proprio dolore per quanto grande e giustificato possa sembrarci, così come la possibilità di essere altro da quello che si è stati finora, è ciò che ci può portare al prossimo passo del nostro percorso, fuori dalla palude di giudizi e opinioni che ancora riteniamo veri. La disposizione interiore ad ammettere di avere torto, ad abbandonare luoghi, persone, situazioni, identificazioni e periodi della propria vita è ciò che decongestiona, sfiamma e guarisce le persone. Lasciar andare in profondità significa scaricare le forme pensiero degenerative che abbiamo collezionato in una intera esistenza (e anche nelle precedenti se credete alla reincarnazione) e permettere alla realtà di scivolare verso nuove forme. 

Lester Levenson affermava che tutta la realtà della nostra esistenza si basa su una decisione soltanto: o lascio andare qualsiasi pensiero ed emozione abbia in mente, o trattengo. Se trattengo continuo a perpetrare la follia di una esistenza diretta da un io piccolo che crede nell'avere ragione (il cosiddetto karma, al quale tutto sommato non credo più). Se rilascio entro nel flusso e nella fluidità. Ma la decisione è sempre mia, in ogni momento e ad ogni passo. Per questo continuo a ritenere l'arte del rilascio come una delle più sofisticate metodologie della coscienza, a discapito della sua semplicità. A molti di quelli con cui l'ho condivisa è cambiata la vita. E sicuramente cambiò me quando molti anni fa il mio primo insegnante di rilascio, alla mia dettagliata esposizione di tutti i miei complicatissimi e pesantissimi problemi esistenziali e fisici, rispose sorridendo come se niente fosse 'questa è la storia che ancora ti racconti... ora puoi lasciarla andare?'.

Andrea

http://quantum73.blogspot.it/2015/01/siate-felici-e-lasciate-andare.html?spref=fb
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venerdì 27 maggio 2016

RESISTENZE





Qualcuno esprime un'opinione contraria alla tua, o nega la verità di qualcosa che hai affermato. E immediatamente devi dire la tua.



Qualcuno scrive qualcosa su facebook, senti che per te non è così, che non sei d'accordo, e immediatamente passi al commento compulsivo.

Qualcuno fa qualcosa che ti fa arrabbiare, ti irrigidisce, e tu passi in modalità reattiva nell'arco di un nanosecondo, perdendo qualsiasi punto di riferimento della tua centratura.
Il mondo ti provoca e tu reagisci immediatamente. Non hai il tempo di pensare, di staccarti da ciò che accade e di lasciar fluire. Non hai tempo di processare la reazione automatica e farla divenire risposta cosciente perché, fino ad ora, nessuno ti ci aveva fatto fare caso. E così il mondo continua a provocarti, attraverso istigazioni, seduzioni, ammiccamenti, lusinghe, e tu sei come una barca alla deriva, sballottata dal salire e scendere delle onde emotive, senza alcun controllo. Ci sono mille principii che difendi a spada tratta e che credi essere i capisaldi della tua 'personalità' i quali, ugualmente, funzionano da attivatori della reazione automatica.

Ciò in cui credi. Le giuste cause. La giusta indignazione. La difesa dei tuoi valori e dei tuoi diritti. La tua storia personale che abbracci e coccoli come un prezioso cimelio, i tuoi principii spirituali. Potresti arrivare a immaginare di intraprendere un qualche tipo di percorso, iniziando la tua trafila di libri, pratiche, meditazioni, mantra, mudra, asana, preghiere, riti, incensini, e chi più ne ha più ne metta.

Ti attivi e ti sbatti a favore e in difesa di tutto ciò, e questo ti porta via energia, tempo, risorse, e non sei un grammo più felice di quando hai iniziato a percorrere questa lunga e tortuosa strada. E poi arriva qualcuno, dall'altra parte della barricata che ti fa osservare che semplicemente puoi lasciar andare tutto questo ed essere pace, ti dice che c'è un altro modo di vivere, che puoi sperimentare una realtà priva di conflitto, sofferenza, priva di nemici e di proprietà da difendere.

Ma devi abbandonare tutto questo. E tu recalcitri. Tu vuoi difendere il tuo terreno, le tue preziosissime opinioni. Vuoi difendere la tua rabbia, il tuo rancore, la tua giusta indignazione, combattere le tue sante guerre e percorrere le tue vie nel conflitto, nella separazione. E allora quel qualcuno dall'altra parte ti pone quella domanda apparentemente banale che inizia a scardinare la tua cosiddetta personalità a cui sei così tanto affezionato: "Chi sei tu? Chi è colui che combatte queste grandi cause?" E tu sarai tentato di dire 'IO', con la fierezza di un campione, tronfio delle sue conquiste. 

Quel qualcuno allora suggerirebbe guardandoti dritto negli occhi "... e se ti dicessi che quell'io non esiste ed è soltanto un'accozzaglia di forme pensiero, costrutti psichici e aggregati senza alcun significato? E se ti dicessi che per avere una vita priva di sofferenza è proprio quell'io che devi disgregare e abbandonare?" Tu allora diresti che l'Io serve, che senza l'io non si può vivere, che si diventa matti senza, e che sono favole quelle che affermano che si possa vivere senza il senso dell'io. E ancora una volta sarebbe una reazione emotiva automatica a parlare e non 'tu'.

Devi farlo, perché senti un senso di minaccia, perché qualcosa inizia a muoversi e a reagire dentro di te proprio nel momento esatto in cui ti si dice che puoi abbandonare quell'identificazione. Ti arrabbieresti, sbraiteresti e ti gireresti dall'altra parte sconsolato perché "sta roba spirituale so' tutte cazzate" e, almeno fino alla prossima possibilità che ti sarà offerta (e saranno infinite, tranquillo), il tizio dall'altra parte della barricata ti guarderà allontanarti in una nuvola di polvere, dicendo fra sé e sé "prima o poi lo capirà, diamogli tempo" e poi scomparirà, tornando da dove è venuto.

http://maghierranti.blogspot.it/2016/04/resistenze.html

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giovedì 26 maggio 2016

L’ego, il falso centro – Osho

Un bimbo nasce. Egli viene al mondo senza alcuna cognizione, né coscienza del proprio sé. E la prima cosa di cui diventa consapevole non è sè stesso. Come prima cosa diventa consapevole dell’altro. E’ naturale, perché gli occhi si aprono verso l’esterno, le mani toccano gli altri, le orecchie ascoltano gli altri, la lingua sente il sapore del cibo e il naso sente gli odori esterni. Tutti questi sensi sono aperti verso l’esterno. Nascere significa questo. Nascita significa venire in questo mondo: il mondo di ciò che sta fuori.

Egli dapprima diventa consapevole della madre. Poi un po’ alla volta, diventa consapevole del proprio corpo. Anche questo è l’altro, anche questo appartiene al mondo esterno. Ha fame e sente il corpo, quando il suo bisogno viene soddisfatto, si dimentica del corpo. E’ così che un bimbo cresce.

Prima diventa consapevole dell’altro, e poi a poco a poco, in contrasto con l’altro, diviene consapevole di sé stesso. Tale consapevolezza è una consapevolezza riflessa. Egli non è consapevole di chi lui sia. E’ semplicemente consapevole della madre e di ciò che lei pensa di lui. Se sorride, se gli fa dei complimenti, se gli dice: “Quanto sei bello”, se lo abbraccia e lo bacia, il bimbo è soddisfatto di sé. In questo modo, è nato l’ego.

Attraverso i complimenti, l’amore, le cure, egli si sente bene, sente di essere apprezzato, sente di avere un significato. Nasce un centro. Ma questo centro è un centro riflesso. Non è il suo vero essere. Egli non sa chi è; sa solo quello che gli altri pensano di lui. E questo è l’ego: il riflesso, ciò che pensano gli altri. Se nessuno pensa che lui sia utile, gli fa dei complimenti, gli sorride, nasce un ego malato, triste, rifiutato, simile a una ferita; un ego che si sente inferiore, indegno. Anche questo è ego. Anche questo è un riflesso.

Dapprima viene la madre, e all’inizio la madre rappresenta tutto il mondo. Poi alla madre si uniscono gli altri, e il mondo continua a crescere. E più il mondo cresce, più l’ego diventa complesso, perché vi si riflettono le opinioni di molte altre persone. L’ego è un fenomeno di accumulazione, un sottoprodotto della vita vissuta con gli altri. Se un bambino vive completamente solo, non accadrà che in lui cresca un ego. Ma questo non aiuta affatto. Egli rimarrà come un animale, ma non vuol dire che arriverà a conoscere il suo autentico sé, per nulla!

Il reale può essere conosciuto solo attraverso il falso, quindi l’ego è necessario. Bisogna passarci attraverso. E’ una disciplina. Il reale può essere conosciuto solo attraverso l’illusione. Non potete conoscere la verità direttamente. Prima dovete conoscere ciò che non è vero. Prima dovete scontrarvi con il falso: questo incontro, vi aiuterà a conoscere la verità. Se conoscete il falso in quanto tale, la verità sorgerà in voi. L’ego è una necessità; è una necessità sociale, è una conseguenza della società. E la società è tutto ciò che vi circonda: non siete voi, ma quello che vi sta intorno. Tutto, eccetto voi, è la società. E tutti riflettono. Andrai a scuola e il maestro rifletterà chi sei. Diventerai amico di altri bambini, e gli altri bambini rifletteranno chi sei. Pian piano, tutti quanti aggiungono qualcosa al tuo ego, e tutti cercano di modificarlo, in modo tale che tu non divenga un problema per la società.

Gli altri non si preoccupano di te. Il loro unico interesse è la società. La società si preoccupa di se stessa, e così dev’essere. A loro non importa che tu divenga un conoscitore di te stesso. A loro importa che tu divenga una parte efficiente del meccanismo della società: devi adattarti allo schema. Quindi, cercano di darti un ego compatibile con la società. Ti insegnano una morale. La morale comporta il darti un ego compatibile con la società. Se sei immorale, in un modo o nell’altro, sarai sempre un disadattato.

Ecco perché si mettono i criminali in prigione: non perché abbiano fatto qualcosa di sbagliato; non perché la prigione possa aiutarli a migliorare, anzi… Semplicemente essi non sono compatibili. Sono fonte di problemi. Hanno ego particolari, che la società non approva. Se la società li approvasse, tutto andrebbe bene.

Un uomo ammazza qualcuno: è un assassino. Lo stesso uomo, in tempo di guerra, uccide migliaia di persone… e diventa un grande eroe. La società non è disturbata da un delitto, però il delitto deve essere commesso negli interessi della società: in questo caso è pienamente accettato. La società non si preoccupa della moralità. La moralità presuppone semplicemente che tu ti debba adattare alla società. Se la società è in guerra, la morale cambia. Se la società è in pace, esiste una morale diversa.

La morale è politica sociale. E’ diplomazia. E ogni bambino deve essere allevato ed educato in maniera tale, da rientrare negli schemi della società, in quanto ad essa interessa solo avere componenti efficienti. Alla società non interessa che tu raggiunga la conoscenza di te stesso. La società crea un ego, perché l’ego può essere controllato e manipolato. Mentre il sé non potrà mai essere né controllato né manipolato. Nessuno ha mai sentito parlare di un società che controlli il sé: non è possibile.


Il bambino ha bisogno di un centro. La società gliene da uno, e il bambino a poco a poco si convince che quello sia il suo vero centro o ego. Un bambino torna a casa e se è risultato il primo della classe, tutta la famiglia è felice. Viene abbracciato, baciato e lodato. In questo modo gli si sta dando un ego, un ego sottile. E se invece il bambino torna a casa deluso, sconfitto, con un brutto voto, allora nessuno gli fa complimenti ed egli si sente rifiutato… la prossima volta ci metterà più impegno, perché il suo centro, il suo ego è stato scosso.

L’ego è sempre agitato, è sempre in cerca di alimento, in cerca di qualcuno che gli faccia delle lodi. E’ per questo motivo che chiedete continuamente attenzione. Noi prendiamo dagli altri l’idea di chi siamo. Essi danno forma al nostro centro. Ma questo centro è falso, perché ognuno porta in sé il proprio vero profondo centro. E nessun altro può metterci voce… non sono affari loro! Nessun altro gli può dare forma… veniamo al mondo con quel centro. Siamo nati con esso.

Quindi, tu hai due centri: un centro che ti è dato dall’esistenza stessa, che è il tuo vero Sé; e l’altro creato dalla società, ossia l’ego, che è invece falso. Attraverso di esso la società ti controlla: devi comportarti in un certo modo, perché solo in questo caso la società ti apprezza. Devi camminare in un certo modo, devi ridere in un certo modo, devi assumere un certo comportamento, avere una morale, un codice. Solo così la società ti apprezzerà, e se ciò non accadrà, il tuo ego ne sarà sconvolto. E quando l’ego viene scosso, tu non sai più dove sei, non sai più chi sei.

Cercate di capire quanto più profondamente possibile questo concetto dell’ego, perchè è qualcosa di cui dovrete sbarazzarvi se vorrete raggiungere il vostro vero sé… Voi tutti siete dipendenti dal centro e di conseguenza non siete in grado di guardare nella direzione del sé.

La verità è che si teme l’ignoto, ciò che non si conosce. L’ego può anche essere difficoltoso, può creare molte sofferenze, tuttavia si pensa: “è mio”. Rappresenta qualcosa da afferrare, qualcosa a cui aggrapparsi, qualcosa sotto i piedi… non il vuoto, il limbo sconosciuto. Puoi anche essere infelice, ma perlomeno esisti. Persino l’essere sofferente ti fa sentire di esserci. Se te ne allontani, arriva la paura; inizi a temere l’oscurità e il caos… perché la società è riuscita a far luce solo su una piccola parte del tuo essere.

E’ come entrare in una foresta: fai un po’ di pulizia, liberi un piccolo spazio, lo recinti, costruisci una capanna, un giardinetto…. e sei soddisfatto. Oltre la siepe, la foresta, il mondo selvaggio. Invece qui tutto è a posto: hai pianificato tutto.

La società ha fatto un po’ di pulizia nella vostra consapevolezza. Ha ripulito perfettamente una piccola parte e l’ha recintata. E lì dentro tutto è a posto. E’ questo che fanno tutte le vostre università. Tutta la cultura e tutti i condizionamenti, servono solo a ripulire quella piccola porzione del vostro essere, in modo tale da farvi sentire a casa. Ma voi esistete anche oltre la siepe, così come esistete al suo interno, e la vostra mente cosciente è appena una parte, un decimo di tutto il vostro essere. Gli altri nove decimi sono in attesa, nell’oscurità, e in questi nove decimi è nascosto, da qualche parte, il vostro centro reale.

E’ necessario rischiare… essere coraggiosi. Occorre fare un passo nell’ignoto. Per un attimo, tutti i confini spariranno. Per un attimo, avrete le vertigini. Per un attimo, sarete spaventati e sconcertati, come se fosse avvenuto un terremoto. Ma se sarete coraggiosi e non tornerete indietro, se non ricadrete di nuovo nell’ego e continuerete ad andare avanti… troverete dentro di voi un centro, che possedete da vite intere. Questa è la vostra anima, il vostro sé.

Quando vi ci avvicinerete, tutto cambierà, tutto si organizzerà di nuovo. Ma questa volta l’assestamento non sarà opera della società. Ora ogni cosa diventerà un tutto organico e armonico, non un caos: nascerà un nuovo ordine, che non è l’ordine della società, ma l’ordine stesso dell’esistenza. E’ ciò che “Buddha, chiama Dhamma; “Lao Tzu”, Tao ed “Eraclito”, il Logos. Non è fatto dall’uomo: è l’ordine stesso dell’esistenza.

Ecco che allora, all’improvviso, tutto sarà di nuovo bello; anzi, per la prima volta, sarà davvero bello, perché le cose fatte dall’uomo non possono essere belle. Al massimo se ne può nascondere la bruttezza, ma niente di più. Si può cercare di renderle attraenti, ma non potranno mai essere belle. La differenza è la stessa che esiste tra un fiore vero e uno di plastica o di carta. L’ego è un fiore di plastica, morto, in lui non c’è vita alcuna. Tu hai invece dentro di te un “centro in fiore”. E’ per questo che gli hindu lo chiamano “Fior di Loto”, perché è qualcosa che fiorisce. Lo chiamano il “Loto dai mille petali”, e mille significa infiniti petali. Esso continua a fiorire, non si ferma mai, non muore mai.

Voi però, vi accontentate di un ego di plastica. E sono molti i motivi per cui vi accontentate. Con una cosa morta ci sono molti vantaggi. Il primo, è che una cosa morta non muore mai. Non può… non è mai stata viva. I fiori di plastica durano molto… non sono eterni, ma durano a lungo. Il fiore vero, che spunta in giardino, invece è eterno, ma non dura a lungo. E ciò che è eterno ha un suo modo di esserlo: nascere e morire continuamente. Con la morte si ricrea, torna a essere di nuovo giovane.

Il fiore vero cambia semplicemente corpo, e in questo modo è sempre fresco. Lascia il vecchio corpo ed entra in quello nuovo. Fiorisce da qualche altra parte… continua a fiorire. Ma noi non siamo in grado di cogliere questa continuità, perché è invisibile: vediamo solo un fiore e poi un altro fiore… non vediamo mai la continuità.

L’ego ha una sua qualità: è morto, è una cosa di plastica. Ed è molto facile averlo, perché sono gli altri a dartelo. Non hai bisogno di cercarlo, non è richiesta nessuna ricerca. Ecco perché solo diventando un ricercatore dell’ignoto, potrai essere un individuo, altrimenti non lo sarai mai. Se non hai un centro reale, come farai a essere un individuo? L’ego non è dell’individuo. E’ un fenomeno sociale, appartiene alla società, non è tuo. Ti dà però una funzione nella società, ti inserisce in una gerarchia. Ed è per questo che sei così infelice. Con un vita artificiale, come puoi essere felice?

Come puoi vivere in estasi e in beatitudine? Questo ego crea molte sofferenze, ma tu non lo puoi vedere, perché è la tua stessa oscurità e tu ti identifichi con essa. Non hai mai notato che tutti i tipi di infelicità penetrano in te attraverso l’ego? L’ego è l’inferno, può solo renderti infelice. Ogni volta che soffri, cerca semplicemente di osservare, di analizzare… e scoprirai che è l’ego, in qualche modo, la causa di tutto. Inoltre, esso continua a scoprire nuovi motivi di sofferenza.

L’ego lotta in continuazione con gli altri, perché non ha nessuna confidenza con sé stesso. Quando non hai niente in mano e invece pensi di avere qualcosa, ecco che nasce il problema. L’altro ti rende cosciente di questa evidenza, e niente colpisce come la verità. Allora devi difenderti: se non lo fai, ti perderai, la tua identità si spezzerà. Per questo devi difenderti e lottare: qui nasce il conflitto.

Chi è invece centrato nel suo sé, non è mai in conflitto. Possono essere gli altri a lottare con lui, ma lui non si metterà mai in conflitto con nessuno. Una volta, mentre un maestro Zen camminava per la strada, un uomo si precipitò su di lui e lo colpì duramente. Il maestro cadde, poi si rialzò, e riprese a camminare nella stessa direzione di prima, senza neppure voltarsi indietro. Un discepolo che era con il maestro rimase molto colpito e chiese: “Chi era quell’uomo? Che cosa vuol dire tutto questo? Nessuno può voler uccidere un essere che vive come te; e tu non lo hai neppure guardato. Chi è? e perché l’ha fatto?” Il maestro rispose: “E’ un problema suo, non mio”.

L’ego è sempre alla ricerca di guai. Perché se nessuno ti presta attenzione, il tuo ego inizia a sentirsi affamato. Vive dell’attenzione degli altri. Perciò, anche se qualcuno è in collera con te, ti va bene lo stesso: per lo meno ti ha prestato attenzione. Se qualcuno ti ama è meglio, ma se nessuno ti ama, ti va bene anche la rabbia. Perlomeno sei oggetto di attenzione. Se però questa attenzione non esiste, se nessuno pensa che tu sia importante, come farai a nutrire l’ego?

E’ necessaria l’attenzione degli altri… e tu cerchi di attirarla in mille modi: ti vesti in un certo modo, cerchi di farti bello, ti comporti in modo educato. Quando percepisci che la situazione è di un certo tipo, ti adegui immediatamente, in modo che la gente ti presti attenzione. Questo è vero e proprio mendicare.

Un vero mendicante è colui che ricerca e chiede attenzione. Un vero imperatore è colui che vive di sè stesso, che ha un proprio centro e non dipende da nessun altro.Per il Buddha se il mondo scomparisse di colpo, farebbe forse qualche differenza? No, per nulla, perché egli ha conseguito il proprio centro. Tu invece, se tua moglie scappa, va con qualcun altro, vai in pezzi, resti completamente sconvolto. Ma perché? Perché non hai nessun centro che sia davvero tuo. Era tua moglie a dartelo.

Questo è il modo in cui la gente vive. Questo è il modo in cui si diventa dipendenti dagli altri. E’ una vera e propria schiavitù, ed è molto profonda. Solo una persona priva di ego è per la prima volta un maestro e non più uno schiavo.

Inizia a cercare l’ego in te stesso. Tutte le volte che ti senti infelice, meschino, chiudi immediatamente gli occhi: cerca di scoprire dove ha origine questa infelicità, e ogni volta scoprirai che il tuo falso centro è entrato in conflitto con qualcuno. Tuttavia, le cause non stanno al di fuori di te. Il motivo fondamentale è dentro di te, ma tu guardi sempre al di fuori, chiedi sempre: chi mi rende così infelice? Chi provoca questa mia rabbia, questa mia angoscia? Se guardi all’esterno, non lo scoprirai mai. Limitati a chiudere gli occhi e a guardare sempre dentro di te. La fonte di ogni miseria, rabbia, angoscia, è nascosta dentro di te: è il tuo ego.

E se trovi la fonte, sarà facile andare oltre. Se riesci a vedere che il tuo stesso ego è la causa di ogni sofferenza, preferirai abbandonarlo, perché nessuno può portarsi dietro la causa della propria sofferenza, una volta che la conosce.

Che cos’è l’ego? L’ego è una gerarchia che si fonda sull’idea: “Nessuno è come me” e che può benissimo alimentarsi anche con un sentimento come l’umiltà, dicendo: “Nessuno è come me, sono il più umile di tutti gli uomini”. Ecco come funziona l’ego. E’ così sottile e astuto, che bisogna stare molto, molto attenti: solo così lo si può vedere. Non cercare quindi di essere umile, cerca semplicemente di capire che tutta l’infelicità e l’angoscia nascono dall’ego. Osserva semplicemente! Non c’è bisogno di lasciarlo andare, non si può. Colui che ci riuscirà, diventerà un nuovo ego, perché l’ego ritorna sempre. Limitati perciò ad osservare in disparte, non fare altro, limitarti ad osservare che l’ego è la fonte di ogni miseria. Ma non dirlo, non continuare a ripeterlo, non serve a niente. Ogni volta che ti senti infelice, chiudi semplicemente gli occhi e prova a vedere da dove viene questa disperazione e a capire che proviene dal tuo stesso ego.

Se continui a sentire e a capire e se questa comprensione si radica profondamente in te, un giorno all’improvviso ti accorgerai che l’ego è semplicemente scomparso, perché la comprensione stessa che sia l’ego a creare ogni sofferenza, lo fa decadere. Questa profonda comprensione, è la caduta stessa dell’ego.

Il vero sentiero verso il divino, verso l’assoluto, deve passare attraverso la regione dell’ego. Bisogna riconoscere come falso ciò che è falso. Bisogna riconoscere la fonte della nostra sofferenza in quanto tale, e a questo punto l’ego cade da solo, semplicemente.

Quando ti rendi conto che è un veleno, cade da sé. Ridi semplicemente di tutto, del fatto che eri tu stesso l’autore di tutta la tua sofferenza.

Avete costruito una casa/prigione tutto intorno a voi, e ora cercate qualcuno che vi aiuti, ma colui che dovrebbe portarvi aiuto, si trova sulla stessa barca. Ed è anche molto felice di aiutare, perché in questo modo anche il suo ego si sente molto, molto bene, sentendo la riconoscenza di coloro che aiuta.

Chi ha ancora i propri problemi, non può essere di grande aiuto ad altri. Solo chi non ne ha più, può aiutare. In Occidente, esistono numerosi centri di psicoanalisi, ma non sono di aiuto alle persone, anzi possono creare loro dei danni ulteriori. E questo perché chi cerca di aiutare, in realtà si trova sulla stessa barca di coloro che vorrebbe salvare.

Quando attraverso la comprensione e la consapevolezza maturerai, e avrai realizzato davvero che l’ego è la causa di tutta la tua sofferenza, un giorno lo vedrai semplicemente cadere come una foglia secca. Si poserà a terra, morirà per conto suo, senza che tu abbia fatto nulla, senza la pretesa di essere stato tu a farla cadere. Ti accorgerai che l’ego è semplicemente scomparso, e in quel momento emergerà il tuo vero centro. Questo vero centro è l’anima, il sé, Dio, la verità o qualsiasi altro nome tu voglia dargli. E’ senza nome, per cui puoi dargli tu stesso il nome che preferisci.

Osho

Rivisto da www.fisicaquantistica.it

Copyright © 2003 Osho International Foundation
Tratto da: Oltre le Frontiere della mente


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mercoledì 25 maggio 2016

Non reagire per evolvere - parte 2


Per quanto nel mondo new age oramai nessuno voglia più sentir parlare di dualità, perché vige il neo-dogma che “tutto è Uno”, in verità la quasi totalità delle persone non ha realizzato “fin nella carne” questa Unità, ma si limita a una conoscenza intellettuale e a una divulgazione altrettanto intellettuale del suddetto neo-dogma.


Per quanto molti tentino di rimuoverla dalla loro vita, la dualità è intorno a noi ogni giorno, in quanto è dentro le coscienze, e anche chi ha realizzato l’Uno... comunque si muove nella dualità, pur non facendone più parte. Se anche un illuminato assimila del cibo o ha rapporti sessuali è proprio perché, pur non percependo più la dualità, in ogni caso ne utilizza la rappresentazione. Sul piano della coscienza posso anche non sentire più la separazione con il mio partner o con il cibo, ma, a meno che non soffra di turbe psichiche (e nell’ambiente new age questa è la norma, non l’eccezione), resto comunque consapevole del fatto che, nell’apparenza duale, il partner e il cibo sono separati da me e quindi posso unirmi a loro anche fisicamente.


Nella dualità ognuno di noi ha un avversario, che è lo stesso per tutti, anche se per ognuno assume sfaccettature differenti.
Per quanto possa far parte d’una dualità illusoria, esso è perfettamente reale e capace d’influire sulle nostre vite, così come lo sono il sesso e il cibo. Il punto, semmai, è capire qual è la natura di tale avversario e utilizzare tale natura per operare un risveglio interiore.


L’avversario c’inganna ogni giorno facendoci credere che il nemico si trova all’esterno, in una situazione o in una persona, anziché all’interno, nella nostra natura reattiva. L’avversario è conosciuto sotto differenti nomi: Satana, il Principe del Mondo, il Signore della Dualità... è reale e ce ne mettono in guardia tutte le religioni. Il Male non è un personaggio sulfureo con le corna, bensì un’energia molto potente che ci costringe a re-agire al mondo esterno, tenendoci prigionieri della dualità.


Nel momento in cui vinciamo il nostro impulso a reagire meccanicamente interrompiamo il segnale che proviene dalla matrice duale (la matrix) su cui è costruita la realtà apparente. La matrice, infatti, si trova nelle mani del Principe del Mondo (“Vedi tutti questi regni ricchi e potenti, sono miei: a me sono stati dati e io li do a chi voglio,” pronuncia Satana quando tenta Gesù nel deserto). Ogni volta che cediamo alla tentazione di re-agire – divenendo schiavi della rabbia, del sesso, dell’ingordigia, dell’avarizia, di impulsi egoistici, ecc. – stiamo fornendo energia alla matrix satanica.


Non possiamo passare dalla schiavitù alla libertà in un solo giorno, smettendo di reagire e svincolandoci per sempre dalla matrice. Il trucco sta nel riuscire a rimandare la reazione il più a lungo possibile. È imperativo trovare il coraggio di interrompere il segnale almeno per pochi secondi, durante i quali tratteniamo dentro di noi l’imbarazzo per un commento ricevuto, la rabbia verso un comportamento scorretto, la gratificazione per un complimento o l’impulso sessuale. In quei pochi secondi ci sottraiamo all’influenza della matrice. È essenziale avere fede che non abbiamo niente da perdere a non reagire, bensì tutto da guadagnare.


Nel trattenere la reazione meccanica al nostro interno – limitando per quanto ci è possibile la manifestazione esteriore del disagio che proviamo – sentiamo che il Fuoco si accumula dentro di noi pervadendo i nostri corpi sottili. Il malessere che avvertiamo è il dolore del galeotto che prova a liberare i polsi dalle catene!


La libertà impone un prezzo da pagare.
Tentare di sottrarvi al dominio della matrice satanica vi farà sicuramente male.
Non si evade dalla prigione mettendosi a meditare comodamente nella propria cella, satura di profumo d’incenso.
I bravi marinai non si forgiano su mari tranquilli.


Salvatore Brizzi
(occupazione: domatore di fiumi)

link parte 1  post precedente.

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dal controllo alla sorveglianza

Ad ognuno, la propria variante:
"Cambiate tattica: spostate il centro di gravità dal
controllo alla sorveglianza. Fate attenzione ai segnali e ai
suggerimenti che vi invia l’Universo. Non insistete sul
vostro scenario, lasciate che il mondo si muova secondo
la corrente delle varianti. 
Questo non significa che
dobbiate essere d'accordo totalmente su tutto. 

Bisogna
capire che "seguire passivamente la corrente" e "seguire
consapevolmente la corrente delle varianti " sono due
cose completamente diverse". 

Vadim Zeland, Il Proiettore (Macro edizioni)

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martedì 24 maggio 2016

Pure Crystal Bowl Chakra Clearing

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Ogni pensiero è una limitazione

C'è un punto nel quale la ricerca si ferma, un momento nel quale crediamo di aver capito\trovato la verità. C'è un livello di pace e imperturbabilità che Lester chiamava lo strato ananda, quello della beatitudine, che può farci credere di essere arrivati da qualche parte. E' una trappola. La più grande trappola che l'ego ci tende è quella di farci credere di averlo trasceso, quando invece siamo ancora incastrati nella sua eterna impresa messa in atto nel tentativo di perpetrarsi. E' uno stato che va rilasciato. .

In certi momenti possiamo credere di essere in contatto con esseri soprannaturali, con Dio, col Cristo, con la madre terra, con le forze della natura, potremmo addirittura vedere fenomeni paranormali attorno a noi manifestarsi a testimonianza dell'alto livello da noi raggiunto. Sono tutti stati che vanno lasciati andare, illusioni della mente, meccanismi molto fini disegnati per farci restare nella persistenza dell'illusione. E infine la ricerca ci porterà ad essere convinti di alcune leggi, princìpi spirituali eterni e immutabili, rafforzerà in noi l'idea di essere illuminati, risvegliati, di avere qualche capacità superiore, qualche potere occulto. 

Ci farà credere di dover aprire scuole, tenere gruppi, parlare in pubblico. Sono stati che vanno lasciati andare. L'energia spirituale accumulata con la pratica porterà fuori ogni angolo buio ed ogni deviazione presente nell'inconscio per farcela vedere a volte in maniere assolutamente spettacolari e potremmo voler identificarci con ciascuna di queste. Ci farà credere di essere leader, guru, terapeuti olistici, guaritori, artisti illuminati... ma ciascuna di queste 'sembianze' dovrà essere abbandonata per non bloccare il flusso di crescita. 

Ogni volta che crederemo in una delle nostre storie mentali la realtà si solidificherà in quella direzione, dandoci a volte un senso di sicurezza, ma, quella, sarà puntualmente la fine della crescita. E possiamo fermarci per un po' certo, possiamo restare a guardare un panorama crearsi davanti ai nostri occhi secondo i dettami della nostra storia. Ma prima o poi anche questo panorama andrà rilasciato. E prima o poi ci sarà drammaticamente chiaro che ogni pensiero tenuto in mente è, a conti fatti, una limitazione.

http://maghierranti.blogspot.it/2016/01/ogni-pensiero-e-una-limitazione.html

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venerdì 20 maggio 2016

UN ANTICO METODO PER RISOLVERE UNA COMPLESSA SITUAZIONE

Ognuno di noi possiede una risorsa nascosta, della quale ci dimentichiamo di servirci. E’ il nostro subconscio. Ma i nostri antenati conoscevano l’accesso al subconscio: lo ascoltavano, sapevano sentire l’anima e agivano in base a tutti questi fattori interiori. Quindi, se avete un problema e non ne avete una soluzione, liberate la potenzialità del vostro subconscio.


Questo esercizio si fa prima di andare a dormire: in questo arco della giornata il subconscio è più attivo. Ricordatelo e fate prima di dormire qualsiasi tipi di affermazione, training ecc.
Mettetevi comodi (meglio da sdraiati, ma non ha importanza, fate come vi viene meglio), chiudete gli occhi e iniziate a pensare a qualcosa di piacevole.
Facendo così sintonizzate il vostro sfondo emozionale con il subconscio e con l’anima. Il cervello (la mente conscia) inizierà a cedere e ad annebbiarsi.

Proprio in questo momento immaginate che la soluzione del vostro problema si trovi dentro un CUBO NERO.
Lo tenete tra le mani.
Il cubo è chiuso da tutti i lati.
Concentratevi sul cubo, sentite la sua superficie ruvida e fredda, guardate il suo colore che rievoca gli abissi marini, e cercate di aprirlo.
Dimenticate il problema, pensate solo a come aprire il cubo: la soluzione sta dentro.
Così bussate alla porta del vostro subconscio.

Continuate a fare così per diverse sere, e una bella mattina capirete che il cubo si è aperto per voi. Ciò che si trovava dentro è la soluzione ottimale del vostro problema.
Ricordatevi che il subconscio non va sollecitato, non va forzato. La questione sta nel saperlo ascoltare.
Più spesso farete questo esercizio, pià sarà facile accedere al subconscio, e un giorno lo potrete fare al volo.

Ascoltate il vostro subconscio, contattatelo più spesso, perché offre sempre una soluzione migliore. Avete solo bisogno di imparare a sentire quello che dice.

http://www.aum.news/…/964-est-ochen-drevnij-i-dejstvennyj-s…

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mercoledì 18 maggio 2016

COSCIENZA SCIAMANICA




"Lo sciamanesimo è un viaggio di ritorno. Un guerriero torna vittorioso allo spirito, dopo essere disceso agli inferi. E dagli inferi porta dei trofei: la comprensione è uno dei trofei."

(Carlos Castaneda, Il Potere del Silenzio
)

meditazione in onde delta 4,4 hz che aiuta ad essere consapevole dei processi subconsci

Questo video contiene 4,5 Hz (Deep Theta Frequency).

Monaci tibetani sottoposti a monitoraggio estensivo cervello (EEG) sono stati trovati ad avere una frequenza media di onde cerebrali di 4.5 Hz.

Le seguenti frequenze sono contenute in questo video:

4.5 Hz
battito binaurale
Mindstate sciamanica
Sinistra - 144 Hz (frequenza Unità)
Destra - 139.5 Hz (Hyper-Gamma)
Effetto - 4.5 Hz


Prima dell'ascolto bere un bicchiere di acqua, ascoltare con cuffie stereo, si può' fare la sera prima di addormentarsi induce a sogni molto intensi

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martedì 17 maggio 2016

CIO' CHE NON E' STATO PERDONATO....distrugge la salute

Le emozioni negative "pesanti" come il rancore e la delusione agiscono sulle cellule viventi, oggi l'ha provato anche la scienza. I rancori non curati non se ne vanno mai da soli. Accumulandosi, si trasformano in stanchezza, e poi in malattie.


...distrugge i rapporti. Se non pulite il sibconscio dai vecchi rancori, dalla vecchia rabbia, permettere a tutte queste emozioni negative di fare il loro lavoro, di anno in anno, e poi vi fate delle domande: perché mi avevano offeso o tradito.. e di chi è colpa?

... distrugge le carriere: basta immaginare una persona che pensa continuamente ai suoi insuccessi passati; il tempo lavorerà contro di lei.

Ne vale la pena di trascinare il peso del passato?
I ricordi fanno proiettare all'infinito il film sul passato facendovi rivivere gli stessi momenti chi vi avevano procurato il dolore. Questi ricordi portano via la vostra energia, perché alimentate il passato.

Qual'è la via d'uscita?
Tornare al passato per trasformare il dolore in gioia, il rancore in perdono, l'aggressione in amore, perdonare qui ed ora SE STESSI e tutti i partecipanti degli psicodrammi del passato. Ringraziare se stessi e gli altri per una lezione e per quell'esperienza che vi ha permesso di salire su un gradino più alto, di diventare più consapevoli.

Una recensione:
"Questo programma penso sia tra quelli "base" che ognuno dovrebbe avere nella sua valigetta di pronto soccorso. Chiedo spesso a me stessa quante volte al giorno si debba perdonare gli altri ma principalmente se stessi, colpevolizzandosi e trattandosi male in vari modi. Io, dopo questo programma ho la sensazione piacevole della leggerezza,come aver depositato finalmente un peso. Grazie Lenni." (Antonella)

Advanced Mind Institute Italia


Descrizione:

Il programma "La meditazione del perdono" è uno strumento importante e necessario per la sintonizzazione del nostro corpo energeticoinformazionale (il nostro "bozzolo vibrazionale"). Perdonare una persona, oppure una situazione, dal punto di vista energeticoinformazionale, significa "rattoppare" i buchi nei nostri corpi sottili, attraverso i quali perdiamo molta energia. Il peso dei rancori è quello tra i più brutti, ed è necessario liberarsene. Ognuno di noi conosce il sentimento di rancore, avendolo nutrito più volte, nella vita.

Non ci pensiamo mai, ma potremmo nutrire il rancore non solo verso una concreta persona, ma anche verso il destino, verso il paese dove abitiamo, verso la nostra civiltà e così via; tutto può essere l'oggetto del rancore: una persona, un essere inanimato, una situazione. Molti guaritori credono che dei rancori radicati possano causare una moltitudine di gravi malattie, tra cui anche il cancro, succhiando via molte nostre energie. Ecco perché è molto importante “sradicare” ciò che sta nelle profondità del subconscio.

Occorre notare che molti rancori nascono senza fondamenti; nascono, per esempio, solamente perché le azioni di una persona non hanno trovato corrispondenza alle nostre aspettative. Il rancore di per se stesso è soggettivo, e può nascere senza alcuna base oggettiva. A volte ci offendiamo apposta, per avere un vantaggio personale: per esempio, una ragazza potrebbe dimostrarsi offesa solo per farsi dare una prova dei sentimenti del suo fidanzato.

Ognuno di noi presenta un groviglio di rancori: verso i genitori, verso il capo, verso gli amici, i colleghi... Essendo molto abituati a questo sentimento, abbiamo smesso di percepirlo come qualcosa di negativo per noi, ma non è così. Siamo noi per primi a risentirne gli effetti negativi, e non l'oggetto del rancore.

Un rancore tira l'altro: tutti, di sicuro, conoscono delle persone perennemente offese e rancorose; per loro, anche una parola sbagliata può infliggere una profonda ferita psicologica, solamente perché questa persona è già predisposta a questo tipo di reazione.

I rancori, le paure ed altre emozioni negative possiedono le loro frequenze. Di solito si collocano nella banda 144-396 Hz, e sono proprio quelle frequenze che sono capaci di ferire il nostro bozzolo vibrazionale.

Il programma “La meditazione del perdono” lavora con queste frequenze, facendo il “rattoppo” del bozzolo vibrazionale. Ma un semplice ascolto del programma non basterà; occorre liberarsi del peso dei rancori, perdonare tutti coloro che vi hanno offeso. In realtà, questo non è affatto semplice.
Quando voi pensate al dolore che avete provato, il vostro rancore vi sembra più che logico, più che ovvio. Bisogna scavalcarlo: facendo così voi state facendo del bene prima di tutto a VOI STESSI.

https://it.advanced-mind-institute.org/negozio/emozioni-e-umore/la-meditazione-del-perdono.html

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SMETTI DI SPIEGARE, SMETTI DI GIUSTIFICARE

"Ogni tanto considera un atteggiamento yin come il più saggio da adottare..."

"in che senso?"

"Smetti di fare, smetti lottare, smetti di spiegare.. soprattutto di spiegare..."

"cioè?"

"quando qualcuno non ti crede tu non giustificarti! Quando qualcuno si oppone tu non resistere e non difenderti. Perchè in primo luogo dovresti volerti difendere? Perchè parlare..."

"se non parlo come darò il mio contributo? Come parteciperò alla vita sociale, alle discussioni a ciò che il mondo mi chiede?"

"Facendo silenzio. Essendo il vuoto. In quel vuoto c'è tutta l'espressione e l'energia dell'essere, tutta la tua partecipazione con la vita. La vita non ha bisogno che tu faccia di più, ma che tu sia di più. si parla tantissimo in questo momento, ma si dice veramente poco. Quando sei spimnto a parlare, a dimostrare chi è che vuole farlo? Si fa presto a dire 'IO' ma quell'IO è un coacervo di programmi automatici dai quali non puoi essere libero. Avete bisogno di dire, di parlare, di dimostrare.. è una dipendenza che non vi lascia mai liberi. E la chiamate discussione, dibattito, ma in realtà è solo la mente che vuole perdere tempo in giochi della mente, in cerchi dai quali non si può mai usicre. Nel silenzio invece trovereste molte risposte, fuori da quella chiacchiera continua. E tu... quanto ancora vuoi parlare?"


"e si può essere senza fare? Si può comunicare senza parlare?"


"E' quello che stiamo cercando di insegnarti. Nell'assenza di movimento sei di più. Nello stare senza reagire sei di più. Nel non parlare puoi 'emanare' di più e a quel punto le persone si nutriranno di energia e non più di parole e le discussioni, i dibattiti cesseranno. Dopo che avrai raggiunto la calma e l'equanimità, nella disciplina che ti sei dato, tutta l'energia sparsa in mille pensieri e mille emozioni caotiche e centomila parole prive di energia, sarà raccolta in un unico punto focale, un'unica riserva semi illimitata. A quel punto qualsiasi parola avrà impatto. Qualsiasi pensiero avrà peso. Ma non prima. Prima sarai solo un pupazzo nelle mani della mente. Dopo, dopo sì che arriverà l'intensità e comprenderai il senso del fare senza fare, di essere di più facendo molto di meno."

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HUMMING


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Humming indica in inglese il suono «mmmmmmmm» emesso a bocca chiusa.


Emettere il suono «mmmmmmmm» a bocca chiusa può essere una tecnica straordinaria e lo puoi fare ovunque... almeno una volta al giorno; se puoi farlo due volte è ancora meglio. È una musica interiore cosi bella che reca pace a tutto il tuo essere; le tue parti contrastanti cominciano a entrare in sintonia e col tempo sentirai sorgere nel tuo corpo una musica sottile. Dopo due o tre mesi, mentre stai semplicemente seduto in silenzio, sentirai una musica sottile, un'armonia interiore, una sorta di vibrazione.


Tutto funziona a meraviglia, come il motore di una macchina appena messo a punto.


Un bravo guidatore sa quando qualcosa non va. I passeggeri forse non se ne accorgono, ma un bravo guidatore sente immediatamente quando il ronzio cambia. Non è più armonioso, è subentrato un rumore nuovo. Nessun altro ci fa caso, ma chi ama guidare si renderà subito conto che qualcosa non va. Il motore non funziona più come dovrebbe.


Anche tu, grazie alla tecnica dell'humming, pian piano ti accorgerai quando nel tuo corpo qualcosa non va: se hai mangiato troppo sentirai che la tua armonia interiore « perde colpi » e dovrai scegliere: o il troppo cibo o l'armonia interiore. E l'armonia interiore è cosi preziosa, cosi divina, un'estasi tale, a chi importa più del cibo?


E senza esserti imposto una dieta, ti accorgerai che mangi in modo più equilibrato. Quando L’humming interiore andrà ancor più a fondo, sarai in grado di distinguere quale cibo lo disturba; se mangi qualcosa di pesante che non riesci a digerire, quella musica perde la sua perfezione.


Una volta che L’humming sarà iniziato, vedrai quando il sesso si risveglia e quando si acquieta, e se il marito e la moglie praticano entrambi la meditazione, ti sorprenderà constatare quale armonia sorge tra due persone e come diventano intuitive, per cui una saprà subito se l'altra si sente triste. Non occorre dirlo; quando il marito è stanco, la moglie lo sa istintivamente perché entrambi funzionano sulla stessa lunghezza d'onda.


La meditazione non è altro che un ritorno a casa, un semplice riposo interiore. Non è il canto di un mantra, non è neppure preghiera: è un semplice ritorno a casa per riposarsi un poco. Non andare da nessuna parte è meditazione, essere semplicemente dove si è. Non esiste un altro posto: essere semplicemente dove si è, occupare solo lo spazio in cui ci si trova...
Osho

lunedì 16 maggio 2016

Guarire il corpo di dolore


“Il corpo di dolore vuole sopravvivere, al pari di ogni altra entità esistente, e può sopravvivere solo se vi induce a identificarvi inconsapevolmente con esso. Deve alimentarsi tramite voi. Si nutrirà di ogni esperienza che entri in risonanza con il suo stesso tipo di energia, ogni cosa che crei ulteriore dolore sotto qualunque forma: collera, capacità distruttiva, odio, afflizione, dramma emozionale, violenza, perfino malattia.”

Eckhart Tolle


In questo modo, come abbiamo visto, il corpo di dolore crea nelle nostre vite situazioni che riflettono la sua frequenza vibratoria, al solo scopo di trarne nutrimento. Il dolore può alimentarsi solo di dolore.

La sua sopravvivenza dipende dalla nostra identificazione inconsapevole con esso, e soprattutto dalla nostra tendenza a evitarlo o reprimerlo. Se non lo affrontiamo saremo costretti a riviverlo ripetutamente. C’è quindi solo una possibilità.

“Nel momento in cui lo osservate, ne avvertite in voi il campo energetico e vi rivolgete la vostra attenzione, l’identificazione è interrotta. Così avete raggiunto il potere di Adesso.

L’inconsapevolezza lo crea; la consapevolezza lo trasforma in

se stessa. San Paolo disse: 'Ogni cosa si rivela con

l’esposizione alla luce, e tutto ciò che è esposto alla luce diventa a sua volta luce'

Se lo combattete creerete un conflitto

interiore e pertanto ulteriore dolore. Osservarlo è sufficiente.

Implica accettarlo come parte di ciò che esiste in quel momento. Il corpo di dolore si compone di energia vitale intrappolata che si è staccata dal nostro campo energetico totale ed è diventata temporaneamente autonoma attraverso il processo innaturale di identificazione con la mente.”

Eckhart Tolle


La consapevolezza è il rimedio, la consapevolezza è la risposta. La consapevolezza è il Segreto.

Ecco dunque quello che possiamo e dobbiamo fare di fronte al dolore passato e presente:

Focalizziamo l’attenzione sulla sensazione dentro di noi.

Non permettiamo che la sensazione diventi pensiero. Non giudichiamo, non analizziamo, non creiamo un’identità su di esso.

Rimaniamo presenti e osserviamo imperterriti ciò che accade dentro di noi.

Diventiamo consapevoli non solo del dolore emozionale ma anche di “colui che osserva”, l’osservatore silenzioso.

Questo è tutto ciò che occorre fare. Tutte le tecniche di rilascio ed equilibrio emozionale sono supplementari a questo e funzionano solo se applicate in concomitanza al lavoro di consapevolezza.

Senza consapevolezza non esiste guarigione. Con la consapevolezza e l’accettazione qualsiasi tecnica funziona.


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domenica 15 maggio 2016

Il corpo di dolore è dipendente dall’infelicità.

“Qualsiasi emozione negativa che non sia completamente confrontata e vista per quello che è nel momento in cui nasce, non si dissolve completamente. Si lascia dietro un resto di dolore. [...] I resti del dolore rimasto da una qualsiasi forte emozione negativa non affrontata, non accettata, e quindi non lasciata andare, si uniscono per formare un campo energetico che vive in ogni cellula del vostro corpo. [...] 

Questo campo di emozioni vecchie, ma ancora molto presenti e che vivono in quasi tutti gli esseri umani, è il corpo di dolore. [...] Il corpo di dolore è una forma di energia semi- autonoma che vive nella maggior parte degli esseri umani, un’entità fatta di emozioni. Ha una sua intelligenza primitiva, non dissimile dalla furbizia animale, diretta principalmente alla sopravvivenza. 

Come tutte le forme di vita, periodicamente ha bisogno di nutrirsi, di prendere nuova energia, e il cibo che richiede consiste di energia compatibile con la propria, un’energia che vibra a una frequenza simile. 

Ogni esperienza emozionale dolorosa può essere usata come cibo dal corpo di dolore; ecco perché prospera con il pensiero negativo così come nel dramma delle relazioni. Il corpo di dolore è dipendente dall’infelicità.

Può essere uno shock quando comprendete per la prima volta che vi è qualcosa in voi che periodicamente cerca emozioni negative, cerca infelicità.”

Eckhart Tolle





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La Via del Ritorno... a Casa

Come affrontare il dolore



“Quando c’è dolore, il sistema nervoso subisce un grande shock, è un enorme colpo sia per la parte fisiologica che per quella psicologica dell’essere. Di solito cerchiamo di vincere il dolore prendendo qualche sostanza, dandoci al bere o attraverso qualche forma di religione. Oppure diventiamo cinici e accettiamo le cose come inevitabili. Possiamo approfondire questa questione seriamente? È possibile non fuggire affatto dal dolore?

Mio figlio è morto e c’è un dolore immenso, un grande shock, e scopro di essere veramente solo. Non posso affrontare questa cosa, non posso sopportarla, e cerco qualche fuga. Ci sono molti modi per fuggire da questo stato: mondani, religiosi o filosofici e questa fuga è uno spreco di energia. È possibile non fuggire di fronte a nessun dolore? Il dolore della solitudine, dell’angoscia, di uno shock, ma rimanere completamente con l’evento, con questa cosa chiamata sofferenza, è possibile? Possiamo sostenere qualsiasi problema, stare lì senza cercare di risolverlo, cercando di guardarlo e di tenerlo fra le mani come se fosse un bellissimo e prezioso gioiello? La bellezza di quel gioiello è talmente affascinante, talmente magnetica che continuiamo a guardarlo. Allo stesso modo, se potessimo tenere completamente il nostro dolore, senza il minimo movimento di pensiero o di fuga, l’atto stesso di non fuggire da quel fatto porta a un totale scioglimento di ciò che ha causato dolore.”

Jiddu Krishnamurti

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sabato 14 maggio 2016

"Come dentro così fuori."

Chi è attento si accorge che le scuse non servono più. Raccontarsi che prima di occuparsi di sè bisogna risolvere il problema del lavoro, o della relazione in corso, o quello economico, sono solo tentativi di andare avanti senza voler guardare quello che, al proprio interno, sta bloccando e condizionando ogni cosa.
Gli obbiettivi esteriori si possono raggiungere quando, al proprio interno, vi è rispetto ed amore per se stessi. Da questo stato interiore scaturiscono naturalmente decisioni ed azioni che rendono manifesto anche all'esterno ciò che dentro è cambiato..
Non si aspetta più il comodo dell'altro, non si accetta di tirare in lungo una situazione sino alla perdita completa delle proprie forze, solo per non scontentare, per non sentirsi in colpa o giudicati.
Quando sei a tuo agio, sereno, ed amorevole con te stesso, hai coscienza del tuo valore e non accetti più un trattamento che ti umilia e ti sminuisce.
Gli obbiettivi esteriori arrivano da sè, senza che tu debba fare altro. Hai già creato, con il tuo cambiamento interiore, il nuovo mondo che stai per manifestare.
"Come dentro così fuori."

~ Valeria Pisano ~
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giovedì 12 maggio 2016

LA PARABOLA DEL VELENO.

Nell'antica Cina una ragazza dopo il matrimonio andava a vivere e a servire in casa di suo marito.
Una ragazza non ce la fece a sopportare i rimproveri della suocera e decise di sbarazzarsene.


Andò da un venditore di erbe, amico di suo padre, e gli disse:
- Non posso vivere con mia suocera, mi fa impazzire. Mi aiuti, la pagherò bene.
- Come posso esserti utile?
- Voglio comprare un veleno, per ucciderla e così farla finita.

Dopo una lunga riflessione l'erborista disse:
- Va bene, ti aiuterò. Ma tu devi capire due cose. La prima cosa: tu non potrai avvelenarla subito, perché tutti lo capirebbero. Ti darò delle erbe che la uccideranno piano piano, e nessuno sospetterà di te. Secondo: per evitare ogni sospetto, tu dovrai imparare a gestire la tua rabbia, a rispettare la suocera, ad amarla ed ascoltarla.. dovrai imparare la pazienza.

La ragazza prese le erbe ed iniziò ad aggiungerle nel cibo di sua suocera. Inoltre, imparò a controllarsi, ad ascoltare la vecchia donna e a rispettarla. Quando la suocera vide come cambiò la nuora, iniziò a volerle bene con tutto il cuore. Diceva a tutti quanto era brava, che era un sogno. Sei mesi dopo i loro rapporti assomigliavano di più a quelle tra madre e figlia.

Un giorno la giovane donna corse dall'erborista e lo pregò:
- In nome di Dio, salvi mia suocera dal veleno che le avevo dato. Non voglio ucciderla. Le voglio bene, è la migliore suocera al mondo.
Il vecchio sorrise e rispose:
- Stai tranquilla, non ti avevo dato nessun veleno. Ti avevo dato delle spezie.
Il veleno era soltanto nella tua testa, e te ne sei liberata da sola.

Advanced Mind Institute Italia

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mercoledì 11 maggio 2016

Liberati da ogni fede


La verità porta libertà perché è una tua scoperta.

Tu “sei” la ricerca.
Ogni bambino nasce col bisogno innato di cercare la verità. Non è qualcosa che ha imparato o acquisito in seguito durante la vita. La verità significa semplicemente: “lo sono, ma non so chi sono”. E la domanda nasce naturalmente: “lo devo conoscere la realtà del mio essere”. Non è un fatto di pura curiosità.

Questi sono i tre modi differenti, le tre categorie in cui il mondo può essere diviso: ci sono cose che esistono, ma non sanno di esistere; quindi non hanno la possibilità di aprirsi ad una ricerca. Sono chiuse. La loro esistenza è senza finestre. Poi ci sono gli animali che sanno di esistere, ma non hanno l’intelligenza di chiedersi che cosa è quello che essi sono. Le loro finestre sono aperte, ma la loro intelligenza non è sufficiente per guardare fuori e vedere le stelle e il cielo e gli uccelli e gli alberi. Hanno finestre, ma che siano aperte o chiuse non fa una gran differenza. Forse una volta ogni tanto può accadere che un animale eccezionalmente usi la sua finestra. Nell’Ashram di Shri Raman Maharshi… egli è stato una delle persone più importanti di questo secolo. Non era un maestro; ecco perché non è conosciuto come lo è George Gurdjieff o J. Krishnamurti. La gente non lo conosce per quanto conosca Shri Aurobindo o P.D. Ouspensky che sono stati solo insegnanti, insegnanti di valore ma non mistici. Raman Maharshi era una pozza silenziosa di energia. Non parlava mai molto, a meno che non gli fosse chiesto qualcosa.
E anche allora la sua riposta era molto breve, con una particolare profondità, ma bisognava andarla a cercare. Non c’era in essa alcuna spiegazione. La sua letteratura è limitata a due, tre libretti. Il suo insegnamento consisteva per lo più nello stare in comunione silenziosa con i discepoli. Naturalmente solo alcune persone potevano beneficiare di questo. E ogni mattina mentre stava seduto, le persone stavano sedute, arrivava una mucca che, stando fuori, metteva il collo dentro attraverso una finestra e là rimaneva finché durava il satsang. Deve averlo fatto per anni. Le persone andavano e venivano, altre ne arrivavano, ma la mucca era molto costante… al momento giusto era là, mai in ritardo. E quando il satsang si scioglieva, se ne andava. Un giorno non apparve e Shri Raman disse: “Oggi non si può tenere il satsang, perché il meglio del mio pubblico è assente. Temo che la mucca o sia molto malata o sia già morta e io devo andare a cercarla”. Viveva su una montagna nel sud dell’India, Arunachal. La mucca apparteneva ad un tagliaboschi che viveva vicino all’Ashram. Raman lasciò il tempio dove di solito si incontravano, andò dal taglialegna e chiese “Cosa è successo? La mucca oggi non è venuta al satsang.”

Il tagliaboschi disse “È molto malata e temo che stia per morire, ma continua a guardare fuori della porta come se aspettasse qualcuno. Forse ti aspetta per vederti per l’ultima volta. Forse per questo sta trattenendosi ancora per un pò.”
Raman entrò e gli occhi della mucca erano pieni di lacrime. E morì felice appoggiando la testa nel grembo di Raman Maharshi. Questo è accaduto proprio in questo secolo. Raman la dichiarò illuminata e disse ai suoi di costruire un bel monumento per lei. È molto raro che un essere umano si illumini. E’ una rarità che arriva quasi all’impossibile che si illumini un animale, ma quella mucca lo ottenne. Essa non rinascerà. Dal corpo di mucca ha evitato tutto il mondo umano, saltando avanti per unirsi ai Buddha. Così una volta tanto – ci sono così poche occasioni – è successo. Ma questa non si può dire che sia la regola; è proprio una eccezione.Le cose esistono, ma non sanno di esistere. Gli animali esistono e sanno di esistere, ma non hanno l’intelligenza di chiedersi chi sono. E certo non c’è da meravigliarsene. Milioni di esseri umani non si pongono mai la domanda – questa è la terza categoria.

L’uomo esiste, sa di esistere ed è capace per nascita di indagare su chi egli é. Perciò non è un problema di apprendimento, di educazione o cultura; ti porti con te, dentro di te il bisogno di ricerca. Tu “sei” la ricerca. Ma la tua società ti distrugge. Ha modi e mezzi molto sofisticati per distruggere la tua ricerca, per rimuovere la domanda dal tuo essere o almeno per nasconderla. E il metodo che usa è questo: prima ancora che il I bambino si chieda chi è, gli viene già data la risposta. E ogni risposta che viene data prima che la domanda sia posta, è inutile; diventa solo un peso. Gli viene detto che egli è anima, che è uno spirito, che non è un corpo, che non è materiale. Oppure, nei paesi comunisti, gli viene detto che è un corpo, solo materiale e che nei tempi antichi, per paura e ignoranza, la gente credeva di avere l’anima, ma che questa era proprio una superstizione. In entrambi i casi, al bambino viene data una risposta che non ha chiesto. E la sua mente è delicata, pura… ha fiducia di sua madre, di suo padre… non vi sono ragioni per lui di non fidarsi.

Egli comincia una storia di credenze e le credenze uccidono la ricerca. Diventa sempre più erudito. Quindi gli arriva l’istruzione, l’educazione religiosa, e non c’è più fine all’accumulo di conoscenze. Ma tutto questo sapere è inutile; e non solo è inutile ma anche dannoso, perché è stato sbagliato proprio il primo passo. La domanda non è stata fatta e la risposta è già stata conficcata nella mente e da allora egli continua ad accumulare risposte. Ha completamente dimenticato che qualsiasi risposta che non è il risultato di una domanda è senza senso. Così l’unica qualità del ricercatore della verità è che egli non crede, che non è un credente, che è pronto a porsi da ignorante piuttosto che da erudito, perché l’ignoranza è almeno naturale, semplice, innocente. E solo da uno stato di ignoranza, c’è la possibilità anzi la certezza che sorga la domanda e che il ricercatore inizi il suo viaggio. Ma, se sei dentro le cognizioni, ti perdi in una giungla di parole, teorie, dottrine, dogmi. E ce ne sono così tanti e sono così contraddittori uno con l’altro, che presto ti troverai sempre più confuso… sempre più erudito e sempre più confuso.

Per quanto mi riguarda, la caratteristica fondamentale del ricercatore della verità consiste nello svincolarsi da tutti i sistemi di fede, da tutte le conoscenze già apprestate. In altre pa role, di avere il coraggio di essere ignorante, piuttosto che avere conoscenze non sue. L’Ignoranza ha una sua bellezza; è almeno tua, autentica, sincera. È venuta con te. È il tuo sangue, le tue ossa, il tuo midollo (…).
La verità porta libertà perchè è una tua scoperta. Ti rende pienamente uomo; altrimenti rimani al livello degli animali: tu esisti ma non sai chi sei. La ricerca della verità è proprio la ricerca della realtà del tuo essere.Quando sei arrivato al tuo essere tu arrivi a essere il tutto, perchè noi siamo differenti nello stato periferico ma ci incontriamo nel centro: quelle linee sulla circonferenza hanno una determinata distanza una dall’altra. Ma via via che si avvicinano al centro, la distanza diviene sempre più piccola. E quando raggiungono il centro, la distanza scompare. Al centro siamo uno. Alla periferia dell’esistenza sembra che siamo separati. E conoscere la verità del tuo essere è conoscere la verità del tutto. Ci vuole una sola qualità, un solo coraggio: di non temere di essere ignoranti. Su questo punto non si possono fare compromessi, non ci può essere alcun sapere acquisito a buon mercato, di cui abbellirsi per apparire un uomo saggio. Basta! Sii solo puro e naturale e allora succede che da questa purezza, naturalezza, innocenza, ignoranza nasce il bisogno di ricerca.


OSHO

Tratto da Liberation Times N 91

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martedì 10 maggio 2016

Col tempo sai ...

Col tempo sai
col tempo tutto se ne va
non ricordi più il viso
non ricordi la voce
quando il cuore ormai tace
a che serve cercare ti lasci andare
e forse é meglio così

Col tempo sai
col tempo tutto se ne va
l'altro che adoravi che cercavi nel buio
l'altro che indovinavi in un batter di ciglia
tra le frasi e le righe e il fondotinta
di promesse agghindate per uscire a ballare
col tempo sai tutto scompare.

Col tempo sai
col tempo tutto se ne va
ogni cosa appassisce io mi scopro a frugare
in vetrine di morte quando il sabato sera
la tenerezza rimane senza compagnia.
Col tempo sai
col tempo tutto se ne va

l'altro a cui tu credevi anche a un colpo di tosse
l'altro che ricoprivi di gioielli e di vento
ed avresti impegnato anche l'anima al monte
per cui ti trascinavi alla pari di un cane

Col tempo sai tutto va bene.
Col tempo sai
col tempo tutto se ne va
non ricordi più il fuoco
non ricordi le voci della gente da poco
e il loro sussurrare
non ritardare copriti col freddo che fà.

Col tempo sai
col tempo tutto se ne va
e ti senti il biancore di un cavallo sfiancato
in un letto straniero ti senti gelato
solitario ma in fondo in pace col mondo
e ti senti tradito dagli anni perduti
allora tu col tempo sai non ami più. 

Franco Battiato

video
https://youtu.be/7No1WjH4bH4
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