sabato 23 luglio 2016

Viviamo in un mondo di “dormienti”



Viviamo in un mondo di “dormienti” che diventano feroci se qualcuno tenta di svegliarli!

La maggior parte delle persone sono ‘dormienti’ che non desiderano destarsi dal proprio sonno voluttuoso… e nemmeno dai propri incubi.

Socrate credeva, ottimisticamente, che tutti gli uomini aspirino al bene e che, se compiono, invece, il male, ciò accade per ignoranza; ma basterebbe illuminarli sul loro errore, per consentirne il ravvedimento. Sarebbe molto bello, e inoltre molto semplice, se davvero le cose stessero in questo modo, ma, purtroppo, vi sono numerosi indizi che suggeriscono la fallacia di tale teoria..

La verità è che più si osserva il comportamento degli esseri umani, più si finisce per ammettere che la stragrande maggioranza di essi è formata da dormienti, che non desiderano destarsi dal proprio sonno voluttuoso, e nemmeno dai propri incubi; che vogliono continuare a dormire, a dispetto di tutti, anche se la casa in cui vivono sta prendendo fuoco; che non provano alcuna gratitudine nei confronti di coloro i quali cercano di destarli, ma al contrario, nutrono nei confronti di costoro un odio implacabile, come se fossero i loro peggiori nemici e nel contempo onorano ed applaudono i malvagi pifferai che favoriscono i loro sonni e il loro sognare.

Per quella piccola minoranza di risvegliati – i quali cominciano a rendersi conto della natura illusoria del mondo in cui viviamo e del carattere risibile, se non addirittura pericoloso, della maggior parte delle cose che suscitano, nei più, compiacimento e desiderio di imitazione – il problema si pone in questi termini: che cosa fare in un contesto di sogno generalizzato, di odio nei confronti della verità, di rancore nei confronti di ogni voce che sia fuori del coro?

Come fare per evitare il treno che, guidato da un macchinista impazzito e carico di sonnambuli, sta per piombare addosso a coloro i quali sono desti, ma non possono agire sugli scambi, per deviarne la folle corsa? E ancora: è legittimo che il risvegliato cerchi di proporre ai dormienti la verità, se essi le preferiscono, invece, un mondo di menzogna? E’ giusto che cerchi di convincerli, di convertirli, di farli ravvedere, se ciò che essi vogliono è tutt’altro?

Certo, il giardiniere è uso a strappare le erbacce che invadono il suo giardino, ma il mondo non è un giardino e ogni visione del mondo ha diritto di sussistervi: anche quella che appare manifestamente erronea. Sopprimere le visioni erronee non è compito del risvegliato; ma, semmai, offrire a tutti gli strumenti per valutare che cosa sia giusto e che cosa sia sbagliato: dopo di che, ciascuno deve assumersi la responsabilità del sentiero che intende seguire. Nessuno può venire costretto ad essere virtuoso; nessuno può venire costretto a cercare la verità, se non la desidera e se ad essa preferisce la menzogna.

D’altra parte, è certo che, a quel punto, si pone concretamente il problema della sopravvivenza di colui il quale ritiene di essersi destato, e che si trova continuamente esposto agli urti e alle aggressioni degli altri, ossia dei dormienti: e le aggressioni più minacciose sono proprio quelle di quei dormienti che si sono sentiti importunati da coloro che hanno cercato di svegliarli.

È una questione di sopravvivenza. La storia ci offre sin troppi esempi di saggi, i quali sono stati crocifissi da una moltitudine che non voleva essere illuminata, che desiderava continuare a vivere nelle tenebre. E la moderna società di massa è la società dei ciechi e dei dormienti per eccellenza: è il vertice dell’attuale Kali Yuga, dell’Età Oscura nel ciclo della vicenda cosmica.

Se non vuole andare incontro al martirio, dunque – e vi sono, indubbiamente, degli ideali che meritano di essere perseguiti fino al martirio – il risvegliato è indotto a interrogarsi sul senso del suo vivere nella società, e sulle modalità con le quali deve gestire il suo rapporto con il prossimo.

In effetti, nessuno è disposto a modificare la propria concezione del mondo, o a lavorare seriamente su se stesso, se non sulla base di una profonda e sentita esigenza interiore, e quest’ultima non potrà mai venire da un agente esterno, ma solo in coincidenza con un impulso interno.

Quel che vogliamo dire, è che le persone sono disponibili ad affrontare un salto qualitativo nella propria evoluzione spirituale, solo se, e quando, decidono di prendere coscienza del problema; ossia, in genere, quando si rendono conto, non solo di essere insoddisfatte della propria vita attuale – ciò che accade a molti – ma anche di essere disposte a mettersi in gioco per uscire dal punto morto in cui si trovano.

In questa fase, e solo in questa, un evento esterno può fungere da detonatore della loro crisi benefica e affrettare una presa di coscienza: può essere l’incontro con una persona buona e saggia, o con un libro, o con una situazione inconsueta e stimolante (magari anche in apparenza negativa, come una malattia o il distacco da una persona cara).

Viceversa, se il momento non è giunto e la persona non è ancora pronta, nessun saggio, nessun libro e nessuna situazione stimolante potrebbero innescare una evoluzione spirituale. Come dice il Libro dell’Ecclesiaste, vi è un tempo per ogni cosa: per parlare e per tacere, per dormire e per vegliare, per vivere e per morire. E così come la natura fisica non fa salti, la stessa cosa può dirsi per la vita dell’anima: il suo processo evolutivo non può essere forzato.

Questo, difatti, è l’errore di fondo di tutte le rivoluzioni politiche e sociali: pensare che il mondo possa diventare migliore, una volta che si sia compresa una formula e la si sia messa in pratica, indipendentemente dalla vita interiore delle persone. Se non c’è una evoluzione spirituale, nessuna formula, per quanto perfetta in teoria, potrà rivelarsi capace di rendere il mondo migliore; al contrario, la storia è piena di esempi di formule ideali che si sono trasformate in terribili strumenti di oppressione e di malvagità, trovandosi nelle mani di persone che non avevano saputo compiere alcuna evoluzione interiore.

Per la persona che sia disponibile ad aprirsi, a mettersi in gioco, a evolvere spiritualmente, la vita offre infinite occasioni di miglioramento, purché le si sappia vedere. Un disturbo fisico, ad esempio, è certamente un segnale: un segnale che il nostro corpo ci manda, e che contiene informazioni preziose circa la disarmonia presente nella nostra vita. In ultima analisi, ogni disturbo fisico è riconducibile alla dimensione spirituale; ed è veramente sconcertante vedere come la grande maggioranza degli esseri umani si disinteressi del problema, sforzandosi di mettere a tacere il sintomo – ossia il campanello d’allarme – invece di andare alla ricerca del problema profondo che il corpo ha segnalato.

Peggio ancora: se il disturbo persiste, moltissime persone si affidano ciecamente a farmaci e a medici, come se farmaci e medici potessero sostituirsi alla doverosa presa di coscienza del proprio problema. E le stesse persone che delegano in questo modo la salvaguardia della propria salute, firmando una cambiale in bianco nei confronti dell’apparato sanitario ufficiale, sono poi quelle che esigono di occuparsi in prima persona, e fin nei minimi dettagli, di cose assolutamente banali e secondarie, come la scelta del nuovo modello di automobile da acquistare o l’intervento di chirurgia estetica per aumentare le dimensioni del seno.

Un altro esempio di questa tendenza a delegare le questioni davvero rilevanti ad agenzie esterne, è offerto dalla politica. La grande maggioranza delle persone non si informa adeguatamente su ciò che attiene a questa sfera e preferisce firmare – anche in questo caso – una cambiale in bianco ai partiti, i quali mandano in Parlamento i loro uomini di fiducia, una legione di «yes-men» dalla schiena flessibile e facilmente pieghevole, fedeli esecutori delle direttive ricevute dalle rispettive segreterie.

Un discorso analogo si può fare per la pubblica amministrazione. Il risultato è che i nostri sindaci e assessori, che si muovono nella sfera del quantitativo e di ciò che ha un alto grado di visibilità (indipendentemente dalla sua efficacia), difficilmente riescono a concepire delle soluzioni innovative per i problemi che devono affrontare.

Ma torniamo al problema del risvegliato che deve confrontarsi, tutti i santi giorni, con una folla di sonnambuli, i quali si muovono pericolosamente e reagiscono in maniera aggressiva se qualcuno tenta di destarli e di responsabilizzarli.

Cavalcare la tigreJulius Evola suggeriva che, in tempi di Kali Yuga, l’unica cosa da fare è imparare a «cavalcare la tigre»: ossia, anziché opporsi frontalmente ad una situazione negativa generalizzata, sfruttare la corrente, per procedere in maniera da non ricevere troppi danni e, addirittura, per riuscire a volgere a proprio favore le stesse caratteristiche di quella situazione, allo scopo di preservare il bene della propria interiorità.

Sia come sia, che impari a cavalcare la tigre, oppure che si abitui ad assecondare la corrente, il risvegliato ha la piena consapevolezza di non essere un superuomo e di non poter modificare, egli solo, una determinata situazione diffusa nella società in cui egli si trova a vivere; e, inoltre, che non sarebbe saggio cercar di forzare l’evoluzione spirituale degli altri esseri umani, per le ragioni che abbiamo detto più sopra.

Che cosa dovrà fare, allora? È molto semplice. Per rima cosa, dovrà proseguire incessantemente a lavorare su se stesso: perché la propria evoluzione spirituale è un compito che non finisce mai, e che si rivela più impegnativo, mano a mano che una persona vi si addentra. In secondo luogo, offrire – nella misura delle sue possibilità – una diversa prospettiva a coloro che gli stanno intorno e che gli sembrano aperti ad un cambiamento, ma senza illudersi di vederli cambiare dall’oggi al domani e senza attendersi gratitudine, né amicizia; ma, al contrario, mettendo in conto un certo grado di incomprensione, se non addirittura di aperta ostilità.

In ogni caso, egli sa che le cose accadono quando è giunto il tempo in cui devono accadere: non un minuto prima, né un minuto dopo. In ciò consiste l’armonia del tutto: ogni cosa è come deve essere e quelle cose, le quali ci appaiono negative, in realtà, sono tali solo nella misura in cui noi non siamo in grado di farne una occasione di crescita e di perfezionamento.

In altre parole, la disarmonia è in noi, non nel creato. E’ nostra la responsabilità di non essere abbastanza evoluti da gestire in maniera responsabile e proficua le occasioni che la vita ci offre, per quanto esse possano presentarsi, talvolta, nella rude veste di eventi dolorosi. Il risvegliato, pertanto, è colui che, ad un certo punto, decide di cogliere le occasioni che la vita gli offre, per riprendere possesso di sé, per tornare ad essere il vero protagonista del proprio volere e del proprio agire. È colui che decide di non dare più ad altri la delega in bianco di ciò che lo riguarda in prima persona e di ascoltare i segni e imparare a riconoscere gli avvertimenti.

Il mondo è pieno di segni, la vita è piena di avvertimenti. Si può dire che non vi sia persona, situazione o evento che noi incontriamo nel nostro cammino terreno, che non costituiscano altrettanti segni, indicazioni, suggerimenti o stimoli. Tutto ci parla, se siamo disposti ad ascoltare, ma, naturalmente, per saper fare questo, bisogna prima imparare a fare silenzio.

Troppi rumori inutili, fuori e dentro di noi, ci impediscono di udire l’essenziale; la cacofonia dei rumori inutili e disarmonici ci impedisce di udire e di godere del magnifico concerto dell’Essere. Finché continuiamo a dormire, i nostri orecchi sono chiusi all’armonia dell’Essere e i nostri occhi sono chiusi al suo splendore. Impariamo ad aprire occhi e orecchi, cominciamo a destarci: ce ne sono, di giorni, che ancora devono sorgere, per noi che siamo immersi nel sonno.

L’unica luce del giorno è quella che ci trova ben desti, pronti e desiderosi di accoglierla in noi.

Articolo di Francesco Lamendola

Rivisto da www.fisicaquantistica.it
Fonte: http://www.ariannaeditrice.it/articolo.php?id_articolo=26164




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martedì 19 luglio 2016

... SONO CONTENTO


















Quando sei d'accordo con me ... Sono contento
quando sei in disaccordo con me ... Sono contento

Quando finisce il giorno ... Sono contento
quando inizia il giorno .. Sono contento

Quando mi amano... Sono contento
quando mi odiano... Sono contento

Quando ho molto denaro a disposizione... Sono contento
quando ho poco denaro a disposizione... Sono contento

Quando sono solo... Sono contento
quando sono con altre persone... Sono contento

Quando sono con te... Sono contento
quando sono senza di te... Sono contento

Quando ho molti impegni... Sono contento
quando non ho impegni... Sono contento

Quando vinco... Sono contento
quando perdo... Sono contento

ect ect se si riesce a passare da una polarita' all'altra, mantenendo uno stato d'animo di contentezza e di felicita'. rimarrai sorpreso del senso di pace e gioia che sentirai , sei contento, niente da chiedere niente da pretendere niente da lamentarsi, tutto è perfetto cosi com'è .. e... sei contento.

Scrivere la propria personale lista e  Ripeterla a voce o mentalmente  prima di addormentarsi e appena sveglio è di grande aiuto per rimanere nella vibrazione della contentezza

al di la' degli eventi e  cicostanze sono sempre allegro e contento


IvanoV Antar Raja

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domenica 17 luglio 2016

La nuova specie

Agli uomini piace chiamarsi uomini senza distinzione alcuna, ma in verità ti dico che si stanno già delineando due specie ben differenti fra loro, le quali progressivamente e inevitabilmente si allontanano l’una dall’altra. Si sfiorano camminando per le strade, lavorano fianco a fianco negli uffici... ma appartengono a due universi incompatibili.

Un’umanità ancora selvaggia, schiava del dualismo, intrappolata in una visione bidimensionale (senza profondità) della realtà. Un’umanità che può conoscere solo attraverso il contrasto, la differenza, la lotta, che vive di opposizione nella vita privata, nella scienza e nella politica, che si accoppia e si separa seguendo passionalità primitive. Un’umanità che lotta contro le malattie, lotta contro la povertà, lotta contro l’altra fazione politica... lotta anche nel fare l’amore.




La nuova specie è risvegliata al proprio Sé, vede in maniera tridimensionale; ha una profondità, perché possiede un Cuore che freme e le permette di cogliere la perfezione oltre ogni dualismo.


[... ... ...]

Un uomo davvero uomo. Sveglio. Verticale. Non sgomita più con i suoi simili per sopravvivere... perché non ha più simili.


Tratto da Il libro di Draco Daatson – Il Regno del Fuoco, pag. 22

Sostiene Draco Daatson che la nuova specie è quella dei Signori della Fiamma.

Il Regno del Fuoco non è lontano, guarda il mondo da dietro i nostri occhi, purtuttavia il suo ottenimento richiede impegno continuo. Tutto ciò che percepiamo e che potremo mai percepire si trova all’interno della nostra coscienza, questo è un fatto indubitabile, mentre d’altra parte è sempre stato impossibile per ogni filosofo dimostrare l’esistenza di una realtà collocata al di fuori della nostra coscienza. Pertanto il mondo si trova al nostro interno, ma solo una coscienza ardente può contenere gli orizzonti dell’intero universo.

Ciò che massimamente ostacola l’ascesa del discepolo è il dubbio, il Servizio reso a metà, l’incapacità di gettarsi nella battaglia senza voltarsi indietro. Talvolta la mezza misura è per i corpi sottili più nociva del tradimento stesso.

Ignorate il Regno del Fuoco, eppure considerate il gesto più sacro accendere candele sugli altari. Quale genere di perversa stoltezza vi tiene lontani dalla vostra stessa liberazione?

Sostiene Draco Daatson che questo insegnamento è primordiale, onnicomprensivo, intoccabile. Spaventose sono le conseguenze a lungo termine per chi avversa l’opera d’un iniziato al Servizio, per chi si auto-proclama guardiano della verità e calunnia gli operatori di bene. Guai ai falsi custodi che, incapaci essi stessi di discernere, inquinano l’atmosfera instillando il dubbio anche in coloro che sono sul Cammino, gettando acqua sulla loro fiamma da poco accesa.

D’altronde più un insegnamento è prossimo alla Fonte, più desta l’attenzione delle Sentinelle Cieche.

L’uomo e la donna della nuova specie benedicono chi frappone ostacoli, poiché ciò incrementa la potenza costruttiva della Luce. Abbattendo barriere sempre più imponenti... si diviene inarrestabili. Gli eroi dello Spirito bevono la coppa del veleno e lo trasmutano in farmaco.

“I miei progetti coprono millenni” afferma Draco Daatson.

l Sé è un glorioso, terribile conseguimento: l’istante in cui le fiamme dell’amore inceneriscono le ultime pretese d’un ego separato. Ma il discepolo sente angoscia proprio quando è più prossimo al termine della via, come se soffrisse d’insoddisfazione per ciò che non ha ancora conseguito... eppure sente già così vicino.

Chi appartiene alla nuova specie sa camminare da solo, poiché è sempre collegato allo spirito onnipresente, che gli infonde coraggio anche tra le file nemiche. Dovunque vada... è sempre a casa sua.

L’uomo e la donna della nuova specie hanno il cuore in fiamme, capace di sopportare ogni avversità proveniente dal corpo emotivo. Il coraggio deve sgorgare spontaneamente dagli anfratti del cuore, altrimenti, se è raccomandato dall’esterno, risulta inutile. Ma una volta conseguito nel corso d’una particolare incarnazione, non ci abbandona mai più.

Tutti hanno diritto a beneficiare dei raggi del sole, ma chi si avvicina incautamente agli individui della nuova specie, si ustiona.


Salvatore Brizzi




(occupazione: domatore di fiumi)




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sabato 16 luglio 2016

Lester Levensonn - "Io Sono Io"





Nell'alchimia la fase di Nigredo è principalmente questo, accorgersi di emozioni negative e neutralizzarle pian piano o cuocerle con un certo fuoco. E questo fuoco cos'è? La consapevolezza prolungata. Sta di fatto che noi le emozioni siamo abituati a esprimerle o agirle o reprimerle. Ma non siamo abituati ad ascoltarle e basta. Quando agiamo o esprimiamo una emozione infatti non stiamo facendo altro che rinnovare l'energia della forma pensiero e dare modo a questa di riprodursi e ricaricarsi di energia. Se invece diventiamo acutamente consapevoli di questa emozione e di tutte le tendenze inconsce che ad essa sono legate, proprio questo fuoco tenderà col tempo e con la pratica a disinnescare questo automatismo e a cancellare l'intera sequenza di forme pensiero simili in energia o contenuto a quella su cui stiamo lavorando.

Lester Levenson a circa 42 anni, dopo una vita di apparenti successi ma con una salute disastrosa, viene mandato a casa dall'ospedale con una prognosi di qualche settimana di vita. Questo fa sì che Lester, praticamente sul letto di morte, inizi - senza sapere cosa stia facendo - a 'liberarsi' di tutte le emozioni negative e di tutte le paure e i 'bisogni' per presentarsi sereno alla sua morte. In un certo senso rinuncia a tutto. Questo lavoro però gli salva la vita. Si accorge infatti che lasciando andare tutte le emozioni negative anche tutti i pensieri negativi ad esse legati tendono a neutralizzarsi e a scomparire e la sua salute inizia a migliorare gradatamente, fino a una completa guarigione. Dopo di che Lester ha brevettato questo metodo e ha creato un sistema molto funzionale - anche se a volte un po' 'strano' - di lavoro su se stessi, molto simile negli intenti e nelle finalità a quanto viene insegnato nei workshop di Ho'oponopono. Le nostre forme pensiero sono infatti un insieme di pensieri ripetuti ed emozioni associate che formano nella dimensione astrale dei veri e propri Robot atti a lavorare per noi o contro di noi e ne abbiamo letteralmente milioni immagazzinate nei recessi della mente subconscia. Ora il problema di molti metodi è che propongono il lavoro su di sè chiedendo di cambiare il pensiero alla base dell'emozione negativa, ma questo non sempre è possibile né funzionale (a volte davvero non capiamo perchè reagiamo in un certo modo a certe situazioni), mentre lavorando sull'emozione prima e poi eventualmente sul pensiero, si possono ottenere dei risultati incredibilmente potenti.
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Avatar Flight with the Mountain Banshees



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C'E' UNA SOLA PAURA

SI HA PAURA DI MIGLIAIA DI COSE, DEL DOLORE, DEI GIUDIZI, DEL PROPRIO CUORE; SI HA PAURA DEL SONNO, DEL RISVEGLIO, DELLA SOLITUDINE, DEL FREDDO, DELLA FOLLIA E DELLA MORTE.
MA SONO TUTTE MASCHERE, TRAVESTIMENTI. IN REALTA' C'E' UNA SOLA PAURA: QUELLA DI LASCIARSI CADERE, DI FARE QUEL PASSO VERSO L'IGNOTO, LONTANO DA OGNI CERTEZZA
C'E' UNA SOLA ARTE, UNA SOLA DOTTRINA, UN SOLO MISTERO: LASCIARSI CADERE, NON OPPORSI RECALCITRANDO ALLA VOLONTA' DELL'ESISTENZA, NON AGGGRAPPARSI A NIENTE, NE AL BENE, NE AL MALE.
ALLORA SI E' REDENTI, LIBERI DALLA SOFFERENZA, LIBERI DALLA PAURA.

Herman Hesse


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venerdì 15 luglio 2016

DUE MODI ...


Quando sei felice, sei dentro di te! quando sei dentro di te, sei felice! ma perdere la felicita' é un attimo ci vuole poco , basta uscire da se' stessi o cambiare vibrazioni e perdi il paradiso. 

Quindi ci sono due modi per trovare la felicita', uno é rimanere dentro se' stessi, l'altro é rimanere in uno stato di vibrazione gioiosa




Ma cosa facciamo tutti? capita un qualsiasi evento e subito lo giudichiamo negativo lo ingigantiamo maledicendo persone  Dio e l'esistenza le nostre vibrazione diventano negative e poi cerchiamo soluzioni, cerchiamo fuori qualcosa che ci possa rendere felice

IvanoV Antar Raja


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giovedì 14 luglio 2016

i demoni non possono venire scacciati, ma devono essere accettati e trasmutati in angeli

Il giudizio verso qualcuno è quindi un atto privo di senso, in quanto la situazione o la persona che provocano il nostro giudizio sono state in realtà portate nel nostro mondo da noi stessi, affinché potessimo osservare e trasformare un aspetto di noi che altrimenti non avremo visto.


Queste sono le tappe del processo di proiezione:
-esistono caratteristiche del nostro apparato psicofisico che non accettiamo: l’aggressività, la mancanza di rispetto, la disonestà, la mancanza di coraggio, il mentire, la prevaricazione, l’egoismo..
-dal momento che non le accettiamo non vogliamo vederle dentro di noi, quindi nella maggioranza dei casi siamo convinti di non possedere questi aspetti del carattere;
-queste caratteristiche restano comunque nel nostro inconscio e attirano “per risonanza”-secondo la legge di attrazione-situazioni e persone nelle quali abbiamo l’opportunità di osservare quelle parti nascoste di noi;
-se non le vogliamo accettare dentro di noi non le riconosciamo come nostre proiezioni quando ci appaiano all’esterno, quindi le additiamo e le critichiamo come se appartenessero agli altri..

Come uscire da questa trappola?..[..]..

La Legge dello Specchio dice che tutto quanto noi osserviamo nel mondo è solo una nostra proiezione; se vogliamo comprendere cosa si nasconde nel nostro subconscio è sufficiente che poniamo l’attenzione sugli aspetti del mondo che non sopportiamo e su quelli che invece apprezziamo.
-in una prima fase è indispensabile che ci osserviamo con attenzione e ci chiediamo cosa esattamente ci procura fastidio in quella situazione o in quella persona;
-nella seconda fase dobbiamo cercare in noi stessi quella caratteristica che tanto ci disturba all’esterno. Ad esempio, se non sopporto la mancanza di rispetto, chiediamoci in quale circostanza noi non rispettiamo gli altri o l’ambiente;
-se la nostra osservazione è costante nel tempo, approfondita e onesta, in una fase successiva arriveremo a percepire la realtà per come è, attraverso gli occhi del Cuore, quindi ci accorgeremo che quell’aspetto di noi non ha mai rappresentato qualcosa di negativo.L’accettazione senza condizioni coincide con la trasmutazione del difetto in qualcosa di superiore, una qualità dell’anima. Capiremo allora che il difetto era solo una qualità in embrione. Una stessa caratteristica vista con lo sguardo della personalità sembra un difetto, ma se è vista con la sguardo dell’anima appare per ciò che è: una qualità.

L’aggressività diventa impeto guerriero, gelosia e possesso si trasmuta nella capacità di amare incondizionatamente, la paura scompare e lascia il posto alla saggia prudenza, il servilismo lascia il posto alla devozione, l’invidia lascia il posto all’ammirazione per la qualità dell’altro, la rigidità lascia il posto alla fermezza nel prendere decisioni o nel difendere un principio, etc..

Inutile dunque scappare dalla malattia, dal problema psicologico, dal parente che non sopportiamo, dal lavoro che non ci soddisfa, dal partner che non ci capisce…perché se il problema è dentro di noi, ci si presenterà la stessa malattia o una piu’ grave di prima..[..]..
Tutto quanto faremo sarà perfetto, se lo faremo con la consapevolezza cristallina che i demoni non possono venire scacciati, ma devono essere accettati e trasmutati in angeli.

-tratto dal libro: La Porta del Mago


http://esoterikarma.com/giudizio-s-brizzi

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Sai, molte persone ...


Sai, molte persone,
sono molto stanche. Sono stanche.
Se siete stanchi fisicamente, è una buona stanchezza,
viene vissuta come una dolce spossatezza.
Il tuo corpo ne ha bisogno-benissimo.
Ma molti sono perlopiù psicologicamente, mentalmente
ed emotivamente esausti.
Quello proviene dal troppo pensare,
dal troppo essere una persona.
Ognuno soffre del veleno-persona.
Troppa persona. Sei troppo personale nella vita.
E' così che si diventa stanchi.,
Guardate questo corpo.
Hanno detto che questo corpo ha cose di tutti i tipi,
forse non dovrebbe nemmeno essere qui in questo momento.
Ma qualche potere si muove in esso,
ed è così che il corpo non si stanca?
Perché?
Perché:
Tutto è per il Satsang.
Tutto è per la Verità.
Tutto è per Amore.
Tutto è per voi, in realtà.
Tutto è per Dio.


~ Mooji, Monte Sahaja 2016http://divinetools-raja.blogspot.it La Via del Ritorno... a Casa