lunedì 16 settembre 2019

GODS'S DREAM

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IvanoV Antar Raja
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domenica 15 settembre 2019

«LA MEDITAZIONE È UNA TUA LIBERTÀ

«LA MEDITAZIONE È UNA TUA LIBERTÀ, non una necessità biologica. Puoi imparare, usando ogni giorno un po’ di tempo, a rafforzare la tua meditazione, a renderla più salda nel tuo essere, ma poi devi portarne con te la fragranza, per tutto il giorno.

Come prima cosa, fallo quando ti svegli: nel momento del risveglio, afferra immediatamente quel filo di coscienza, e persevera nel restare all’erta, perché quello è il momento più prezioso in cui afferrare il filo della consapevolezza.


Molte volte, durante il giorno, te ne dimenticherai; ma nel momento in cui te ne ricordi, inizia immediatamente a stare all’erta: sii attento e presente. E non pentirti mai, perché sarebbe pura e semplice perdita di tempo. Non pentirti mai, non dire mai: “Mio Dio, me ne sono scordato di nuovo!”.»
#OSHO: "Satyam, Shivam, Sundram",#28

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venerdì 13 settembre 2019

La pratica del ricordo di sé:

1 — Si tratta di ricordarsi di sé più a lungo che si può durante lo svolgimento di un’azione prolungata nel tempo. Un esercizio classico è il ricordo di sé mentre
laviamo i piatti, ma le varianti possono essere molte: spazziamo il pavimento, scendiamo le scale, ci laviamo i denti, ci facciamo la barba, ci depiliamo, mangiamo un panino, facciamo la doccia, oppure nel tragitto fra l’automobile parcheggiata e il posto di lavoro, o fra casa nostra e la fermata dell’autobus… Ogni attività che abbia una durata non eccessiva può essere utilizzata come esercizio.


Si tratta di fermare il lavorìo della mente, il “dialogo interno” della mente, tutte le volte che ci ricordiamo, e sforzarci poi di rimanere presenti più a lungo possibile, prima di ricadere nell’identificazione con i pensieri e le immagini mentali. Dobbiamo concentrarci su quello che stiamo facendo rimanendo coscienti di noi, senza vagare con il pensiero. Non dobbiamo lasciare che il corpo fisico esegua il lavoro da solo meccanicamente, dobbiamo accompagnare la sua attività con la nostra presenza qui-e-ora. Il corpo fisico sa lavare benissimo i piatti anche se intanto la mente pensa all’ultimo film che ha visto, ma lo scopo dell’esercizio è che TUTTO L’ESSERE lavi i piatti, non solo un corpo; dobbiamo rimanere pienamente coscienti di ciò che facciamo come se il corpo senza il nostro aiuto cosciente non potesse farlo. Mentre il corpo lava i piatti la mente deve essere lì con lui, e non vagare per associazioni di pensiero come è abituata a fare.
Per esempio, ricordiamoci di noi mentre ci spogliamo e ci svegliamo. Che sia la mattina prima di andare al lavoro, la sera quando torniamo, poco prima di andare a letto nell’indossare il pigiama, quando ci troviamo nello spogliatoio della palestra o della piscina… dobbiamo restare “presenti a noi stessi” mentre ci infiliamo o ci togliamo i vestiti, cioè completamente presenti a quello che stiamo facendo, senza farci distrarre da altri pensieri o da persone che richiamano la nostra attenzione. All’inzio può essere utile ripetersi: “Mi sto infilando i pantaloni… e sono presente… mi sto ricordando di me… non sono distratto da altro…”.
Negli istanti in cui riusciamo a essere presenti sappiamo già che a breve ripiomberemo nel sonno. Ogni momento di presenza è una conquista. Mentre laviamo i piatti o ci spogliamo a tratti siamo presenti e a tratti ci identifichiamo con il contenuto della mente sognando a occhi aperti, immaginando situazioni e dialoghi assortiti… ma per ora siamo schiavi e non possiamo evitarlo, non abbiamo sufficiente Volontà per evitarlo, possiamo solo sforzarci di “tornare in noi” appena ce ne ricordiamo e prolungare questo stato di presenza finché ci è possibile. Noteremo presto che questi esercizi sono quindi un continuo andare e venire da uno stato di presenza a uno di assenza. Una continua lotta per rimanere desti. E la lotta contro la meccanicità è ciò che ci serve per provocare la « cottura alchemica » delle sostanze che vanno a formare i nostri “corpi sottili”.

Nei primi tempi sarebbe bene non mischiare i differenti esercizi: è meglio concentrarsi per un’intera settimana su un unico esercizio e poi cambiare. Sette giorni è il periodo ideale. Dopo sette settimane si conclude un ciclo e se ne può cominciare uno successivo, mantenendo gli stessi esercizi oppure sostituendone qualcuno.

L’attenzione divisa.

Praticando gli esercizi ci si accorge che il ricordo di sé implica il verificarsi di un particolare fenomeno detto « attenzione divisa », cioè la capacità di prestare attenzione a ciò che si sta facendo e contemporaneamente a se stessi. L’attenzione prende così due direzioni: una verso l’esterno e una verso l’interno. Nel corso della vita normale invece l’attenzione è monodirezionale, cioè la coscienza è interamente persa nell’evento esterno. Se una persona ci sta parlando noi siamo concentrati su di lei, la nostra coscienza è interamente PERSA in lei, annullata nell’avvenimento esterno. Quando ci si sforza di rimanere presenti ci si accorge che è possibile parlare con una persona prestando attenzione a quanto dice, e contemporaneamente ricordarsi di sé, cioè essere presenti a se stessi. Si può cioè tenere una parte dell’attenzione sempre rivolta verso l’interno.

Questo sforzo fa sì che dentro di noi si strutturi il corpo dell’anima – e che la nostra coscienza divenga perciò immortale – e che il nostro centro di consapevolezza si sposti in esso. Accade che noi diveniamo progressivamente l’entità che osserva l’apparato psicofisico al lavoro, e non si identifica più interamente con esso, non si annulla più in esso. Questa entità è la coscienza extracerebrale, ciò che in oriente viene definito « il testimone », l’osservatore imparziale. Il nostro disidentificarci dalla macchina biologica, il rimanere presenti come osservatori mentre il corpo e la mente fanno qualcosa, fa sì che creiamo nuovi “corpi sottili” da abitare e simultaneamente ci identifichiamo con essi, cioè spostiamo la nostra coscienza in essi. I due processi vanno di pari passo.

Se mentre camminiamo per strada ci proponiamo fermamente di rimanere « svegli » fino all’incrocio successivo, ma dopo qualche minuto sorprendiamo la nostra mente a fantasticare sopra gli argomenti più svariati, allora ancora una volta ci siamo ‘dimenticati di noi’… ci siamo ‘addormentati’.
Non abbiamo il controllo della nostra mente! Non abbiamo il controllo delle nostre emozioni! Non viviamo la vita che scegliamo noi, ma solo quella della nostra macchina biologica.

A questo punto l’assenza di libero arbitrio diviene per noi un fatto indubitabile. Non dobbiamo affidarci alle teorie di qualche filosofo per decidere se l’uomo possiede oppure no una libera Volontà. Lo possiamo sperimentare sulla nostra pelle! Ma fino a quando non vengono attuate nella pratica, queste rimangono solo parole prive di utilità!

Questo sito non è un ricettacolo di teorie esoteriche, ma un costante richiamo a lavorare su di sé!

2 — Questa seconda categoria di esercizi è molto differente dalla precedente: non si tratta infatti di ricordarsi di sé per un periodo prolungato (mentre laviamo i piatti o mentre camminiamo per strada), bensì di ricordarsi di sé in corrispondenza di azioni distribuite lungo la giornata, e che possono anche giungere all’improvviso (non possiamo infatti sapere quando squillerà il telefono o quando qualcuno ci rivolgerà la parola).
Una mattina ci alziamo e prendiamo una decisione risoluta: “Oggi, mentre sono in ufficio, voglio ricordarmi di me tutte le volte che giro la maniglia di una porta per aprirla”. Questo significa che ogni volta in cui stiamo aprendo una porta dobbiamo essere presenti e pensare: “Ecco, sono presente, sono cosciente di stare aprendo questa porta”.
Tornati a casa, oppure alla sera prima di andare a dormire, analizziamo la giornata e verifichiamo quante volte siamo riusciti a ricordarci di noi aprendo una porta. Se aprendo una porta non ci siamo mai fermati a pensare: “Ecco, ora ci sono, sono presente, sto aprendo la porta”, allora non ci siamo mai ricordati di noi. Abbiamo aperto le porte nell’inconsapevolezza più totale, cioè nello stesso stato di sonno in cui abbiamo compiuto tutte le altre azioni nel corso della giornata.
Aprire le porte con consapevolezza rappresenta un esercizio efficace perché ci si costringe a restare presenti in un momento in cui è difficile esserlo, in quanto stiamo passando da un ambiente a un altro. Questo è solo un esempio e le varianti adottabili sono molteplici. Possiamo fare sforzi per ricordarci di noi tutte le volte che: apriamo la portiera di un’auto per salire o scendere, saliamo o scendiamo da un autobus, ci alziamo da una sedia o ci sediamo, squilla un telefono (sia nostro che di altri), portiamo il bicchiere alla bocca per bere qualcosa, azioniamo la freccia alla guida dell’auto e così via.

Anche per questa pratica vale la regola dei sette giorni e delle sette settimane. I due diversi generi di esercizi possono essere alternati di settimana in settimana, in modo che dopo quattordici settimane abbiamo completato un ciclo di sette esercizi diversi per ognuno dei due tipi. Le varianti possiamo anche inventarle noi: scegliamo una qualunque azione e ci imponiamo di ricordarci di noi tutte le volte che la svolgiamo, tenendo conto del fatto che l’esercizio serve solo fino a quando ci costringe a compiere uno sforzo; quando ci abituiamo perde la sua efficacia e si deve passare a un altro.

All’inizio probabilmente non ci ricorderemo mai, o addirittura non ci ricorderemo nemmeno di analizzare la giornata alla sera per verificare se qualche volta siamo stati presenti durante il giorno. Ma se tutte le mattine per giorni e giorni ci riproponiamo di farlo, la situazione presto migliorerà. E’ importante ribadire che un uomo risvegliato vive permanentemente in quello stato di ricordo di sé che noi fatichiamo a riprodurre solo per qualche istante nella nostra giornata, mentre stiamo mangiando o nel momento in cui squilla un telefono. Essere svegli significa, tra le altre cose, anche questo: ricordarsi continuamente di essere presenti.

Non facciamo esercizi per ottenere risultati, i risultati non contano nulla, il risveglio non è altro che un costante TENDERE VERSO il risveglio, pertanto il nostro obiettivo è restare sempre in uno stato di sforzo verso il risveglio, e non raggiungere il traguardo di ricordarci di noi, né un qualunque altro traguardo. La trasmutazione alchemica si produce a causa dello sforzo, non del risultato. Il lavoro alchemico è un salto nel vuoto, è l’accettazione della propria eternità.

(Tratto dal libro: Officina Alkemica, di Salvatore Brizzi, Anima Edizioni)

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giovedì 12 settembre 2019

Il fiore di loto


Il fiore di loto e' un simbolo profondo in Oriente, perché l'Oriente afferma che dovresti vivere nel mondo, ma senza farti contaminare da esso... Esso cresce dal fango, nell'acqua, tuttavia resta incontaminato dall'acqua.
Ed e' simbolo di trasformazione: il fango si trasforma nel fiore piu' bello e fragrante che questo pianeta conosca.

OSHO
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mercoledì 11 settembre 2019

CERCA TE STESSO!

"Non cercare una casa, perché non esiste. Cerca te stesso, questo esiste! E quando lo trovi, improvvisamente, come per miracolo, l’intera esistenza diventa la tua casa. Tu non la crei, non la progetti, non la fai.
È una rivelazione improvvisa. Non riesci a capire come hai potuto evitare di vederla fino ad ora. La tua dimora è sempre stata con te."

#OSHO: "Light on the Path" #8


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martedì 10 settembre 2019

lunedì 9 settembre 2019

L’INCERTEZZA: L’UNICA LIBERTA’

“Non aggrapparti a nessun tipo di certezze. La vita è incerta: l’insicurezza è la sua vera natura. E una persona intelligente rimane sempre senza certezze.

È proprio questo essere pronti a rimanere nell’incertezza che si chiama coraggio. È proprio questo essere pronti a rimanere nell’incertezza che si chiama fiducia. Una persona intelligente è un individuo che rimane sempre ‘attento’, qualunque sia la situazione – che risponde alla situazione totalmente, con tutto il cuore.


Non che sappia ciò che sta per succedere, che se “fai questo” allora “succederà quello”. La vita non è una scienza; non è una catena di cause ed effetti: scalda l’acqua a cento gradi ed evaporerà – è una certezza. Ma nella vita reale non c’è nulla che comporti lo stesso tipo di certezza.

Ogni individuo è un fattore libero – una libertà, una variabile sconosciuta. È impossibile da predire, non permette previsioni o aspettative. Bisogna vivere con consapevolezza e comprensione.

Puoi capire che l’insicurezza è una parte intrinseca della vita – ed è bene che sia così, perché rende la vita libera, rende la vita una continua meraviglia.

Non si sa mai cosa stia per succedere. Ti prende continuamente di sorpresa.
Non chiamarla incertezza – chiamala sorpresa.
Non chiamarla insicurezza – chiamala libertà.”

#OSHO: “A Sudden Clash of Thunder” #6

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sabato 7 settembre 2019

Sono stato un disadattato per tutta la mia vita

*** I Have Been A Misfit My Whole Life -- In My Family, In My Religion, In My Country… ***

The people who have gathered around me are all misfits in the rotten society. Any intelligent person is bound to be a misfit in a society which is dead, out of date, superstitious, based on belief systems. Only retarded people can be the fit ones. It is fortunate that you are not retarded.
Anybody who fits with me is bound to be a misfit everywhere else.

I have been a misfit my whole life -- in my family, in my religion, in my country -- and I have enjoyed it all the way, because to be a misfit is to be an individual.
To fit with the existing established order is to lose your individuality.
And that's your whole world.
The moment you compromise and lose your individuality, you have lost everything. You have committed suicide. The people who are fit in the world are people who have destroyed themselves.


Certainly it needs courage, a tremendously strong sense for freedom; otherwise, you cannot stand alone against the whole world. But to stand against the whole world is the beginning of such a great joy, rejoicing and blessing that those who have never been misfits cannot understand it.


All the great names in the history of man were just misfits in their society. All the people who have contributed to the happiness of man and the beauty of the earth have been misfits. To be a misfit is a tremendously valuable quality.


- OSHO


From Death To Deathlessness
7 September 1985 am In Rajneesh Mandir

*** Sono stato un disadattato per tutta la mia vita -- Nella mia famiglia, nella mia religione, nel mio paese... ***
Le persone che si sono riuniti intorno a me sono tutti dei disadattati nella società marcia. Ogni persona intelligente è destinata ad essere un disadattato in una società che è morta, fuori dai tempi, superstizioso, basata sui sistemi di credo. Solo i ritardati possono essere quelli in forma. E ' una fortuna che tu non sia ritardata.
Chiunque si adatta a me è destinato ad essere un disadattato ovunque.
Sono stato un disadattato per tutta la vita -- nella mia famiglia, nella mia religione, nel mio paese -- e mi sono goduto fino in fondo, perché essere un disadattato è essere un individuo.
Per adattarsi all'ordine esistente è perdere la propria individualità.
E questo è tutto il tuo mondo.
Nel momento in cui compromesso e perdi la tua individualità, hai perso tutto. Ti sei suicidio. Le persone che sono in forma nel mondo sono persone che si sono distrutto da sole.
Di certo ha bisogno di coraggio, di un senso tremendamente forte per la libertà; altrimenti, non si può stare soli contro il mondo intero. Ma stare contro il mondo intero è l'inizio di una gioia così grande, gioia e benedizione che chi non è mai stato disadattati non può capirlo.


Tutti i grandi nomi della storia dell'uomo erano solo dei disadattati nella loro società. Tutte le persone che hanno contribuito alla felicità dell'uomo e alla bellezza della terra sono state dei disadattati. Essere un disadattato è una qualità tremendamente preziosa.


- osho
7 settembre 1985 am a Osho Mandir


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venerdì 6 settembre 2019

Storia Sufi

Un re disse ai saggi che aveva a corte: "Voglio farmi fare un anello bellissimo. Possiedo uno tra i diamanti più belli e voglio incastonarlo in un anello. E nell'anello voglio tener nascosto un messaggio che mi possa essere utile in un istante di assoluta disperazione. Dev'essere un messaggio brevissimo, in modo che lo possa nascondere sotto il diamante, all'interno dell'anello stesso".
I saggi di quel re erano tutti grandi studiosi, uomini in grado di scrivere profondi trattati, ma dare al re un messaggio di non più di due o tre parole, in grado di aiutarlo in un istante di assoluta disperazione era ben'altra cosa. Pensarono e scrutarono nei loro testi, senza riuscire a trovare nulla di nulla.
Il re aveva un vecchio servitore, per lui era quasi un padre era già stato al servizio di suo padre. La madre del re era morta giovane e quell'uomo lo aveva accudito, pertanto il re non lo considerava un semplice servo, provava per lui un profondo rispetto. Quel vecchio gli disse: "Io non sono un sapiente, un uomo colto, uno studioso; ma conosco quel messaggio poiché esiste un unico messaggio. Quelle persone non te lo possono dare; solo un mistico potrebbe, un uomo che ha realizzato il proprio essere.
Nella mia lunga vita qui a palazzo ho incontrato ogni sorta di persone, e una volta anche un mistico. Anche lui era ospite di tuo padre e io ero stato messo al suo servizio. Quando è ripartito, come ringraziamento per tutti i miei servigi, mi ha dato questo messaggio", e il servitore lo scrisse su un pezzettino di carta, lo piegò e disse al re: "Non leggerlo, tienilo semplicemente nascosto nell'anello. Aprilo solo quando ogni altra cosa si sarà rivelata un fallimento; aprilo solo quando senti di non avere più alcuna via d'uscita".
E quel momento venne ben presto. Il paese fu invaso e il re perse il suo regno. Stava fuggendo con il suo cavallo per salvarsi la vita e i cavalli dei nemici lo inseguivano. Era solo, i nemici erano tanti. A un certo punto il sentiero di fronte a lui terminò, si trovava in una gola cieca: di fronte a lui c'era un baratro, caderci dentro avrebbe significato una morte certa. Non poteva neppure tornare indietro: i nemici gli erano alle calcagna e già poteva sentire lo scalpitare e i nitriti dei loro cavalli. Non poteva più avanzare e non poteva prendere unaltra strada.
All'improvviso si ricordò dell'anello. Lo aprì, prese quel rotolino di carta e lesse un messaggio il cui valore era veramente prezioso. Diceva semplicemente: "Anche questo passerà".
Sul re discese un profondo silenzio, mentre quella frase penetrava in lui: "Anche questo passerà"... e passò! Tutto passa, in questo mondo nulla permane. I nemici che lo stavano inseguendo si perdettero nella foresta, presero un altro sentiero; pian piano lo scalpitare dei loro cavalli si allontanò e scomparve.
Il re provò una profonda gratitudine per il suo servitore e per quell'ignoto mistico. Quelle parole si rivelarono miracolose. Ripiegò il foglietto, lo rimise nell'anello, ricostruì il suo esercito e riconquistò il regno. E il giorno in cui rientrò nella capitale, vittorioso, mentre tutti inneggiavano a lui e lo festeggiavano con musiche e danze, e lui si sentiva al settimo cielo per la felicità e l'orgoglio di quella conquista, di fianco al suo cocchio camminava il vecchio servitore, che gli disse: "Anche questo è un momento adatto per leggere un'altra volta quel messaggio!"
Il re disse: "Cosa vuoi dire? Adesso sono un vincitore, il popolo mi sta festeggiando. Non sono affatto disperato, non sono in una situazione senza vie d'uscita".
E il vecchio gli disse: "Ascolta. Ecco cosa mi disse quel mistico: questo messaggio non serve solo nei momenti di disperazione, serve anche quando si è alle stelle per la felicità. Non serve solo quando si è sconfitti; è utile anche quando si è vincitori non solo quando ti trovi in fondo a un vicolo cieco, ma anche quando sei in cima a una vetta".
Il re aprì di nuovo l'anello, lesse il messaggio: "Anche questo passerà", e all'improvviso c'era la stessa pace, lo stesso silenzio, tra quella folla che festeggiava e lo inneggiava, che danzava intorno a lui... ma ogni orgoglio, l'ego... se n'erano andati. Tutto passa.
Il re chiese al vecchio servitore di salire sul cocchio e di sedere vicino a lui. E gli chiese: "C'è qualcos'altro? Tutto passa il tuo messaggio mi è stato di immenso aiuto".
E il vecchio disse: "La terza cosa che quel santo mi disse è questa: Ricorda, tutto passa. Tu solo permani sempre; tu resti in eterno, in quanto testimone.
Siediti al sole.
Abdica. E sii re di te stesso".


(Fernando Pessoa)
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