venerdì 30 marzo 2018

3 PAURE CHE CI BLOCCANO





Le paure dell'umanità che inchiodano l'anima, sono anche le stesse paure che hanno inchiodato, crocifisso, bruciato, esiliato, ucciso, sono le paure che hanno eliminato tutte le persone che hanno avuto il coraggio di voler portare l'umanità a guardare se stessa in profondità.
Ogni persona che inizia a guardare seriamente se stesso, comincia a stare male.
In realtà non è esattamente così, in realtà sta solo prendendo coscienza delle sue sofferenze profonde e della vera fonte di tutto... in se stesso.
Non peggiora nulla, sta solo aumentando la percezione della realtà e sta vedendo quello che prima non vedeva, ma che presto sarebbe comunque venuto fuori in una forma materiale, molto più disastrosa.


Vedere le proprie paure nella fonte, può fare paura, ma è una paura senza senso, è solo un non voler vedere la realtà. È un modo per "sentirsi" autorizzati inconsapevolmente a tentare di scaricare la "colpa" su qualcun altro.

Così accade che, chi ci fa vedere dentro di noi, diventa il cattivo da crocifiggere, da bruciare, da uccidere, perché ci fa stare male, ci toglie le scuse, gli "alibi"...
Ma ancora una volta, è tutto dentro di noi.



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giovedì 29 marzo 2018

Gli occhi "buoni"

"...Gli occhi "buoni" è una grande rarità, specialmente tra gli uomini. Molto spesso, nell'età matura, a loro resta una cosa sola: o l'ambizione, o l'indifferenza verso la vita, o la voglia di svaghi. Il viso può cambiare le espressioni ma gli occhi restano tali.
Ma gli occhi "buoni" dicono sempre le cose diverse, e guardarli è una vera delizia. Questi occhi non ti divorano, non ti fissano, non ti deridono e non vogliono niente... non hanno uno sguardo indagatore, non offendono. Non ti stanchi mai degli occhi buoni, parlano da soli, indipendentemente dal loro proprietario, senza accennare a nulla.
In questi occhi si può guardare a lungo e senza alcuna timidezza."

(Irina Denisova)


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mercoledì 28 marzo 2018

Sannyas significa scappare dalla prigione …

Il passato rende la tua vita comoda perché il passato è conosciuto, familiare, ti fa sentire a tuo agio.
Ma la vita non è mai il passato, è presente.
Il passato rappresenta ciò che non è più e la vita invece è ciò che è ora. La vita è sempre ora, qui e tutta la tua conoscenza viene dal passato. Cercare di vivere il presente attraverso il passato è il cammino del codardo, è calcolo …
Sannyas significa scappare dalla prigione …
Sannyas è una ribellione contro tutte le forme di schiavitù, è vivere la vita in assoluta libertà.
Vivere la vita in assoluta libertà senza le tradizioni, le convenienze, le religioni, le filosofie, le ideologie, vivere senza pesi è sannyas.
Ma sembrerà un modo folle al resto del mondo. La libertà sembra follia perché tutti vivono una vita di schiavitù.
Sannyas è scappare dalla prigione.
Per cui lo definisco un modo folle di vivere, un modo pieno di poesia, la via dell’amore.
La logica è cieca, l’amore ha gli occhi.
Solo l’amore può vedere l’ultima libertà che ci circonda, dentro e fuori.


OSHO

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lunedì 26 marzo 2018

LA VERITA' NON STA NELLA MAGGIORANZA

Gli altri anche se sono la maggioranza non hanno necessariamente ragione.

la verita' non sta mai nella maggioranza, segui il gregge e diventerai una pecora, io consiglio di seguire se' stessi, siamo esseri unici e irripetibili e i nostri sogni ci possono portare a raggiungere il nostro destino che è la gioia suprema


Se bevi alla fonte dell'acqua avvelenata, se ti adegui, se segui le informazioni che ti giungono dalle Tv e dai giornali avveleni la tua mente diventi come tutti gli altri uniformata alla massa di menti folli Guidate da menti folli verso obiettivi folli, non credere che in te c'è qualcosa di sbagliato,solo perchè non sei come gli altri, questo è quello che vogliono farti credere, la massa non accetta il diverso, ma non per questo tu ti devi adeguare alla massa, sii te stesso è il solo modo di crescere di evolvere.


Bevi alla sorgente pura che c'è dentro di te, rifiuta l'acqua avvelenata e segui la tua strada,abbi fiducia e arriverai al tuo destino, non c'è altro modo a volte
il sentiero è arduo altre volte facile da percorrere, ma non cè altro modo il sentiero è tuo e solo tuo, non si puo' seguire la strada di altri...questo è cio' che credo


IvanoV
Antar Raja






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domenica 25 marzo 2018

Osho - Dance Meditation by Veeresh


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VEERESH: THE SOUL FORCE

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Veeresh



Veeresh was the founder and director of Osho Humaniversity in the Netherlands, and worked as an innovative therapist and inspiring teacher for many years. He left the body on January 27, 2015. Deva & Miten invited Veeresh to join them on the title track from Global Heart, Native Soul many years ago, and post this video as a tribute to his life. "A few days ago, Veeresh left his body at the age 76. We post this track as a tribute to our brother, teacher and most of all, friend. Sail on Veeresh. You are the global heart - you are the native soul within us all. With love, Miten" Osho Humaniversity: http://www.humaniversity.com

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LA MUSICA PER LA MEDITAZIONE NADABRAHAMA

Osho Nadabrahma Meditation from Nirvan on Vimeo.

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sabato 24 marzo 2018

CANTO NAVAJO: IO NON SONO MORTO




















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Le parole di Osho: Le religioni e il loro errore basilare


Osho,
Sei contro tutte le religioni? Quali sono i loro errori fondamentali?

Sì, sono contro tutte le cosiddette religioni perché non sono affatto religioni. Io sono per la religione, ma non per le religioni.
La vera religione può essere solo una, proprio come la scienza. Non c'è una fisica musulmana, una indù o una cristiana; sarebbe una cosa insensata. Ma questo è proprio ciò che hanno fatto le religioni: hanno fatto della terra un manicomio.
Se la scienza è una, allora perché non dovrebbe essere una anche la scienza dell'interiorità?
La scienza esplora il mondo oggettivo e la religione esplora quello soggettivo. Il loro lavoro è lo stesso, sono solo la loro direzione e dimensione a essere differenti.
In un'era più illuminata non ci sarebbe nemmeno la religione; ci sarebbero solo due scienze: la scienza oggettiva e quella soggettiva. La scienza oggettiva ha a che fare con le cose, quella soggettiva con gli esseri.
Ecco perché affermo di essere contrario alle religioni ma non alla religione anche se questa religione sta ancora nascendo. Le vecchie religioni faranno tutto ciò che è in loro potere per ucciderla, per distruggerla, perché la nascita di una scienza della consapevolezza sarà la morte di tutte queste cosiddette religioni che hanno sfruttato l'umanità per migliaia di anni.
Che fine faranno le loro chiese, le sinagoghe, i templi? Che accadrà al loro clero, ai papi, agli imam, agli shankaracharya, ai rabbini? Il loro è un grosso affare. Queste persone non permetteranno con tanta facilità la nascita di una vera religione.
Nella storia dell'umanità è arrivato il momento in cui la morsa delle vecchie religioni si sta allentando.
La gente rende un omaggio solo formale alla religione cristiana, ebraica, induista e musulmana, ma di base chiunque abbia un minimo di intelligenza non ha più alcun interesse per quella spazzatura. Magari va alla sinagoga o in chiesa o alla moschea per altre ragioni, ma più che ragioni religiose sono ragioni sociali. È vantaggioso essere visti nella sinagoga; è rispettabile, e non fa male a nessuno. È come associarsi al rotary club o al lions club. Queste religioni sono dei vecchi club circondati da un gergo religioso, ma se vai un po' più in profondità scopri che è un abracadabra privo di sostanza.
Io sono per la religione, ma quella religione non sarà una ripetizione di una di quelle che conosci già, questa religione sarà una ribellione contro tutte le altre. Non porterà avanti il loro lavoro; anzi lo abbandonerà completamente e ne inizierà uno nuovo, la trasformazione reale dell'uomo.
Mi chiedi: Qual è l'errore basilare di tutte queste religioni? Gli errori sono tanti e sono tutti fondamentali, ma voglio parlare prima di tutto del più importante: quello che nessuna di queste religioni ha avuto abbastanza coraggio di accettare il fatto che esistono cose che non sappiamo. Esse hanno preteso di sapere tutto, di essere onniscienti.
Questo perché, se accetti di essere ignorante su un certo soggetto, chi sa, potresti esserlo anche rispetto ad altre cose. Che garanzia c'è? Per essere assolutamente sicuri, hanno finto, senza alcuna eccezione, di essere onniscienti.
La cosa più bella della scienza è che non pretende di essere onnisciente.
La scienza non pretende di essere onnisciente, accetta i suoi limiti umani. Sa qual è il suo sapere e sa anche che c'è molto di più da apprendere. E gli scienziati più geniali sanno una cosa ancora più profonda. Gli scienziati sanno quali sono i limiti del conosciuto; prima o poi arriveranno a conoscere il conoscibile – sono già sulla strada.
Ma solo gli scienziati più grandi come Albert Einstein sono coscienti della terza categoria, l'inconoscibile, che non potrà mai essere conosciuto. A questo riguardo non si può fare nulla, perché il mistero supremo non può essere ridotto a conoscenza.
Siamo parte dell'esistenza, come possiamo allora conoscerne il mistero supremo?
Siamo arrivati molto tardi e non c'era nessuno come testimone. Non c'è modo di separarci completamente dall'esistenza e diventare solo degli osservatori. Viviamo, respiriamo, esistiamo con l'esistenza: non possiamo separarci da essa. Il momento in cui siamo separati, siamo morti. Ma se non siamo separati, se non possiamo essere dei semplici osservatori, senza alcun attaccamento, non possiamo conoscere il mistero supremo; è impossibile e resterà sempre qualcosa che non si potrà conoscere. Questa parte potrà forse essere sentita, ma non conosciuta. Potrà forse essere sperimentata in modi diversi, ma non come conoscenza.
Ti innamori – puoi forse dire che conosci l'amore? È un fenomeno completamente diverso: lo senti. Se cerchi di conoscerlo, potrebbe evaporare nelle tue mani. Non puoi ridurlo a una conoscenza, non puoi farne un oggetto di conoscenza perché non è un fenomeno della mente, ha a che fare col cuore. I battiti del tuo cuore lo conoscono, ma è una conoscenza di tipo completamente diverso. L'intelletto non è in grado di avvicinarsi ai battiti del tuo cuore.
Ma in te c'è più del cuore: c'è l'essere, la tua sorgente di vita. Proprio come conosci tramite la mente, che è la parte più superficiale della tua individualità, puoi conoscere anche tramite il cuore, che è più profondo della mente. La mente non può arrivarci, perché per essa la profondità è troppa ma al di là del cuore, ancor più in profondità, c'è il tuo essere, la tua sorgente di vita. Questa sorgente di vita ha anch'essa il suo modo di apprendere.
Quando la mente sa, la chiamiamo conoscenza.
Quando il cuore sa, lo chiamiamo amore.
E quando l'essere sa, lo chiamiamo meditazione.
I tre parlano lingue diverse, che non sono traducibili l'una nell'altra. Più vai in profondità, più diventa difficile la traduzione, perché al centro dell'essere c'è solo silenzio e come puoi tradurre il silenzio in suono? Nel momento in cui traduci il silenzio in suono lo hai distrutto. Persino la musica non è una traduzione sufficiente; la musica arriva un po' più vicino, ma è sempre suono.
La poesia non arriva così vicino come la musica, perchè le parole, anche se sono belle, rimangono parole, Non hanno vita, sono morte. Come puoi tradurre la vita in qualcosa di morto? Si, forse tra le parole puoi avvere un intuizione qui e là, ma è tra le parole, tra le righe, non nelle parole o nelle righe.
Questo è l'errore basilare di tutte le religioni: hanno ingannato l'umanità atteggiandosi sfacciatamente a chi sa tutto. Ogni giorno sono state smascherate e la loro ignoranza è stata messa in evidenza; per questo si sono opposte a ogni progresso del sapere.
Quando Galileo scoprì che la terra si muove intorno al sole, il papa diventò furioso. Il papa è infallibile, è solo un rappresentante di Gesù ma è infallibile. Che dire su Gesù – è solamente l’unico Figlio di Dio, e che dire su Dio ... Ma nella Bibbia – il libro che discende dal paradiso, scritto da Dio personalmente – il sole gira intorno alla terra.
Galileo aveva creato un problema. Se fosse stato nel giusto, allora dio aveva sbagliato; il figlio unigenito di Dio era errato, e tutti i rappresentanti dell’unico figlio di dio in tutti questi duemila anni – tutte persone infallibili – avevano tutte sbagliato. Un uomo solo, proprio Galileo, ha distrutto tutte quelle pretese. Tutta l’ipocrisia è stata messa in evidenza da lui per cui doveva essere messo a tacere. Era anziano, morente, sul letto di morte, ma forzato, quasi trascinato davanti alla corte nel tribunale del papa, per chiedere perdono e scusarsi.
Il papa pretese: “Devi modificare questa affermazione nel tuo libro, la sacra bibbia non può sbagliare. Tu sei solamente un essere umano, puoi sbagliare, ma Gesù Cristo non può commettere errori. Lo stesso Dio non può sbagliare, centinaia di papi non possono essere nel torto. Ti sei messo contro dio stesso, suo figlio, ed i suoi rappresentanti. Devi semplicemnte cambiare la tua affermazione!”.
Galileo doveva essere un uomo con un immenso senso umoristico – che per me è una delle più grandi qualità di un uomo religioso. Solo gli idioti sono seri, costretti ad essere seri, per essere capace di ridere hai bisogno di un pò d’intelligenza.
Si dice che un inglese ride que volte quando ascolta una barzelletta: la prima volta, per essere gradevole con la persona che racconta la barzelletta, per etichetta, una sorta di manierismo, la seconda volta nel mezzo della notte quando comprende il significato della barzelletta. Il tedesco ride solo una volta, proprio per dimostrare che lo ha compreso, un rabbino non ride mai dice semplicemente, ‘Per prima cosa, stai raccontando tutto in modo sbagliato ...’
Hai bisogno di un po’ d’intelligenza, e Galileo è stato intelligente, è stato uno dei più grandi scienziati del mondo, ma dovrebbe essere considerato anche una delle persone più religiose. Rispose, “Per forza Dio non può sbagliare, e Gesù anche, tutti gli infallibili papi non possono aver sbagliato, ma il povero Galileo può sbagliare sempre. Non esiste neun problema – cambierò la frase nel mio libro. Ma una cosa dovrebbe essere sempre ricordata, che la terra continuerà a ruotare intorno al sole, su questo non posso fare nulla, non segue i miei ordini. Per quanto riguarda il mio libro, cambierò la frase, mettendo una postilla in cui scriverò questo: ‘La terra non segue i miei ordini, e continua a girare intorno al sole.’
La religione si è opposta a ogni passo fatto dalla scienza.
Secondo la Bibbia, la terra è piatta, non rotonda. Quando Colombo iniziò a progettare il suo viaggio, con l'idea che la terra fosse rotonda, la sua era semplice aritmetica: "Se continuo ad andare avanti, un giorno arriverò allo stesso punto da cui ero partito… percorrendo un giro completo". Ma tutti erano contrari.
Il papa fece chiamare Colombo e gli disse: "Non essere sciocco! La Bibbia lo dice chiaramente: la terra è piatta. Presto arriverai all'orlo di questa terra piatta e cadrai giù. E chi sa dove andrai a finire? Il cielo è in alto e tu non puoi cadere verso l'alto, non è così? Quindi cadrai giù nell'inferno. Non partire per questo viaggio e non persuadere altri a farlo".
Colombo volle lo stesso partire e così aprì le porte di un mondo nuovo. Dobbiamo molto a Colombo, non sappiamo nemmeno quanto. Il mondo che conosciamo è venuto alla luce grazie a lui. Se avesse dato ascolto al papa, a quel papa infallibile, che stava solo dicendo sciocchezze… Ma le sue sciocchezze erano sante e molto religiose…
Tutte le religioni al mondo sono costrette ad affermare di sapere tutto ciò che è possibile sapere e conoscerlo esattamente per ciò che è – non possono fare altrimenti.
I giaina dicono che il tirthankara – il loro profeta, il loro messia – è onnisciente. Sa tutto – passato, presente e futuro – quindi tutto ciò che dice è verità assoluta. Buddha prendeva in giro Mahavira, il messia giaina. I due erano contemporanei, venticinque secoli fa. Mahavira stava diventando vecchio, ma Buddha era ancora giovane e capace di ridere e scherzare. Era ancora giovane e vivo; non ancora ben affermato.
Quando una religione si è affermata, hai di fronte degli interessi costituiti. Mahavira aveva una religione affermata già da migliaia di anni, forse la più antica religione del mondo. Gli indù dicono, giustamente, di possedere il libro più antico del mondo, il Rig Veda. È stato ora scientificamente provato che il Rig Veda è la scrittura più antica mai sopravvissuta. Eppure nel Rig Veda viene menzionato il primo messia del giainismo, che è prova sufficiente del fatto che il messia del gianismo era precedente al Rig Veda. Il suo nome era Rishabhadeva.
Egli viene menzionato con un rispetto che è impossibile avere per un contemporaneo. È una debolezza umana, ma è vero che è molto difficile avere rispetto per un contemporaneo, una persona viva, uno come te. È facile rispettare qualcuno che è morto già da tanto tempo. Il modo in cui il Rig Veda ricorda Rishabhadeva è così rispettoso che doveva essere morto da almeno mille anni, non meno di tanto, quindi il giainismo era una religione affermata già da molto tempo.
Con Buddha, il buddismo era appena all'inizio. Egli si poteva permettere di scherzare e di ridere, e così scherzava su Mahavira e sulla sua onnipotenza, onniscienza e onnipresenza dicendo: "Ho visto Mahavira che mendicava davanti a una casa", perché Mahavira viveva nudo e mendicava. Buddha affermava: "L'ho visto fermarsi davanti a una casa vuota. In casa non c'era nessuno, eppure quest'uomo, dicono i giaina, conosce non solo il presente, ma anche il passato e il futuro".
Buddha continuava: "Ho visto Mahavira camminare proprio davanti a me, e pestare la coda a un cane. Era mattina presto, non era ancora chiaro. Solo quando il cane è saltato su abbaiando, Mahavira si è accorto che gli aveva pestato la coda. Quest'uomo è onnisciente, eppure non sa che un cane è sdraiato a dormire proprio sul suo cammino, e che lui sta per pestargli la coda".
Ma la stessa cosa è successa a Buddha quando si è affermato.
Trecento anni più tardi, quando i suoi detti e le sue affermazioni vennero raccolti per la prima volta, i discepoli misero bene in chiaro che "tutto ciò che è scritto qui è assolutamente vero, e rimarrà vero per sempre".
Eppure tra quelle affermazioni ci sono tante cose stupide che possono essere state valide venticinque secoli fa, ma che ora non hanno più senso, perché tante cose sono accadute nel corso di questi secoli. Buddha non aveva alcuna idea di Marx o di Freud… ciò che ha affermato o scritto è necessariamente basato solo sulla conoscenza disponibile a quel tempo.
“Un uomo è povero perché nelle sue vite passate ha commesso qualche brutta azione”. Quindi, dopo le affermazioni di Marx non si può dire. “Un uomo è ricco perché ha agito bene nelle vite passate”. Dopo Marx non puoi dirlo, e non penso che Buddha avesse avuto idea della venuta di Karl Marx sulla terra, sebbene i suoi discepoli abbiano affermato che qualsiasi cosa detta da Buddha sarebbe rimasta vera per sempre – un modo diverso dal dire che Buddha è onniscente.
Per i poveri è stata una buona consolazione, agendo in modo buono e positivo nelle vite future sarebbero diventati ricchi. Ma anche una gioia per i ricchi, ‘Siamo ricchi perché abbiamo agito bene nelle vite passate’. E sanno benissimo che tipo di buon lavoro stanno facendo adesso ... e che le loro ricchezze aumentano ogni giorno, i poveri diventano più poveri ed i ricchi più ricchi.
In India non si è mai pensato alla rivoluzione; non ci si è posti neppure il problema che potesse accadere, e l'India ha vissuto in una povertà mai vista in altri paesi. L'India ha vissuto in schiavitù più a lungo di qualsiasi altro paese al mondo. Ma la schiavitù, la povertà, la sofferenza – tutto dev'essere accettato perché è la conseguenza delle tue azioni. Non puoi ribellarti. Contro chi ti puoi ribellare? L'unica possibilità è quella di bilanciare le tue cattive azioni con delle buone azioni. L'idea stessa di rivoluzione non si è mai presentata alla mente indiana. Se la schiavitù arriva, devi accettarla.
Gli indù conoscono tutte le risposte. Dicono: "Senza la volontà di Dio non può accadere nulla. Quindi se sei uno schiavo…" E per duemila anni l'India è rimasta in uno stato di schiavitù; è un miracolo che un paese così vasto sia rimasto in schiavitù per duemila anni. I popoli che hanno invaso l'India erano piccole tribù di barbari; non erano nulla a confronto dell'India. Avrebbero potuto essere schiacciati dalla folla, non c'era neppure bisogno di prendere in mano la spada.
E invece chiunque – unni, mongoli, turchi, musulmani, britannici – chiunque fosse stato ambizioso e voleva invadere l'India, veniva sempre ben accolto. L'India era pronta – anzi si sentiva in obbligo, visto che eri venuto da così lontano, prendendoti tanto disturbo! E il semplice motivo è che gli indù conoscono la risposta: è la volontà di Dio; nulla accade contro la volontà di Dio, quindi questa schiavitù è volontà di Dio.
Voglio che vi ricordiate che l'errore basilare commesso da tutte le religioni è quello di non essere state abbastanza coraggiose da accettare il fatto che ci sono dei limiti al loro sapere.
Non sono mai state capaci di dire in qualche momento: "Non sappiamo".
Sono state così arroganti da continuare a dire che sanno, creando nuove pretese di conoscenza. È in questo che la vera religione sarà diversa, a un livello fondamentale.
È vero, ogni tanto ci sono stati individui singoli che hanno avuto la qualità della vera religione, per esempio Bodhidharma uno degli esseri umani più splendidi vissuti, che si recò in Cina mille e quattrocento anni fa. Lì rimase per nove anni raccogliendo seguito intorno a lui. Non era però un uomo che apparteneva alla stupidità delle cosiddette religioni. Era un monaco buddista, e la Cina era già stata convertita al buddismo. Migliaia di monaci buddisti avevano già raggiunto la Cina prima di Bodhidharma, e quando appresero della sua venuta, se ne rallegrarono, perché Bodhidharma era quasi alla pari con Buddha e la notizia del suo arrivo li aveva raggiunti molto prima della sua venuta. Persino il re della Cina, il grande imperatore Wu, andò a riceverlo al confine tra la Cina e l'India.
Wu era colui che aveva portato tutta la Cina al buddismo, che aveva provocato la conversione dal Confucianesimo al Buddismo. Aveva messo tutte le sue forze e le sue ricchezze nelle mani dei monaci buddisti, ed era un grande imperatore. Incontrando Bodhidharma, gli disse: "Ti stavo aspettando. Sono vecchio, e sono fortunato che tu sia venuto fin qui; ti ho aspettato per anni. Voglio farti qualche domanda".
La prima domanda che fece fu: "Ho dedicato tutte le mie ricchezze, i miei eserciti, la mia burocrazia – tutto ciò che ho – a convertire questo grande paese al buddismo, creando migliaia di templi per Buddha". Aveva creato un tempio in cui c'erano diecimila statue di Buddha; tutta la montagna era stata scolpita. E dato che bisognava scolpire diecimila statue di Buddha, la montagna intera era stata utilizzata – scolpita in statue di Buddha – tanto da diventare un solo tempio. L'imperatore chiese: "Quale sarà il beneficio che ne ricaverò nell'altro mondo?".
Questo è quello che gli dicevano i monaci: "Hai fatto tanto per servire Gautama il Buddha che forse quando arriverai all'altro mondo, lui stesso sarà lì a ricerverti e a darti il benvenuto. Ti sei guadagnato tanta di quella virtù che un'eternità di piaceri sarà tua".
Bodhidharma disse: "Tutto ciò che fai fatto non ha alcun senso. Non hai nemmeno iniziato il tuo viaggio, non hai fatto nemmeno il primo passo. Finirai giù nel settimo inferno, fidati della mia parola.
L'imperatore Wu non riusciva a crederci: "Ho fatto tanto e quest'uomo dice che andrò nel settimo inferno!".
Bodhidharma rise e disse: "Tutto ciò che fai fatto lo hai fatto per avidità e qualsiasi cosa fatta per avidità non può renderti religioso. Hai rinunciato a tante ricchezze, ma non hai rinunciato senza condizioni. Stai mercanteggiando; è un affare. Stai facendo acquisti nell'altro mondo. Stai passando il tuo conto in banca da questo mondo all'altro mondo, lo stai trasferendo. Sei furbo: questo mondo è momentaneo – domani potresti morire – e questi monaci ti hanno detto che l'altro mondo è eterno… Cosa fai allora? Dai via le ricchezze momentanee per ottenerne di eterne? È proprio un buon affare! Chi stai cercando di prendere in giro?".
Quando Bodhidharma parlò così a Wu, davanti a tutti i monaci, ai generali e ai re di grado minore che erano arrivati con Wu e con tutta la sua corte, Wu s'inalberò. Nessuno gli aveva mai parlato prima a questo modo. Disse a Bodhidharma: "È questo il modo in cui parla una persona religiosa?".
Bodhidharma replicò: "Sì, questo proprio è il modo in cui parla una persona religiosa; tutti gli altri modi appartengono a persone che vogliono ingannarti. Questi monaci ti hanno ingannato, ti hanno fatto delle promesse. Tu non sai nulla su ciò che accade dopo la morte; né lo sanno loro, eppure hanno fatto finta di saperlo.
Wu chiese: "Ma chi sei tu per parlare con tanta autorità?".
E sai cosa rispose Bodhidharma? Disse: "Non lo so. Questa è una delle cose che non so. Sono andato dentro di me, sono andato fino al centro del mio essere e ne sono uscito ignorante come prima. Non lo so".
Questo, io lo considero coraggio.
Nessuna religione ha avuto abbastanza coraggio da dire: "Questo è ciò che sappiamo, e quello è ciò che non sappiamo – magari lo sapremo in futuro. E al di là di questo c'è uno spazio che rimarrà per sempre inconoscibile".
Se queste religioni fossero state così umili, il mondo sarebbe stato completamente diverso. L'umanità non sarebbe in un tale caos; non ci sarebbe tanta angoscia. Dovunque tu vada, tutti sono angosciati. Perché parlare dell'inferno? Siamo già all'inferno qui; come puoi soffrire di più all'inferno?
E di questo sono responsabili le cosiddette persone religiose. Continuano a fingere, a giocare lo stesso gioco. Dopo trecento anni in cui la scienza ha continuato a ridurre il loro territorio, a distruggere la loro cosiddetta conoscenza, a portare alla luce fatti nuovi, nuove realtà, il papa è ancora infallibile, così lo shankaracharya! Sono infallibili!
Una religione vera avrà l'umiltà d’accettare il fatto che solo poche cose sono note, molte di più sono ancora ignote, e una parte rimarrà sempre inconoscibile. Ed è proprio quest'ultima parte l'obiettivo di tutta la ricerca religiosa. Non puoi farne un oggetto di conoscenza, ma puoi sperimentarla, puoi provarne il gusto come se potessi mangiarla o berla – è esistenziale.
Lo scienziato rimane separato dall'oggetto del suo studio. È sempre separato dall'oggetto; per questo la conoscenza è possibile, perché chi conosce è separato dal conosciuto. Ma la persona religiosa entra nella sua soggettività, dove ciò che è conosciuto e ciò che conosce sono tutt'uno.
Quando chi conosce e il conosciuto sono tutt'uno, non c'è possibilità di conoscenza. Puoi danzarlo, ma non puoi esprimerlo a parole.
Può apparire nel modo in cui cammini, può mostrarsi nei tuoi occhi, nel modo in cui guardi, ma non può essere messo in parole.
Le parole sono assolutamente impotenti nel campo della religione. E invece tutte queste cosiddette religioni sono colme di parole, tutta spazzatura!
Questo è l'errore basilare, ma ci sono anche altri errori, che vale la pena di ricordare. Ad esempio, ogni religione è egoistica. Anche se insegna ai suoi seguaci la capacità di lasciar cadere l'ego, di essere privi di ego e umili, la religione stessa non è umile, anzi, è molto arrogante.
Gesù dice: "Sii umile, sii mite", ma ci hai mai pensato? Lo stesso Gesù non è umile, non è mite, niente affatto. Quale maggiore arroganza ed egoismo può esserci nel dichiarare di essere il figlio unigenito di Dio? Lui si dichiara figlio unigenito di Dio! Tu non puoi dichiarare di essere un altro figlio di Dio, nemmeno un cugino, perché Dio non ha fratelli. Non puoi avere alcuna parentela con Dio: l'unica possibile è gia occupata, Gesù ne ha sbarrato l'accesso. È il messia, ed è venuto a redimere il mondo. Ma nessuno sembra essere stato redento, e sono passati duemila anni. Lui stesso è morto soffrendo sulla croce, chi potrà redimere? Ma l'idea che: "Io ti salverò, seguimi"…. Questo è stato uno dei fattori più importanti della distruzione dell'umanità, perché tutte le religioni affermano di essere l'unica vera religione, che tutte le altre sono false. Hanno continuato a combattersi, a uccidersi a vicenda, a distruggersi.
L'altro giorno ho visto un dibattito in televisione. Un rabbino, un prete protestante e un monaco cattolico discutevano di me. E sono arrivati alla conclusione… il rabbino ha suggerito: "Ora è arrivato il momento di fare uno sforzo per dialogare con quest'uomo". Non riuscivo a crederci, un rabbino che parlava al prete cattolico e suggeriva la necessità di un dialogo. Perché? Al tempo di Gesù c'erano tanti rabbini, come mai non hanno ritenuto necessario un dialogo con Gesù? O il dialogo per loro era la crocifissione?
E questo idiota cattolico si dice d'accordo. Non dice nemmeno: "Ma come, tu, un rabbino, credi al dialogo? Ma allora cosa accadde con Gesù? Forse che la crocifissione è stata un dialogo?". No, non lo chiede neppure. Né il rabbino si meraviglia delle parole che lui stesso sta pronunciando. Gesù era un ebreo, sarebbe stato perfettamente nel giusto per un rabbino avere un dialogo con un ebreo. Se si era smarrito, se aveva perso la strada, avresti potuto riportarlo sul giusto cammino; o, se magari aveva ragione, allora potevi prendere tu la sua strada. Ma la crocifissione come dialogo? Non era nemmeno un monologo!
Con Gesù il dialogo non era possibile perché lui era il messia, mentre tu chi eri? Un dialogo è possibile solo tra uguali. Lui è il figlio di Dio e tu chi sei? Il genero? Devi essere qualcuno, altrimenti che dialogo ci può essere? Era impossibile; Gesù era così egoista che i rabbini sapevano perfettamente che un dialogo era impossibile. Una volta o due cercarono di avvicinarlo.
Una volta un rabbino chiese a Gesù: "In base a quale autorità stai parlando?".
Lui rispose: "In base alla mia stessa autorità, ricordati che prima di Abramo, io sono". Abramo era l'antenato, il più antico; e Gesù dice: "Prima di Abramo, io sono. Quale altra autorità vuoi?". Quest'uomo sta dicendo: "Beati sono i miti", ma lui non è affatto mite, "Beati sono i poveri, gli umili…", ma qual è il motivo? Perché sono beati? "…perché erediteranno il regno dei cieli".
Strano ragionamento! Qui perdi, mentre lì guadagni mille volte. Ma cosa guadagni? Le stesse cose. Qui sei povero, lì sarai ricco. Qui sei un mendicante, lì sarai un re. Ma qual è la differenza di qualità? L'unica differenza è tra qui e lì, tra due posti diversi. E queste persone cercano di essere miti, umili e poveri, per la semplice ragione che vogliono ereditare il regno di Dio. Quest'uomo sta stimolando e sfruttando la tua avidità. Tutte le religioni l'hanno fatto.
Anche con me un dialogo è impossibile, ma per ragioni diverse.
Prima di tutto, io non conosco me stesso – su questo non è possibile discutere – e quella è la cosa fondamentale da discutere. Che dialogo può esserci? O sei stato dentro di te oppure no.
Se sei stato dentro, allora guardare nei tuoi occhi sarà sufficiente, quello è il dialogo. Se non sei stato dentro, anche allora guardare nei tuoi occhi sarà sufficiente. Il dialogo è finito ancora prima di iniziare.
Con me il dialogo è impossibile perché non sono uno studioso. Non posso citare i libri sacri, finisco sempre per sbagliare la citazione. Ma che cosa interessa? Io non rendo omaggio a nessun libro sacro, non credo che siano sacri. Sono romanzi religiosi, quindi anche se sbaglio la citazione presa da un romanzo religioso, non è un problema. In realtà non li ho mai letti con attenzione, li ho sfogliati, ho guardato qui e là, e anche così ho scoperto tanta di quell'immondizia!
Quindi che dialogo fare con me, su che punti? Occorre almeno un certo accordo, e non c'è accordo possibile perché io affermo che non c'è Dio. Ora che dialogo puoi avere? Dovrai provare l'esistenza di Dio, solo allora il dialogo potrà iniziare. Oppure portare Dio sul banco dei testimoni; allora potremo discutere se è davvero Dio o solo un ipocrita americano.
Non credo che esista un paradiso o un inferno. Che dialogo è possibile? In altre religioni puoi avere dialoghi perché ci sono punti di contatto. Un musulmano, un cristiano, un indù, un ebreo, possono discutere di Dio. C'è un punto certo, e cioè che Dio c'è. Ora la questione è solo riguardo alla sua forma, ai suoi attributi e alle sue qualità, ma c'è accordo sul punto fondamentale. Tutti sono d'accordo sull'inferno e il paradiso. Può essere che qualcuno creda in sette inferni, qualcuno in cinque o in tre. È solo una questione di numeri, non è così importante. Con me che dialogo ci può essere? A partire da che cosa? Non c'è nemmeno un punto d’accordo, perché tutte quelle religioni sono false, non sono religioni autentiche, altrimenti ci sarebbe stata qualche possibilità.
Con Bodhidharma posso avere un dialogo. Egli afferma: "Non so chi sono". Questo è un punto di contatto sufficiente. Ora possiamo prenderci per mano e andare insieme a fare una passeggiata. Non occorre dire altro, è stato già detto tutto.
Ma con questi rabbini, con questi preti cattolici o protestanti, che dialogo è possibile? Sono passati duemila anni e i rabbini non si sono ancora scusati per aver crocifisso Gesù. Crucifiggere non è un argomento. Se mi tagli la testa, non è un argomento. Questo non vuol dire che io ho torto e tu hai ragione. Anzi, se mi tagli la testa, stai provando che non eri in grado di sostenere il tuo punto. È sempre il debole che si arrabbia. È sempre il debole che vuole convertirti sul filo della spada. Sono passati duemila anni e ancora… Mi meraviglia che nemmeno un rabbino si sia scusato. Ma perché dovrebbero? Pensano di essere stati nel giusto allora, e di esserlo anche ora.
Questo mi fa arrivare al secondo punto, che tutte le religioni sono state contro il dubbio. Hanno veramente temuto il dubbio.
Solo un intelletto impotente può temere il dubbio, altrimenti il dubbio è una sfida, un'opportunità di ricerca. Hanno ucciso il dubbio e hanno forzato nella mente di ognuno l'idea che, se dubiti, finirai all'inferno e soffrirai per tutta l'eternità. Non dubitare mai. Credere è accettato, la fede, una fede totale; nemmeno una fede parziale sarà sufficiente, solo una fede totale. Stai chiedendo a degli esseri umani una cosa assolutamente inumana. Come può un uomo credere totalmente? E anche se cerca di farlo, vuol dire che il dubbio è presente, altrimenti contro che cosa starebbe combattendo quando cerca di credere in modo totale?
C'è il dubbio, e il dubbio non viene eliminato dal credere.
Il dubbio è eliminato dal fare esperienza.
Dicono: Credi!
Io dico: Esplora!
Dicono: Non dubitare!
Io dico: Dubita più che puoi, finché arrivi al punto di sapere, sentire, sperimentare.
Allora non occorre reprimere il dubbio, svanirà da solo. Allora non occorre credere. Non credi al sole, non credi alla luna, allora perché credi in Dio? Non hai bisogno di credere nei fatti comuni, perché sono lì, chiari. Ma non sono la verità suprema.
Una rosa è lì alla mattina e alla sera è già scomparsa. Puoi 'crederci', ma non è necessario; lo sai, non sorge nemmeno la questione del dubbio. Questo 'credere' nella rosa è un credere semplice, che non è opposto al dubbio. Per non creare confusione tra un credere semplice e uno complicato, posso dare al primo un nome diverso: fiducia.
Tu hai fiducia nella rosa: essa fiorisce, diffonde la sua fragranza e poi scompare. A sera non la troverai più; i petali saranno caduti e saranno stati portati via dal vento. Ma non è una verità eterna; sai che è un fatto. E sai che ci saranno altre rose, altre fragranze. Non devi credere, lo sai per esperienza, perché anche ieri c'erano delle rose che ora sono scomparse. Oggi sono apparse nuovamente, e domani la natura farà il suo corso.
Perché credere in Dio? Ieri non avevi alcuna esperienza di Dio, e non l'hai neppure oggi, e che certezza c'è riguardo al domani? Da dove prendi la certezza sul domani? Ieri era vuoto, oggi è vuoto, e domani è solo una vuota speranza, uno sperare contro ogni aspettativa. Ma questo è ciò che hanno insegnato le religioni: distruggi il dubbio.
Nel momento in cui elimini il dubbio, hai eliminato una cosa che ha immenso valore per l'uomo, perché è proprio il dubbio che spinge l'uomo a ricercare e a trovare. Hai tagliato le radici della ricerca: adesso non ci sarà alcuna ricerca.
Ecco perché trovi solo raramente una persona che ha la sensazione dell'eterno, che ha scoperto il polso dell'eterno, che ha respirato l'eterno; succede molto raramente. E chi ne è responsabile? Tutti i tuoi rabbini e i tuoi papi, gli shankaracharya e gli imam: loro sono i responsabili, perché hanno tagliato le radici stesse della ricerca.
In Giappone coltivano uno strano albero. Questi alberi, che contano tre o quattrocento anni, sono alti solo una decina di centimetri. E hanno quattrocento anni! Se osservi uno di questi alberi è così antico, ma è alto solo dieci centimetri. E loro la considerano un'arte! Ciò che fanno è continuare a tagliare le radici. Il vaso in cui vive l'albero è privo del fondo, e così ogni tanto possono alzarlo e tagliare le radici. Quando tagli le radici, l'albero non può crescere; invecchia ma senza crescere. Diventa sempre più vecchio, ma in effetti lo hai rovinato.
Ciò che queste persone fanno in Giappone è un fatto significativo: è la stessa cosa che le religioni hanno fatto con l'uomo. Hanno tagliato le tue radici in modo che tu non possa crescere, ma solo invecchiare. La prima radice che tagliano è quella del dubbio; allora la ricerca si arresta.
La seconda radice che tagliano ti porta a contrastare la tua stessa natura, a condannare la tua natura. E naturalmente, quando condanni la tua natura, come puoi aiutarla a fluire, a crescere e a seguire il suo corso, come un fiume? Non ti permettono di essere simile a un fiume e di muoverti a zig zag.
Le religioni ti hanno trasformato in un treno, che corre sulle sue rotaie da una stazione all'altra, che di base non fa che spostarsi da un posto all'altro, senza andare da nessuna parte, ma sempre seguendo i binari. E chiamano questi binari disciplina, controllo, autocontrollo.
Le religioni hanno fatto danni incalcolabili – il vaso dei loro peccati è strapieno e trabocca. Dobbiamo solo gettarle tutte nell'oceano, a dieci chilometri di profondità, in modo che nessuno possa ritrovarle dando nuovamente inizio allo stesso stupido modo di fare.
Quelle poche persone intelligenti che ci sono al mondo dovrebbero liberarsi di tutto ciò che le religioni hanno fatto loro, e senza che se ne rendessero nemmeno conto. Dovrebbero ripulirsi completamente dalla religione ebraica, indù, cristiana, giainista e buddista. Dovrebbero ripulirsi completamente – essere umani è sufficiente.
Accetta te stesso, rispetta te stesso permettendo alla tua natura di seguire il suo corso. Non forzare, non reprimere.
Dubita, perché il dubbio non è un peccato, ma un segno di intelligenza. Dubita e continua la ricerca finché non trovi.
Una cosa la posso dire con certezza: chi cerca, trova. È certo, non è mai accaduto altrimenti.
Nessuno è mai tornato a mani vuote da una ricerca autentica.

Tratto da: Osho, From Ignorance to Innocence

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venerdì 16 marzo 2018

mercoledì 14 marzo 2018

Preghiera Padre Nostro



Preghiera Padre Nostro

Padre Nostro che sei nei Cieli, sia santificato il tuo nome, venga il tuo regno e sia fatta la tua volontà come in Cielo così in terra. Dacci oggi il nostro pane quotidiano e rimetti a noi i nostri debiti come noi li rimettiamo ai nostri debitori e non ci indurre in tentazione ma liberaci dal male.
Amen.

In Latino:
Pater noster qui es in caelis, santificetur nomen tuum, adveniat regnum tuum, fiat voluntas tua, sicut in caelo et in terra. Panem nostrum quotidianum da nobis hodie, et dimitte nobis debita nostra, sicut et nos dimittimus debitoribus nostris, et ne nos inducas in tentationem, sed libera nos a malo.

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martedì 13 marzo 2018

"...IO DOVEVO FARLO..."

Un vecchio portava sul carro una donna e il suo bambino.
Era caduta molta neve e faceva molto freddo.Il cielo era plumbeo.
Il vecchio iniziò a congelarsi, come anche la donna.
Ad un tratto vide che la sua passeggera diventò blu; stava per perdere i sensi.
Allora prese il bambino, spinse la donna fuori dalla carrozza e andò via.
La donna rimase shoccata.
Corse dietro la carrozza, gridando, supplicando e maledicendo il vecchio.
Dopo circa 10 minuti di questa pazza maratona il vecchio fermò il cavallo, fece salire la donna e le disse:
"Adesso va bene. Dovevo farlo, altrimenti tu morivi congelata."


Così a volte "congeliamo" anche noi, e Dio (l'Universo) ci butta fuori dalla carrozza, quasi morti... per veder apparire sulle nostre guance un po' di colore (spirituale).

Olga Samarina FB

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domenica 11 marzo 2018

Non pianificare .... ma confida nel DIvino

"A proposito, come organizziamo questa cena?", chiesi.
Avevo sempre voluto avere il controllo della situazione per
essere sicuro di fare tutto bene e che la gente avesse ciò che
voleva.
"Non pianifico mai", disse. "Confido nella Divinità".
"Ma parlerai prima tu, prima io o cosa? Hai un'introduzione che vuoi che io
legga per te?".
"Vedremo", disse. "Non pianificare niente".
Questo mi fece sentire a disagio. Mi piace sapere cosa ci
si aspetta da me. Il dottor Hew Len mi spingeva nell'oscurità. O forse verso la lu
ce. Non ne ero sicuro in quel momento. Continuò dicendo qualcosa di più saggio di qu anto a
quel tempo potessi comprendere:
"Nella nostra esistenza, attimo dopo attimo, noi esseri
umani siamo inconsapevoli di una costante e incessante resistenza alla vita. Que
sta resistenza ci mantiene in uno stato costante e incessante di estraniamento d
alla nostra Identità del Sé, dalla Libertà, dall'Ispirazione e soprattutto dal Creator
e Divino. Semplicemente, siamo gente estraniata che vaga
senza scopo nel deserto della propria mente. Non siamo capaci di prestare attenz ione al precetto di Gesù Cristo 'Non
resistete'. E non siamo consapevoli di un altro precetto: 'La
pace inizia con me'.
"La resistenza ci mette in un costante stato di ansietà e di
impoverimento spirituale, mentale, fisico, economico e
materiale", aggiunse. "A differenza di Shakespeare, non siamo consapevoli del fa
tto che, invece di fluire, viviamo in
uno stato di costante resistenza. Per ogni bit di coscienza
che sperimentiamo, almeno un milione di bit sono inconsci. E quel solo bit è inutile alla nostra salvezza".
La serata si preannunciava affascinante.

da Zero limits


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Zero Limits
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venerdì 9 marzo 2018

Evadere dal carcere in 10 passi – 9: Karma e perdono

Premetto che non farò riferimento a ciò che ho letto su libri che hanno scritto altri – né moderni, né appartenenti alla cosiddetta tradizione – in quanto determinate nozioni ho potuto apprenderle attraverso l’esperienza diretta di progressiva identificazione con la mia anima. A chi si stupisce voglio ricordare che tutti ci siamo reincarnati più e più volte, e ancora lo faremo, per cui sapere come funzionano determinati processi è solo una questione di memoria più o meno salda che permane tra una vita e quella successiva. Tale memoria dipende dalla cristallizzazione (=fabbricazione alchemica) del »corpo di gloria«, anche detto »corpo causale«, ossia il corpo dell’anima.


Possono nascere dubbi sulla reincarnazione solo in chi ancora non ha cristallizzato un »corpo causale« e quindi non si è sufficientemente identificato con la sua anima. Il “sentirsi anima” consente infatti di percepirsi in quanto esseri immortali che attraversano differenti incarnazioni lungo migliaia di anni. La questione della reincarnazione non ha nulla da spartire con dimostrazioni logiche o scientifiche o con la trasmissione di insegnamenti tradizionali; consiste invece in una semplice verità che a un certo punto si manifesta come evidente e indubitabile in chi ha lavorato su di sé abbastanza a lungo.


L’anima esiste in ognuno di noi, ma di norma essa esiste solo in embrione. Attraverso il lavoro su di sé letteralmente si “fabbrica” l’anima (si cristallizza) e allo stesso tempo la nostra coscienza si disidentifica dalla mente per identificarsi progressivamente con l’anima,man mano che essa viene costruita attraverso la presenza nel qui-e-ora e l’apertura del Cuore. Di norma le persone credono che sia la loro attuale mente a reincarnarsi, invece è l’anima, l’essenza, a reincarnarsi in apparati psicofisici sempre differenti.


All’inizio del cammino evolutivo, nel corso delle prime incarnazioni, l’anima non si cristallizza in maniera volontaria, ma semplicemente come effetto delle situazioni difficili che è costretta a superare di vita in vita. L’anima viene cioè fabbricata “per attrito”, grazie alle difficoltà e alle sofferenze.


Il karma si origina in quanto gli effetti di ciò che un’anima ha vissuto all’interno di un’incarnazione si trasferiscono a quella successiva. Detto in altro modo: la qualità delle nostre reazioni agli eventi della vita creano un bagaglio positivo o negativo che portiamo con noi anche dopo la morte. Questo significa che “qualcosa” di immortale si è già costruito e sopravvive alla morte del corpo fisico. Per cui, un individuo può star certo che a ogni incarnazione riprende il lavoro esattamente da dove lo aveva interrotto al termine della vita precedente. L’anima non muore mai e le incarnazioni si sviluppano secondo un continuum molto simile all’alternarsi dei giorni nella nostra vita quotidiana (giorno, notte e poi un nuovo giorno).


Un uomo più evoluto decide invece di lavorare su di sé volontariamente al fine di cristallizzare in maniera definitiva il suo »corpo causale« e chiudere ogni sospeso karmico derivante dalle azioni delle vite precedenti. Non si affida, cioè, all’evoluzione naturale, ma decide di accelerare i tempi.

Jung giovane e vecchio. Daimon al centro



Come si lavora in tal senso?
Gesù dice in maniera chiara: «In verità, in verità vi dico: se uno osserva la mia parola, non vedrà mai la morte». Gv 8,51
La parola di Gesù indica sempre l’apertura del Cuore. In teoria non è nulla di complicato, perché non concerne l’applicazione di alcuna tecnica occulta; infatti è sufficiente... perdonare i propri nemici. Il perdono rivolto a qualcuno che ci sta facendo qualcosa di male fa sì che venga bruciato il karma che ci tiene legati a quella persona o a quel luogo. Non importa che non sappiamo quali trascorsi karmici ci hanno condotto a incontrare questa persona in questa situazione, perché il perdono va offerto a priori. Il perdono è il balsamo che guarisce e libera dalle catene del karma.


Nella pratica, come avrete intuito, non è così semplice come nella teoria. Perdonare è faticoso, in alcune occasioni quasi impossibile. Il punto è che l’attrito interno che si crea nell’atto del perdono letteralmente fabbrica il »corpo causale«. Questo ci consente di liberarci sia sul piano fisico che su quello astrale prima ancora di passare “dall’altra parte” al termine dell’incarnazione. Il perdono non è un atto morale, bensì un processo alchemico che ci libera definitivamente delle sbarre della psico-prigione.


Afferma San Paolo nella seconda lettera ai Corinzi: «Se uno è in Cristo, è una creatura nuova; le cose vecchie sono passate; ecco, ne sono nate di nuove» (2Cor 5, 17)


La parte mortale di noi vuole reagire, colpire, vendicarsi... mentre la parte immortale non si sente nemmeno offesa. La nostra coscienza sta nel mezzo: talvolta pende da una parte, talvolta dall’altra. In ogni caso, ogni minuto che riusciamo a frapporre fra l’offesa e la nostra reazione è un mattoncino che va a costruire il palazzo dell’anima.

Salvatore Brizzi

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domenica 4 marzo 2018

MANUALE DI AUTOIPNOSI

I quattro stadi dell’ipnosi

Nell’ipnosi si considerano quattro stadi di profondità della trance raggiungibile, cioè quattro fasi di livelli di coscienza.

Nel primo stadio, o stadio leggero o ipnoidale, detto anche dell’ipnosi vigile, o trance lieve, e che viene raggiunto anche mediante il training autogeno, si ha rilassamento muscolare, distensione mentale, chiusura autonoma degli occhi, catalessi palpebrale, catalessi delle braccia, rigidità del braccio, inibizione dei movimenti volontari, movimenti automatici. In questo stadio si può iniziare l’ipnoanalisi con induzione di associazione di idee.

Nella terapia di gruppo è sufficiente anche il conseguimento del primo stadio per iniziare l’addestramento all’autoipnosi.

Nel secondo stadio, o stadio medio o trance media si verificano modificazioni della sensibilità (iperestesia, ipoestesia, ipoalgesia), ubbidienza automatica, modificazioni del senso del gusto, del tatto, dell’olfatto. L’ipoestesia, qualora non sia rimossa, può risultare post-ipnotica. In questo stadio si può attuare l’ipnoanalisi con induzione di sogni, si possono iniziare ad eseguire tecniche desensibilizzanti e decondizionanti (in particolare la tecnica avversante nei confronti del tabagismo) e condizionamenti (tra cui tecniche gratificanti, sognoterapia) in nevrosi, psicosomatosi di insorgenza relativamente recente. In questo secondo stadio si ha la comparsa di modificazioni emozionali e mentali della personalità; vi si possono dare suggestioni post-ipnotiche semplici e si può insegnare l’autoipnosi nella terapia ipnotica individuale.

Sia nel primo che nel secondo stadio il paziente ode e sente tutto; ascolta le suggestioni verbali dell’ipno-terapeuta, di cui ricorda tutto.

Nel terzo stadio, o stadio profondo o trance profonda, si possono dare suggestioni post-ipnotiche complesse e si può ottenere la comparsa di ipoeste-sia e talvolta di anestesia di estese regioni corporee. Si ha l’insorgenza di modificazioni emozionali dovuti a disturbi psicologici cronici e di lunga durata, si può indurre ipnoanalisi, tra cui la regressione di età senza rivificazione (fenomeno con il quale si intende la capacità del soggetto ipnotizzato di ritornare indietro nel tempo e di assumere in tutto e per tutto le capacità e le conoscenze caratteristiche del momento che rivive); si può avere la comparsa di allucinazioni, si può eseguire una più profonda e intensa terapia psicobiologica con tecniche desensibilizzanti, decondizionanti e condizionanti. Si può produrre anche marcata ipoestesia ed anestesia con effetto postipnotico.

La perdita della sensibilità al dolore è più spesso diminuita che abolita completamente, ma in soggetti addestrati si può ottenere una scomparsa completa del dolore. In questi casi gli encefalogrammi sono del tutto negativi e presentano il tracciato di onde normale del soggetto a riposo. Si ha lo stesso grafico che si avrebbe con una perfetta anestesia locale e questo proverebbe che lo stimolo dolore non arriva al cervello. Inoltre, l’iniziale ipoestesia, cioè che si ottiene anche negli stadi precedenti, è dovuta alla produzione da parte dell’organismo (nella regione diencefalica del cervello) di neurormoni denominati endorfìne, molto simili alla morfina, che hanno la funzione di filtrare, attutire e ridurre notevolmente la sensazione dolorifica.

Nel terzo stadio il paziente ode la voce dell’operatore a volte distintamente, a volte come se venisse da lontano, ed il più delle volte egli non ha amnesia post-ipnotica, cioè ricorda da sveglio spessissimo le suggestioni ricevute durante la trance ipnotica.

Nel quarto stadio, o stadio sonnambolico, è possibile ottenere, a differenza del terzo stadio, una quasi costante e totale amnesia post-ipnotica; si ottiene ovviamente la comparsa dei fenomeni sensoriali e psicologici del terzo stadio. Il paziente, pur rimanendo in trance profonda, può muoversi, parlare, gestire, camminare e può aprire gli occhi. Si possono produrre suggestioni post-ipnotiche positive e negative. Si può indurre al paziente tecniche ipnoanaliti-che tra cui la regressione di età con rivificazione. In questo stadio la terapia psicobiologica può essere sviluppata fino al ricondizionamento nei confronti di pazienti affetti da disturbi gravi della personalità e del carattere; ed è possibile anche esercitare conflitti sperimentali.

Tale fenomenologia e sintomatologia avviene però in linea generale. Alcuni soggetti possono comportarsi in modo anormale e presentare alcuni fenomeni a un livello inferiore a quello descritto. Alcuni, inoltre, possono essere incapaci a produrre alcuni fenomeni inerenti ad esso.
Percentuale di raggiungibilità dei quattro stadi dell’ipnosi

Su 100 determinati individui, i soggetti che raggiungono alle prime sedute la trance leggera e quella media sono rispettivamente del 95% e del 60%. Tali percentuali, in seguito a congruo allenamento diventano di circa il 100%, sempre che il paziente non opponga resistenze consce e deliberate.

I soggetti che, sempre all’inizio della terapia ipnotica, entrano in una trance profonda e sonnambolica, cioè nel terzo e nel quarto stadio, sono del 25% e del 15%.

Tali percentuali possono raddoppiarsi qualora il paziente si alleni adeguatamente con l’autoipnosi e venga addestrato da un ipnotizzatore esperto.
Il fattore “motivazione”

Come è stato summenzionato è possibile ottenere quasi sempre il conseguimento del primo e del secondo stadio, spesso del terzo stadio e talvolta del quarto stadio, sia nell’eteroipnosi che nell’autoipno-si; ciò però ad una condizione molto importante, e cioè che il paziente sia anche sufficientemente motivato, ossia che abbia fiducia nelle buone intenzioni e nell’integrità dell’ipnoterapeuta, creda nell’efficacia della terapia ipnotica e che voglia, sia consciamente che inconsciamente, guarire ad ogni costo dalla sua affezione.

Infatti, uno dei fattori principali della riuscita della ipnositerapia è la motivatone inconscia del paziente, che può essere il più delle volte più importante della “profondità della trance”.

La motivatone inconscia è un elemento psicologico che né il paziente stesso né il terapeuta possono valutare se non si effettua una prova di ipnosi.

I vari test di suggestibilità, come il barcollamento o le mani incrociate, possono non avere correlazione con l’efficacia clinica della trance ipnotica.

Quando tanto la motivazione conscia che inconscia del paziente sono elevate si ha la massima possibilità di successo dell’ipnositerapia.



Autoipnosi Medica

Autoipnosi Medica
Manuale di autoipnosi terapeutica essenziale
Stephen Sanders

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sabato 3 marzo 2018

la “scimmia” può essere addomesticata

I Buddhisti zen chiamano il chiacchiericcio mentale “la mente della scimmia”.
Per Buddha, la mente umana è piena di scimmie ubriache che saltano da un ramo all’altro e parlano senza fare una pausa; intendeva lo stato della continua agitazione in cui versa la mente umana. Ecco cosa di solito accade nella vostra coscienza:
La vostra mente compila una lista delle cose da fare e dei problemi da risolvere;
La vostra mente compila una lista di tutte le ansie e le paure, reali o immaginarie;
La vostra mente rimugina le offese ricevute in passato;
La vostra mente giudica il presente;
La vostra mente crea scenari delle catastrofi e dei dispiaceri immaginari, provando a capire “cosa succederebbe se ..... accadrà”, e cerca di elencare le minacce che vi aspettano nel futuro.

Come risultato, la “mente della scimmia” vi impedisce notevolmente di godere il presente. Inoltre, tutta questa negatività scimmiesca influenza il vostro umore, rendendovi infelici, cattivi, ansiosi e depressi. Questa ansia mentale vi impedisce di concentrarsi sulla realtà, e questo si riflette sul vostro comportamento. Tutto ciò vi ostacola nei contatti con le altre persone, perché le impostazioni negative e il turbinio dei pensieri portano ai conflitti e alle incomprensioni. Un gregge delle scimmie vi strilla nella testa tutto il giorno, ed è davvero terribile!
Ma c’è una buona notizia perché esistono delle tecniche per calmare le scimmie strillanti.

Una volta aver domato le scimmie, inizierete a vivere in una maniera completamente diversa. Ecco la lista dei cambiamenti che vi accadranno:
Ritroverete la serenità mentale;
Potrete concentrarvi sul presente e sulla risoluzione dei problemi;
La qualità del vostro sonno migliorerà;
Ritroverete la calma e il benessere. Molti vostri problemi (spesso creati da voi stessi) spariranno dalla vostra vita, automaticamente.
Sarete più felici, acquisendo la libertà interiore e la sicurezza, iniziando a percepire meglio il mondo che vi circonda.

Volete diventare un’altra persona, più calma ed equilibrata? Facciamolo subito. Sotto sono elencati i dieci metodi per addomesticare la vostra “scimmietta”, ovvero per fermare il dialogo interiore.

1. L’intenzione. La prima cosa che dovrete capire è che la “scimmia” può essere addomesticata. Probabilmente, fino ad ora le avrete permesso di saltare dove lei voleva, ma ora porrete fine a questo. Cercate di capire una cosa molto semplice: siete voi a gestire i vostri pensieri, e non viceversa.

2. La comunicazione. La prima cosa che dovete fare è parlare con la vostra scimmietta. Se è troppo agitata, calmatela. Fermatevi un attimo e ascoltate quello che dice questa inquieta creatura. Perché sembra preoccupata? Quali sono i suoi problemi? Dopo di che, fate così:

La vostra scimmietta sta cercando di dirvi che dovrete fare qualcosa? Prendete un foglio di carta e scrivete ciò che vi sta dicendo. Fatelo per calmarla. Dite alla scimmietta che avete scritto tutto e che farete sicuramente ciò che avete progettato. E lei starà subito meglio.

La vostra scimmietta è in ansia per il futuro? Ditele che andrà tutto bene. Inventate un piano su come agire se dovesse accadere qualcosa di imprevisto. Smetterà di infastidirvi con i suoi pensieri sul futuro.

La scimmia è arrabbiata per qualcosa che è accaduto nel passato? Allora fate in piano d’azioni per riflettere sugli eventi accaduti, e per impedire alla scimmia di annoiarvi con questo argomento.

A volte conviene ascoltarla. Quando lei sentirà di poter fare le sue lamentele e di esporre i suoi problemi, si calmerà.

2. Il diario. In teoria, è lo stesso approccio, ma più ampio e regolare. Scrivete nel diario tutti i giorni, e ogni giorno trovate un po’ di tempo per risolvere i problemi che fanno angosciare la scimmietta. Ecco come farlo:
Spiegate alla vostra scimmietta che la lascerete saltare e strillare tutte le mattine per una ventina di minuti.
Nel frattempo scrivete ciò che pensate e sentite, tutto ciò che vi mette in ansia.
Scrivetelo proprio in quel momento quando arriva l’ora di far uscire la scimmietta dalla gabbia.

Poi spiegatele che nel resto della giornata non ritornerete più su questi problemi e che ci ritornerete solo il giorno dopo, quando sarà l’ora della comunicazione con la vostra bestiolina interiore. Mantenete sempre questa promessa. Se la scimmia inizierà a saltare da un ramo all’altro in un altro momento, rifiutatevi di dedicarle del tempo.

Dite: “Oggi sei già stata a fare la tua passeggiata. Aspetta domani. Domani ti ascolterò.” Presto la scimmietta capirà che è inutile disturbarvi quando le gira, tranne le ore delle sedute dedicate alla vostra comunicazione.

4. La Meditazione. E’ un meccanismo estremamente importante, unico, per mettere sotto controllo il dialogo interiore. La mediazione è la tecnica più efficace che può calmare la scimmietta. Mentre meditate, voi allenate la vostra mente, fermate il dialogo interiore, ristabilite le forze e mettete sotto controllo i pensieri. Se meditate ogni giorno, avete meno difficoltà a far tacere la scimmietta. Qui vi racconteremo della meditazione buddista che serve a domare la mente. E’ molto semplice, e quando inizierete a farla, potrete far tacere in fretta la scimmietta. La pratica di questa meditazione è perfettamente adatta ai programmi neuroacustici dell’Istituto di sviluppo della Coscienza. Di più, con questa meditazione voi potrete aumentare l’efficacia dei programmi dell’Istituto. La tecnica è riportata in fondo all’articolo.

5. Il metodo “A-C-C”. Spesso la scimmietta va fuori controllo a causa dei vostri pensieri, quando voi non accettate ciò che accade, ovvero quando sorge il conflitto tra i pensieri e la realtà. In altre parole, gli eventi sono in contraddizione con le credenze e le convinzioni della scimmietta e lei inizia a strillare e a saltare.

La tecnica “A-C-C” aiuterà a risolvere questa contraddizione. Ecco cosa accade veramente.


A: “Attivazione dell’evento”. Ciò che accade attiva una reazione psicologica.
B: “Convinzioni”. La vostra scimmia interpreta ciò che accade in base alle sue convinzioni.
C: “Conseguenze”. Nel corso dell’analisi voi provate determinate emozioni.
Per domare la scimmia con questa tecnica occorre risolvere il problema delle convinzioni che lei adopera, per tratte le conclusioni. Per farlo, fate alla scimmia tre domande:
Tu credi che la gente debba fare così come piacerebbe a me?
E’ giusto aspettare che tutto intorno debba corrispondere alle mie aspettative?
E’ giusta la convinzione che io agisca sempre bene senza fare mai un errore?

Quando rifiuterete le convinzioni che la scimmia tira fuori per giustificare la sua isterica, lei non avrà più il motivo per continuare, e si calmerà.

6. Smettete di giudicare all’infinito. Un giorno Pablo Picasso disse: “Se solo potessimo togliere il nostro cervello e usare soltanto gli occhi.” E’ una frase grottesca, ma riflettiamoci sul suo senso. Picasso sta dicendo che dovremmo permettere ai sensi di percepire ciò che accade, senza giudicare il mondo. Non appena la scimmia inizia a saltare, a giudicare, a criticare e a mostrare il malcontento, fermatela semplicemente. Quando lo farete regolarmente, vedrete che il mondo esterno diventerà più visibile, più chiaro. In più, smettendo di giudicare, vedrete molte più cose di prima.

7. I mantra. Anche questo è un buon metodo per far tacere la vostra bestiola interiore. Fatela ripetere un mantra, o distraetela con un mantra quando inizia a fare casini. Concentrate la vostra attenzione su un suono, su una frase, su una parola. Potete usare qualsiasi mantra, e se non li ricordate, ripetete “Om mani padme hum”, facendo l’accento sulla parola Om, dilatandolo e godendo il suo suono; guardate come la parola Om entra in risonanza con il vostro corpo.

Pronunciate il mantra piano o mentalmente, è più efficace. Più sentimento ci metterete più vi sarà facile far tacere la scimmietta. Inoltre, fermerete la negatività che si propaga dalle chiacchiere della scimmietta.

8. Il metodo “Gioca a Cinque”. Giocate con la scimmietta a questo gioco non appena sentirete i suoi strilli. Provate a calmarla spostando la sua attenzione a ciò che vi circonda. Fatelo così: fermate il flusso dei vostri pensieri e spostate l’attenzione su 5 oggetti vicino a voi. Potrebbe trattarsi di 5 cose che vedete o sentite (anche con il tatto e con il naso). Concentratevi su questo oggetto, odore o suono. Ingannate la scimmia facendo finta di vederlo o di sentirlo per la prima volta. Fingete di vedere per la prima volta un albero o di sentire un suono.
Accadrà un miracolo: la vostra attenzione si concentrerà sul presente, e la scimmietta si calmerà subito.

9. Usate la mente. Diverse volte nella vita avete avuto dei momenti quando la vostra mente era completamente calma. Forse eravate presi da un libro, o da un film, o stavate scrivendo qualcosa ed eravate così concentrati che la scimmietta stava nell’angolo della gabbia, tutta calma. In quei momenti stavate percependo direttamente quello che vi stava accadendo, senza distrarci sulle sue chiacchiere.

Questo accadeva perché avete attirato l’attenzione della vostra mente su qualcosa. La prossima volta quando la scimmia inizierà ad angosciarvi, concentrate su questo la vostra attenzione e così dimenticherete i suoi strilli.

10. La meditazione per controllare la mente. Questa pratica si usava in uno dei monasteri buddhisti. E’ abbastanza semplice e non richiede particolari abilità. Imparerete a fermare il vostro dialogo interiore facendo tacere la scimmia. La pratica funziona realmente, e presto lo capirete.
Assumete una posizione comoda. Chiudete gli occhi. Se volete, potete mettere un programma qualsiasi dell’Istituto di Sviluppo della Coscienza. Mettetevi le cuffie. Inspirate profondamente, Spostate l’Attenzione sulla cima della testa, sul 7° chakra.
Espirando, spostate la vostra Attenzione sull’ombelico.
Continuate a respirare cos, finché non riuscirete a spostare tutta la vostra attenzione dalla cima della testa all’ombelico. Non fate nessun sforzo, tutto deve accadere automaticamente. All’improvviso la vostra attenzione di concentrerà sull’ombelico. Avete raggiunto lo scopo di questa meditazione.
Fate questo esercizio diverse volte.

Questa meditazione domerà rapidamente la vostra mente inquieta e fermerà il flusso dei pensieri; già dopo alcuni minuti i pensieri vi lasceranno.
ConclusioniCome è stato detto, l’addomesticamento della vostra ansiosa scimmietta vi darà un mucchio di vantaggi. Ci vorrà un po’ di tempo, e non sempre riuscirete a raggiungere il silenzio interiore, ma ci riuscirete. Ce la farete ad ammaestrare la vostra scimmietta, con questi dieci metodi descritti sopra. Non appena questo accadrà, la qualità della vostra vita migliorerà e diventerete più calmi ed equilibrati. A sua volta, questo vi permetterà di entrare in uno stato meditativo più profondo e di usare meglio la meditazione per la vostra crescita spirituale. Non dovrete ritirarvi in un eremo per imparare l’arte del silenzio interiore. Iniziate ad ammaestrare la scimmietta già adesso e dopo un po’ di tempo sentirete un netto miglioramento della qualità della vostra vita.


Autore: Lenny Rosolovski
Traduzione dal Russo: Olga Samarina


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