mercoledì 1 luglio 2020

Osho e il "Bardo Thodol"

Osho e il "Bardo Thodol". Il Bardo è un metodo semplice ma molto significativo. Solo chi ha un po’ meditato in vita può trarne beneficio e il Tibet era uno dei paesi in cui quasi tutti si dedicavano alla meditazione – essere semplicemente soli, in silenzio, senza far nulla, limitandosi a essere testimone. Se una persona così non raggiunge l’illuminaione nel corso della vita e sopraggiunge la morte, allora il Bardo è utile.


Un uomo simile è già riuscito ad aprire un po’ la porta. Non ci è ancora entrato, ma almeno ha tentato, almeno ha bussato. Ha una particolare recettività e al momento della morte il suo desiderio certo è di entrare in meditazione.


Ora non c’è più nulla di cui aver paura. La morte è già venuta. Egli può rischiare ogni cosa. E il Bardo è già una specie di ipnosi dolce nel modo in cui io la uso. Ascoltandomi diventi quieto, silenzioso. Il Bardo è una suggestione rivolta alla persona che sta morendo: “Ora sii silenzioso. Lascia questa vita cosciente. Invece che sia la morte a portartela via, lasciala andare, non essere sconfitto dalla morte, non lottare. Semplicemente lascia andare tutti i tuoi attaccamenti. Questo mondo e questa vita sono finiti per te.


Non c’è alcun senso nell’aggrapparsi ad essi, se ti aggrappi lotterai con la morte. Non puoi vincere e così mancherai una possibilità molto significativa. Di tua volontà, semplicemente lascia andare ogni cosa. Rilassati e accetta la morte senza alcun antagonismo, come il culmine della vità, come un fenomeno naturale. Nulla finisce. Rimani cosciente e osserva ciò che sta accadendo – il corpo inizia a diventare sempre più distante da te, la mente inizia a cadere a pezzi, così come uno specchio che cade e si frantuma, le tue emozioi, sentimenti, umori, ogni cosa che ha composto la tua vita, inizierà a scomparire…”E’ la fine di un sogno, questo è il punto fondamentale nel Bardo – hai vissuto un sogno che chiami vita, un sogno lungo settant’anni. Sta arrivando alla fine. Puoi piangere sul latte versato e mancare l’opportunità….perchè così velocemente entrerai in un altro grembo, in un altro sogno. Tra questo due sogni solo pochi secondi sono disponibili per essere sveglio e presente, e se puoi farcela ad essere sveglio hai conquistato la morte, hai conquistato il sogno.


Entrerai coscientemente in un altro grembo, lascerai questo corpo consapevolmente e entrerai in un altro corpo consapevolmente. Sarai in grado di ricordare di ricordare la tua morte ed il sogno che hai vissuto, e nella vita che verrà questo ti renderà capace di non finire nella stessa situazione – di nuovo a caccia di stupidi desideri a finire intrappolato nelel stesse gelosie, a lottare per le stesse rispettabilità senza senso. Ti manterrà sveglio l’averlo già fatto prima. Ogni cosa finisce e anche questo morirà. Perciò il Bardo ti ricorda che ciò che sta scomparendo era un sogno. E’ molto facile, quando la morte sta arrivando, vedere la tua vita come un sogno. Che altro può essere? E’ come se ti stessi svegliando al mattino. Tutta la notte hai vissuto così intensamente, un’infinità di sogni – in una sola notte è come se tu avessi vissuto anni ed anni – ma il Bardo è lì a ricordarti che si trattava solo di un sogno.


Questo insegnamento ti deve essere dato da un essere molto evoluto – un lama, un Maestro – ed egli insiste, questo è il tempo di riconoscere che era un sogno: tu non stati morendo, è solo il sogno che si rompe. E mentre stai passando da un sogno ad un altro….lo spazio vuoto intermedio è tremendamente importante, perché in quella pausa non c’è sogno, ma semplice chiarezza, consapevolezza. Perciò il secondo punto da ricordare è: non mancare quell’intervallo.


E la terza cosa: non mancare il momento in cui entrerai nel nuovo grembo. Allora avrai ottenuto qualcosa che si raggiunge soltanto dopo molte vite di lavoro su di sé.


Il morente semplicemente entra in un profondo silenzio e la morte discende. Egli ascolta queste parole da qualcuno che ha amato, di cui ha avuto fiducia, da qualcuno che non può immaginare lo possa ingannare – solo allora sono significative; questo messaggio non funzionerebbe se arrivasse da chiunque. Il Bardo è a disposizione, tutte le istruzioni sono disponibili, ma acquistano senso solo grazie a qualcuno che hai rispettato, onorato, amato, di cui ha avuto piena fiducia. In un momento così cruciale, anche un piccolo dubbio su quello che la persona sta dicendo distruggerebbe ogni cosa – allora il Bardo sarebbe inutile. Ma se non lo manchi e segui le istruzioni, stai ponendo le fondamenta per una nuova vita che sarà una vita totalmente diversa. Sarà la tua ultima vita, perché chi è in grado di morire cosciente e di usare lo spazio vuoto per avere un assaggio dell’assoluta purezza, entra nell’utero in modo cosciente, nasce cosciente. La sua illuminazione è garantita: egli ne ha in sé il seme, le fondamenta.


Così il Bardo è un processo semplice, ma può essere utile soltanto a quelli che hanno meditato un po’, che sono stati con un Maestro, che ogni tanto hanno assaggiato il silenzio, la presenza e la bellezza di essere nel momento. Essi diventano capaci di usare questo strumento. Il Bardo è il più grande contributo del Tibet all’umanità, il suo unico contributo: è un Paese povero, lontano dal mondo – è il tetto del mondo – inavvicinabile. Persino oggi è difficile raggiungerlo.


Il tibet sviluppò la meditazione grazie all’influenza buddista e alla fine divenne il solo Paese nella storia dell’umanità in cui tutti meditavano, dove la meditazione era vissuta come un fenomeno normale.


Ogni famiglia doveva offrire almeno uno dei suoi membri – qualcuno che fosse pronto – a un monastero, per meditare con totalità. Così da ogni famiglia andò almeno un rappresentante per generazione. Quasi l’intero Paese divenne un monastero. Proprio come la Russia divenne un campo di concentramento, il Tibet divenne un monastero. Centinaia di monasteri sorgevano sulle montagne, raccolti in posti meravigliosi. Ogni famiglia aveva contribuito con qualcuno che era autenticamente interessato alla ricerca. Era l’unico Paese in cui la gente veniva incoraggiata alla ricerca, in cui questa divenna parte integrante dello stile di vita. E anche chi non entrava in monastero meditava più che poteva, così al momento della morte il Bardo era accessibile a tutti.


C’erano molto Maestri, molti esseri evoluti erano disponibili per ripetere le istruzioni - e ognuno aveva un proprio Maestro. Era un mondo totalmente diverso.


In questo secolo molte cose meravigliose sono state distrutte, ma il Tibet è al primo posto. Il Tibet è stato distrutto dall’invazione comunista della Cina. I monasteri sono stati trasformati in scuole, in ospedali, e i monaci sono stati costretti a lavorare nei campi. Anche soltanto nominare la parola “meditazione” è diventato un crimine. E non faceva male a nessuno, il Paese era così tagliato fuori dal mondo. Ma è stato distrutto e non penso sarà mai più possibile ricostruirne la bellezza. Ora lo percorrono autobus, aerei, ci sono i militari. E’ diventato una base militare cinese. La sua età dell’oro è perduta.


Molto presto sarà difficile trovare una sola persona in grado di ascoltare le istruzioni del Bardo e quali impossibile trovare qualcuno in grado di darle. Esse rimarranno nei libri e ora sono disponibili tradotte in tutte le lingue.


Sono istruzioni semplici ma possono venire migliorate e ho intnzione di migliorarle, perché sono molto antiche e molto crude. Possono essere rifinite. Molto vi può essere aggiunto, si può dare loro più dimensioni. Ma la cosa fondamentale è che vi sia spazio per la meditazione. La mia gente medita e sarà uno dei nostri lavori-base rivedere il Bardo in una forma perfezionata in modo da poterlo usare tra noi.


Il Tibet non è più lo stesso ma possiamo creare la situazione, lo stato psicologico dove il Bardo – o qualcosa di simile che sia più evoluto – possa aiutare la gente. E’ un processo maginifico. Proprio come il Giappone ha portato lo Zen dalle fonti della meditazione del buddismo, il Tibet ha dato vita dalle stesse fonti al Bardo. Sono contributi immortali. Quando le armi nucleari verranno dimenticate, queste scoperte conserveranno intatto lo stesso significato, la stessa grandezza.




Osho da “The Path of the Mystic” discorso n. 7 – 7 maggio 1986












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domenica 28 giugno 2020

la vita stessa è, il più grande Maestro.

Questo è un fatto che viene spesso ignorato negli insegnamenti spirituali, anzi molti di noi usano la pratica spirituale come un mezzo per evitare la vita. Come un mezzo per evitare di vedere cose che dobbiamo veramente vedere e di venire messi a confronto con certi aspetti della vita e di certi modi in cui ci comportiamo, il modo in cui ci relazioniamo alla vita stessa, che spesso sono basati su certe incomprensioni e illusioni.

E’ importante sapere che la vita stessa è, in molti modi, il più grande Maestro.


La vita stessa è piena di Grazia. Qualche volta bellissima, dolce, momenti di beatitudine, e talvolta è feroce: una malattia, la perdita di un lavoro, la perdita di qualcuno che amiamo, un’assuefazione a qualche sostanza… La vita stessa ha una capacità incredibile di mostrarci la Verità, di risvegliarci, ed è buffo come molti di noi cerchino di evitare la vita, come lottiamo intensamente contro le forze della vita che cercano di risvegliarci.

Il Divino stesso è la vita in movimento e usa la vita per arrivare a un completo risveglio di sé, usa le situazioni delle nostre vite e molte volte le situazioni più difficili. E’ ironico che la maggior parte degli essere umani evitino le situazioni dolorose; non che abbiano successo, ma ci provano.

Abbiamo questa credenza di riuscire a crescere spiritualmente di più attraverso i momenti belli ma, in realtà, la maggior parte delle persone fanno il salto più grande attraverso i momenti più difficili.

E questo è qualcosa che la maggior parte degli esseri umani non vuole riconoscere. Invece, i momenti di grande sofferenza e difficoltà sono una forma feroce (fierce) di Grazia e sono una componente essenziale del nostro risveglio. Se siamo pronti per questo, se siamo pronti a volgerci verso questo ‘invito’ e vedere i doni che ci reca, anche se il dono talvolta ci viene imposto forzatamente, possiamo facilitare il nostro risveglio.“

(Adyashanti)
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giovedì 25 giugno 2020

Ti apro i chakra

Diffidate di quei libri che sostengono di fornirvi i mezzi per acquisire poteri magici grazie allo sviluppo dei chakra. Si incomincia – vi spiegano – con esercizi prolungati di concentrazione e respirazione allo scopo di risvegliare la forza Kundalini. Non dirò che tali esercizi non diano risultati... Ma quali risultati?
Se cercate di sviluppare i vostri chakra senza prima aver fatto degli studi e un lungo lavoro, vi esponete a tutti i pericoli. È esattamente come affidare dei fiammiferi a un bambino. Che cosa ne farà? Provocherà un incendio. Ebbene, occorre sapere che la forza Kundalini, che deve essere attivata per risvegliare i chakra, è un vero fuoco, e chi non si è prima esercitato per acquisire la purezza e la padronanza, rischia di vedere il fuoco di Kundalini scatenarsi e devastare tutto in lui. CHI INVECE INCOMINCIA LAVORANDO SULLA PUREZZA E SUL DOMINIO DI SÉ, LAVORA ANCHE IN MODO INDIRETTO SUI PROPRI CHAKRA, I QUALI SI SVEGLIANO E SI METTONO A FUNZIONARE SENZA CHE VI SIANO PERICOLI PER LUI.
Omraam Mikhaël Aivanhov

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mercoledì 24 giugno 2020

Puoi entrare nell'utero dell'universo stesso

Accade raramente che qualcuno muoia consapevolmente. Succede solo ai meditatori, che conoscono bene il percorso che la morte intraprende perché nelle loro meditazioni hanno viaggiato ancora e ancora sul sentiero - è lo stesso percorso. Mentre vanno in profondità nella loro meditazione il corpo è lasciato lontano, la mente è lasciata lontana, il cuore è lasciato lontano; solo un bellissimo silenzio - pienamente vigile e consapevole - rimane.
Lo stesso succede quando muori. Se hai meditato, allora la morte non è una nuova esperienza. Sarai sorpreso nel realizzare che nella tua meditazione sei morto ogni giorno, e sei tornato in vita ogni giorno.
Una persona del genere muore molto consapevolmente, quindi sa cos'è la morte. Allora non c'è bisogno di entrare in un altro utero, perché la vita è solo una scuola, un training che hai completato. La tua illuminazione è il culmine della tua educazione sull'esistenza. Non hai più bisogno di entrare in un altro corpo. Puoi entrare nell'utero dell'universo stesso -- ora sei preparato.


Osho

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mercoledì 17 giugno 2020

Osho: Lo sguardo interno.

Queste tecniche trattano la pratica dell’osservazione.
Prima di affrontare le tecniche, si deve capire qualcosa per ciò che concerne gli occhi, perché queste tecniche hanno qui il loro fondamento.



Innanzitutto, gli occhi sono la parte più incorporea del corpo umano, la parte meno fisica. Se è possibile che la materia diventi immateriale, negli occhi accade. Gli occhi sono materia, ma al tempo stesso sono immateriali. Gli occhi sono il punto in cui tu e il tuo corpo vi incontrate. In nessun altro punto del corpo l’incontro è così profondo.
Il corpo umano è profondamente separato da te. Esiste una profonda distanza, ma negli occhi essi si avvicinano quanto più è loro possibile. Ecco perché gli occhi possono essere usati nel viaggio interiore. Basta tuffarsi dagli occhi per giungere alla fonte.

Dalle mani, dal cuore, da qualsiasi altra parte del corpo non è possibile: da lì dovrai viaggiare a lungo. La distanza è immensa. Ma dagli occhi è sufficiente un solo passo per entrare in te stesso.

Gli occhi sono molto liquidi, in movimento, si muovono in continuazione, e quel movimento ha un suo ritmo, un suo metodo, una sua meccanica. Gli occhi non si muovono a casaccio, in maniera anarchica. Hanno un loro ritmo, che tra l’altro rivela molte cose: se nella tua mente è presente un desiderio sessuale, i tuoi occhi hanno un ritmo particolare.

È sufficiente guardare gli occhi e il loro movimento per stabilire quale pensiero si muove dentro di te: quando hai fame e sei tormentato dal pensiero del cibo, il movimento dei tuoi occhi cambia. Quindi, ricordalo: il movimento degli occhi e il pensiero sono collegati. Ecco perché, se arresti il movimento degli occhi, subito si fermerà anche il processo del pensiero. E viceversa, se arresti il pensiero, automaticamente si fermeranno anche gli occhi.

Inoltre, gli occhi si spostano in continuazione da un oggetto all’altro: da A verso B, da B verso C, sono in continuo movimento. Il movimento è la loro natura. Assomigliano a un fiume in movimento: il movimento è la loro natura! Ed è a causa del movimento che sono così vivi! Il movimento è sinonimo di vita. Puoi cercare di fermare gli occhi in un punto particolare, su un particolare oggetto, imponendo loro di non muoversi; tuttavia, il movimento rimane la loro natura. È impossibile fermare il movimento, sebbene sia possibile arrestare gli occhi: cerca di capire la differenza.

Puoi fermare gli occhi su un punto fisso, un segno sul muro. Puoi fissare quel segno, fermando il movimento degli occhi. In questo modo non passeranno più da un oggetto A a un oggetto B, visto che li hai costretti a fermarsi fissi su A, tuttavia si verificherà un fenomeno stranissimo.

Il movimento sarà inevitabilmente presente; è la natura degli occhi. Per cui, se non permetti loro di passare da A a B, si muoveranno dall’esterno verso l’interno. Essi possono scorrere da A verso B, ma se tu vieti loro questo movimento all’esterno, essi si muoveranno all’interno: muoversi è il loro modo di essere, hanno bisogno di movimento.

Per concludere, esistono due tipi di movimento. Il primo dall’oggetto A all’oggetto B: si tratta di un movimento esteriore, che accade naturalmente. Ma esiste un’altra possibilità, propria al Tantra e allo Yoga, che impedisce il movimento esterno da un oggetto all’altro. In questo modo gli occhi balzano dall’oggetto esterno verso la consapevolezza interiore. Iniziano a muoversi all’interno. Ricordate questi punti: vi sarà facile capire le tecniche. (1)

Vedere all’interno.

Shiva disse:


“A occhi chiusi, guarda nei dettagli il tuo essere interiore. E in questo modo vedi la tua vera natura. “

“Ad occhi chiusi”: chiudi gli occhi. E non basta chiuderli. Una totale chiusura implica, oltre alla chiusura degli occhi, l’arresto del loro movimento. Altrimenti gli occhi continueranno a vedere qualcosa di esterno. Perfino a occhi chiusi vedrai qualcosa, le immagini degli oggetti. Certo, quegli oggetti non saranno presenti, ma le immagini, le idee, i ricordi accumulati, inizieranno a scorrere liberamente. Anche queste sono cose esterne, ragion per cui i tuoi occhi non sono ancora totalmente chiusi: “totalmente” chiusi significa non vedere nulla.

Cerca di capire la differenza. È facile chiudere gli occhi. Tutti, in ogni momento, li chiudono. La notte anche tu li chiudi, ma non per questo ti viene rivelata la tua natura interiore.

Chiudi gli occhi in modo che non rimanga nulla da osservare: nessun oggetto esteriore, nessuna immagine interiore di oggetti all’esterno, una semplice oscurità vuota, simile a un’improvvisa cecità; è una cecità non solo per ciò che concerne la realtà, ma anche il sogno della realtà. Devi fare una lunga pratica; non può accadere all’improvviso. Dovrai seguire un lungo addestramento.

Chiudi gli occhi: quando senti di poterlo fare senza problemi, quando hai tempo di farlo, chiudi gli occhi e poi, all’interno, arresta ogni loro movimento. Non permettere loro il benché minimo movimento.

Percepisci ciò che accade! Blocca ogni movimento, non permettere agli occhi di muoversi. Percepiscili come di pietra, e rimani in quello stato d’animo, con gli occhi pietrificati. Non fare nulla, resta semplicemente così. E un giorno, all’improvviso, diventerai consapevole di stare guardando dentro di te. Tu hai visto il tuo corpo solo dall’esterno. Hai visto il tuo corpo in uno specchio, oppure hai guardato le tue mani all’esterno.

Ma non sai cosa sia l’interno del corpo.
Non sei mai entrato in te stesso: non sei mai entrato al centro del tuo corpo e del tuo essere per dare uno sguardo a ciò che esiste, dall’interno.

Chiudi gli occhi, osserva il tuo essere interiore nei dettagli e spostati da un punto all’altro. Limitati a raggiungere le dita dei piedi, scorda il corpo intero: spostati nelle dita dei piedi. Restaci, e osserva. Quindi spostati nelle gambe, sali verso l’alto, arto dopo arto. E in questo modo accadranno molte cose!

Il tuo corpo diventa un veicolo così sensibile, come mai te lo sei immaginato. Quindi, se toccherai qualcuno, potrai spostarti totalmente nella tua mano, e quel tocco sarà trasformante. Ecco cosa si intende con “il tocco di un Maestro”: egli è in grado di spostarsi totalmente in qualsiasi parte del corpo e di concentrarsi li.
Se riesci a spostarti totalmente in una parte qualsiasi del tuo corpo, quella parte diventerà viva, al punto che non puoi concepire ciò che potrà diventare.

A quel punto potrai spostarti totalmente negli occhi. E se riesci a farlo, e poi guardi un’altra persona negli occhi, penetrerai in lei, arriverai nelle profondità del suo essere.
Chiudi gli occhi; guarda il tuo essere interiore nei dettagli. Come prima cosa, guarda il tuo corpo dall’interno, dal tuo centro interiore. Fermati lì e osserva: verrai separato dal corpo, perché colui che osserva non è mai la cosa osservata. Chi osserva è diverso dall’oggetto osservato. Se riesci a vedere il tuo corpo nella sua totalità, dall’interno, non cadrai mai più nell’illusione di essere il corpo. In questo caso rimarrai una cosa separata, totalmente scissa: dentro il corpo ma senza essere il corpo.

Questo è il primo passo. Da qui puoi andare oltre; a questo punto sei libero di muoverti: una volta libero dal corpo, libero dall’identità, sei libero di andare oltre. Puoi passare alla mente, scendere in profondità. Questa è la cavità interiore della mente.
Se riesci a entrarci, verrai separato anche dalla mente. A quel punto vedrai anche la mente come un oggetto che puoi guardare, e di nuovo, ciò che scorre nella mente ti appare come separato, diverso da te.

Questo entrare nella mente è ciò che si intende con “l’essere interiore nei dettagli”.
Si dovrebbe entrare e guardare dall’interno sia il corpo che la mente. A quel punto tu sei un semplice testimone, e questo testimone non può essere penetrato.

E quella è la tua essenza più intima: tu sei quello. Ciò che può essere penetrato, ciò che può essere visto, non sei tu.

Allorché hai raggiunto ciò che non può essere penetrato, ciò che non può essere osservato, l’elemento in cui non puoi entrare, solo allora sei arrivato al tuo Sé reale. Ricorda: non puoi essere testimone della fonte che è testimone, è una cosa assurda.

Se qualcuno dicesse: “Sono stato testimone del mio testimone”, direbbe una cosa assurda. Come mai? Perché in quel caso il Sé testimone non sarebbe tale. Ciò di cui sei stato testimone sarebbe il testimone. Ma ciò che può essere visto, non sei tu; tu non sei ciò che si può osservare; tu non sei la cosa di cui puoi essere consapevole. (2)

Osservare in quanto totalità.



Shiva disse:


“Osserva una ciotola, senza vederne i lati o la sostanza che le da forma. In pochi istanti diventa consapevole. “

Guarda un oggetto qualsiasi. Una ciotola o un qualsiasi altro oggetto andrà benissimo, ma osservalo con una qualità di sguardo diverso: “Guarda una ciotola senza vederne i lati o la sostanza che le da forma”. Osserva qualsiasi oggetto, ma a queste due condizioni. Non guardarne i contorni: guarda quell’oggetto in quanto totalità. Di solito guardiamo solo le parti che compongono un oggetto. Forse non ne siamo coscienti, ma guardiamo i contorni, le forme. Se ti guardo, come prima cosa vedo il tuo volto, quindi il tronco e poi l’intero corpo.

Osserva un oggetto in quanto totalità, non dividerlo in parti. Come mai? Perché quando spezzi un oggetto in parti, gli occhi possono muoversi dall’una all’altra. Guarda un oggetto in quanto totalità. Lo puoi fare.
Provaci. Innanzitutto osserva un oggetto passando da una parte all’altra. Poi, all’improvviso, guardalo in quanto totalità, non dividerlo. Quando osservi un oggetto in quanto totalità, gli occhi non hanno bisogno di muoversi.
È la sola condizione per non dare agli occhi l’opportunità di muoversi: guarda un oggetto con totalità, preso nel suo insieme; e in secondo luogo, senza vedere la sostanza che gli da forma. Se la ciotola è fatta di legno, non guardare il legno: osserva la ciotola; guarda la forma, non la sostanza.

La ciotola può essere fatta d’oro o d’argento. Osservala. Non guardare la sostanza di cui è fatta, limitati a osservare la forma. Come prima cosa, osservala in quanto insieme. Poi, guardala in quanto forma, non come sostanza. Come mai? Perché la sostanza è la parte materiale, la forma è la parte spirituale, e tu devi spostarti da ciò che è materiale all’immateriale. Ti sarà molto utile.

Provaci. Puoi provare con una persona qualsiasi. Un uomo o una donna sono fermi vicino a te: guardali come totalità, assorbili totalmente nel tuo sguardo, sii totale. Avrai una sensazione strana all’inizio, perché non sei abituato, ma alla fine sarà una sensazione molto bella. E da quel momento in poi non penserai più al corpo in quanto bello o brutto, bianco o nero, uomo o donna.
Non pensare: limitati a osservare la forma. Dimentica la sostanza e osserva semplicemente la forma. In pochi istanti diventane consapevole. E continua a osservare la forma in quanto totalità. Non permettere agli occhi movimento alcuno.

Non iniziare a pensare a “ciò che è materiale”. E cosa accadrà? All’improvviso diventerai consapevole del tuo Sé.

Guardando un oggetto, diventerai consapevole del tuo Sé, come mai? Perché gli occhi non avranno la possibilità di muoversi all’esterno. La forma è stata assunta in quanto totalità, per cui gli occhi non si possono spostare sulle singole parti. La parte materiale è stata abbandonata: hai assunto la forma allo stato puro. Per cui, non puoi pensare all’oro, al legno, all’argento, e così via.

Resta sulla totalità e sulla forma, e all’improvviso diventerai consapevole di te stesso, perché ora gli occhi non possono più muoversi. Ed essi hanno bisogno di muoversi, quella è la loro natura: quindi, il tuo sguardo si sposterà verso di te. Tornerà indietro, tornerà a casa, e all’improvviso diventerai consapevole di te stesso.

Questo diventare consapevoli del proprio Sé, è uno dei momenti più estatici che esistano. Quando per la prima volta diventi consapevole del tuo Sé, quel momento è di una bellezza e di una beatitudine senza paragone con ciò che hai conosciuto fino a quel momento. (3)

Il cerchio interno.



Lu Tsu disse:


“Allorché la luce viene fatta muovere in cerchio, tutte le energie del cielo e della terra, della luce e dell’oscurità, vengono cristallizzate.”

La tua consapevolezza scorre verso l’esterno: è un fatto, non c’è nulla da credere! Quando guardi un oggetto, la tua consapevolezza scorre verso di esso.

Ad esempio, mi stai guardando. In questo modo ti dimentichi di te stesso, ti focalizzi su di me. Le tue energie scorrono verso di me, e i tuoi occhi sono puntati su di me.
Questa è estroversione. Vedi un fiore e ne sei incantato, per cui ti fissi sul fiore. Ti dimentichi di te stesso, la tua attenzione è tutta diretta verso la bellezza del fiore.

È una cosa che conosciamo, accade continuamente. Una donna splendida ti passa di fianco, e all’improvviso la tua energia inizia a scorrere verso di lei: tutti conosciamo questo fluire esteriore della luce. Ma questa è solo una metà della storia: ogni volta che la luce scorre all’esterno, tu cadi in secondo piano, diventi dimentico di te stesso.
La luce deve rifluire indietro per permetterti di essere al tempo stesso il soggetto e l’oggetto, in questo modo puoi vedere te stesso. In questo modo si sprigiona la conoscenza del Sé.

Ma di solito viviamo nella prima metà: metà vivi e metà morti, questa è la situazione. E pian piano la luce continua a fluire all’esterno senza più tornare indietro. E tu diventi sempre più vuoto dentro di te, una cavità: diventi un buco nero.
L’esperienza taoista rivela come questa energia che tu sprechi nell’estroversione, possa essere sempre più cristallizzata, anziché essere sprecata, se si impara la scienza segreta di rivolgerla all’interno. E possibile; e questa è la scienza di tutti i metodi di concentrazione.

Quando ti trovi di fronte a uno specchio, prova un piccolo esperimento, almeno una volta. Guarda nello specchio il tuo volto, i tuoi occhi. Questa è estroversione: tu guardi il volto riflesso; certo, è il tuo volto, ma si tratta di un oggetto esterno a te.
Quindi, per un istante, ribalta l’intero processo. Inizia a sentire di essere guardato dal riflesso nello specchio — non sei tu a guardare il riflesso, ma è il riflesso che guarda te — e ti ritroverai in uno spazio stranissimo. Provaci per qualche minuto: ti sentirai molto vivo, e in te inizierà a entrare qualcosa il cui potere è immenso. Potrai perfino averne paura, perché non ne sei mai venuto a conoscenza prima; non hai mai visto il ciclo completo dell’energia.

Sebbene non sia menzionato nei testi sacri taoisti, questo mi sembra l’esperimento più semplice che chiunque può fare. Devi semplicemente metterti ritto in piedi di fronte allo specchio del tuo bagno, e come prima cosa guarda il tuo riflesso: tu osservi e il tuo riflesso è l’oggetto osservato. Quindi, cambia totalmente la situazione, ribalta il processo. Inizia a sentire di essere il riflesso, e che il riflesso ti sta guardando. Immediatamente vedrai verificarsi un cambiamento, un’energia fortissima si sposterà verso di te.

All’inizio ti potrà spaventare, perché non l’hai mai fatto e non l’hai mai conosciuta: sembrerà follia. Ti sentirai tremare, potrai sentirti disorientato, in quanto il tuo orientamento finora è stato estroverso. L’introversione va appresa pian piano. Ma il cerchio è completo: se pratichi questo esercizio per qualche giorno, ti stupirà vedere quanto ti sentirai vivo per tutta la giornata.

Bastano cinque minuti al giorno passati davanti allo specchio, permettendo all’energia di tornare a te, in modo tale da completare il cerchio. E ogni volta che il cerchio è completo, si ha un profondo silenzio. Un cerchio incompleto crea inquietudine, quando il cerchio è completo si ha quiete. Questo ti rende centrato, ed essere centrato significa essere potente: il potere è nelle tue mani.

Si tratta di un semplice esperimento: puoi praticarlo in molte forme. Mentre guardi una rosa, come prima cosa osservala per qualche istante, per qualche minuto, e poi inizia il processo inverso: è la rosa che ti guarda. Sarai sorpreso di vedere quanta energia ti può dare la rosa. E la stessa cosa può essere fatta con gli alberi e con le stelle e con la gente.

La cosa migliore è fare questo esercizio con la donna o l’uomo che si ama. Guardatevi semplicemente negli occhi. Iniziate guardando l’altro e poi percepite l’altro che vi ridona l’energia; il dono torna alla fonte. Entrambi vi sentirete ricolmi, vi sentirete inondare, immersi in una nuova forma di energia. Ne uscirete ringiovaniti, rivitalizzati. (4)

Tratto dal libro: Meditazione, la prima e ultima libertà, di Osho.

Fonte del Post: http://oshoite.blogspot.it/2014/08/lo-sguardo-interno.html







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domenica 14 giugno 2020

"In stato di veglia, di sonno, di sogno, conosciti come luce."

Queste sono le tre divisioni della mente, nello Yoga e nel Tantra — ma ricorda, queste divisioni si riferiscono alla vita della mente. Queste non sono affatto divisioni della consapevolezza. Queste tre divisioni — veglia, sonno, sogno — si applicano solo alla mente. La consapevolezza è "il quarto"; in Oriente non le è stato dato un nome: viene semplicemente chiamata "il quarto", turiya. I livelli della mente, essendo nuvole, possono avere un nome, il quarto, essendo lo spazio in cui si muovono — il cielo limpido — non ha nome alcuno. Si tratta di una tecnica trascendentale. Inizia con lo stato di veglia: mentre cammini, mangi, lavori, ricordati di te stesso come luce. Come se nel tuo cuore ardesse una fiamma e il tuo corpo non fosse altro che un'aura intorno a essa. Immaginalo: nel tuo cuore sta ardendo una fiamma, e il tuo corpo non è altro che un'aura di luce intorno ad essa; il tuo corpo è soltanto una luce che circonda quella fiamma. Lascia che questa sensazione scenda profondamente nella tua mente e nella tua consapevolezza. Ci vorrà tempo, ma se continui a pensarci, a sentirlo, a immaginarlo, dopo un po' riuscirai a ricordatene per tutto il giorno. All'inizio nessun altro ne sarà consapevole ma, se perseveri, dopo tre mesi anche gli altri se ne accorgeranno. Non parlarne. Quando gli altri se ne accorgeranno vorrà dire che sarà giunto il momento in cui puoi muoverti a tuo agio in quella sensazione ed entrare nel secondo stadio, non prima. Ora puoi trasferire la tecnica nel sonno. È diventata una realtà, non è più un'immaginazione. Ogni cosa è composta di luce. Tu sei luce, anche se ne sei inconsapevole, poiché ogni particella di materia è luce. La luce è la fonte di ogni cosa: anche tu sei luce condensata. Tramite l'immagina­zione hai semplicemente scoperto una realtà. Assorbila in te, e quando ne sarai ricolmo potrai trasferirla nei sogni, non prima. A quel punto, addormentandoti, continua a pensare alla fiamma, continua a vederla, a sentire che sei luce. Ricordalo, ricordalo, ricordalo... e quando ti addormenterai il ricordo persisterà. All'inizio comincerai a fare sogni in cui è presente una fiamma, e pian piano anche nei sogni avrai la stessa sensazione. E a quel punto i sogni inizieranno a scomparire: sognerai sempre meno e il tuo sonno sarà sempre più profondo. Questa tecnica aiuta ad andare oltre i tre livelli della mente: se riesci ad essere consapevole che sei una fiamma, il sonno non ti porterà più a cadere nell'incoscienza. Mantieni uno sforzo cosciente: ora sei cristallizzato intorno a quella fiamma. Per cui, il corpo si riposerà, e tu sarai sveglio. La consapevolezza non ha bisogno di riposarsi perché non è un meccanismo. Il corpo ha bisogno di riposo, perché necessita di carburante. Per questo il corpo nasce, invecchia e muore. La consapevolezza non è mai nata, non invecchia e non muore mai. Non ha bisogno di carburante, non ha bisogno di riposo. È pura energia, energia eterna, perpetua. Tu sei quella consapevolezza, quel quarto stadio, turiya: quello è ciò che chiamiamo divino, l'elemento immortale, l'eterno. Osho
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Ipnosi: un metodo molto efficade per liberarti dalle assuefazioni

L’ipnosi è una delle scienze che si svilupperanno nel prossimo futuro, perché la mente umana è in un tale stato di tensione, d’infelicità e d'angoscia, che sei costretto a usare alcol, marijuana, hashish, oppio e altre droghe solo per dimenticare, per liberarti di tutte le tue ansietà, sebbene questo sia un rimedio del tutto temporaneo. Domani, al tuo risveglio, le angosce saranno lì ad aspettarti alla porta – non erano mai andate vie. L’ipnosi è in grado di trasformarti con gran facilità, senza usare droghe.

Ci sono persone che soffrono perché fumano – non vorrebbero fumare, ma la loro è un'assuefazione. È una tortura per loro: sanno benissimo che è una cosa dannosa, che si stanno uccidendo, ma nessuna terapia, per quanto saggia, può servire. Loro sanno già ciò che tu affermi: il fumo minerà la salute, i polmoni si ammaleranno, ti potrai prendere la tubercolosi o il cancro, e certamente morirai due o tre anni prima. Tutti lo sanno, eppure l’abitudine persiste.

Con l’ipnosi è molto semplice: in tre settimane, facendo un corso di sole tre settimane, un’ora al giorno, l’abitudine al fumo scompare. Per sole tre settimane – un’ora al giorno – ti ripetono: “Non hai bisogno delle sigarette, e non hai bisogno di fumare”.

Non occorre nemmeno che te lo dica qualcuno, puoi tenere accanto a te un registratore. Registra la prima seduta con un ipnotista – e l’ipnotista non è un mago, ma uno scienziato, e quello che pratica è un metodo molto semplice. Regista la prima seduta, e poi usa questa registrazione tutte le volte che vuoi, tutti i giorni. In tre settimane ti libererai dall’abitudine al fumo, all’alcol o a qualunque altra cosa.

L’ipnosi non è ancora usata. È tuttavia uno strumento di grande efficacia per migliorare l’uomo in ogni modo – la sua consapevolezza, il suo corpo.

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sabato 13 giugno 2020

Il diritto di morire

Inoltre, io consiglio l'eutanasia. Così come si sono posti dei limiti alle nascite - con il controllo delle nascite - allo stesso modo, si potrebbe coniare un'altra parola: il controllo delle morti.

Nessuna nazione è pronta a farlo. Anche se una persona vuole morire, a una certa età, dopo aver vissuto una vita in pienezza, e non ha più responsabilità - anzi, è diventata un peso a se stessa - anche allora quella persona viene costretta a vivere, perché la legge vieta il suicidio.

Se accettate i settant'anni come età media, oppure gli ottanta o i novant'anni, io suggerisco che un uomo possa essere libero di chiedere a un comitato di medici: “Voglio essere liberato dal corpo”; ha tutti i diritti di farlo, se non vuole più stare al mondo perché ha vissuto a sufficienza. Ha fatto tutto ciò che desiderava fare, ora non vuole morire di cancro o di tubercolosi; vuole semplicemente rilassarsi nella morte. Ogni ospedale dovrebbe avere un luogo particolare, curato da uno staff speciale, dove la gente possa venire a rilassarsi e a essere aiutata a morire serenamente, senza malattie, ma con il sostegno della professione medica.

Se la commissione medica ha la sensazione che quella persona riveste un'importanza essenziale, allora può chiederle di vivere un po' più a lungo; ma solo ad alcune persone dovrebbe essere chiesto questo, e solo in quanto possono aiutare immensamente l'umanità, possono dare un aiuto insostituibili agli altri. Ma se anche quelle persone non vogliono più vivere, è loro diritto morire: voi potete chiedere, fare la vostra richiesta: se loro l'accettano, bene; ma se dicono: “Non ci interessa più vivere”, allora hanno assolutamente tutti i diritti di morire. Si può capire il tentativo di salvare un bambino, ma perché voler salvare i vecchi, persone che hanno vissuto a sufficienza, sofferto, gioito, fatto ogni genere di cose, buone o cattive che fossero? Ora è tempo: lasciate che se ne vadano.

Ma i medici non possono lasciarle morire, perché è illegale. Non possono togliere loro la bombola di ossigeno o le altre attrezzature che le tengono in vita, per cui continuano a curare i moribondi o le persone in coma.

Nessun papa renderà pubblico un documento che conceda la libertà alla gente di lasciare il proprio corpo. E cos'è rimasto di quel corpo? A qualcuno mancano le gambe, ad altri le mani, ad altri non funziona il cuore, per cui viene alimentato con una pompa; ad altri non funzionano i reni, per cui hanno bisogno di strumenti che li sostituiscano. Ma che vita fa questa gente? Cosa farà se la manterrete in vita in questo modo? Al massimo darete lavoro ad alcune persone; tutto qui! Ma che vita creativa potranno mai condurre quelle persone? E che felicità potranno mai avere che giustifichi ciò che vien fatto loro? In continuazione vengono fatte loro iniezioni; non possono dormire, per cui devono prendere pillole per farlo; non riescono ad alzarsi, quindi devono prendere stimolanti che li aiutino. Ma per che motivo? Il giuramento di Ippocrate? E lasciamo che Ippocrate se ne vada all'inferno! Non aveva idea di ciò che il suo giuramento avrebbe prodotto!

Al posto delle medicine, dovrebbe essere presente una persona che conosca la meditazione, che sia in grado di insegnare a un moribondo come meditare, perché a quel punto le medicine non servono più, è invece necessaria la meditazione: si deve imparare a rilassarsi e scomparire in pace, lasciando il corpo. In ogni ospedale ci devono essere persone capaci di meditare: sono indispensabili, proprio come lo sono i medici. Fino a oggi non erano necessarie, in quanto negli ospedali esisteva una sola funzione: salvare la vita. Ora esiste una seconda funzione: aiutare la gente a morire. E ogni università dovrebbe avere un istituto in cui viene insegnata la meditazione, in modo che le persone siano addestrate in questo senso. E quando viene il tempo di morire, quella gente sarà più che pronta a farlo, con gioia e serenità, celebrando.

Ma il suicidio è un crimine. E tutto questo verrà ritenuto un crimine, e io verrò considerato una persona che insegna alla gente ad agire illegalmente.

Io mi preoccupo della verità, non della legge: e la verità è che voi vivete una vita squilibrata, innaturale. Per favore, tornate a darle un equilibrio! Io suggerisco un movimento che garantisca negli ospedali una morte tranquilla e piacevole alle persone che hanno vissuto a sufficienza e desiderano essere liberate dal proprio corpo. E' assolutamente naturale che ogni ospedale abbia un'ala speciale, fornita di ogni comfort, in grado di rendere la morte un'esperienza gradevole e positiva.
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mercoledì 10 giugno 2020

Come evitare la paura di morire

(OSHO. circa 40 anni fa )

" Durante un epidemia, l’energia di tutto il mondo diventa irrazionale "

Stai facendo la domanda sbagliata Rispose Osho.
La domanda giusta è: “Come evitare la paura di morire, causata dall’epidemia?”
Perché è molto facile evitare il virus, invece è molto difficile evitare la paura presente dentro di te, e nel mondo.
Le persone moriranno di più a causa di questa paura, che a causa dell’epidemia.
Non c’è virus in questo mondo, che sia più pericoloso della paura.
Capisci questa paura, altrimenti diventerai un corpo morto prima che il tuo corpo muoia.
Non ha niente a che vedere con il virus.
L’atmosfera spaventosa che provate in questi momenti è una follia collettiva.
Molte persone o ricevono aiuto, o muoiono. Già è successo mille volte, e continuerà ad accadere. E continuerà, a meno che non capiate la psicologia della folla e della paura.
Normalmente tieni a bada la tua paura, ma nel momento della follia collettiva, la tua consapevolezza può essere persa completamente. Non saprai nemmeno quando avrai perso il controllo sulla tua paura.
Poi la paura può farti fare qualsiasi cosa!!! In una situazione del genere puoi anche toglierti la vita, o togliere la vita agli altri.
Succederà così tanto nei prossimi tempi: molte persone si suicideranno, e molte persone ne uccideranno altre.
State attenti.
Non guardate notizie che inducono paura. Smettetela di parlare dell’epidemia – ripetere la stessa cosa ancora e ancora è come un auto-ipnosi. La paura è una specie di auto-ipnosi. Questa idea causerà cambiamenti chimici nel corpo. Ripetendo la stessa idea ancora e ancora, questo cambiamento chimico a volte può essere così velenoso, che può anche ucciderti.
Durante un epidemia, l’energia di tutto il mondo diventa irrazionale.
La meditazione allora diventa un’aura protettiva intorno al cercatore, che non permette di far entrare al suo interno l’energia negativa. (Osho)
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lunedì 1 giugno 2020

eros cosmico


L'accoppiamento di un uomo e di una donna ha un significato profondissimo: l'ego svanisce in questa assimilazione di due esseri umani. Una persona che realmente comprende l'essenza di quest'unità, di questo desiderio d'amore e di unione, può capire anche il significato di un altro tipo di unità: uno yogi si unisce, un asceta si unisce; un santo si unisce; chi medita si unisce. E anche nel rapporto sessuale una persona si unisce: la sua identità si fonde con quella dell'altra persona e diventano tutt'uno. Nel samadhi, una persona si unisce all'universo intero e diventa tutt'una con esso. Nel sesso si ha un fondersi di due persone, mentre nel samadhi una persona perde la propria identità e si fonde con l'universo. Un incontro tra due persone è momentaneo, ma l'unione di una persona con l'universo è eterna.

Osho eros cosmico
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sabato 23 maggio 2020

OSHO. La storia del Taglialegna che incontra il Mistico.


Un taglialegna si recava ogni giorno nella foresta. A volte non riusciva a trovare di che sfamarsi perché pioveva, altre volte perché faceva troppo caldo e altre volte ancora perché faceva troppo freddo. Nella foresta viveva un mistico. Aveva osservato il taglialegna lavorare sodo tutto il giorno per anni e lo vedeva diventare vecchio, malato, ridursi alla fame, e gli disse "Ascolta, perché non ti inoltri un po' di più nella foresta?". Il taglialegna rispose: "Cosa ci vado a fare, c'è forse più legna? E anche se fosse così, poi dovrei trasportarla per chilometri!".
Il mistico disse: "No, se vai un po' più oltre, troverai una miniera di rame. Puoi portare il rame in città e venderlo, e quel denaro ti basterà per una settimana, così non dovrai venire tutti i giorni a tagliare legna". L'uomo si mise a pensare: "Be', potrei provare". Andò e trovò la miniera. Era alle stelle per la felicità. Tornò indietro e si buttò ai piedi del saggio. Il mistico disse: "Non gioire troppo, adesso: addentrati ancora di più nella foresta". "Ma perché...?" chiese quell'uomo. "Che senso avrebbe, adesso ho cibo per una settimana."
Il mistico disse: " Eppure...".
Ma l'uomo replicò: "Se mi addentro ancora di più nella foresta, perderò la miniera di rame". Il mistico rispose: "Tu vai, di certo perderai la miniera di rame, ma c'è una miniera d'argento, e con quello che riuscirai a estrarre in una volta, vivrai per tre mesi". "Il mistico ha avuto ragione quando mi ha raccontato della miniera di rame" pensò il taglialegna "forse ha ragione anche questa volta." Andò e trovò la miniera d'argento. Ritornò danzando e disse: "Come posso ripagarti? La mia gratitudine non ha limiti". Il mistico disse: "Non essere così frettoloso... va' un po' più in profondità".
I'uomo era titubante: "Non posso! Non lo farò perderei la miniera d argento". Ma il mistico disse: "c'è una miniera d'oro poco più in là di quella d'argento. II taglialegna esitava. Era un uomo così povero che non si era mai sognato di possedere una miniera d'argento; e ora il mistico gli stava rivelando l'esistenza di una miniera d'oro chissà forse aveva ancora ragione. Infatti trovò la miniera d'oro. Adesso gli bastava venire nel bosco una volta l'anno. Ma il mistico disse: "Un anno è lungo e io sto invecchiando, tu verrai tra un anno e potrei non esserci più. Quindi devo dirtelo: non fermarti alla miniera d'oro, solo un po' più avanti...". Ma l'uomo disse: ''Non capisco... mi riveli una cosa e subito dopo mi dici di lasciarla perdere e di andare avanti, adesso ho trovato una miniera d'oro!".
Il mistico rispose: "Ma c'è una miniera di diamanti, devi solo addentrarti un po' di più nella foresta". Quello stesso giorno il taglialegna si addentrò nella foresta e trovò la miniera di diamanti. Prese tutti quelli che riusciva a portare e pensò: "Questo mi basterà per tutta la vita". Quando tornò dal mistico, questi gli disse: "Forse non ci incontreremo più; per cui, il mio ultimo messaggio è questo: adesso che hai quanto basta per tutta la vita, entra dentro di te. Dimentica la foresta, la miniera di rame, la miniera d'argento, la miniera d'oro e quella di diamanti. Ora ti svelo l'ultimo segreto: il tesoro supremo si trova dentro di te. I tuoi bisogni esteriori sono appagati. Siedi come siedo io, qui".
Il taglialegna disse: "Hai ragione, me lo stavo chiedendo... Tu che conosci tutti questi segreti, perché continui a stare lì seduto? Questa domanda mi è passata per la mente molte volte e avrei voluto chiederti: 'Perché non vai a prendere tutti i diamanti, sepolti in quella miniera?.
Solo tu sai dove sono, perché continui a stare seduto sotto quest'albero?".
Il mistico rispose: "Dopo aver trovato i diamanti, il mio Maestro mi disse: 'Adesso siediti sotto quest'albero ed entra dentro di te'". L'uomo lasciò cadere tutti i diamanti a terra, e disse: "Forse non ci incontreremo mai più. Non voglio tornare a casa, me ne starò qui seduto, di fianco a te. Per favore, insegnami come entrare in me stesso, perché sono un taglialegna; so come addentrarmi nelle foreste, ma non so come entrare in me stesso". Il mistico disse: "Ma tutti i tuoi diamanti, l'oro, l'argento, il rame... tutte quelle ricchezze andranno perdute; infatti, tutte queste cose non hanno alcun valore per chiunque entri in se stesso".
Il taglialegna commentò: "Non preoccuparti di quelle cose, finora hai avuto ragione; ho fiducia in te... so che avrai ragione anche in questo ultimo passaggio".

Fondamentalmente, la funzione del Maestro è persuaderti, passo dopo passo, a spostarti dalla fisiologia alla psicologia; a muoverti dalla mente al cuore, e poi a muoverti dal cuore all'essere. Dall'essere si schiude la soglia del supremo essere dell'esistenza: è impossibile descriverlo, lo si può solo indicare... un dito che indica la luna.
Ma non ti preoccupare: perderai solo la tua povertà, la tua miseria. Non perderai nulla che abbia valore, e conseguirai l'intero regno dell'universo. Occorre solo un po' di coraggio, un po' di fiducia... non uso la parola "credere", né uso la parola "fede". Non dico che tu debba credere in me; non dico di aver fede in ciò che sto dicendo. La fede si riferisce alle teorie, alle teologie, ai dogmi; la fiducia non è altro che amore puro. Fiducia è amore purificato, una pura e semplice fragranza. Il fiore non è più presente; i petali del fiore sono caduti, polvere alla polvere: adesso c'è solo la fragranza. Se riesci ad avvertire la mia fragranza... e di certo la senti, altrimenti non avrebbe senso accompagnarsi a me. La fiducia nasce unicamente grazie a quella fragranza. Se riesci a vedere nei miei occhi che io ho visto qualcosa che tu non conosci, che ho sperimentato qualcosa che anche tu hai la capacità di sperimentare... Fiducia non è altro che un po' di coraggio per muoversi verso la fonte della fragranza. E rimarrai meravigliato: più ti avvicini al Maestro, più sei vicino a te stesso. Alla fine, il Maestro e il discepolo scompaiono; resta solo la fragranza: quello è ciò che chiamo "paradiso". Là dove tutte le separazioni, tutti i muri sono caduti, e tu hai scoperto la vastità oceanica. Fino a quel momento eri solo una goccia di rugiada sui petali di un fiore di loto. Bellissima... al sole del primo mattino brilla come una perla, ma ben presto svanirà. Non appena il sole si scalda, evapora. Le nostre vite ordinarie non sono altro che gocce di rugiada; prima che la morte annienti la tua piccola goccia, fatti coraggio: scivola via dal fiore di loto e dissolviti nell'oceano. Certo, è rischioso. Il fiore di loto è davvero bello, quel cantuccio è così vellutato; il sole è così caldo, il vento è davvero squisito... e io ti dico: "Fa' un balzo, tuffati nell'oceano!". Dirai: "Perderò questo fiore di loto, il calore del sole andrà perduto. Tutti i miei confini scompariranno". Certo, tu sarai perduto, ma non sarà una perdita: diventerai l'oceano. La goccia di rugiada non verrà mai più ritrovata, ma rimarrà diffusa in tutto l'oceano per l'eternità a venire. Dunque, non aver paura. Con me, devi avere solo un po' di coraggio e continuare ad andare avanti.
Tutto ciò che pensi sia prezioso andrà perduto, ma troverai qualcosa di ben più prezioso. E alla fine scoprirai che tutto ciò che ritenevi di valore non era nulla.
Quella è illuminazione.
Tu non la stai cercando, stai cercando qualcos'altro: tenti di trovare la tua essenza più intima. Nel momento in cui tocchi il tuo centro essenziale, l'illuminazione segue automaticamente. Non è un oggetto del desiderio, è la tua stessa soggettività. L'illuminazione sei tu, è il tuo stesso essere!


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Osho un'Occasione per Rinascere Voto medio su 1 recensioni: Buono
€ 16,00



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venerdì 22 maggio 2020

il gioco delle emozioni

Questa è la psicologia della rabbia:
tu vuoi qualcosa,
e qualcuno ti impedisce di ottenerlo.
Qualcuno diventa un blocco, un ostacolo.
Tutta la tua energia era protesa a ottenere qualcosa
e qualcuno l'ha bloccata,
per cui non riesci a ottenere ciò che volevi.
Ebbene, questa energia frustrata diventa rabbia:
rabbia contro la persona che ha distrutto
la possibilità di realizzazione di un tuo desiderio
La tua rabbia è vera perché ti appartiene,
tutto ciò che ti appartiene è vero.
Trova dunque la fonte di questa rabbia,
scopri da dove nasce, qual è il suo punto di origine.
Chiudi gli occhi e muoviti all'interno del tuo essere;
prima che vada perduta,
risali fino a quella sorgente . . .
e raggiungerai il vuoto.
Retrocedi ancora di più, scendi ancora più in profondità,
muoviti negli abissi del tuo essere
e verrà il momento in cui vedrai
che non c'è rabbia alcuna.
All'interno, nel centro dell'essere,
non vi è rabbia alcuna.
La rabbia non nasce mai dal tuo centro,
ha origine dall'ego
e l'ego è una falsa entità.
Se scendi in profondità
vedrai che tutta la tua rabbia ha origine alla periferia,
non sorge mai dal centro.
Non potrebbe avere origine nel centro del tuo essere:
là vi è vuoto, vuoto assoluto.
Dunque, la rabbia nasce solo dall'ego
e l'ego è una falsa entità creata dalla società,
è una realtà relativa, un'identità.
All'improvviso vieni aggredito
e l'ego si sente ferito . . . ed ecco la rabbia
Un consiglio ...
Se vuoi conoscere la rabbia
solo per liberartene,
la cosa sarà alquanto complessa,
perché l'attitudine stessa,
il tuo desiderio di liberarti dalla rabbia,
genererà una distinzione.
In questo caso parti con il pre.supposto
che la rabbia sia cattiva
e l'assenza di rabbia sia una cosa buona;
che il sesso sia qualcosa di male
e l'assenza di sessualità qualcosa di bene;
che l'avidità sia male e la non avidità sia bene.
Sollevando simili distinzioni,
incontrerai difficoltà enormi
a riconoscerne i tratti salienti nella tua realtà.
In questo caso, anche se riesci a trascendere tutto ciò,
si tratterà solo di repressione.
Cogli la bellezza della collera
È sufficiente un semplice gesto di autentica spontaneità,
perché tu sia immediatamente trasportato
da questo in un altro mondo.
I.: amore . . . o perfino la rabbia,
certo, io ti dico che perfino le emozioni positive,
se sono false, sono orribili, disgustose, perverse;
e perfino le emozioni negative,
se sono autentiche, sono belle, meravigliose.
Perfino la rabbia è bellissima,
quando tutto il tuo essere la percepisce,
quando ogni fibra del tuo essere vibra
attraversata da quella emozione travolgente.
Osserva un bambino in collera
e ne percepirai la bellezza.
Tutto il suo essere è immerso nella rabbia.
Irradia collera. Il suo volto è rosso di rabbia.
Un bambino così piccolo
appare incredibilmente potente
al punto che sembra poter distruggere il mondo intero!
E che cosa accade a un bambino,
quando è così arrabbiato?
Nel giro di pochi minuti, di qualche secondo,
tutto cambia e lui è felice, danza e corre di nuovo intorno alla casa.
Come mai a te non accade?

Osho - il gioco delle emozioni

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Il Gioco delle Emozioni
Liberarsi da rabbia, paura e gelosia
Voto medio su 9 recensioni: Da non perdere
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sabato 16 maggio 2020

La fonte non è l'altro,

La fonte non è l'altro,
la sorgente è dentro di te.
L'altro la colpisce ma, se all'interno non
ci fosse rabbia, non potrebbe uscire:
se colpisci un buddha, affiorerà solo compassione, perché dentro c'è solo quello; la rabbia non verrà fuori, perché in lui non ce n'è. Se getti un secchio in un pozzo secco non ne verrà fuori nulla, se lo getti in un pozzo colmo d'acqua, tirerai fuori acqua, ma quell'acqua viene dal pozzo: il secchio serve solo a tirarla fuori.
Quindi, se qualcuno ti insulta, sta solo gettando un secchio dentro di te, e quel secchio verrà su pieno di rabbia o di odio, o del fuoco che avevi dentro; ma la fonte sei tu, ricordalo. Per questa tecnica ricorda che tu sei la fonte di tutto ciò che di
solito proietti sugli altri. E ogni volta che senti piacere o avversione, immediatamente va' all'interno e arriva alla fonte da cui sorge quel sentimento: rimani centrato lì, non muoverti verso l'oggetto.
Qualcuno ti ha dato l'occasione per diventare consapevole della tua rabbia; ringrazialo subito e dimenticalo. Chiudi gli occhi, entra in te e osserva la fonte da cui sorgono amore e rabbia: da dove vengono? Va' dentro, scava in te; laggiù troverai la fonte, perché la rabbia viene da te.
Odio o amore, o qualunque altra cosa, viene dalla tua fonte. Ed è facilissimo andare dentro di sé quando si è in collera, innamorati o quando si odia, perché si sta ribollendo: in quei momenti è molto facile; quel filo è caldo e ti può portare all'interno, con quel calore puoi muoverti facilmente. E quando raggiungi un punto interiore che non è caldo, d'un tratto ti renderai conto dell'esistenza di una dimensione diversa, ti si schiude davanti un mondo nuovo.
Usa l'odio, usa la rabbia, usa l'amore per andare dentro di te.


-OSHO
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martedì 12 maggio 2020

La gente è così addormentata ...

La gente è così addormentata che si limita a parlare, ascolteranno ma, al tempo stesso non sentiranno nulla.
Ascoltano ma non sentono, anche se ascoltano interpretano te e le tue parole a modo loro: le coloreranno con il loro significato.
La gente è così addormentata che deve essere colpita da situazioni reali, solo allora qualcosa potrà penetrare nelle loro teste pesanti, ottuse, spesse, insensibili e poco intelligenti.

(Osho)

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domenica 3 maggio 2020

Le persone sono macchine

“Le persone sono macchine, vengono spinte in un determinato modo e rotolano; quando urtano contro un muro si fermano e cominciano a rotolare all’indietro. Il risveglio di un uomo ha inizio dall’istante in cui si rende contro che non va da nessuna parte e che non sa dove andare. Svegliarsi significa realizzare la propria nullità, cioè realizzare la propria meccanicità, completa e assoluta, e la propria impotenza, non meno completa, non meno assoluta.


Se ci si accontenta di osservare che l’uomo non è altro che una macchina incosciente, si diventerà dei cinici. Ma se si persevera nel lavoro, si smetterà di esserlo. Si dovrà fare una scelta, si dovrà decidere cosa si vuole diventare: o completamente meccanici, o completamente coscienti. Il cammino è difficile e la salita sempre più ardua, ma anche le forze man mano si moltiplicano. L’uomo si tempra, e a ogni passo scopre orizzonti sempre più vasti.”

(G.I. Gurdjieff )

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sabato 2 maggio 2020

È possibile morire consapevolmente senza essere illuminati?

D: È possibile morire consapevolmente senza essere illuminati?

OSHO: “Nirah, l'esistenza segue determinate leggi - e non ci sono eccezioni. Se si vuole morire consapevolmente, l'unico modo è essere illuminati.
La morte è un grande intervento chirurgico: la tua anima viene separata dal corpo e dalla mente, con la quale è stata coinvolta per settanta o ottanta anni. Anche per una piccola operazione è necessaria l'anestesia; e questa è la più grande operazione esistente.
L'inconscio non è altro che la via della natura di darti l'anestesia. Se non sei completamente non identificato con il corpo e la mente, non puoi morire coscientemente - e una morte che non è cosciente è una grande opportunità persa.
L'illuminazione è una necessità assoluta.
Illuminazione significa solo che tutto il tuo essere è cosciente: non ci sono rimasti angoli oscuri dentro di te. Morendo in tale consapevolezza il corpo, la mente, il cervello possono essere portati via da te, perché ora sai - non solo come una teoria, ma come la tua esperienza autentica - che sei sempre stato separato. Il coinvolgimento con il corpo è stato interrotto il giorno in cui ti sei illuminato.
Nelle antiche scritture dei buddisti, l'illuminazione è chiamata la "Grande Morte" - non che morirai, ma la morte è grande perché sarai in grado di vederlo accadere, sarai un testimone. Ora non sei più attaccato al corpo, non ti aggrappi, sei diventato consapevole della tua immortalità.
Puoi morire consapevolmente solo quando sai di essere immortale, di appartenere all'eternità, non al tempo; che dentro di te è l'inizio e la fine dell'esistenza - se c'è un inizio o se c'è una fine. In realtà non c'è inizio né fine; sei sempre stato qui e sarai sempre qui.
Una morte consapevole è uno dei miracoli della vita, perché dopo ciò non rinascerai in nessuna forma - come uomo, come uccello, come albero. Rimarrai nella consapevolezza eterna dell'universo, diffusa in tutto l'oceano. Quindi, è stata chiamata la "Grande Morte".
Ma non ci sono eccezioni. L'esistenza segue leggi assolutamente definite, e questa è una legge del più alto ordine, perché riguarda la tua consapevolezza, la tua vita, la tua morte. "
- O S H O, "The Rebellious Spirit, Ch 16"
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mercoledì 29 aprile 2020

Ombelico, cuore, e testa

Ombelico, cuore, e testa - Osho

Quando l’uomo nasce, è radicato in un punto particolare, in un particolare chakra, o centro, che è l’ombelico. I giapponesi lo chiamano hara da cui termine hara-kiri.

Harakiri significa suicidio. Letteralmente l’espressione significa uccidere lo hara, la spina dorsale, il centro. Hara è il centro: il significato di harakiri è distruggere il centro. Ma in un certo senso tutti noi abbiamo compiuto harakiri. Non abbiamo ucciso il centro, ma l’abbiamo dimenticato. Oppure non ce ne siamo mai ricordati. E’ lì che aspetta, e noi siamo andati alla deriva sempre più lontani da esso. Quando nasce un bambino, è radicato nell’ombelico, nello hara, vive attraverso lo hara. Osserva un bambino quando respira: il suo ombelico va su e giù. Respira con il ventre, vive con il ventre, non con la testa, non con il cuore. Ma a poco a poco dovrà andarsene lontano, alla deriva. Dapprima svilupperà un altro centro, cioè il cuore, il centro dell’emozione. Imparerà l’amore, sarà amato, e un altro centro si svilupperà. Questo centro non è il vero centro, è un surrogato.

Ecco perché gli psicologi dicono che se un bambino non è amato non sarà mai capace d’amare. Se un bambino cresce in un ambiente anaffettivo – un ambiente freddo, senza nessuno che lo ami e gli dia calore – nella vita non sarà capace di amare nessuno perché il centro stesso non si svilupperà. L’amore della madre, l’amore del padre, la famiglia, la società: questo aiuta un centro a svilupparsi. Questo centro è un surrogato: non ce l’hai dalla nascita. Perciò, se non è aiutato a crescere, non crescerà. A moltissime persone manca il centro dell’amore. Continuano a parlare di amore e continuano a credere di amare, ma manca loro il centro, perciò come possono amare? E’ difficile avere una madre che ami, ed è molto difficile e raro avere un padre che ami. Ogni padre, ogni madre pensa di amare. Non è così facile. L’amore è una crescita difficile, molto difficile. Ma se per il bambino l’amore non c’è fin dall’inizio, egli stesso non sarà mai capace d’amare. Questa è la ragione per la quale l’umanità intera vive senza amore. Continuate a produrre bambini, ma non sapete come dare loro un centro d’amore. Anzi, al contrario, più la società diventa civilizzata e più impone un terzo centro, che è l’intelletto, l’ombelico è il centro originario: un bambino ce l’ha dalla nascita, non è un surrogato. Senza di esso la vita è impossibile, per questo ci viene dato. Il secondo centro è un surrogato. Se riceve amore, il bambino risponde. Rispondendo, cresce in lui un centro: questo è il centro del cuore. Il terzo centro è la ragione, l’intelletto, la testa. L’educazione, la logica e l’esercizio creano un terzo centro: anche questo è un surrogato. Ma noi viviamo nel terzo centro. Il secondo è quasi assente o, anche se è presente, non funziona o, anche se talvolta funziona, funziona irregolarmente. Ma il terzo centro, la testa, diventa la forza fondamentale nella vita perché l’intera vita ne dipende. E’ utilitaristico. Ne hai bisogno per la ragione, la logica, il pensiero.

Perciò, presto o tardi, ognuno diventa orientato nella testa: comincia a vivere nella testa.
La testa, il cuore, l’ombelico: questi sono i tre centri. L’ombelico è il centro che ci viene dato, quello originario. Il cuore può venire sviluppato, ed è bene farlo per molte ragioni. E’ necessario sviluppare anche la ragione, ma non a spese del cuore, perché allora ti verrà a mancare il collegamento e non potrai ritornare all’ombelico. Lo sviluppo va dalla ragione all’esistenza, all’essere: cerchiamo di capirlo in questo modo. Il centro dell’ombelico è nell’essere, il centro del cuore è nel sentire, il centro della testa è nel conoscere.

Conoscere è il più remoto dall’essere, il sentire è il più vicino. Se ti manca il centro del sentire è molto difficile creare un ponte tra la ragione e l’essere, veramente molto difficile.
Ecco perché una persona che ama può diventare consapevole del suo “essere a casa” nel mondo più facilmente che non una persona che vive attraverso l’intelletto. La cultura occidentale ha fondamentalmente posto l’accento sul centro della testa. Ecco perché in Occidente si sente per l’uomo un’ansia profonda. E l’ansia profonda è per il suo essere senza casa, vuoto, sradicato. Simone Weil scrisse un libro intitolato La prima radice.

L’uomo occidentale si sente sradicato, come se non avesse radici. La ragione è che solo la testa è diventata il centro. Il cuore non è stato esercitato, manca. Il battito del cuore non è il tuo cuore, è solo una funzione fisiologica. Perciò, se ne senti il battito, non cadere nell’errore di pensare che hai un cuore. Il cuore è qualcos’altro. Cuore significa la capacità di sentire, testa significa la capacità di conoscere. Cuore significa la capacità di sentire, ed essere significa la capacità di essere uno, uno con qualcosa... La religione riguarda l’essere, la poesia riguarda il cuore, la filosofia e la scienza riguardano la testa. Questi due centri, il cuore e la testa, sono centri periferici, non sono reali solo falsi centri. Il centro reale è l’ombelico, lo hara. Come raggiungerlo nuovamente? Oppure, come realizzarlo? In genere capita che talvolta – raramente, accidentalmente, può capitare - ti avvicini allo hara. Quell’istante diverrà un istante molto profondo, beato. Per esempio, talvolta nel sesso ti avvicini allo hara, perché nel sesso la tua mente, la tua consapevolezza si trasferisce di nuovo verso il basso. Devi lasciare la tua testa e cader giù, In un orgasmo sessuale profondo talvolta accade che ti trovi vicino al tuo hara. Ecco perché il sesso esercita un tale fascino. In realtà non è il sesso che ti dà l’esperienza della beatitudine, è lo hara. Cadendo giù verso il sesso passi attraverso lo hara, lo tocchi. Ma per l’uomo moderno persino questo è diventato impossibile, perché persino il sesso è diventato un affare cerebrale, un affare mentale. Persino il sesso è finito nella testa, è qualcosa a cui pensare. Ecco perché ci sono così tanti film, così tanti romanzi, così tanta letteratura, di pornografia e di cose simili. L’uomo pensa al sesso, ma questa è un’assurdità. Il sesso è un’esperienza, non puoi pensarci. Se cominci a pensarci sopra sarà sempre più difficile farne esperienza, perché non riguarda affatto la testa. La ragione non ti serve. E quanto più l’uomo moderno si sente incapace di penetrare in profondità nel sesso, tanto più ci pensa su. Diventa un circolo vizioso. E quanto più ci pensa su, tanto più diventa cerebrale.

Allora persino il sesso diventa futile. In Occidente è diventato futile, una cosa ripetitiva, noiosa. Non se ne ricava nulla, continui solo a ripetere una vecchia abitudine. E alla fine ti senti frustrato, come se fossi stato imbrogliato. Perché? Perché in realtà la consapevolezza non cade giù, non ritorna al centro. Solo passando attraverso lo hara senti la beatitudine.

Perciò qualunque ne sia la causa, tutte le volte in cui passi per lo hara senti beatitudine.
Un guerriero sul campo di battaglia, mentre sta combattendo, a volte passa attraverso lo hara, ma non i guerrieri moderni, perché non sono affatto guerrieri. Una persona che lancia una bomba su una città, dorme. Non è un guerriero, non è un combattente, non è uno kshatriya, non è Arjuna che combatte. Quando una persona è sul punto di morire, qualche volta viene rigettato nello hara. Per un guerriero che combatte con la sua spada, la morte diventa possibile in ogni istante. A ogni istante potrebbe non esistere più. E combattendo con una spada non si può pensare: se pensi non esisterai più, devi agire senza pensare perché il pensiero richiede tempo. Se combatti con una spada non puoi pensare. Se pensi vincerà l’avversario, tu non esisterai più. Non c’è tempo per pensare, e la mente ha bisogno di tempo. Siccome non c’è tempo per pensare e pensare significa morte certa, la consapevolezza cade giù dalla testa: va allo hara. E un guerriero sperimenta la beatitudine. Ecco perché la guerra esercita un tale fascino. Il sesso e la guerra sono due cose che esercitano un fascino perché in essi si passa attraverso lo hara.

Ci passi attraverso in ogni pericolo. Netzsche dice: “Vivi pericolosamente”. Perché?
Perché nel pericolo vieni rigettato nello hara. Non puoi pensare, non puoi elaborare cose con la mente. Devi agire immediatamente. Passa un serpente: all’improvviso lo vedi e c’è un salto. Non puoi formulare un pensiero ponderato sul fatto che “c’è un serpente”. Non c’è alcun sillogismo; non argomenti mentalmente: “Ora c’è un serpente e i serpenti sono pericolosi, perciò devo fare un salto”. Non fai alcun ragionamento logico come questo. Se ragioni in questo modo, non saresti più vivo. Non puoi ragionare. Devi agire spontaneamente, immediatamente. Prima viene l’atto e poi viene il pensiero. Prima salti e poi pensi. Nella vita comune, quando non c’è pericolo, prima pensi e poi agisci. Nel pericolo, l’intero processo viene invertito: prima agisci e poi pensi. Quell’azione che viene prima senza pensare ti getta nel tuo centro originario – lo hara. Ecco perché il pericolo esercita un fascino. Stai guidando una macchina sempre più velocemente, e all’improvviso viene un momento a partire dal quale ogni attimo diventa pericoloso. La vita può cessare a ogni istante. In questo momento di suspense in cui la vita e la morte sono quanto più vicine possibili l’una all’altra e tu sei tra l’una e l’altra, la mente si ferma: vieni gettato nello hara. Da ciò il grande fascino esercitato dalle automobili, dalla guida – dalla guidare veloce, folle. Oppure stai giocando d’azzardo e hai puntato tutto ciò che hai: la mente si ferma, c’è pericolo. Tra un istante potresti ritrovarti mendicante. La mente non può funzionare; sei gettato nello hara. I pericoli attraggono perché nel pericolo la tua coscienza ordinaria e quotidiana non può funzionare. Il pericolo penetra profondamente. La tua mente non è più necessaria; diventi una nonmente. Tu sei! Sei consapevole, ma senza che vi sia alcun pensiero. Quel momento diventa meditativo. In realtà, nel gioco d’azzardo i giocatori cercano uno stato mentale meditativo. Nel pericolo, nella lotta, nel duello, nelle guerre l’uomo ha sempre cercato stati meditativi. Una beatitudine irrompe all’improvviso, esplode in te, diventa una pioggia interiore. Ma questi sono avvenimenti improvvisi e accidentali. Una cosa sola è certa: tutte le volte in cui ti senti beato sei vicino allo hara.

Questo è certo, non importa quale ne sia la causa. La causa è irrilevante. Tutte le volte in cui passi vicino al centro originario vieni colmato di beatitudine. Questi sutra riguardano la creazione di un radicamento nello hara, nel centro, scientificamente, in modo intenzionale e studiato, non in modo accidentale, momentaneo, bensì permanente. Puoi rimanere sempre nello hara, quello può diventare il tuo radicamento.


Osho, Il libro dei segreti

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