sabato 21 aprile 2018

OSHO SIGNATURE































Queste sono le Firme di Osho colorate da Osho stesso
fino a diventare vere e proprie opere d'arte, qui sopra
una selezione delle migliori Osho Signature



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giovedì 19 aprile 2018

MIRACLE MANTRA - NAM MYOHO RENGE KYO


MIRACLE MANTRA - NAM MYOHO RENGE KYO Questo Mantra descrive l'essenza del Buddismo - la convinzione che abbiamo in noi in ogni momento la capacità di superare qualsiasi problema o difficoltà che possiamo incontrare nella vita; una capacità di trasformare qualsiasi sofferenza.


NAM

Nam proviene dal sanscrito namas, che significa dedicare o dedicarsi. Nam-myoho-renge-kyo è dunque un voto, un’espressione della determinazione di abbracciare e manifestare la nostra natura di Budda. È la decisione di non cedere mai alle difficoltà, di vincere sulle sofferenze e, allo stesso tempo, rappresenta il voto di aiutare gli altri a rivelare questa Legge nella propria vita e conseguire la felicità. I singoli caratteri cinesi che compongono Myoho-renge-kyo, oltre a racchiudere un profondo significato, descrivono le caratteristiche fondamentali di questa Legge.
MYOHO

Myo può essere tradotto come mistico o meraviglioso e ho significa legge. Questa legge è chiamata mistica, perché è difficile da comprendere.

Ma cos’è difficile da comprendere? Semplicemente il fatto straordinario che persone comuni, afflitte da illusioni e sofferenze, risvegliandosi alla Legge fondamentale inerente alla propria vita possano sviluppare saggezza e compassione, riconoscere la propria natura di Budda, trasformare e risolvere i propri problemi e aiutare gli altri a fare lo stesso. La Legge mistica – in qualsiasi momento e in qualsiasi circostanza – trasforma la vita di chiunque, anche della persona più infelice, in un’esistenza di felicità suprema.
RENGE

Renge, che significa fiore di loto, è una metafora che offre ulteriori chiarimenti sulle caratteristiche della Legge mistica. Il fiore di loto nasce puro, profumato e incontaminato, nonostante il fango in cui cresce. Allo stesso modo, la bellezza e la dignità della nostra umanità emergono in mezzo alle sofferenze della vita quotidiana. Inoltre, il loto produce nello stesso tempo i fiori e i frutti, a differenza di altre piante nelle quali i frutti appaiono solo dopo l’apertura del fiore e la caduta dei petali. Il frutto della pianta del loto, al contrario, si sviluppa contemporaneamente al fiore e quando il fiore sboccia, il frutto è già lì al suo interno.

La metafora del loto illustra il principio della “simultaneità di causa ed effetto”: non bisogna aspettare di diventare perfetti nel futuro, ma è possibile far emergere in qualsiasi momento dalla vita il potere della Legge mistica.

Il principio della simultaneità di causa ed effetto mostra che le nostre esistenze sono fondamentalmente dotate del grande stato vitale del Budda e che è possibile raggiungere lo stato di Buddità semplicemente aprendo e facendo emergere questa condizione vitale. Altri Sutra, provvisori o non definitivi, insegnavano che si poteva ottenere la Buddità attraverso la pratica buddista solo nell’arco di molte vite, acquisendo una ad una le qualità del Budda. Il Sutra del Loto ribalta questa idea, insegnando che tutte le qualità del Budda sono già presenti nella nostra vita fin dall’inizio.
KYO

Kyo significa letteralmente sutra, ma in questo contesto indica la Legge mistica, la verità eterna, la legge fondamentale che permea la vita e l’universo, paragonata ad un fiore di loto. Il carattere cinese kyo implica anche l’idea di un “filo”. Per realizzare un tessuto, all’inizio si pongono in verticale i fili che formano la struttura: l’ordito con cui vengono poi intrecciati i fili orizzontali. Nella nostra metafora, l’ordito rappresenta la realtà fondamentale della vita. I fili orizzontali, che rappresentano la trama o disegno, raffigurano le varie attività della nostra vita quotidiana e conferiscono colore e fantasia al tessuto. La nostra vita comprende sia una verità fondamentale e duratura, sia la complessa realtà della nostra esistenza quotidiana con la sua varietà ed unicità al tempo stesso. Una vita intessuta solo di fili orizzontali può disfarsi molto velocemente.

Questi sono solamente alcuni degli esempi usati per descrivere “Myoho-renge-kyo”, la Legge mistica di cui le nostre vite sono espressione. Recitare Nam-myoho-renge-kyo è un atto di fede nella Legge mistica e nel meraviglioso potere della vita. Nichiren sottolinea l’importanza essenziale della fede in tutti i suoi scritti, ad esempio scrive: «Il Sutra del Loto (…) dice che si può ottenere l’ingresso solo attraverso la fede’. . . Così la fede è il requisito fondamentale per entrare nel via del Budda».

La Legge mistica è la forza illimitata che già esiste nella nostra vita. Credere nella Legge mistica e recitare Nam-myoho-renge-kyo significa avere fede nel proprio illimitato potenziale buddico. Nam-myoho-renge-kyo non è una frase magica che fa emergere poteri soprannaturali, né un’entità trascendente cui affidarsi. È il principio secondo cui le persone comuni, sforzandosi con coerenza, sicuramente trionferanno. Recitare Nam-myoho-renge-kyo significa rispettare la dignità e le infinite potenzialità delle nostre vite ordinarie, facendo emergere la pura energia fondamentale della vita; è l’impegno a non cedere mai alle difficoltà e a vincere sulle proprie sofferenze.



Tradotto da SGI Quarterly di Aprile 2016
https://www.sgi-italia.org/la-legge-mistica-nam-myoho-renge-kyo/

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mercoledì 18 aprile 2018

IL CAOS E LA CONOSCENZA SUPREMA

Fedele alla mia idea di far conoscere agli italiani il mondo della Russia esoterico-scientifica, ho tradotto, come faccio tutti i giorni, questo brano (da un gruppo su VK), che dimostra che anche i social network, nelle mani intelligenti, possono diventare uno strumento di crescita. L'articolo è scritto da una persona che non è un guru né un "maestro di luce", è soltanto una persona intelligente che promuove la crescita parlando con chi la segue. E vi assicuro che questi sono dei gruppi numerosi e il livello della discussione è molto alto.
........................
"L'ordine non esiste", affermano alcuni amanti della mistica e dell'ignoto. "L'unico ordine è il caos", dicono, "tutto è un'illusione basata sui caotici movimenti delle forze, sulla lotta tra gli elementi."
Precisiamo: se il caos è inspiegabile questo non significa che esso sia la verità ultima e la fonte della Conoscenza; la sua inspiegabilità è totalmente diversa. L'immagine astratta del caos e la sua inspiegabilità è un'illusione creata ad hoc per l'Ego, è la giustificazione e il motivo per non cercare di capire nulla, per non creare, non studiare e non muoversi.

Perché fare qualcosa se nulla dipende da nulla, se abbiamo un'ipotetica probabilità di avere qualcosa senza impegnarci: speriamo di essere fortunati!
Ma se sforziamo un poco la mente, il nostro semplice e primitivo strumento, diventerà chiaro: nei flussi impetuosi delle forze e nella lotta tra gli elementi esiste un ordine.
Che cosa sono dei "flussi impetuosi"? E' un movimento DIRETTO delle forze che seguono una certa traiettoria DETERMINATA dalla volontà di qualcuno. Se non ci fosse stata una volontà e un impulso primario, non ci sarebbe stato il movimento, perché al di fuori della zona d'influenza di un principio intelligente sia la materia sia l'energia tendono all'immobilità, all'entropia, allo stato di non vita...

E la Conoscenza Suprema? Non è inspiegabile perché non può essere spiegata come il caos, che non possiede la logica ed una struttura intelligente; la Conoscenza Suprema non ha bisogno delle spiegazioni ed delle interpretazioni a causa della sua primaria chiarezza; è una Luce talmente forte da scacciare tutti i pensieri in grado di "spiegarla" (in realtà, si tratta di delimitarla dalle scarse idee degli uomini).

La verità non va pensata.

La verità SI SENTE all'istante, con tutto l'essere, perché è la fonte di tutte e forme e di tutti i significati. Di qui, da questa difficoltà della nostra coscienza di vivere in essa, deriva l'apparente caoticità e la volubilità della Conoscenza Suprema.
La luce della verità si apre soltanto alla Mente dei degni e dei costanti, alla mente di coloro che cercano di incontrarla e non si arrendono dopo le separazioni.
Anche voi - se siete uno di questi cercatori - volendo, potrete rendere più frequenti degli incontri magici con la Luce, gli appuntamenti con la Conoscenza, fino a quando questi non si trasformeranno in un rapporto reciproco e permanente..."

https://vk.com/voloxva

Olga  Samarina


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sabato 14 aprile 2018

Osho – Essere nel Momento è Tutto Ciò che Conta


Essere un cercatore spirituale significa principalmente due cose.

Innanzitutto, che la vita a livello esteriore non è soddisfacente, è anzi priva di significato. Attraversi la vita e nulla rimane nelle tue mani, la polvere torna polvere, con la morte tutto sembra concludersi.

Nel momento in cui si diventa consapevoli di questo, allora la ricerca ha inizio.

Questa è la parte negativa e senza di essa non può avere inizio la parte positiva. Perché in una vita priva di significato non puoi essere a tuo agio. Allora hai bisogno di cercare un significato, qualcosa che sia oltre la vita e la morte.

Ricerca spirituale significa comprendere di doversi confrontare con la realtà, non con i sogni. La nostra vita così com’è non è altro che una proiezione dei nostri sogni, dei nostri desideri.

Non stiamo cercando di conoscere la realtà, stiamo cercando di realizzare i nostri desideri.

Continui a desiderare e la vita continua ad essere frustrante, semplicemente perché la vita è come è, non è come piace a te. La vita non è contro di te, semplicemente tu non sei in sintonia con la realtà, sei in sintonia soltanto con i tuoi sogni.

Ricerca spirituale significa comprendere che il desiderio è la causa principale della frustrazione.
Significa smettere di desiderare del tutto, o meglio iniziare a desiderare soltanto di conoscere la nuda realtà così come è, qualunque essa sia.

In termini positivi, ricerca spirituale significa incontrare l’esistenza così com’è, senza alcun deisderio.

I desideri promettono sempre e non danno mai. I desideri promettono sempre cose straordinarie, ma non si arriva mai alla fine perché ogni desiderio alimenta sempre nuovi desideri e con essi il nostro senso di frustrazione.

Il cercatore spirituale ha una mente che non desidera. Il cercatore spirituale è pienamente consapevole che il desiderio non ha senso.

Chi è pronto a conoscere la realtà, può trovarla proprio dietro l’angolo. Ma tu non ci sei mai, perché sei sempre proiettato nel desiderio, nel futuro.

La realtà è sempre nel presente – qui e ora – ma tu non sei mai nel presente.

Sei sempre nel futuro, nei tuoi desideri, nei tuoi sogni. Nei sogni, nei desideri, siamo addormentati. E la realtà è qui e ora.

Una volta che ti risvegli dal sonno, il sogno è spezzato e diventi consapevole che la realtà è qui e ora, proprio nel presente.

Rinasci. Raggiungi l’estasi, l’appagamento, tutto ciò che hai sempre desiderato ma mai raggiunto.

Ricerca spirituale significa essere qui e ora, e puoi essere qui e ora soltanto quando la tua mente non desidera.

Proprio come un pendolo, la mente si muove o verso il passato, nei ricordi, oppure verso il futuro, nei desideri, nei sogni.

Ma la mente non è mai nel qui e ora, manca sempre il momento presente. Si muove da un estremo all’altro, ondeggiando tra passato e futuro.

La realtà è qui e ora. Non è mai nel passato, non è mai nel futuro; la realtà è sempre nel presente.

Ora è il solo momento. Ora è il solo tempo. Non trascorre mai, perché è eterno. È sempre qui, ma siamo noi a non esserci.

Quindi essere un cercatore spirituale significa essere presente nel momento presente, nel qui e ora.

Puoi chiamarla meditazione, puoi chiamarla preghiera.

Non importa quale nome venga dato, la cosa importante è che la mente non ci sia.

E la mente esiste soltanto quando c’è il passato o quando c’è il futuro. La mente non può esistere nel presente.

L’assenza della mente è meditazione. Con la meditazione sei nel qui e ora. Allora esplodi nella realtà. che la realtà è divina.

Allora la realtà esplode dentro di te. Quando conosci la realtà, scopri che la realtà è divina.

Ricerca spirituale significa eliminare l’illusione del futuro e rimanere nel presente, essere pronto ad affrontare qualunque cosa venga qui e ora.

Il divino esplode, arriva la libertà, ma questi non sono i tuoi obiettivi. Sono conseguenze, effetti della realizzazione del reale.


Quindi, prima di tutto, sii consapevole dell’intero processo della vita come frustrante. Non dovrebbe esserci una sola illusione, altrimenti resterai legato a essa.

Se non compirai questo passo, non potrai conoscere la realtà. Chiederai “come posso meditare? La mia mente continua a vagare, non riesco a fermare i pensieri!”. Questo accade perché i desideri sono ancora presenti, quindi continuano a creare pensieri. Significa che il primo passo non è ancora stato compiuto.

Quando sarai diventato consapevole che l’illusione, il desiderio e il futuro sono le cause principali di tutto il non senso che la mente umana crea, allora avrai compiuto il primo passo: ora sarai pronto per conoscere la realtà.

Allora la meditazione diventa semplice perché non c’è nessuno a creare pensieri, nessuno a creare desideri. Sei nel presente, sei nella realtà.

Tutto diventa accessibile. Questo non è possibile quando siamo chiusi nei nostri desideri. I desideri sono un limite. Mentre l’intera esistenza è accessibile, aperta, disponibile.

Tutte le porte sono aperte, ma noi continuiamo a correre così velocemente che neppure le vediamo, perché la mente continua a ripeterci “Non stai correndo abbastanza rapidamente: ecco perché non raggiungi ciò che desideri.” Ma la verità è proprio l’opposto: non stai ottenendo nulla proprio perché stai correndo.

Tutto ciò che devi fare è rimanere nel momento, senza desideri, senza correre, senza aspettative.

In questo esatto momento, qui e ora, c’è tutto ciò che devi conoscere e comprendere – Verità, Dio, Realtà.

La ricerca spirituale, quindi, non è rivolta a qualcosa, a un oggetto. Ricerca spirituale è conoscere ciò che è, e questa conoscenza arriva quando sei nel momento.

Essere nel momento è la porta segreta, e questa porta è aperta. Per entrarci, basta smettere di correre ed essere presente nel momento.

– Osho


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giovedì 12 aprile 2018

MENDICANTI D'AMORE

Pensateci un po’ su, al vostro costante bisogno d’amore. Volete che qualcuno vi ami, e se qualcuno vi ama vi sentite bene. Ma quello che non sapete è che l’altro vi ama solo perché vuole che voi lo amiate.


È proprio come qualcuno che va a pescare: non lancia l’esca per dar da mangiare al pesce, la lancia per catturare il pesce. Non la vuole dare al pesce, lo fa solo perché vuole il pesce. Tutte le persone innamorate che vedete intorno a voi stanno solo lanciando esche per ottenere amore.


Una persona lancia l’esca per un po’, fino a che l’altro inizia a sentire che c’è una possibilità di ottenere amore da questa persona. Allora anch’egli inizierà a mostrare dell’amore, fino a che alla fine capiranno che entrambi sono dei mendicanti. Hanno commesso un errore: entrambi avevano creduto che l’altro fosse un imperatore. E quando entrambi capiscono che non stanno ricevendo amore dall’altro, iniziano gli attriti.
Osho

https://oshoite.blogspot.it/2018/04/ottenere-amore.html
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MEDITAZIONE COLOR CHAKRA

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Visualizza i tuoi chakra con i rispettivi colori, un minuto per chakra sentendo la musica nel chakra e visualizzando il colore corrispondente nel chakra
partendo dal primo Rosso,Arancione , Giallo , Azzurro Blu Viola, opzionale ripeti la dichiarazione dentro di te che appare sullo schermo,

BUONA MEDITAZIONE  SIIIIIIII

By IvanoV Antar Raja

lunedì 9 aprile 2018

LO SCOPO DELL'EGO


L’unico scopo dell’ego è la conferma del proprio valore. Se l’ego non riceve questa conferma, si offende e la persona prova un disagio interiore di cui tende a sbarazzarsi. Come fare? Se la cosa non si risolve con un aumento del valore personale, restano solo due modi: o allentare le redini per lasciar correre l’ego al galoppo, oppure strangolarlo e farla finita. Chi sceglie il primo modo diventa un egoista, chi sceglie il secondo diventa un altruista.

Spesso, per sbarazzarsi del disagio dello stare da solo con se stesso, l’ego si decide per un passo disperato: comincia a ne- gare se stesso. L’ego dichiara che amare se stessi non va bene e che bisogna amare gli altri. L’uomo si allontana dalla propria anima e si rivolge a Dio o alla gente per dedicare la sua vita a qualcuno o a qualcosa, a qualsiasi cosa pur di acquisire un sostegno. Ma può succedere anche il contrario: l’ego può sfo- ciare in aggressività e allora compaiono i criminali, i cattivi, i cinici. Dunque, sia i religiosi devoti che le personalità perdute sono prodotti dell’ego, solo con polarità opposta.

Qualcuno potrà pensare che rivolgersi a Dio aiuti a liberarsi dall’ego. Il paradosso, però, sta proprio nel fatto che è l’ego a spingere verso Dio. Ma Dio non è fuori, è dentro di noi!

Vadim Zeland
 

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martedì 3 aprile 2018

L’auto-osservazione


L’auto-osservazione è il punto di partenza senza il quale nessun reale cambiamento può avvenire. Non importa quale sentiero spirituale abbiamo intrapreso, perché se non cominciamo a sforzarci di restare presenti con lo scopo di osservarci, giorno dopo giorno, stiamo solo meditando o facendo reiki o studiando insegnamenti elevati... sempre all’interno dello stato ipnotico.

Nell’osservare la nostra macchina biologica dobbiamo imparare a considerare tutto in maniera neutra. La macchina non fa cose giuste o cose sbagliate; la macchina è la macchina ed è fatta come è fatta. Il nostro compito è osservare, non giudicare. Con il tempo dovremo imparare ad osservarci come ci osserverebbe Dio, con compassione anziché giudizio. Con il tempo impareremo ad amare la macchina così com’è adesso, con tutti i suoi meccanismi, senza aspettare che cambi per essere degna del nostro amore. 

Salvatore Brizzi 



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venerdì 30 marzo 2018

3 PAURE CHE CI BLOCCANO





Le paure dell'umanità che inchiodano l'anima, sono anche le stesse paure che hanno inchiodato, crocifisso, bruciato, esiliato, ucciso, sono le paure che hanno eliminato tutte le persone che hanno avuto il coraggio di voler portare l'umanità a guardare se stessa in profondità.
Ogni persona che inizia a guardare seriamente se stesso, comincia a stare male.
In realtà non è esattamente così, in realtà sta solo prendendo coscienza delle sue sofferenze profonde e della vera fonte di tutto... in se stesso.
Non peggiora nulla, sta solo aumentando la percezione della realtà e sta vedendo quello che prima non vedeva, ma che presto sarebbe comunque venuto fuori in una forma materiale, molto più disastrosa.


Vedere le proprie paure nella fonte, può fare paura, ma è una paura senza senso, è solo un non voler vedere la realtà. È un modo per "sentirsi" autorizzati inconsapevolmente a tentare di scaricare la "colpa" su qualcun altro.

Così accade che, chi ci fa vedere dentro di noi, diventa il cattivo da crocifiggere, da bruciare, da uccidere, perché ci fa stare male, ci toglie le scuse, gli "alibi"...
Ma ancora una volta, è tutto dentro di noi.



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giovedì 29 marzo 2018

Gli occhi "buoni"

"...Gli occhi "buoni" è una grande rarità, specialmente tra gli uomini. Molto spesso, nell'età matura, a loro resta una cosa sola: o l'ambizione, o l'indifferenza verso la vita, o la voglia di svaghi. Il viso può cambiare le espressioni ma gli occhi restano tali.
Ma gli occhi "buoni" dicono sempre le cose diverse, e guardarli è una vera delizia. Questi occhi non ti divorano, non ti fissano, non ti deridono e non vogliono niente... non hanno uno sguardo indagatore, non offendono. Non ti stanchi mai degli occhi buoni, parlano da soli, indipendentemente dal loro proprietario, senza accennare a nulla.
In questi occhi si può guardare a lungo e senza alcuna timidezza."

(Irina Denisova)


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mercoledì 28 marzo 2018

Sannyas significa scappare dalla prigione …

Il passato rende la tua vita comoda perché il passato è conosciuto, familiare, ti fa sentire a tuo agio.
Ma la vita non è mai il passato, è presente.
Il passato rappresenta ciò che non è più e la vita invece è ciò che è ora. La vita è sempre ora, qui e tutta la tua conoscenza viene dal passato. Cercare di vivere il presente attraverso il passato è il cammino del codardo, è calcolo …
Sannyas significa scappare dalla prigione …
Sannyas è una ribellione contro tutte le forme di schiavitù, è vivere la vita in assoluta libertà.
Vivere la vita in assoluta libertà senza le tradizioni, le convenienze, le religioni, le filosofie, le ideologie, vivere senza pesi è sannyas.
Ma sembrerà un modo folle al resto del mondo. La libertà sembra follia perché tutti vivono una vita di schiavitù.
Sannyas è scappare dalla prigione.
Per cui lo definisco un modo folle di vivere, un modo pieno di poesia, la via dell’amore.
La logica è cieca, l’amore ha gli occhi.
Solo l’amore può vedere l’ultima libertà che ci circonda, dentro e fuori.


OSHO

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lunedì 26 marzo 2018

LA VERITA' NON STA NELLA MAGGIORANZA

Gli altri anche se sono la maggioranza non hanno necessariamente ragione.

la verita' non sta mai nella maggioranza, segui il gregge e diventerai una pecora, io consiglio di seguire se' stessi, siamo esseri unici e irripetibili e i nostri sogni ci possono portare a raggiungere il nostro destino che è la gioia suprema


Se bevi alla fonte dell'acqua avvelenata, se ti adegui, se segui le informazioni che ti giungono dalle Tv e dai giornali avveleni la tua mente diventi come tutti gli altri uniformata alla massa di menti folli Guidate da menti folli verso obiettivi folli, non credere che in te c'è qualcosa di sbagliato,solo perchè non sei come gli altri, questo è quello che vogliono farti credere, la massa non accetta il diverso, ma non per questo tu ti devi adeguare alla massa, sii te stesso è il solo modo di crescere di evolvere.


Bevi alla sorgente pura che c'è dentro di te, rifiuta l'acqua avvelenata e segui la tua strada,abbi fiducia e arriverai al tuo destino, non c'è altro modo a volte
il sentiero è arduo altre volte facile da percorrere, ma non cè altro modo il sentiero è tuo e solo tuo, non si puo' seguire la strada di altri...questo è cio' che credo


IvanoV
Antar Raja






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domenica 25 marzo 2018

Osho - Dance Meditation by Veeresh


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VEERESH: THE SOUL FORCE

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Veeresh



Veeresh was the founder and director of Osho Humaniversity in the Netherlands, and worked as an innovative therapist and inspiring teacher for many years. He left the body on January 27, 2015. Deva & Miten invited Veeresh to join them on the title track from Global Heart, Native Soul many years ago, and post this video as a tribute to his life. "A few days ago, Veeresh left his body at the age 76. We post this track as a tribute to our brother, teacher and most of all, friend. Sail on Veeresh. You are the global heart - you are the native soul within us all. With love, Miten" Osho Humaniversity: http://www.humaniversity.com

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LA MUSICA PER LA MEDITAZIONE NADABRAHAMA

Osho Nadabrahma Meditation from Nirvan on Vimeo.

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sabato 24 marzo 2018

CANTO NAVAJO: IO NON SONO MORTO




















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Le parole di Osho: Le religioni e il loro errore basilare


Osho,
Sei contro tutte le religioni? Quali sono i loro errori fondamentali?

Sì, sono contro tutte le cosiddette religioni perché non sono affatto religioni. Io sono per la religione, ma non per le religioni.
La vera religione può essere solo una, proprio come la scienza. Non c'è una fisica musulmana, una indù o una cristiana; sarebbe una cosa insensata. Ma questo è proprio ciò che hanno fatto le religioni: hanno fatto della terra un manicomio.
Se la scienza è una, allora perché non dovrebbe essere una anche la scienza dell'interiorità?
La scienza esplora il mondo oggettivo e la religione esplora quello soggettivo. Il loro lavoro è lo stesso, sono solo la loro direzione e dimensione a essere differenti.
In un'era più illuminata non ci sarebbe nemmeno la religione; ci sarebbero solo due scienze: la scienza oggettiva e quella soggettiva. La scienza oggettiva ha a che fare con le cose, quella soggettiva con gli esseri.
Ecco perché affermo di essere contrario alle religioni ma non alla religione anche se questa religione sta ancora nascendo. Le vecchie religioni faranno tutto ciò che è in loro potere per ucciderla, per distruggerla, perché la nascita di una scienza della consapevolezza sarà la morte di tutte queste cosiddette religioni che hanno sfruttato l'umanità per migliaia di anni.
Che fine faranno le loro chiese, le sinagoghe, i templi? Che accadrà al loro clero, ai papi, agli imam, agli shankaracharya, ai rabbini? Il loro è un grosso affare. Queste persone non permetteranno con tanta facilità la nascita di una vera religione.
Nella storia dell'umanità è arrivato il momento in cui la morsa delle vecchie religioni si sta allentando.
La gente rende un omaggio solo formale alla religione cristiana, ebraica, induista e musulmana, ma di base chiunque abbia un minimo di intelligenza non ha più alcun interesse per quella spazzatura. Magari va alla sinagoga o in chiesa o alla moschea per altre ragioni, ma più che ragioni religiose sono ragioni sociali. È vantaggioso essere visti nella sinagoga; è rispettabile, e non fa male a nessuno. È come associarsi al rotary club o al lions club. Queste religioni sono dei vecchi club circondati da un gergo religioso, ma se vai un po' più in profondità scopri che è un abracadabra privo di sostanza.
Io sono per la religione, ma quella religione non sarà una ripetizione di una di quelle che conosci già, questa religione sarà una ribellione contro tutte le altre. Non porterà avanti il loro lavoro; anzi lo abbandonerà completamente e ne inizierà uno nuovo, la trasformazione reale dell'uomo.
Mi chiedi: Qual è l'errore basilare di tutte queste religioni? Gli errori sono tanti e sono tutti fondamentali, ma voglio parlare prima di tutto del più importante: quello che nessuna di queste religioni ha avuto abbastanza coraggio di accettare il fatto che esistono cose che non sappiamo. Esse hanno preteso di sapere tutto, di essere onniscienti.
Questo perché, se accetti di essere ignorante su un certo soggetto, chi sa, potresti esserlo anche rispetto ad altre cose. Che garanzia c'è? Per essere assolutamente sicuri, hanno finto, senza alcuna eccezione, di essere onniscienti.
La cosa più bella della scienza è che non pretende di essere onnisciente.
La scienza non pretende di essere onnisciente, accetta i suoi limiti umani. Sa qual è il suo sapere e sa anche che c'è molto di più da apprendere. E gli scienziati più geniali sanno una cosa ancora più profonda. Gli scienziati sanno quali sono i limiti del conosciuto; prima o poi arriveranno a conoscere il conoscibile – sono già sulla strada.
Ma solo gli scienziati più grandi come Albert Einstein sono coscienti della terza categoria, l'inconoscibile, che non potrà mai essere conosciuto. A questo riguardo non si può fare nulla, perché il mistero supremo non può essere ridotto a conoscenza.
Siamo parte dell'esistenza, come possiamo allora conoscerne il mistero supremo?
Siamo arrivati molto tardi e non c'era nessuno come testimone. Non c'è modo di separarci completamente dall'esistenza e diventare solo degli osservatori. Viviamo, respiriamo, esistiamo con l'esistenza: non possiamo separarci da essa. Il momento in cui siamo separati, siamo morti. Ma se non siamo separati, se non possiamo essere dei semplici osservatori, senza alcun attaccamento, non possiamo conoscere il mistero supremo; è impossibile e resterà sempre qualcosa che non si potrà conoscere. Questa parte potrà forse essere sentita, ma non conosciuta. Potrà forse essere sperimentata in modi diversi, ma non come conoscenza.
Ti innamori – puoi forse dire che conosci l'amore? È un fenomeno completamente diverso: lo senti. Se cerchi di conoscerlo, potrebbe evaporare nelle tue mani. Non puoi ridurlo a una conoscenza, non puoi farne un oggetto di conoscenza perché non è un fenomeno della mente, ha a che fare col cuore. I battiti del tuo cuore lo conoscono, ma è una conoscenza di tipo completamente diverso. L'intelletto non è in grado di avvicinarsi ai battiti del tuo cuore.
Ma in te c'è più del cuore: c'è l'essere, la tua sorgente di vita. Proprio come conosci tramite la mente, che è la parte più superficiale della tua individualità, puoi conoscere anche tramite il cuore, che è più profondo della mente. La mente non può arrivarci, perché per essa la profondità è troppa ma al di là del cuore, ancor più in profondità, c'è il tuo essere, la tua sorgente di vita. Questa sorgente di vita ha anch'essa il suo modo di apprendere.
Quando la mente sa, la chiamiamo conoscenza.
Quando il cuore sa, lo chiamiamo amore.
E quando l'essere sa, lo chiamiamo meditazione.
I tre parlano lingue diverse, che non sono traducibili l'una nell'altra. Più vai in profondità, più diventa difficile la traduzione, perché al centro dell'essere c'è solo silenzio e come puoi tradurre il silenzio in suono? Nel momento in cui traduci il silenzio in suono lo hai distrutto. Persino la musica non è una traduzione sufficiente; la musica arriva un po' più vicino, ma è sempre suono.
La poesia non arriva così vicino come la musica, perchè le parole, anche se sono belle, rimangono parole, Non hanno vita, sono morte. Come puoi tradurre la vita in qualcosa di morto? Si, forse tra le parole puoi avvere un intuizione qui e là, ma è tra le parole, tra le righe, non nelle parole o nelle righe.
Questo è l'errore basilare di tutte le religioni: hanno ingannato l'umanità atteggiandosi sfacciatamente a chi sa tutto. Ogni giorno sono state smascherate e la loro ignoranza è stata messa in evidenza; per questo si sono opposte a ogni progresso del sapere.
Quando Galileo scoprì che la terra si muove intorno al sole, il papa diventò furioso. Il papa è infallibile, è solo un rappresentante di Gesù ma è infallibile. Che dire su Gesù – è solamente l’unico Figlio di Dio, e che dire su Dio ... Ma nella Bibbia – il libro che discende dal paradiso, scritto da Dio personalmente – il sole gira intorno alla terra.
Galileo aveva creato un problema. Se fosse stato nel giusto, allora dio aveva sbagliato; il figlio unigenito di Dio era errato, e tutti i rappresentanti dell’unico figlio di dio in tutti questi duemila anni – tutte persone infallibili – avevano tutte sbagliato. Un uomo solo, proprio Galileo, ha distrutto tutte quelle pretese. Tutta l’ipocrisia è stata messa in evidenza da lui per cui doveva essere messo a tacere. Era anziano, morente, sul letto di morte, ma forzato, quasi trascinato davanti alla corte nel tribunale del papa, per chiedere perdono e scusarsi.
Il papa pretese: “Devi modificare questa affermazione nel tuo libro, la sacra bibbia non può sbagliare. Tu sei solamente un essere umano, puoi sbagliare, ma Gesù Cristo non può commettere errori. Lo stesso Dio non può sbagliare, centinaia di papi non possono essere nel torto. Ti sei messo contro dio stesso, suo figlio, ed i suoi rappresentanti. Devi semplicemnte cambiare la tua affermazione!”.
Galileo doveva essere un uomo con un immenso senso umoristico – che per me è una delle più grandi qualità di un uomo religioso. Solo gli idioti sono seri, costretti ad essere seri, per essere capace di ridere hai bisogno di un pò d’intelligenza.
Si dice che un inglese ride que volte quando ascolta una barzelletta: la prima volta, per essere gradevole con la persona che racconta la barzelletta, per etichetta, una sorta di manierismo, la seconda volta nel mezzo della notte quando comprende il significato della barzelletta. Il tedesco ride solo una volta, proprio per dimostrare che lo ha compreso, un rabbino non ride mai dice semplicemente, ‘Per prima cosa, stai raccontando tutto in modo sbagliato ...’
Hai bisogno di un po’ d’intelligenza, e Galileo è stato intelligente, è stato uno dei più grandi scienziati del mondo, ma dovrebbe essere considerato anche una delle persone più religiose. Rispose, “Per forza Dio non può sbagliare, e Gesù anche, tutti gli infallibili papi non possono aver sbagliato, ma il povero Galileo può sbagliare sempre. Non esiste neun problema – cambierò la frase nel mio libro. Ma una cosa dovrebbe essere sempre ricordata, che la terra continuerà a ruotare intorno al sole, su questo non posso fare nulla, non segue i miei ordini. Per quanto riguarda il mio libro, cambierò la frase, mettendo una postilla in cui scriverò questo: ‘La terra non segue i miei ordini, e continua a girare intorno al sole.’
La religione si è opposta a ogni passo fatto dalla scienza.
Secondo la Bibbia, la terra è piatta, non rotonda. Quando Colombo iniziò a progettare il suo viaggio, con l'idea che la terra fosse rotonda, la sua era semplice aritmetica: "Se continuo ad andare avanti, un giorno arriverò allo stesso punto da cui ero partito… percorrendo un giro completo". Ma tutti erano contrari.
Il papa fece chiamare Colombo e gli disse: "Non essere sciocco! La Bibbia lo dice chiaramente: la terra è piatta. Presto arriverai all'orlo di questa terra piatta e cadrai giù. E chi sa dove andrai a finire? Il cielo è in alto e tu non puoi cadere verso l'alto, non è così? Quindi cadrai giù nell'inferno. Non partire per questo viaggio e non persuadere altri a farlo".
Colombo volle lo stesso partire e così aprì le porte di un mondo nuovo. Dobbiamo molto a Colombo, non sappiamo nemmeno quanto. Il mondo che conosciamo è venuto alla luce grazie a lui. Se avesse dato ascolto al papa, a quel papa infallibile, che stava solo dicendo sciocchezze… Ma le sue sciocchezze erano sante e molto religiose…
Tutte le religioni al mondo sono costrette ad affermare di sapere tutto ciò che è possibile sapere e conoscerlo esattamente per ciò che è – non possono fare altrimenti.
I giaina dicono che il tirthankara – il loro profeta, il loro messia – è onnisciente. Sa tutto – passato, presente e futuro – quindi tutto ciò che dice è verità assoluta. Buddha prendeva in giro Mahavira, il messia giaina. I due erano contemporanei, venticinque secoli fa. Mahavira stava diventando vecchio, ma Buddha era ancora giovane e capace di ridere e scherzare. Era ancora giovane e vivo; non ancora ben affermato.
Quando una religione si è affermata, hai di fronte degli interessi costituiti. Mahavira aveva una religione affermata già da migliaia di anni, forse la più antica religione del mondo. Gli indù dicono, giustamente, di possedere il libro più antico del mondo, il Rig Veda. È stato ora scientificamente provato che il Rig Veda è la scrittura più antica mai sopravvissuta. Eppure nel Rig Veda viene menzionato il primo messia del giainismo, che è prova sufficiente del fatto che il messia del gianismo era precedente al Rig Veda. Il suo nome era Rishabhadeva.
Egli viene menzionato con un rispetto che è impossibile avere per un contemporaneo. È una debolezza umana, ma è vero che è molto difficile avere rispetto per un contemporaneo, una persona viva, uno come te. È facile rispettare qualcuno che è morto già da tanto tempo. Il modo in cui il Rig Veda ricorda Rishabhadeva è così rispettoso che doveva essere morto da almeno mille anni, non meno di tanto, quindi il giainismo era una religione affermata già da molto tempo.
Con Buddha, il buddismo era appena all'inizio. Egli si poteva permettere di scherzare e di ridere, e così scherzava su Mahavira e sulla sua onnipotenza, onniscienza e onnipresenza dicendo: "Ho visto Mahavira che mendicava davanti a una casa", perché Mahavira viveva nudo e mendicava. Buddha affermava: "L'ho visto fermarsi davanti a una casa vuota. In casa non c'era nessuno, eppure quest'uomo, dicono i giaina, conosce non solo il presente, ma anche il passato e il futuro".
Buddha continuava: "Ho visto Mahavira camminare proprio davanti a me, e pestare la coda a un cane. Era mattina presto, non era ancora chiaro. Solo quando il cane è saltato su abbaiando, Mahavira si è accorto che gli aveva pestato la coda. Quest'uomo è onnisciente, eppure non sa che un cane è sdraiato a dormire proprio sul suo cammino, e che lui sta per pestargli la coda".
Ma la stessa cosa è successa a Buddha quando si è affermato.
Trecento anni più tardi, quando i suoi detti e le sue affermazioni vennero raccolti per la prima volta, i discepoli misero bene in chiaro che "tutto ciò che è scritto qui è assolutamente vero, e rimarrà vero per sempre".
Eppure tra quelle affermazioni ci sono tante cose stupide che possono essere state valide venticinque secoli fa, ma che ora non hanno più senso, perché tante cose sono accadute nel corso di questi secoli. Buddha non aveva alcuna idea di Marx o di Freud… ciò che ha affermato o scritto è necessariamente basato solo sulla conoscenza disponibile a quel tempo.
“Un uomo è povero perché nelle sue vite passate ha commesso qualche brutta azione”. Quindi, dopo le affermazioni di Marx non si può dire. “Un uomo è ricco perché ha agito bene nelle vite passate”. Dopo Marx non puoi dirlo, e non penso che Buddha avesse avuto idea della venuta di Karl Marx sulla terra, sebbene i suoi discepoli abbiano affermato che qualsiasi cosa detta da Buddha sarebbe rimasta vera per sempre – un modo diverso dal dire che Buddha è onniscente.
Per i poveri è stata una buona consolazione, agendo in modo buono e positivo nelle vite future sarebbero diventati ricchi. Ma anche una gioia per i ricchi, ‘Siamo ricchi perché abbiamo agito bene nelle vite passate’. E sanno benissimo che tipo di buon lavoro stanno facendo adesso ... e che le loro ricchezze aumentano ogni giorno, i poveri diventano più poveri ed i ricchi più ricchi.
In India non si è mai pensato alla rivoluzione; non ci si è posti neppure il problema che potesse accadere, e l'India ha vissuto in una povertà mai vista in altri paesi. L'India ha vissuto in schiavitù più a lungo di qualsiasi altro paese al mondo. Ma la schiavitù, la povertà, la sofferenza – tutto dev'essere accettato perché è la conseguenza delle tue azioni. Non puoi ribellarti. Contro chi ti puoi ribellare? L'unica possibilità è quella di bilanciare le tue cattive azioni con delle buone azioni. L'idea stessa di rivoluzione non si è mai presentata alla mente indiana. Se la schiavitù arriva, devi accettarla.
Gli indù conoscono tutte le risposte. Dicono: "Senza la volontà di Dio non può accadere nulla. Quindi se sei uno schiavo…" E per duemila anni l'India è rimasta in uno stato di schiavitù; è un miracolo che un paese così vasto sia rimasto in schiavitù per duemila anni. I popoli che hanno invaso l'India erano piccole tribù di barbari; non erano nulla a confronto dell'India. Avrebbero potuto essere schiacciati dalla folla, non c'era neppure bisogno di prendere in mano la spada.
E invece chiunque – unni, mongoli, turchi, musulmani, britannici – chiunque fosse stato ambizioso e voleva invadere l'India, veniva sempre ben accolto. L'India era pronta – anzi si sentiva in obbligo, visto che eri venuto da così lontano, prendendoti tanto disturbo! E il semplice motivo è che gli indù conoscono la risposta: è la volontà di Dio; nulla accade contro la volontà di Dio, quindi questa schiavitù è volontà di Dio.
Voglio che vi ricordiate che l'errore basilare commesso da tutte le religioni è quello di non essere state abbastanza coraggiose da accettare il fatto che ci sono dei limiti al loro sapere.
Non sono mai state capaci di dire in qualche momento: "Non sappiamo".
Sono state così arroganti da continuare a dire che sanno, creando nuove pretese di conoscenza. È in questo che la vera religione sarà diversa, a un livello fondamentale.
È vero, ogni tanto ci sono stati individui singoli che hanno avuto la qualità della vera religione, per esempio Bodhidharma uno degli esseri umani più splendidi vissuti, che si recò in Cina mille e quattrocento anni fa. Lì rimase per nove anni raccogliendo seguito intorno a lui. Non era però un uomo che apparteneva alla stupidità delle cosiddette religioni. Era un monaco buddista, e la Cina era già stata convertita al buddismo. Migliaia di monaci buddisti avevano già raggiunto la Cina prima di Bodhidharma, e quando appresero della sua venuta, se ne rallegrarono, perché Bodhidharma era quasi alla pari con Buddha e la notizia del suo arrivo li aveva raggiunti molto prima della sua venuta. Persino il re della Cina, il grande imperatore Wu, andò a riceverlo al confine tra la Cina e l'India.
Wu era colui che aveva portato tutta la Cina al buddismo, che aveva provocato la conversione dal Confucianesimo al Buddismo. Aveva messo tutte le sue forze e le sue ricchezze nelle mani dei monaci buddisti, ed era un grande imperatore. Incontrando Bodhidharma, gli disse: "Ti stavo aspettando. Sono vecchio, e sono fortunato che tu sia venuto fin qui; ti ho aspettato per anni. Voglio farti qualche domanda".
La prima domanda che fece fu: "Ho dedicato tutte le mie ricchezze, i miei eserciti, la mia burocrazia – tutto ciò che ho – a convertire questo grande paese al buddismo, creando migliaia di templi per Buddha". Aveva creato un tempio in cui c'erano diecimila statue di Buddha; tutta la montagna era stata scolpita. E dato che bisognava scolpire diecimila statue di Buddha, la montagna intera era stata utilizzata – scolpita in statue di Buddha – tanto da diventare un solo tempio. L'imperatore chiese: "Quale sarà il beneficio che ne ricaverò nell'altro mondo?".
Questo è quello che gli dicevano i monaci: "Hai fatto tanto per servire Gautama il Buddha che forse quando arriverai all'altro mondo, lui stesso sarà lì a ricerverti e a darti il benvenuto. Ti sei guadagnato tanta di quella virtù che un'eternità di piaceri sarà tua".
Bodhidharma disse: "Tutto ciò che fai fatto non ha alcun senso. Non hai nemmeno iniziato il tuo viaggio, non hai fatto nemmeno il primo passo. Finirai giù nel settimo inferno, fidati della mia parola.
L'imperatore Wu non riusciva a crederci: "Ho fatto tanto e quest'uomo dice che andrò nel settimo inferno!".
Bodhidharma rise e disse: "Tutto ciò che fai fatto lo hai fatto per avidità e qualsiasi cosa fatta per avidità non può renderti religioso. Hai rinunciato a tante ricchezze, ma non hai rinunciato senza condizioni. Stai mercanteggiando; è un affare. Stai facendo acquisti nell'altro mondo. Stai passando il tuo conto in banca da questo mondo all'altro mondo, lo stai trasferendo. Sei furbo: questo mondo è momentaneo – domani potresti morire – e questi monaci ti hanno detto che l'altro mondo è eterno… Cosa fai allora? Dai via le ricchezze momentanee per ottenerne di eterne? È proprio un buon affare! Chi stai cercando di prendere in giro?".
Quando Bodhidharma parlò così a Wu, davanti a tutti i monaci, ai generali e ai re di grado minore che erano arrivati con Wu e con tutta la sua corte, Wu s'inalberò. Nessuno gli aveva mai parlato prima a questo modo. Disse a Bodhidharma: "È questo il modo in cui parla una persona religiosa?".
Bodhidharma replicò: "Sì, questo proprio è il modo in cui parla una persona religiosa; tutti gli altri modi appartengono a persone che vogliono ingannarti. Questi monaci ti hanno ingannato, ti hanno fatto delle promesse. Tu non sai nulla su ciò che accade dopo la morte; né lo sanno loro, eppure hanno fatto finta di saperlo.
Wu chiese: "Ma chi sei tu per parlare con tanta autorità?".
E sai cosa rispose Bodhidharma? Disse: "Non lo so. Questa è una delle cose che non so. Sono andato dentro di me, sono andato fino al centro del mio essere e ne sono uscito ignorante come prima. Non lo so".
Questo, io lo considero coraggio.
Nessuna religione ha avuto abbastanza coraggio da dire: "Questo è ciò che sappiamo, e quello è ciò che non sappiamo – magari lo sapremo in futuro. E al di là di questo c'è uno spazio che rimarrà per sempre inconoscibile".
Se queste religioni fossero state così umili, il mondo sarebbe stato completamente diverso. L'umanità non sarebbe in un tale caos; non ci sarebbe tanta angoscia. Dovunque tu vada, tutti sono angosciati. Perché parlare dell'inferno? Siamo già all'inferno qui; come puoi soffrire di più all'inferno?
E di questo sono responsabili le cosiddette persone religiose. Continuano a fingere, a giocare lo stesso gioco. Dopo trecento anni in cui la scienza ha continuato a ridurre il loro territorio, a distruggere la loro cosiddetta conoscenza, a portare alla luce fatti nuovi, nuove realtà, il papa è ancora infallibile, così lo shankaracharya! Sono infallibili!
Una religione vera avrà l'umiltà d’accettare il fatto che solo poche cose sono note, molte di più sono ancora ignote, e una parte rimarrà sempre inconoscibile. Ed è proprio quest'ultima parte l'obiettivo di tutta la ricerca religiosa. Non puoi farne un oggetto di conoscenza, ma puoi sperimentarla, puoi provarne il gusto come se potessi mangiarla o berla – è esistenziale.
Lo scienziato rimane separato dall'oggetto del suo studio. È sempre separato dall'oggetto; per questo la conoscenza è possibile, perché chi conosce è separato dal conosciuto. Ma la persona religiosa entra nella sua soggettività, dove ciò che è conosciuto e ciò che conosce sono tutt'uno.
Quando chi conosce e il conosciuto sono tutt'uno, non c'è possibilità di conoscenza. Puoi danzarlo, ma non puoi esprimerlo a parole.
Può apparire nel modo in cui cammini, può mostrarsi nei tuoi occhi, nel modo in cui guardi, ma non può essere messo in parole.
Le parole sono assolutamente impotenti nel campo della religione. E invece tutte queste cosiddette religioni sono colme di parole, tutta spazzatura!
Questo è l'errore basilare, ma ci sono anche altri errori, che vale la pena di ricordare. Ad esempio, ogni religione è egoistica. Anche se insegna ai suoi seguaci la capacità di lasciar cadere l'ego, di essere privi di ego e umili, la religione stessa non è umile, anzi, è molto arrogante.
Gesù dice: "Sii umile, sii mite", ma ci hai mai pensato? Lo stesso Gesù non è umile, non è mite, niente affatto. Quale maggiore arroganza ed egoismo può esserci nel dichiarare di essere il figlio unigenito di Dio? Lui si dichiara figlio unigenito di Dio! Tu non puoi dichiarare di essere un altro figlio di Dio, nemmeno un cugino, perché Dio non ha fratelli. Non puoi avere alcuna parentela con Dio: l'unica possibile è gia occupata, Gesù ne ha sbarrato l'accesso. È il messia, ed è venuto a redimere il mondo. Ma nessuno sembra essere stato redento, e sono passati duemila anni. Lui stesso è morto soffrendo sulla croce, chi potrà redimere? Ma l'idea che: "Io ti salverò, seguimi"…. Questo è stato uno dei fattori più importanti della distruzione dell'umanità, perché tutte le religioni affermano di essere l'unica vera religione, che tutte le altre sono false. Hanno continuato a combattersi, a uccidersi a vicenda, a distruggersi.
L'altro giorno ho visto un dibattito in televisione. Un rabbino, un prete protestante e un monaco cattolico discutevano di me. E sono arrivati alla conclusione… il rabbino ha suggerito: "Ora è arrivato il momento di fare uno sforzo per dialogare con quest'uomo". Non riuscivo a crederci, un rabbino che parlava al prete cattolico e suggeriva la necessità di un dialogo. Perché? Al tempo di Gesù c'erano tanti rabbini, come mai non hanno ritenuto necessario un dialogo con Gesù? O il dialogo per loro era la crocifissione?
E questo idiota cattolico si dice d'accordo. Non dice nemmeno: "Ma come, tu, un rabbino, credi al dialogo? Ma allora cosa accadde con Gesù? Forse che la crocifissione è stata un dialogo?". No, non lo chiede neppure. Né il rabbino si meraviglia delle parole che lui stesso sta pronunciando. Gesù era un ebreo, sarebbe stato perfettamente nel giusto per un rabbino avere un dialogo con un ebreo. Se si era smarrito, se aveva perso la strada, avresti potuto riportarlo sul giusto cammino; o, se magari aveva ragione, allora potevi prendere tu la sua strada. Ma la crocifissione come dialogo? Non era nemmeno un monologo!
Con Gesù il dialogo non era possibile perché lui era il messia, mentre tu chi eri? Un dialogo è possibile solo tra uguali. Lui è il figlio di Dio e tu chi sei? Il genero? Devi essere qualcuno, altrimenti che dialogo ci può essere? Era impossibile; Gesù era così egoista che i rabbini sapevano perfettamente che un dialogo era impossibile. Una volta o due cercarono di avvicinarlo.
Una volta un rabbino chiese a Gesù: "In base a quale autorità stai parlando?".
Lui rispose: "In base alla mia stessa autorità, ricordati che prima di Abramo, io sono". Abramo era l'antenato, il più antico; e Gesù dice: "Prima di Abramo, io sono. Quale altra autorità vuoi?". Quest'uomo sta dicendo: "Beati sono i miti", ma lui non è affatto mite, "Beati sono i poveri, gli umili…", ma qual è il motivo? Perché sono beati? "…perché erediteranno il regno dei cieli".
Strano ragionamento! Qui perdi, mentre lì guadagni mille volte. Ma cosa guadagni? Le stesse cose. Qui sei povero, lì sarai ricco. Qui sei un mendicante, lì sarai un re. Ma qual è la differenza di qualità? L'unica differenza è tra qui e lì, tra due posti diversi. E queste persone cercano di essere miti, umili e poveri, per la semplice ragione che vogliono ereditare il regno di Dio. Quest'uomo sta stimolando e sfruttando la tua avidità. Tutte le religioni l'hanno fatto.
Anche con me un dialogo è impossibile, ma per ragioni diverse.
Prima di tutto, io non conosco me stesso – su questo non è possibile discutere – e quella è la cosa fondamentale da discutere. Che dialogo può esserci? O sei stato dentro di te oppure no.
Se sei stato dentro, allora guardare nei tuoi occhi sarà sufficiente, quello è il dialogo. Se non sei stato dentro, anche allora guardare nei tuoi occhi sarà sufficiente. Il dialogo è finito ancora prima di iniziare.
Con me il dialogo è impossibile perché non sono uno studioso. Non posso citare i libri sacri, finisco sempre per sbagliare la citazione. Ma che cosa interessa? Io non rendo omaggio a nessun libro sacro, non credo che siano sacri. Sono romanzi religiosi, quindi anche se sbaglio la citazione presa da un romanzo religioso, non è un problema. In realtà non li ho mai letti con attenzione, li ho sfogliati, ho guardato qui e là, e anche così ho scoperto tanta di quell'immondizia!
Quindi che dialogo fare con me, su che punti? Occorre almeno un certo accordo, e non c'è accordo possibile perché io affermo che non c'è Dio. Ora che dialogo puoi avere? Dovrai provare l'esistenza di Dio, solo allora il dialogo potrà iniziare. Oppure portare Dio sul banco dei testimoni; allora potremo discutere se è davvero Dio o solo un ipocrita americano.
Non credo che esista un paradiso o un inferno. Che dialogo è possibile? In altre religioni puoi avere dialoghi perché ci sono punti di contatto. Un musulmano, un cristiano, un indù, un ebreo, possono discutere di Dio. C'è un punto certo, e cioè che Dio c'è. Ora la questione è solo riguardo alla sua forma, ai suoi attributi e alle sue qualità, ma c'è accordo sul punto fondamentale. Tutti sono d'accordo sull'inferno e il paradiso. Può essere che qualcuno creda in sette inferni, qualcuno in cinque o in tre. È solo una questione di numeri, non è così importante. Con me che dialogo ci può essere? A partire da che cosa? Non c'è nemmeno un punto d’accordo, perché tutte quelle religioni sono false, non sono religioni autentiche, altrimenti ci sarebbe stata qualche possibilità.
Con Bodhidharma posso avere un dialogo. Egli afferma: "Non so chi sono". Questo è un punto di contatto sufficiente. Ora possiamo prenderci per mano e andare insieme a fare una passeggiata. Non occorre dire altro, è stato già detto tutto.
Ma con questi rabbini, con questi preti cattolici o protestanti, che dialogo è possibile? Sono passati duemila anni e i rabbini non si sono ancora scusati per aver crocifisso Gesù. Crucifiggere non è un argomento. Se mi tagli la testa, non è un argomento. Questo non vuol dire che io ho torto e tu hai ragione. Anzi, se mi tagli la testa, stai provando che non eri in grado di sostenere il tuo punto. È sempre il debole che si arrabbia. È sempre il debole che vuole convertirti sul filo della spada. Sono passati duemila anni e ancora… Mi meraviglia che nemmeno un rabbino si sia scusato. Ma perché dovrebbero? Pensano di essere stati nel giusto allora, e di esserlo anche ora.
Questo mi fa arrivare al secondo punto, che tutte le religioni sono state contro il dubbio. Hanno veramente temuto il dubbio.
Solo un intelletto impotente può temere il dubbio, altrimenti il dubbio è una sfida, un'opportunità di ricerca. Hanno ucciso il dubbio e hanno forzato nella mente di ognuno l'idea che, se dubiti, finirai all'inferno e soffrirai per tutta l'eternità. Non dubitare mai. Credere è accettato, la fede, una fede totale; nemmeno una fede parziale sarà sufficiente, solo una fede totale. Stai chiedendo a degli esseri umani una cosa assolutamente inumana. Come può un uomo credere totalmente? E anche se cerca di farlo, vuol dire che il dubbio è presente, altrimenti contro che cosa starebbe combattendo quando cerca di credere in modo totale?
C'è il dubbio, e il dubbio non viene eliminato dal credere.
Il dubbio è eliminato dal fare esperienza.
Dicono: Credi!
Io dico: Esplora!
Dicono: Non dubitare!
Io dico: Dubita più che puoi, finché arrivi al punto di sapere, sentire, sperimentare.
Allora non occorre reprimere il dubbio, svanirà da solo. Allora non occorre credere. Non credi al sole, non credi alla luna, allora perché credi in Dio? Non hai bisogno di credere nei fatti comuni, perché sono lì, chiari. Ma non sono la verità suprema.
Una rosa è lì alla mattina e alla sera è già scomparsa. Puoi 'crederci', ma non è necessario; lo sai, non sorge nemmeno la questione del dubbio. Questo 'credere' nella rosa è un credere semplice, che non è opposto al dubbio. Per non creare confusione tra un credere semplice e uno complicato, posso dare al primo un nome diverso: fiducia.
Tu hai fiducia nella rosa: essa fiorisce, diffonde la sua fragranza e poi scompare. A sera non la troverai più; i petali saranno caduti e saranno stati portati via dal vento. Ma non è una verità eterna; sai che è un fatto. E sai che ci saranno altre rose, altre fragranze. Non devi credere, lo sai per esperienza, perché anche ieri c'erano delle rose che ora sono scomparse. Oggi sono apparse nuovamente, e domani la natura farà il suo corso.
Perché credere in Dio? Ieri non avevi alcuna esperienza di Dio, e non l'hai neppure oggi, e che certezza c'è riguardo al domani? Da dove prendi la certezza sul domani? Ieri era vuoto, oggi è vuoto, e domani è solo una vuota speranza, uno sperare contro ogni aspettativa. Ma questo è ciò che hanno insegnato le religioni: distruggi il dubbio.
Nel momento in cui elimini il dubbio, hai eliminato una cosa che ha immenso valore per l'uomo, perché è proprio il dubbio che spinge l'uomo a ricercare e a trovare. Hai tagliato le radici della ricerca: adesso non ci sarà alcuna ricerca.
Ecco perché trovi solo raramente una persona che ha la sensazione dell'eterno, che ha scoperto il polso dell'eterno, che ha respirato l'eterno; succede molto raramente. E chi ne è responsabile? Tutti i tuoi rabbini e i tuoi papi, gli shankaracharya e gli imam: loro sono i responsabili, perché hanno tagliato le radici stesse della ricerca.
In Giappone coltivano uno strano albero. Questi alberi, che contano tre o quattrocento anni, sono alti solo una decina di centimetri. E hanno quattrocento anni! Se osservi uno di questi alberi è così antico, ma è alto solo dieci centimetri. E loro la considerano un'arte! Ciò che fanno è continuare a tagliare le radici. Il vaso in cui vive l'albero è privo del fondo, e così ogni tanto possono alzarlo e tagliare le radici. Quando tagli le radici, l'albero non può crescere; invecchia ma senza crescere. Diventa sempre più vecchio, ma in effetti lo hai rovinato.
Ciò che queste persone fanno in Giappone è un fatto significativo: è la stessa cosa che le religioni hanno fatto con l'uomo. Hanno tagliato le tue radici in modo che tu non possa crescere, ma solo invecchiare. La prima radice che tagliano è quella del dubbio; allora la ricerca si arresta.
La seconda radice che tagliano ti porta a contrastare la tua stessa natura, a condannare la tua natura. E naturalmente, quando condanni la tua natura, come puoi aiutarla a fluire, a crescere e a seguire il suo corso, come un fiume? Non ti permettono di essere simile a un fiume e di muoverti a zig zag.
Le religioni ti hanno trasformato in un treno, che corre sulle sue rotaie da una stazione all'altra, che di base non fa che spostarsi da un posto all'altro, senza andare da nessuna parte, ma sempre seguendo i binari. E chiamano questi binari disciplina, controllo, autocontrollo.
Le religioni hanno fatto danni incalcolabili – il vaso dei loro peccati è strapieno e trabocca. Dobbiamo solo gettarle tutte nell'oceano, a dieci chilometri di profondità, in modo che nessuno possa ritrovarle dando nuovamente inizio allo stesso stupido modo di fare.
Quelle poche persone intelligenti che ci sono al mondo dovrebbero liberarsi di tutto ciò che le religioni hanno fatto loro, e senza che se ne rendessero nemmeno conto. Dovrebbero ripulirsi completamente dalla religione ebraica, indù, cristiana, giainista e buddista. Dovrebbero ripulirsi completamente – essere umani è sufficiente.
Accetta te stesso, rispetta te stesso permettendo alla tua natura di seguire il suo corso. Non forzare, non reprimere.
Dubita, perché il dubbio non è un peccato, ma un segno di intelligenza. Dubita e continua la ricerca finché non trovi.
Una cosa la posso dire con certezza: chi cerca, trova. È certo, non è mai accaduto altrimenti.
Nessuno è mai tornato a mani vuote da una ricerca autentica.

Tratto da: Osho, From Ignorance to Innocence

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venerdì 16 marzo 2018

mercoledì 14 marzo 2018

Preghiera Padre Nostro



Preghiera Padre Nostro

Padre Nostro che sei nei Cieli, sia santificato il tuo nome, venga il tuo regno e sia fatta la tua volontà come in Cielo così in terra. Dacci oggi il nostro pane quotidiano e rimetti a noi i nostri debiti come noi li rimettiamo ai nostri debitori e non ci indurre in tentazione ma liberaci dal male.
Amen.

In Latino:
Pater noster qui es in caelis, santificetur nomen tuum, adveniat regnum tuum, fiat voluntas tua, sicut in caelo et in terra. Panem nostrum quotidianum da nobis hodie, et dimitte nobis debita nostra, sicut et nos dimittimus debitoribus nostris, et ne nos inducas in tentationem, sed libera nos a malo.

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martedì 13 marzo 2018

"...IO DOVEVO FARLO..."

Un vecchio portava sul carro una donna e il suo bambino.
Era caduta molta neve e faceva molto freddo.Il cielo era plumbeo.
Il vecchio iniziò a congelarsi, come anche la donna.
Ad un tratto vide che la sua passeggera diventò blu; stava per perdere i sensi.
Allora prese il bambino, spinse la donna fuori dalla carrozza e andò via.
La donna rimase shoccata.
Corse dietro la carrozza, gridando, supplicando e maledicendo il vecchio.
Dopo circa 10 minuti di questa pazza maratona il vecchio fermò il cavallo, fece salire la donna e le disse:
"Adesso va bene. Dovevo farlo, altrimenti tu morivi congelata."


Così a volte "congeliamo" anche noi, e Dio (l'Universo) ci butta fuori dalla carrozza, quasi morti... per veder apparire sulle nostre guance un po' di colore (spirituale).

Olga Samarina FB

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domenica 11 marzo 2018

Non pianificare .... ma confida nel DIvino

"A proposito, come organizziamo questa cena?", chiesi.
Avevo sempre voluto avere il controllo della situazione per
essere sicuro di fare tutto bene e che la gente avesse ciò che
voleva.
"Non pianifico mai", disse. "Confido nella Divinità".
"Ma parlerai prima tu, prima io o cosa? Hai un'introduzione che vuoi che io
legga per te?".
"Vedremo", disse. "Non pianificare niente".
Questo mi fece sentire a disagio. Mi piace sapere cosa ci
si aspetta da me. Il dottor Hew Len mi spingeva nell'oscurità. O forse verso la lu
ce. Non ne ero sicuro in quel momento. Continuò dicendo qualcosa di più saggio di qu anto a
quel tempo potessi comprendere:
"Nella nostra esistenza, attimo dopo attimo, noi esseri
umani siamo inconsapevoli di una costante e incessante resistenza alla vita. Que
sta resistenza ci mantiene in uno stato costante e incessante di estraniamento d
alla nostra Identità del Sé, dalla Libertà, dall'Ispirazione e soprattutto dal Creator
e Divino. Semplicemente, siamo gente estraniata che vaga
senza scopo nel deserto della propria mente. Non siamo capaci di prestare attenz ione al precetto di Gesù Cristo 'Non
resistete'. E non siamo consapevoli di un altro precetto: 'La
pace inizia con me'.
"La resistenza ci mette in un costante stato di ansietà e di
impoverimento spirituale, mentale, fisico, economico e
materiale", aggiunse. "A differenza di Shakespeare, non siamo consapevoli del fa
tto che, invece di fluire, viviamo in
uno stato di costante resistenza. Per ogni bit di coscienza
che sperimentiamo, almeno un milione di bit sono inconsci. E quel solo bit è inutile alla nostra salvezza".
La serata si preannunciava affascinante.

da Zero limits


La via del Transurfer - https://faregruppo.blogspot.it


Zero Limits
Ho'oponopono - Lo straordinario sistema hawaiano per gioire di una vita meravigliosa in cui tutto è davvero possibile
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venerdì 9 marzo 2018

Evadere dal carcere in 10 passi – 9: Karma e perdono

Premetto che non farò riferimento a ciò che ho letto su libri che hanno scritto altri – né moderni, né appartenenti alla cosiddetta tradizione – in quanto determinate nozioni ho potuto apprenderle attraverso l’esperienza diretta di progressiva identificazione con la mia anima. A chi si stupisce voglio ricordare che tutti ci siamo reincarnati più e più volte, e ancora lo faremo, per cui sapere come funzionano determinati processi è solo una questione di memoria più o meno salda che permane tra una vita e quella successiva. Tale memoria dipende dalla cristallizzazione (=fabbricazione alchemica) del »corpo di gloria«, anche detto »corpo causale«, ossia il corpo dell’anima.


Possono nascere dubbi sulla reincarnazione solo in chi ancora non ha cristallizzato un »corpo causale« e quindi non si è sufficientemente identificato con la sua anima. Il “sentirsi anima” consente infatti di percepirsi in quanto esseri immortali che attraversano differenti incarnazioni lungo migliaia di anni. La questione della reincarnazione non ha nulla da spartire con dimostrazioni logiche o scientifiche o con la trasmissione di insegnamenti tradizionali; consiste invece in una semplice verità che a un certo punto si manifesta come evidente e indubitabile in chi ha lavorato su di sé abbastanza a lungo.


L’anima esiste in ognuno di noi, ma di norma essa esiste solo in embrione. Attraverso il lavoro su di sé letteralmente si “fabbrica” l’anima (si cristallizza) e allo stesso tempo la nostra coscienza si disidentifica dalla mente per identificarsi progressivamente con l’anima,man mano che essa viene costruita attraverso la presenza nel qui-e-ora e l’apertura del Cuore. Di norma le persone credono che sia la loro attuale mente a reincarnarsi, invece è l’anima, l’essenza, a reincarnarsi in apparati psicofisici sempre differenti.


All’inizio del cammino evolutivo, nel corso delle prime incarnazioni, l’anima non si cristallizza in maniera volontaria, ma semplicemente come effetto delle situazioni difficili che è costretta a superare di vita in vita. L’anima viene cioè fabbricata “per attrito”, grazie alle difficoltà e alle sofferenze.


Il karma si origina in quanto gli effetti di ciò che un’anima ha vissuto all’interno di un’incarnazione si trasferiscono a quella successiva. Detto in altro modo: la qualità delle nostre reazioni agli eventi della vita creano un bagaglio positivo o negativo che portiamo con noi anche dopo la morte. Questo significa che “qualcosa” di immortale si è già costruito e sopravvive alla morte del corpo fisico. Per cui, un individuo può star certo che a ogni incarnazione riprende il lavoro esattamente da dove lo aveva interrotto al termine della vita precedente. L’anima non muore mai e le incarnazioni si sviluppano secondo un continuum molto simile all’alternarsi dei giorni nella nostra vita quotidiana (giorno, notte e poi un nuovo giorno).


Un uomo più evoluto decide invece di lavorare su di sé volontariamente al fine di cristallizzare in maniera definitiva il suo »corpo causale« e chiudere ogni sospeso karmico derivante dalle azioni delle vite precedenti. Non si affida, cioè, all’evoluzione naturale, ma decide di accelerare i tempi.

Jung giovane e vecchio. Daimon al centro



Come si lavora in tal senso?
Gesù dice in maniera chiara: «In verità, in verità vi dico: se uno osserva la mia parola, non vedrà mai la morte». Gv 8,51
La parola di Gesù indica sempre l’apertura del Cuore. In teoria non è nulla di complicato, perché non concerne l’applicazione di alcuna tecnica occulta; infatti è sufficiente... perdonare i propri nemici. Il perdono rivolto a qualcuno che ci sta facendo qualcosa di male fa sì che venga bruciato il karma che ci tiene legati a quella persona o a quel luogo. Non importa che non sappiamo quali trascorsi karmici ci hanno condotto a incontrare questa persona in questa situazione, perché il perdono va offerto a priori. Il perdono è il balsamo che guarisce e libera dalle catene del karma.


Nella pratica, come avrete intuito, non è così semplice come nella teoria. Perdonare è faticoso, in alcune occasioni quasi impossibile. Il punto è che l’attrito interno che si crea nell’atto del perdono letteralmente fabbrica il »corpo causale«. Questo ci consente di liberarci sia sul piano fisico che su quello astrale prima ancora di passare “dall’altra parte” al termine dell’incarnazione. Il perdono non è un atto morale, bensì un processo alchemico che ci libera definitivamente delle sbarre della psico-prigione.


Afferma San Paolo nella seconda lettera ai Corinzi: «Se uno è in Cristo, è una creatura nuova; le cose vecchie sono passate; ecco, ne sono nate di nuove» (2Cor 5, 17)


La parte mortale di noi vuole reagire, colpire, vendicarsi... mentre la parte immortale non si sente nemmeno offesa. La nostra coscienza sta nel mezzo: talvolta pende da una parte, talvolta dall’altra. In ogni caso, ogni minuto che riusciamo a frapporre fra l’offesa e la nostra reazione è un mattoncino che va a costruire il palazzo dell’anima.

Salvatore Brizzi

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domenica 4 marzo 2018

MANUALE DI AUTOIPNOSI

I quattro stadi dell’ipnosi

Nell’ipnosi si considerano quattro stadi di profondità della trance raggiungibile, cioè quattro fasi di livelli di coscienza.

Nel primo stadio, o stadio leggero o ipnoidale, detto anche dell’ipnosi vigile, o trance lieve, e che viene raggiunto anche mediante il training autogeno, si ha rilassamento muscolare, distensione mentale, chiusura autonoma degli occhi, catalessi palpebrale, catalessi delle braccia, rigidità del braccio, inibizione dei movimenti volontari, movimenti automatici. In questo stadio si può iniziare l’ipnoanalisi con induzione di associazione di idee.

Nella terapia di gruppo è sufficiente anche il conseguimento del primo stadio per iniziare l’addestramento all’autoipnosi.

Nel secondo stadio, o stadio medio o trance media si verificano modificazioni della sensibilità (iperestesia, ipoestesia, ipoalgesia), ubbidienza automatica, modificazioni del senso del gusto, del tatto, dell’olfatto. L’ipoestesia, qualora non sia rimossa, può risultare post-ipnotica. In questo stadio si può attuare l’ipnoanalisi con induzione di sogni, si possono iniziare ad eseguire tecniche desensibilizzanti e decondizionanti (in particolare la tecnica avversante nei confronti del tabagismo) e condizionamenti (tra cui tecniche gratificanti, sognoterapia) in nevrosi, psicosomatosi di insorgenza relativamente recente. In questo secondo stadio si ha la comparsa di modificazioni emozionali e mentali della personalità; vi si possono dare suggestioni post-ipnotiche semplici e si può insegnare l’autoipnosi nella terapia ipnotica individuale.

Sia nel primo che nel secondo stadio il paziente ode e sente tutto; ascolta le suggestioni verbali dell’ipno-terapeuta, di cui ricorda tutto.

Nel terzo stadio, o stadio profondo o trance profonda, si possono dare suggestioni post-ipnotiche complesse e si può ottenere la comparsa di ipoeste-sia e talvolta di anestesia di estese regioni corporee. Si ha l’insorgenza di modificazioni emozionali dovuti a disturbi psicologici cronici e di lunga durata, si può indurre ipnoanalisi, tra cui la regressione di età senza rivificazione (fenomeno con il quale si intende la capacità del soggetto ipnotizzato di ritornare indietro nel tempo e di assumere in tutto e per tutto le capacità e le conoscenze caratteristiche del momento che rivive); si può avere la comparsa di allucinazioni, si può eseguire una più profonda e intensa terapia psicobiologica con tecniche desensibilizzanti, decondizionanti e condizionanti. Si può produrre anche marcata ipoestesia ed anestesia con effetto postipnotico.

La perdita della sensibilità al dolore è più spesso diminuita che abolita completamente, ma in soggetti addestrati si può ottenere una scomparsa completa del dolore. In questi casi gli encefalogrammi sono del tutto negativi e presentano il tracciato di onde normale del soggetto a riposo. Si ha lo stesso grafico che si avrebbe con una perfetta anestesia locale e questo proverebbe che lo stimolo dolore non arriva al cervello. Inoltre, l’iniziale ipoestesia, cioè che si ottiene anche negli stadi precedenti, è dovuta alla produzione da parte dell’organismo (nella regione diencefalica del cervello) di neurormoni denominati endorfìne, molto simili alla morfina, che hanno la funzione di filtrare, attutire e ridurre notevolmente la sensazione dolorifica.

Nel terzo stadio il paziente ode la voce dell’operatore a volte distintamente, a volte come se venisse da lontano, ed il più delle volte egli non ha amnesia post-ipnotica, cioè ricorda da sveglio spessissimo le suggestioni ricevute durante la trance ipnotica.

Nel quarto stadio, o stadio sonnambolico, è possibile ottenere, a differenza del terzo stadio, una quasi costante e totale amnesia post-ipnotica; si ottiene ovviamente la comparsa dei fenomeni sensoriali e psicologici del terzo stadio. Il paziente, pur rimanendo in trance profonda, può muoversi, parlare, gestire, camminare e può aprire gli occhi. Si possono produrre suggestioni post-ipnotiche positive e negative. Si può indurre al paziente tecniche ipnoanaliti-che tra cui la regressione di età con rivificazione. In questo stadio la terapia psicobiologica può essere sviluppata fino al ricondizionamento nei confronti di pazienti affetti da disturbi gravi della personalità e del carattere; ed è possibile anche esercitare conflitti sperimentali.

Tale fenomenologia e sintomatologia avviene però in linea generale. Alcuni soggetti possono comportarsi in modo anormale e presentare alcuni fenomeni a un livello inferiore a quello descritto. Alcuni, inoltre, possono essere incapaci a produrre alcuni fenomeni inerenti ad esso.
Percentuale di raggiungibilità dei quattro stadi dell’ipnosi

Su 100 determinati individui, i soggetti che raggiungono alle prime sedute la trance leggera e quella media sono rispettivamente del 95% e del 60%. Tali percentuali, in seguito a congruo allenamento diventano di circa il 100%, sempre che il paziente non opponga resistenze consce e deliberate.

I soggetti che, sempre all’inizio della terapia ipnotica, entrano in una trance profonda e sonnambolica, cioè nel terzo e nel quarto stadio, sono del 25% e del 15%.

Tali percentuali possono raddoppiarsi qualora il paziente si alleni adeguatamente con l’autoipnosi e venga addestrato da un ipnotizzatore esperto.
Il fattore “motivazione”

Come è stato summenzionato è possibile ottenere quasi sempre il conseguimento del primo e del secondo stadio, spesso del terzo stadio e talvolta del quarto stadio, sia nell’eteroipnosi che nell’autoipno-si; ciò però ad una condizione molto importante, e cioè che il paziente sia anche sufficientemente motivato, ossia che abbia fiducia nelle buone intenzioni e nell’integrità dell’ipnoterapeuta, creda nell’efficacia della terapia ipnotica e che voglia, sia consciamente che inconsciamente, guarire ad ogni costo dalla sua affezione.

Infatti, uno dei fattori principali della riuscita della ipnositerapia è la motivatone inconscia del paziente, che può essere il più delle volte più importante della “profondità della trance”.

La motivatone inconscia è un elemento psicologico che né il paziente stesso né il terapeuta possono valutare se non si effettua una prova di ipnosi.

I vari test di suggestibilità, come il barcollamento o le mani incrociate, possono non avere correlazione con l’efficacia clinica della trance ipnotica.

Quando tanto la motivazione conscia che inconscia del paziente sono elevate si ha la massima possibilità di successo dell’ipnositerapia.



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