LE INFLUENZE INVISIBILI
Perché nei momenti di crisi emerge ciò che siamo davvero
Uno degli aspetti più importanti del lavoro interiore consiste nel comprendere che la vita non ci trasforma automaticamente: molto più spesso, ci rivela. Esistono periodi, tanto individuali quanto collettivi, nei quali determinate influenze diventano più intense e ciò che normalmente rimane nascosto negli strati profondi della psiche affiora con maggiore evidenza. L’astrologia, così come altre antiche discipline, osserva da sempre l’esistenza di cicli capaci di accentuare tensioni, crisi e passaggi, ma questo non significa che le persone diventino improvvisamente peggiori. Significa piuttosto che diventa visibile ciò che era già presente. È come un lago agitato dal vento: il vento non crea il fango depositato sul fondo, ma lo porta in superficie.
Lo stesso accade nell’essere umano. Quante volte sentiamo dire che una persona sembrava buona, tranquilla, affidabile, un lavoratore serio o un padre di famiglia esemplare, e che poi, in seguito a una crisi, ha compiuto gesti incomprensibili o terribili? In realtà, quel gesto non nasce in un istante. Rivela un materiale interiore rimasto nascosto per anni, forse per decenni. Il problema è che quasi nessuno conosce davvero ciò che porta dentro di sé. Finché la vita scorre senza attriti troppo forti, molti si credono pazienti, equilibrati, amorevoli e razionali. Poi arrivano una perdita, una paura collettiva, una guerra, un conflitto sociale, una pressione economica o un particolare passaggio storico, e la maschera cade. Non è necessariamente il mondo a essere peggiorato: è diventato più visibile il livello di coscienza dal quale una parte dell’umanità vive realmente.
Gurdjieff spiegava che l’essere umano è continuamente sottoposto a influenze. Vi sono influenze biologiche, familiari, culturali, economiche, religiose, psicologiche, sociali e cosmiche. L’uomo meccanico non sceglie davvero: reagisce. Crede di decidere, ma nella maggior parte dei casi risponde automaticamente alle forze che agiscono su di lui. Per questo basta un cambiamento nelle condizioni esterne, una propaganda ripetuta, una paura diffusa o una particolare pressione collettiva affinché milioni di esseri umani inconsapevoli inizino a combattersi, a odiarsi e a distruggersi reciprocamente, convinti persino di agire nel giusto. La storia dell’umanità lo mostra con impressionante continuità. Cambiano le bandiere, le religioni, le ideologie e i sistemi economici, ma il meccanismo rimane sostanzialmente lo stesso: riaffiora quello strato arcaico, tribale e animalesco che continua ad abitare l’uomo finché non viene riconosciuto, attraversato e trasformato dalla coscienza.
Il problema, dunque, non è semplicemente politico, religioso o economico. Questi ambiti diventano i contenitori attraverso cui si esprimono energie molto più profonde e inconsapevoli. Per questo il vero lavoro non consiste nello schierarsi continuamente a favore o contro qualcuno, alimentando le stesse polarità che pretendiamo di superare, ma nel trascendere il livello di coscienza dal quale tali opposizioni nascono. L’evoluzione non avviene automaticamente e non riguarda indistintamente tutti. È una possibilità, e come ogni possibilità richiede una scelta individuale. Ognuno deve decidere se continuare a vivere dominato dagli automatismi oppure iniziare un autentico lavoro su di sé.
Quando sviluppiamo presenza e ricordo di noi stessi, le nostre caratteristiche non scompaiono, ma smettono gradualmente di governarci. La paura, la rabbia, l’attaccamento, il desiderio di controllo, l’orgoglio e le altre energie più primitive rimangono disponibili, ma non occupano più il centro della nostra vita. Diventano strumenti e possono essere utilizzate nella giusta misura. Una certa energia di attaccamento permette di costruire e custodire una relazione o una famiglia; una certa energia di forza consente di difendere ciò che è giusto; una certa determinazione rende possibile portare a compimento un progetto. Il problema nasce quando una sola energia prende il sopravvento e diventa totalizzante. Allora l’attaccamento si trasforma in ossessione, la forza in aggressività, la determinazione in dominio. La coscienza non elimina queste energie: le armonizza.
Il lavoro interiore, tuttavia, non consiste soltanto nel sottrarci al potere dei nostri automatismi. Il suo obiettivo più profondo è renderci progressivamente meno dipendenti da ogni influenza inferiore. All’inizio siamo dominati dalle nostre reazioni, poi dalla famiglia, dalla società, dall’opinione pubblica, dalle mode, dalle ideologie e dai mezzi di comunicazione. Persino le influenze cosmiche agiscono con maggiore forza sull’uomo che non possiede ancora un centro stabile. Finché non esiste in noi un centro di gravità permanente, veniamo trascinati da ciò che, di volta in volta, risulta più intenso.
La Quarta Via insegna che l’essere umano può gradualmente spostarsi sotto influenze sempre più elevate. Prima deve imparare a vivere secondo le qualità umane della propria Essenza: sincerità, responsabilità, coraggio, equilibrio, amorevolezza, discernimento e presenza. Solo successivamente può aprirsi a influenze più sottili, quelle che Gurdjieff chiamava Influenze C, capaci di orientare realmente il processo evolutivo. Non è possibile passare direttamente dall’inconscio alla spiritualità, perché ciò che non è stato sufficientemente umanizzato e integrato finirebbe inevitabilmente per deformare anche le energie più elevate. Prima di parlare di uomo spirituale, occorre diventare pienamente umani.
Questo passaggio richiede la costruzione di un centro stabile, capace di osservare senza identificarsi immediatamente, di distinguere senza condannare e di agire senza essere trascinato dalle reazioni. Solo allora diventiamo meno manipolabili, non soltanto dagli altri, ma anche dalle nostre stesse paure, convinzioni e abitudini. Il vero lavoro spirituale comincia proprio quando comprendiamo che gran parte di ciò che chiamiamo “io” è il risultato delle influenze che hanno agito su di noi e che continuano a farlo.
La libertà, quindi, non consiste nel fare semplicemente ciò che vogliamo, perché molto spesso anche ciò che vogliamo è stato suggerito, condizionato o imposto da forze delle quali non siamo consapevoli. Essere liberi significa iniziare a vedere da dove provengono i nostri pensieri, i nostri desideri e le nostre reazioni, per poter scegliere, almeno gradualmente, sotto quale influenza porci. Non possiamo vivere al di fuori di ogni influenza, perché siamo parte di una realtà interconnessa. Possiamo però diventare abbastanza coscienti da non essere più trascinati da quelle inferiori e da orientarci verso quelle capaci di sostenere la nostra crescita.
È questo uno dei significati più profondi del lavoro su di sé: non sfuggire alle influenze, ma imparare a riconoscerle, comprenderle e scegliere consapevolmente a quali aprirci. Solo allora la vita smette di limitarci a rivelare ciò che siamo e comincia a offrirci la possibilità reale di diventare ciò che potremmo essere.
ROBERTO POTOCNIAK
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